Tasse ridotte, ma solo per pochi: le promesse di Meloni ai raggi X. La premier in un video replica alle critiche sulla manovra, ma la pressione fiscale è cresciuta. Ha ragione su autonomi e pensioni, non sulle famiglie: l’Iva su latte in polvere e seggiolini è salita

(di Luca Monticelli – lastampa.it) – ROMA. La premier Giorgia Meloni, in un video diffuso sui social, prova ad arginare le polemiche innescate in questi ultimi giorni dalla parole di Giancarlo Giorgetti, che hanno trovato il loro apice con l’intervento del ministro sul catasto, un tabù per il centrodestra con cui però si è deciso di fare i conti.
È falso che il governo voglia aumentare le tasse
FALSO
La presidente del Consiglio assicura che l’esecutivo non abbia mai pensato di introdurre nuove imposte. Innanzitutto, occorre ricordare che nel Piano strutturale di bilancio c’è scritto che la pressione fiscale a legislazione vigente nel 2025 si attesterà al 42,8%, mezzo punto percentuale in più rispetto al 2024, oltre un punto sul 2023. Non è la prima volta che la premier si lascia andare a promesse roboanti, basta ricordare quando in campagna elettorale Meloni si impegnò ad abolire le accise. Il governo di centrodestra, invece, ha cancellato il taglio delle accise deciso da Mario Draghi che da marzo a novembre 2022 aveva garantito un calo su benzina e diesel di circa 25 centesimi al litro. L’esecutivo Meloni ha prolungato il taglio di un solo mese riducendolo a 15 centesimi al litro per poi, da gennaio 2023, reintrodurre pienamente le accise. Con la presentazione del Piano strutturale di bilancio, il Mef ha messo nero su bianco «l’allineamento delle aliquote delle accise per diesel e benzina». Il che significa portare l’imposta sul diesel – oggi più bassa – al livello della benzina. Solo nell’audizione di martedì il ministro Giorgetti ha detto che l’innalzamento dell’accisa sul diesel sarà «probabilmente» legato al ribasso di quella sulla benzina.
Noi le tasse le abbassiamo, come sanno bene i lavoratori dipendenti
VERO A METÀ
È vero, il governo di centrodestra ha ridotto le tasse ai dipendenti, ma non a tutti: il beneficio lo scorso anno si è fermato ai redditi fino a 35 mila euro lordi. L’intervento realizzato nel 2024, e che potrebbe diventare strutturale con la prossima manovra, consiste nella decontribuzione di 7 punti per i redditi fino ai 25 mila euro annui e di 6 punti fino a 35 mila euro. Il taglio del cuneo fiscale del centrodestra amplia quello realizzato da Draghi, che abbassava del 2 e del 3% i contributi rispettivamente fino a 35 mila e 25 mila euro. Bisogna però aggiungere che nella prossima legge di bilancio questa misura potrebbe essere disegnata diversamente, non agendo sui contributi ma sulle detrazioni.
Noi le tasse le abbassiamo, come sanno le mamme lavoratrici e le partite Iva
VERO A METÀ
L’anno scorso la promessa «zero tasse per le famiglie con figli» si è tramutata in uno sgravio per le donne dipendenti e senza limiti di reddito. La norma, finanziata per tre anni, prevede per le mamme di tre figli un esonero contributivo di massimo 3 mila euro lordi fino al compimento dei 18 anni del figlio più piccolo. Solo per il 2024, e quindi in scadenza tra meno di tre mesi, l’agevolazione vale anche per le madri di due figli (fino ai dieci anni del più piccolo). Quanto alle partite Iva, è vero: chi applica la flat tax al 15% fino a 85 mila euro paga meno imposte rispetto al passato. Tuttavia si può discutere sull’opportunità di un regime agevolato che consente a un autonomo di versare meno tasse rispetto a un dipendente a parità di reddito, così come sul rischio evasione per chi è vicino alla soglia degli 85 mila euro.
La cultura politica di questo governo è quella di sostenere le famiglie e le imprese
FALSO
Meloni può rivendicare di aver portato le pensioni minime da 598 a 614 euro al mese e di aver introdotto la carta “Dedicata a te”. Ricalca la social card di una volta e permette alle famiglie con un reddito Isee inferiore a 15 mila euro di avere un plafond di 500 euro da poter spendere per l’acquisto di generi di prima necessità. Cosa invece è stato tolto alle famiglie lo si vede nella legge di bilancio dello scorso anno che ha aumentato dal 5 al 10% l’Iva sul latte in polvere e l’Iva sui seggiolini dal 5 al 22%. Anche l’imposta sul valore aggiunto sugli assorbenti è passata dal 5 al 10%.
Alle imprese sono stati concessi gli incentivi di Industria 5.0, la decontribuzione per alcune categorie di neoassunti e la Zes unica nel Mezzogiorno. In più, il concordato biennale e il ravvedimento speciale, che a fronte di un super sconto sulle tasse non pagate consente di sanare la propria posizione con il fisco. Restano in sospeso i grandi temi del costo del lavoro e della produttività su cui le aziende continuano ad essere in difficoltà.
Dall’opposizione alcuni vorrebbero l’introduzione di patrimoniali
VERO A METÀ
La premier si riferisce alla proposta della segretaria del Pd Elly Schlein di immaginare una tassa internazionale sui super ricchi. È solo un’idea dell’opposizione e non c’è ancora nulla allo studio.
Non chiederemo nuovi sacrifici agli italiani
FALSO
A parlare di sacrifici è stato il ministro Giorgetti nell’intervista a Bloomberg. È stato lui a dire che bisogna fare sacrifici per aiutare il Paese che sta negoziando con l’Europa un piano di rientro dei conti pubblici in 7 anni. Giorgetti ha chiesto sacrifici a tutti: imprese, banche e privati. Qualche giorno dopo, durante la kermesse di Pontida, il titolare del Tesoro è tornato indietro, spiegando che il suo messaggio era rivolto solo alle banche e al mondo della finanza.
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Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza cercando di andare oltre i singoli episodi citati dall’articolista; la sostanza delle cose non cambia.
Recentemente il governo italiano ha presentato alla commissione UE il piano strutturale di bilancio; in tale piano sono previste misure ancor più stringenti di quelle che la commissione aveva proposto all’Italia che, ricordo, si trova sotto procedura d’infrazione per deficit eccessivo ( se non ci fosso la procedura di infrazione ci sarebbe il rispetto del patto di stabilità e crescita, che è come dover scegliere tra un colpo di pistola ed uno di fucile).
Ad esempio una delle intenzioni di questo governo è quello di rientrare in anticipo, rispetto a quanto richiesto dalla commissione, del deficit, ma non è la sola buona intenzione.
Si tratta ovviamente di una sorta di libro dei sogni, o se qualcuno preferisce, un percorso lastricato di buone intenzioni e si sa dove questo percorso conduce.
La motivazione delle condizioni più stringenti che Meloni si è autoinflitta non sono dovute al fatto di voler dimostrare che è più brava degli altri, ma la fatto che coi chiari di luna che ci sono ( guerra Russia/Ucraina che non sembra voler finire, crisi in medio oriente, guerra commerciale con la Cina, recessione ) lo spread rischia di prendere una brutta piega; bisogna quindi trovare il modo di sterilizzarlo con il libro dei sogni, appunto.
Ovviamente nun ce sta na lira, la commissione questo lo sa e lo ha chiesto ( banale ricordare che la commissione è un qualcosa di diverso dai nostri “giornalisti”)
Al che il capo in pectore del ministero dell’economia ha presentato la lista dei salassi ( accise sul diesel, estimi catastali per le abitazioni che hanno beneficiato del SB, contribuzione volontaria tanto per portare un po’ di buonumore in commissione e via discorrendo)
Quando l’elenco è stato reso noto a casa si sono aperte le porte degli inferi per il governo con Meloni e gli ascari del governo costretti a sbugiardare (sputtanare, in italiano antico) il proprio ministro dell’economia.
Ora delle due l’una o Meloni mente al paese o mente alla commissione UE.
Da Dublino a voi studio
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Meloni: “Noi le tasse le alziam… Ops, volevo dire abbassiamo…” 😁
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d’altronde le bugie hanno il naso lungo o le gambe corte in questa fattispecie possiamo sicuramente affermare senza ombra di dubbio che si tratta della seconda ipotesi🤔
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