La colonizzazione è così avanzata che in Israele ci sarebbe una guerra civile. E Hamas non ha mai riconosciuto Tel Aviv. La supremazia del popolo eletto ora si salda con il controllo armato di terre non israeliane

(DI BARBARA SPINELLI – ilfattoquotidiano.it) – Man mano che procede l’invasione di Gaza, si moltiplicano gli appelli delle destre estreme israeliane a ri-colonizzare la Striscia che Israele aveva formalmente restituito ai palestinesi nel 2005.
La demolizione del complesso coloniale di Gush Kativ (8.600 residenti), a sud della Striscia, per ordine del premier Ariel Sharon è ricordata con ribrezzo dagli attuali governanti, e definita alto tradimento dai ministri di estrema destra. Riconquistare e ripopolare le terre perdute è il loro proposito.
Al tempo stesso, continua l’esodo degli abitanti cacciati dalle bombe da nord a sud della Striscia, in fuga attraverso il valico di Rafah verso l’Egitto. È un’espulsione di massa, che i palestinesi chiamano seconda Nakba (“Catastrofe”) perché ricorda loro la prima Nakba sofferta a seguito della guerra del 1948 (più di 700.000 profughi). Un ministro del partito di Netanyahu, Avi Dichter, ha ammesso l’11 novembre che la guerra in corso è effettivamente la Nakba. Altri, come l’ex ambasciatore israeliano in Italia, Dror Eydar, indica lo scopo delle operazioni: “Distruggere Gaza”. Si paragona la distruzione di Gaza a Dresda rasa al suolo per volontà di Churchill, come se Dresda o Amburgo annientate non fossero un capitolo nero della Seconda guerra mondiale.
Israele risponde così al pogrom del 7 ottobre, che ha ucciso 1.400 israeliani e ne ha presi in ostaggio 200, in una serie di villaggi e kibbutz, e nel Nova Music Festival ai confini con Gaza. La violenza scatenata da Hamas supera perfino i pogrom classici, ha visto mescolarsi non solo collera e vendetta ma una dose impressionante di sadismo. Le mutilazioni, gli stupri di ragazze del rave party prima del loro assassinio: la mattanza si avvicina ai delitti di sette sanguinarie tipo “famiglia Manson”. Difficile mettere sullo stesso piano le intifade del passato e la voragine del 7 ottobre.
Le voragini hanno una storia, come l’ebbero le intifada. All’origine c’è sempre la tragedia di un popolo (quello palestinese) a cui ancora non è stato dato lo Stato reclamato, e che non ha mai avuto una rappresentanza efficace. A cui si propone la pace contro la pace, quando l’unica via resta quella di chiedere pace in cambio di territori. Lo capì Yitzhak Rabin con gli accordi di Oslo, e più ancora il premier Ehud Olmert nel 2008. Il presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas respinse l’offerta del 2008 con la scusa che Olmert si era rifiutato di mostrargli la mappa delle colonie da smantellare. Qualche anno dopo, Olmert disse che la mappa era disponibile se Abbas avesse accettato l’offerta. Negli ultimi anni, poi, ha affermato che Abbas non oppose mai un vero no, e comunque si pentì della firma negata (“le voci su un suo rifiuto categorico sono false”, Times of Israel, 25.06.’21).
Da allora è passato poco più di un decennio, ma per le nuove destre israeliane è passato un secolo. Secondo Olmert l’offerta può ripetersi, e anche gli Stati occidentali – Usa in testa – rispolverano la soluzione “due popoli due Stati”. Ma non è detto che la formula funzioni ancora, che in Israele esista una maggioranza politica a favore, e che lo stesso possa dirsi delle rappresentanze palestinesi. Guerra e colonizzazione hanno radicalizzato i due campi, dando loro un colore sempre più religioso.
La Carta di Hamas del 1989 chiama al jihad armato contro Israele, e nell’articolo 7 ordina di uccidere gli ebrei in quanto tali (in assenza dell’uccisione, il Giorno del Giudizio e l’avvento del Messia non verranno). Nel 2017 la Carta è stata emendata: lo Stato palestinese “sarà edificato entro i confini del 1967”, e secondo i leader di Hamas si tratta di combattere “il progetto sionista che occupa la Palestina, non gli ebrei a causa della loro religione”. Ma lo Stato di Israele ancora non è riconosciuto.
Il fatto è che ogni soluzione è diventata impervia dopo il 7 ottobre. Quasi impraticabile è oggi la soluzione due popoli-due Stati: la colonizzazione della Cisgiordania è talmente avanzata che in Israele scoppierebbe una guerra civile. Ma non meno catastrofica rischia di essere l’alternativa più razionale e logica: la creazione di uno Stato bi-nazionale, sotto forma di confederazione o federazione. Lo proposero nel 1947 filosofi e israeliani influenti come Hannah Arendt e il rabbino Judah Magnes, presidente dell’Università Ebraica di Gerusalemme. Invano. In assenza di autocritiche delle due parti, sarebbe oggi un incubo demografico per gli ebrei. La guerra civile sarebbe assicurata anche in questo caso.
Le destre estreme israeliane puntano a un unico Stato con annessione di Cisgiordania e Gaza, ma presuppongono la cacciata dei palestinesi. L’espulsione è in corso non solo a Gaza, ma anche in Cisgiordania: 200 morti palestinesi, dal 7 ottobre, e decine di villaggi svuotati con la violenza grazie a massicce distribuzioni di fucili ai coloni, su iniziativa dei ministri Ben-Gvir e Bezalel Smotrich.
La soluzione “un solo Stato” è sostenuta da molti pacifisti di Israele, ma anche da estremisti sia israeliani sia palestinesi. I primi propagandano una Palestina “dal fiume (Giordano) al mare” (from the river to the sea); i secondi un Israele “dal fiume al fiume”, from the river to the river (“i confini di Israele sono l’Eufrate a Est e il Nilo a Sud Ovest”, secondo l’esponente del movimento dei coloni Daniella Weiss intervistata dal New Yorker l’11 novembre). In ambedue i casi, lo Stato antagonista scompare. Nella logica dell’annessione verrebbe realizzato l’apartheid istituzionalizzato, che molti israeliani vedono già in fieri a seguito della contestatissima “legge dello Stato ebraico” del 2018, secondo cui Israele concede piena cittadinanza solo agli ebrei. Questo nonostante Israele sia composto per il 20% da arabi-palestinesi, a cui si aggiungono i beduini (3,5-4%), i cristiani (2,1%), i drusi (2%), i circassi (4-5.000 membri, in gran parte musulmani).
Torniamo a Daniella Weiss: “Il mondo, e specialmente gli Stati Uniti, pensa che esista l’opzione di uno Stato palestinese. Noi vogliamo metter fine a simile opzione”. La Weiss si batte per l’aumento dei coloni in Cisgiordania (“dagli 800.000 di oggi a 2 milioni, e poi 3”), per la ricolonizzazione di Gaza dopo l’errore del 2005, infine per la cacciata dei palestinesi dalla Striscia. E dove devono andare questi ultimi? “Nel Sinai, in Egitto, in Turchia”.
Quanto alla religione, Daniella Weiss non ha dubbi: a fissare le regole è “la prima nazione che ricevette la parola di Dio e la sua promessa. Gli altri che seguono – Cristianesimo e Islam (…) – non fanno che imitare quel che esiste già. Sono venuti dopo di noi”.
La colonizzazione ha cambiato l’ebraismo in Israele. Lo sostiene Menahem Klein, professore di Scienze politiche all’Università Bar-Ilan (Haaretz, 8.04.2023). L’ebraismo sviluppatosi durante la colonizzazione (essenzialmente in Cisgiordania, vista la decolonizzazione di Gaza nel 2005) non è quello del passato. La percezione di una supremazia dell’ebraismo e del “popolo eletto” esisteva già, ma non legata al possesso di uno Stato e al controllo armato di terre e popoli non ebraici.
niente trafiletto sotto l’articolo di MT?
eppure la Spinelli ha usato il termine “apartheid” e ricordato che ci sono cittadini di serie A e di serie D con la “legge dello Stato ebraico” sulla cittadinanza,
oppure a MT non conosceva questo particolare?
P.S. per radio ho sentito i ragionamenti della Di Cesare sulla guerra in Israele. Difende Israele perfino giustificando l’assassinio e la carneficina di migliaia di bambini, utilizzando varie divagazioni ed articolazioni che hanno solo la validità di una imbonitrice.
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Tanto lo sapevano già, a furia di provocare impunemente..quello che sapevamo tutti
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Apartheid: politica estremistica di discriminazione razziale perseguita dalle minoranze bianche nella Repubblica Sudafricana e attuata con ogni mezzo, anche violento, ai danni della libertà e dei diritti civili degli indigeni neri (formalmente abolito nel 1991).
Poi, non sai manco leggere, perché la Spinelli non fa (sia lodato) un discorso unilaterale:
“La soluzione “un solo Stato” è sostenuta da molti pacifisti di Israele, ma anche da estremisti sia israeliani sia palestinesi”. Niente a che fare con la posizione della Sig.ra Basile.
E ancora. La “legge dello stato ebraico” è una legge che ha diviso quel paese (democrazia, do you know?) ed è argomento molto più complesso di come lo presenti tu in due righe, da tifoso della curva sud.
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te lo dico di nuovo: mangi troppe bistecche di volpe, ti fanno male
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Genocidio: metodica e sistematica distruzione di un gruppo etnico, razziale o religioso, compiuta attraverso lo sterminio degli individui e l’annullamento dei valori e dei documenti culturali.
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Le religioni dividono gli uomini più che il colore della loro pelle. Forse il danaro riesce a competere come elemento di dissidio.
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Diciamo che il denaro è il motore, il movente e il fine ultimo di ogni contesa, guerra o genocidio che avvenga. Le religioni sono la maschera, il belletto ideologico con i quali si vende la verità. Tutti sanno e capiscono ma la posta in ballo è enorme e non consente critiche. Si deve stare al gioco e ignorare che il re è nudo. Da sempre è così.
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PRIMUM VIVERE DEINDE PHILOSOPHARI
C’è il rischio di avere un solo negoziatore: ISRAELE
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… per defezione forzata dell’altro…
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Certo che, tra Nuland, Tymoshenko, Von der Leyen, Meloni e questa Daniella Weiss, una più strega/nazifascista dell’altra, noi donne, ultimamente, non ci facciamo proprio una bella figura…
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Le eccezioni fortunatamente esistono in entrambi i sessi.
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“Quanto alla religione, Daniella Weiss non ha dubbi: a fissare le regole è “la prima nazione che ricevette la parola di Dio e la sua promessa.”
Amen.
Però siccome l’economia di Israele sta andando a rotoli è probabile che se continua così la prima nazione che ricevette la parola da Dio dovrà chiedere aiuto economico alla seconda (cioè agli Usa) poi alla terza, alla quarta, poi al Fondo Monetario ecc…
Perché la religione è molto bella ma se non mangia la gente si inquieta.
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Da il semplicissimus
Capisco che molti sono sconvolti dall’adesione dei conigli mannari europei oltre che degli Usa al genocidio di Gaza, ma in un certo senso questo chiarisce l’equivoco riguardo a Israele che non è per nulla nato come “risarcimento” per l’Olocausto, ma come piattaforma che permettesse all’occidente di controllare l’area petrolifera: dunque la strage di palestinesi non è qualcosa che riguarda solo Israele, ma tutti gli utilizzatori finali di questo costrutto statuale che riproduce in se proprio quei meccanismi di esclusione, razzismo e xenofobia di cui sono stati vittima i padri di gran parte degli abitanti. Il fatto che il sionismo fosse anche legato ad analoghi progetti di stato ebraico coltivati dai fascismi europei chiarisce ancora di più questa natura di colonia dedita al controllo di quella che è ancora l’area petrolifera più ricca di petrolio del pianeta. E adesso che Netanyahu ci ha chiarito che Hitler non voleva affatto lo sterminio degli ebrei, il quadro mentale è perfettamente delineato insieme ai suoi paradossi e alle sue antinomie.
Questo mi serve come premessa per dire che l’esplosione di violenza con l’imprimatur occidentale è frutto di una forza simulata, e di una debolezza reale. Tanto per dirne una – a parte la strenua resistenza di Hamas che ha distrutto centinaia di mezzi israeliani – gli stessi Usa vengono attaccati quasi quotidianamente dall’Iran e dagli iracheni, con moltissimi feriti e almeno 60 morti fra le truppe americane e tuttavia Biden non sa fare altro che offrite 10 miliardi di dollari a Teheran per fermare l’escalation. Il fatto è che né gli Usa e né Israele sono pronti per una vera guerra su vasta scala, non hanno le munizioni, le risorse a disposizione, né le armi più moderne, né la risolutezza necessaria: metà della popolazione israeliana è totalmente contraria a questa strage mentre il Dipartimento di stato è in pieno ammutinamento e sempre più funzionari si schierano con i palestinesi e credono che gli Stati Uniti abbiano torto. La situazione insomma si sta lentamente rivoltando contro il governo sionista e molti nelle strutture di potere occidentali vedono un cessate il fuoco e una sorta di soluzione politica come la via migliore per non essere definitivamente schifati dal resto del pianeta. In effetti, alcuni hanno ritenuto che l’Occidente stia segnalando questo a Israele attraverso i suoi media visto che c’è stata un inversione di tendenza e persino BBC e CNN, i direttori d’0rchestra degli orrori e delle menzogne sono improvvisamente diventati piuttosto critici nei confronti di Israele.
In un articolo di ieri della CNN si critica pesantemente Netanyahu e il suprematismo ebraico “razzista” di molti membri della Knesset israeliana. E sorprendentemente – quasi ci fosse una coordinazione – la BBC ha seguito l’esempio con un rapporto su come Israele stia ingannando il pubblico con falsi oggetti di scena e altre bugie. come detto nel post di ieri. Alcuni credono che siano solo li media a “pararsi il culo” e a stentare di salvarsi dal discredito, una volta che la polvere si sarà calmata. Ma dal momento che queste reti informative non riportano nulla senza evidenti inputo, provenienti dagli stessi cartelli globalisti he controllano i governi occidentali, si può dire che si stia esercitando pressione su Israele affinché limiti il suo genocidio. Ma può anche darsi che si stia cominciando a comprendere che Israele sta attraversando una crisi esistenziale potrebbe cessare di esistere in futuro: le sconsiderate azioni attuali rappresentano un tentativo di sfidare il destino, ma potrebbero in realtà accelerarne la fine.
I poteri globalisti hanno finalmente compreso la posta in gioco e sono nel panico perché Israele non è sempre stato altro che una base neo-colonialista dell’impero occidentale/atlantista per dominare il Medio Oriente Le attuali azioni di Israele sono viste come un’accelerazione del cambiamento in atto nell’intero globo che potrebbe portare ad un azzeramento dell’ influenza in Medio Oriente, e servire su un piatto d’argento il futuro dell’intero globo a Russia e Cina percepite come dalla parte giusta della storia in questo conflitto
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Dal momento che il “dio” degli ebrei è il medesimo “dio” dei cristiani e dei musulmani è possibile assolverlo dal reato di “istigazione perenne alla strage”, conseguente a quello di “abuso della credulità popolare” (esteso ad intere nazioni) per un solo motivo… IL FATTO DI NON ESISTERE!!!
Quelli che andrebbero invece condannati ed emarginati dalla società sono i suoi “complici”, ovvero quella casta di autonominati “rappresentanti del dio”…
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Tanto per capire, la Weiss è la stessa che ha detto ‘è un fatto di priorità, meglio che crepino i figli del nemico che i miei”.
Per vedere cosa succede a Gaza, meglio farsi illuminare da una che c’é stata. Intervista della CNN ad un’infermiera americana rimasta lì per 28 giorni.
Poi dicessero pure ‘Izraele ha diritto di difendersi’
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Stando alle novità giuridiche emerse in questa vicenda, è opportuno rifare il processo sulle Fosse Ardeatine e scagionare i nazisti che, povere stelle, hanno solo esercitato la legittima difesa. Non ci dormivo la notte a pensare se avevano torto o ragione. Ora finalmente mi sento sollevato.
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