COLPO ALLA LIBERA STAMPA – Il regolamento. Mentre il governo Meloni riduce le intercettazioni, in Ue i rappresentanti di Roma e Parigi tengono uno spiraglio aperto per controllare i cronisti

(DI MARIA MAGGIORE* – ilfattoquotidiano.it) – La situazione è paradossale. Mentre in Italia il governo di Giorgia Meloni vuole limitare l’uso delle intercettazioni da parte delle procure, imponendo tra l’altro di “sbianchettare” i nomi di terzi non indagati, in Europa l’esecutivo ha riprovato – ancora una volta – a inserire la possibilità di spiare i giornalisti nell’accordo finale sul regolamento per la libertà di stampa (European media freedom act, Emfa) in discussione a Bruxelles. È successo fuori dai riflettori, lo scorso 11 gennaio, in una riunione tecnica al Consiglio europeo (che riunisce i governi). Nel palazzo Justus Lipsius si sono ritrovati i tecnici delle varie delegazioni per “ripulire”, come si dice in gergo, il testo finale del regolamento, approvato dal trilogo (Consiglio, Europarlamento, Commissione) lo scorso 15 dicembre.

Si tratta, in sostanza, di togliere le ripetizioni, correggere i refusi, accorpare delle frasi, un lavoro di routine insomma. Se non fosse che spesso i governi – specie quelli delusi dai negoziati – ne approfittano per far rientrare dalla finestra quello che non hanno ottenuto al tavolo dei negoziati. Ed è quello che hanno fatto Italia e Francia facendo inserire una postilla nei “considerando” del testo senza apparente rilievo. Al tanto contestato articolo 4, che esclude a titolo generale la possibilità per gli Stati di controllare il lavoro dei giornalisti, è stata aggiunta invece la frasetta “in particolare i loro poteri di salvaguardare le funzioni statali essenziali” in riferimento ai “compiti” degli Stati membri che il regolamento deve rispettare. È un tecnicismo poco comprensibile che però, secondo gli esperti giuridici del Consiglio, significa proprio lasciare la finestra aperta al principio che per necessità di “sicurezza nazionale” le autorità possono decidere anche l’uso di uno spyware per intercettare un giornalista. La frase è stata aggiunta ai “considerando” che introducono gli articoli della futura legge europea. I riferimenti normativi per i giudici nazionali, italiani o di altri Paesi, sono gli articoli del regolamento ma è chiaro che i diplomatici di Francia e Italia hanno voluto lo stesso tentare di lasciare. Hanno fatto aggiungere la frasetta e chiesto un’ulteriore riflessione, facendo slittare l’approvazione finale da parte degli ambasciatori, da mercoledì a oggi.

Una mossa che sembra più un segnale politico, visto che Roma e Parigi non hanno la possibilità di bloccare davvero il testo: servirebbe una minoranza di blocco di Paesi contrari, che non esiste più. In questo modo, però, i governi Meloni e Attal hanno fatto capire ai partner europei di non considerare soddisfacente il compromesso raggiunto.

Già a dicembre l ’Italia aveva incassato un sonoro fallimento per il suo tentativo d’introdurre una deroga ai controlli sui giornalisti in nome della sicurezza nazionale. Su indicazione di Palazzo Chigi (dove a presiedere il coordinamento dei Servizi c’è il sottosegretario Alfredo Mantovano) i suoi diplomatici avevano invocato una “linea rossa” per la quale, se fosse stato stralciato questo passaggio, l’Italia avrebbe bloccato l’intero regolamento sulla libertà di stampa. La presidenza spagnola era riuscita a comporre una maggioranza chiudendo il negoziato con l’Europarlamento, dopo 10 ore di discussione.

Il compromesso finale permette dei controlli sui giornalisti, ma solo in deroga, cioè caso per caso e per “motivi imperativo di interesse pubblico” e previa autorizzazione del giudice. Questi riguarderanno solo una lista di reati su cui il giornalista sta indagando, come la pedofilia, il terrorismo, la corruzione, il traffico illecito di rifiuti radioattivi, lo stupro, la sicurezza informatica.

Al governo sembra interessare solo il controllo sul lavoro dei giornalisti. Un modo forse di deviare l’attenzione dall’importanza della nuova legge che darà la possibilità a un giudice italiano di aprire un procedimento, per esempio, su una nomina Rai o su un conflitto d’interessi dentro un giornale. Le influenze politiche sulle nomine dei manager dei media pubblici sono infatti vietate secondo il nuovo regolamento.

*Investigate Europe