
(di Marcello Veneziani) – Ma questo gallo con la cresta gialla di nome Donald Trump da che famiglia proviene, si chiedono preoccupati in tutto il mondo? No, non è un gallo cedrone, pur avendo la stessa origine della sua famiglia nell’Europa settentrionale; perché, a differenza del cedrone, Donald ha la cresta prominente, ama il freddo artico e ci vuole mettere le tende. Certo, tra i gallinacei, il Tetrao urogallus, nome scientifico del cedrone dai tempi di Linneo, è il più propenso all’eccitazione erotica come Donald, noto Trumpeur de femmes. E curiosamente quando si presenta in giro il Gallo cedrone “sporge il capo obliquamente, rizza le piume del capo e della gola ed emette uno scoppiettio di crescente rapidità fino al momento in cui risuona la battuta principale e incomincia il cosiddetto arrotare”: sembra la descrizione di Donald che parla in pubblico con la testa inclinata e con la mimica e l’oratoria sua, e invece è la descrizione scientifica del gallo cedrone ad opera del biologo tedesco Alfredo Edmund Brehm, autore di una famosa Vita degli animali. Quando si eccita, spiega il biologo, il gallo cedrone non ci sente più, perde l’udito rispetto al mondo circostante e va avanti senza curarsi degli altri. Ma è lui, direte voi, è proprio lui. Però il gallo cedrone fa queste cose quando va in calore, in primavera; il gallo Donaldo no, le fa anche d’inverno, come possiamo notare.
In realtà, la domanda da cui siamo partiti, non si riferiva alla famiglia animale di Trump, ma alla famiglia ideale, al ceppo culturale e non zoologico da cui proviene. Escluso che provenga da quella cultura tradizionale e conservatrice, di cui conosciamo le idee e i principi, la sobrietà e la storia, il santo fervore e il sano realismo, l’ipotesi più frequente di chi ricerca il suo vero pedigree, ovvero la genealogia dei suoi comportamenti, è naturalmente germanica e risale a un nome che è terremoto e dinamite nel pensiero: Friedrich Nietzsche. Nelle presentazioni del mio libro su Nietzsche e Marx, la domanda più ricorrente di chi voglia volgersi all’attualità è proprio quella: ma Nietzsche si può considerare il padre ispiratore di Trump, della tecnodestra, di Elon Musk?
In superficie si, naturalmente: il superuomo e la volontà di potenza sembrano brillare come ordigni esplosivi nella testa di Trump e nel suo minaccioso eloquio. E nel suo suprematismo, nel suo ricorso alla forza, nel suo beffarsi della debolezza, delle maniere compassate, delle visioni buoniste e umanitarie.
Ma superate le apparenze, varcata la pelliccia e la cresta, le differenze sono abissali. Nietzsche, per cominciare, non è un suprematista, non è un nazionalista, non ama il potere derivato dai soldi e dagli affari, non ama il lusso e i consumi; è troppo europeo per essere americano, è troppo greco e mediterraneo per essere yankee e business man; è troppo amante dell’arte, della musica, del pensiero tragico e dei classici, per ispirare Trump e i trumpettieri. Certo, una citazione nietzscheana che si adatti a Trump è facile trovarla, soprattutto nel biennio che precede la follia, quando al posto della mente straordinaria e profetica di quel pensatore apparve una cresta come quella di Trump e cominciarono i deliri di onnipotenza. Mai sostenere una tesi appoggiandosi a una citazione di Nietzsche, avvertiva il suo massimo esegeta, Giorgio Colli: se citi Nietzsche per avallare una tua tesi, sappi che è solo la tua tesi, non quella di Nietzsche, che ha detto tutto e il contrario di tutto, e lo ha detto così bene che tu ti innamori dei suoi pensieri e del loro contrario. Lui stesso potrebbe smentirti con un aforisma di segno opposto a quello che tu sbandieri; Nietzsche contiene moltitudini dentro di sé. Nietzsche non c’entra coi nazi, tanto meno coi dazi. E il superuomo di Nietzsche non è Superman, anche se qualche dettaglio e qualche ruggito sembra somigliargli; più lucidamente Martin Heidegger e più esplicitamente Gianni Vattimo, lo tradussero con Oltreuomo per indicare dunque non un uomo super, dotato di forza e poteri sovrumani, ma colui che va oltre l’umano, che supera la condizione umana, si carica del peso enorme della morte di Dio nella nostra epoca e del nichilismo che ne segue, e si oppone alla deriva degli ultimi uomini che vanno verso il nulla e nel nulla finiscono. Il Trump che stiamo conoscendo in questi mesi è figlio del nichilismo, non si sporge oltre. Non a caso, l’oltreuomo di Nietzsche ha due fari che lo guidano nella notte: l’Amor fati, ovvero l’accettazione del destino che lo facciamo nostro ma che non abbiamo determinato noi, e l’Eterno ritorno, secondo cui il mondo non lo mandiamo avanti noi, il nostro progresso, la nostra volontà ma ha un cammino circolare, e forse sferico, tutto ritorna, e noi siamo dentro questa cosmica, misteriosa parabola tornante. Nietzsche vuole alla fine sposarsi con l’eternità e l’anello del ritorno è la sua fede nuziale.
Tutto questo va ben oltre il suprematismo, o peggio la supremazia della tecnica, la manipolazione del mondo tramite la tecnica, anzi la sostituzione dell’umano, del divino e del naturale con la tecnica e i suoi prodotti. Insomma non c’è tecno e non c’è destra in quel pensiero del destino a cui si volge Nietzsche. La sua aspirazione è il cielo dell’eternità e del fato e non la Groenlandia o il resort a Gaza.
E allora da quale famiglia proviene Donald Trump? Dalle viscere profonde dell’America. Se ci fate caso, Trump esplicita e semplifica, nei suoi modi brutali, una linea di dominio del mondo, di predominio dell’economia su altre sfere, una volontà di potenza di tipo imperialistico, lo spirito dei coloni, che appartiene alla storia d’America e che è la linea d’ombra di questi ottant’anni. Una linea che è stata spesso dissimulata nell’idea di missione umanitaria, di destino manifesto; la “nobile” intenzione di esportare nel mondo, con le bombe, le sanzioni e i governi fantoccio, i diritti umani e la democrazia, la libertà e il progresso. Trump toglie questa buccia melliflua, si libera di ogni ipocrisia e dice apertamente quel che molti suoi predecessori dissimulavano nel gergo moralista e bigotto di chi vuol redimere il mondo con la predica e le armi. Siamo passati dalla storia ai cartoni animati: Donald Trump contro Donald Duck, Paperone Trump contro Paperina Europa, rappresentata da Ursula von der Paper. Trump parla chiaramente e brutalmente di affari, di volontà di possesso, di primato degli interessi americani e di guerra. In questo forse Trump è un po’ nietzscheano, non ama le maschere dell’ipocrisia e i filistei. Ma rischia poi di far come Sansone che per colpire i filistei, fa crollare le colonne su cui regge il mondo.
Nemmeno in superficie Marcellino,non bestemmiare.Consolante che qualcosina -ina-ina hai studiato.😊
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Mi chiedevo giusto giusto che poteva arrivare chiamando ‘Marcellino’ MV.
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