L’attacco contro Odessa e gli altri porti dell’Ucraina e il sabotaggio dell’accordo sul grano dimostrano che, anche senza arrivare all’uso di armi nucleari, il presidente russo ha ancora molte opzioni per alzare la tensione nel conflitto. Nessuna sarà a costo zero per la Russia, ma i primi a pagarne il prezzo saranno gli ucraini

(DAVIDE MARIA DE LUCA – editorialedomani.it) – Sono in molti tra gli ucraini e i loro più convinti alleati a criticare la Nato per l’apparente lentezza nell’invio di aiuti militari. Perché, si chiedono, ci sono voluti mesi per decidere di inviare prima le armi pesanti e poi i carri armati? Perché c’è ancora così tanta esitazione sull’invio di missili a lunga gittata e di jet da combattimento? Il presidente Volodymyr Zelensky ha manifestato queste preoccupazioni quando pochi giorni fa, ospite all’Aspen forum, ha dichiarato che se le consegne di nuove armi fossero arrivate prima, i russi non avrebbero avuto tempo di fortificare le loro linea e la controffensiva avrebbe avuto molto più successo.
A dettare i tempi delle consegne di armi ci sono numerose considerazioni. Alcune non proprio nobili, come il costo delle armi invidiate o la resistenza dei militari a svuotare i loro magazzini. Altre invece appaiono più giustificate, come il timore di alimentare un’escalation del conflitto.
Lungi dall’aver terminato le sue opzioni, il Cremlino ha ancora numerose opzioni per espandere le dimensioni del conflitto e la sua brutalità, senza per questo il bisogno di ricorrere ad armi nucleari che tutti considerano una soluzione se non del tutto impossibile, del certo molto improbabile.
Nessuna opzione di escalation è a costo zero per il presidente russo e anche per questo fino ad ora ha esitato a farvi ricorso. Ma gli strateghi Nato sembrano avere presente che un Putin disperato ha ancora diverse opzioni a sua disposizione e, per questo, hanno cercato fino ad ora di mantenere gestibile il ciclo dell’escalation.
DIPLOMAZIA
Anche se da oltre un anno, Kiev e Mosca hanno smesso ufficialmente di trattare su un possibile cessate il fuoco, i due paesi sono ancora impegnati in dialoghi a livello più basso o semi ufficiale. Sono discussioni su questioni circoscritte e limitate, che però non di meno portano spesso a risultati positivi per gli ucraini e che costituiscono l’embrione di dialogo e di costruzione di fiducia reciproca necessari ad arrivare un giorno a una soluzione negoziata del conflitto.
Tramite la Croce rossa, ad esempio, le parti trattano il rimpatrio in Ucraina dei 16mila minori trasportati in Russia contro il volere dei genitori, uno sforzo che ha già portato il ricongiungimento di centinaia di famiglie. Con l’intermediazione di Turchia e Ungheria, sono stati scambiati migliaia di prigionieri di guerra.
Questi abbozzi di dialogo potrebbero essere le prime vittime in caso di nuova escalation di Mosca, come è già avvenuto con l’accordo sull’esportazione di grano, fondamentale tanto per l’economia ucraina quanto per l’approvvigionamento alimentare di numerosi paesi in via di sviluppo.
ECONOMIA
Nonostante le sanzioni che hanno colpito la Russia siano senza precedenti nell’epoca moderna, l’Unione europea continua a importare gas e petrolio dalla Russia e l’Ucraina continua a incassare diritti di passaggio per i combustibili che attraversano i gasdotti sul suo territorio, fondi preziosi ora che l’economia del paese in pezzi a causa dell’invasione.
Non solo: una parte significativa del carburante utilizzato dall’esercito ucraino e di quello distribuito alla sua economia civile è petrolio russo che attraversa l’Ucraina, viene raffinato in paesi come Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, e torna nel paese sottoforma di benzina o gasolio.
La maggior parte dei contratti tra compagnie energetiche russe e ucraine scadranno alla fine del 2024. Interromperli prima di questa data potrebbe esporre le società russe al rischio di arbitrati internazionali e al sequestro delle loro proprietà all’estero, ma in caso di escalation (ad esempio se i paesi occidentali decidessero di procedere arbitrariamente al sequestro degli asset internazionali russi) il Cremlino potrebbe valutare che i danni inflitti all’Ucraina supererebbero quelli subiti dalla Russia.
ATTACCHI ALLE INFRASTRUTTURE
Negli ultimi mesi la Russia ha colpito Kiev e le altre principali città ucraine con un vasto arsenale di missili e droni. Gli attacchi contro la capitale, in particolare, sono stati spesso intercettati dalle formidabili difese aeree ucraine e i danni sono stati tutto sommato contenuti. Ma come gli attacchi contro Odessa e gli altri porti del mar Nero hanno dimostrato, non tutte le città ucraine sono difese allo stesso modo. L’aviazione russa è ancora in grado di lanciare attacchi abbastanza massicci da causare seri danni alle infrastrutture ucraine.
Ogni missile o drone lanciato contro obiettivi civili è un missile in meno contro le forze armate ucraine, ma causa maggiori danni e sofferenze alla popolazione. E bersagli di questo tipo non mancano. Dalle dighe sul fiume Dnipro, come quelle di Kiev e Zaporzhizhia, che se distrutte causerebbero danni esponenzialmente maggiori di quella di Nova Kakhovka, alle stazioni ferroviarie e i ponti che consentono ancora agli ucraini di spostarsi con relativa facilità nel loro paese.
GUERRA IBRIDA
A parte alcuni cyber attacchi, lanciati contro l’Ucraina e diversi paesi europei, il Cremlino fino ad oggi non ha lanciato significative operazioni di guerra ibrida, cioè attacchi non apertamente di natura militare. In parte perché le sue capacità sono probabilmente inferiore a quanto temuto prima dello scoppio della guerra. Ma è pericoloso escludere che non abbia altre opzioni. Gli esperti hanno avvisato ad esempio di possibili sabotaggi dei cavi sottomarini e di gasdotti. Il Cremlino potrebbe anche lanciare una campagna di attacchi terroristici e assassinii mirati all’interno dell’Ucraina, un timore espresso dagli Stati Uniti in risposta a simili operazioni compiute in Russia dagli ucraini.
MOBILITAZIONE
Per il Cremlino, l’equivalente di un’opzione nucleare, prima di arrivare a schierare le vere armi atomiche, è la dichiarazione ufficiale di guerra all’Ucraina e la mobilitazione generale dell’economia e della popolazione. La Russia ha impegnato a fondo il suo esercito e ha saccheggiato i suoi magazzini di armi risalenti alla Guerra fredda, ma il suo sforzo bellico è ancora lontano dall’essere totale.
In Russia ci sono circa 150mila militari di leva che non sono mai stati impiegati nelle operazioni in Ucraina, in parte per questioni legali (non possono essere utilizzati fuori dalla Russia se non dopo la dichiarazione dello stato di guerra), ma soprattutto per ragioni politiche. Le stesse che hanno spinto Putin a procedere con una mobilitazione graduale dei riservisti, invece che con una generale chiamata alle armi.
Anche l’economia russa non è stata ancora completamente messa al servizio dello sforzo bellico. La produzione di armi è aumentata e sofisticati meccanismi sono stati messi in piedi per ottenere quei componenti essenziali alla produzione bellica bloccati dalle sanzioni. Ma nel frattempo, la Russia produce ancora una larga quantità di beni di consumo e la vita, in particolare nelle grandi città, prosegue sostanzialmente come in tempo di pace.
Mettere l’intero paese sul piede di guerra porta con sé considerevoli rischi politici, ma in una situazione disperata, in cui il Cremlino dovesse ritenere che l’unica opzione per mantenere il potere è un’ulteriore escalation, questa mossa potrebbe non essere esclusa.
"Mi piace"Piace a 1 persona
“spesso intercettati dalle formidabili difese aeree ucraine” formidabili difese aeree ucraine LOOOOOLLL… questa sola frase “qualifica” l’ ennesimo articolo di propaganda..
"Mi piace"Piace a 1 persona
questo mangia pane e propaganda
"Mi piace""Mi piace"
Questo traduce le veline che il wsj gli passa e le impagina su carta da totani.
"Mi piace"Piace a 2 people
Un altra campana
“Il 21-22 luglio, nel suo secondo mese di grandi offensive contro le posizioni russe, secondo quanto riferito, l’esercito ucraino ha subito perdite particolarmente significative su più fronti. Nella direzione di Donetsk, il tenente generale russo Igor Konashenkov ha riferito il 22 luglio che mentre respingevano 14 attacchi ucraini, le forze russe hanno eliminato oltre 280 militari ucraini nelle ultime 24 ore, nonché sistemi di artiglieria e veicoli corazzati . Nello stesso periodo nella direzione di Kupyansk, l’attenzione ucraina ha perso circa 110 militari, diversi giorni dopo che fonti ucraine avevano riferito di avances russe nell’area. Nella direzione di Krasny Liman sette attacchi ucraini furono respinti e fino a 170 militari furono uccisi, e le operazioni di un ucraino Secondo quanto riferito, anche un gruppo di ricognizione speciale è stato ostacolato. Il ministero della Difesa russo ha stimato che l’Ucraina abbia subito circa 26.000 vittime nelle sue offensive iniziate all’inizio di giugno. Le massicce perdite di personale sono tutt’altro che senza precedenti, tuttavia, con fonti occidentali che riportano ampiamente non solo che Kiev sta spingendo coscritti appena addestrati in prima linea, ma anche che l’aspettativa di vita su alcuni fronti è stata di sole quattro ore , in particolare nella città di Bakhmut, dove le condizioni per le unità ucraine sono state ampiamente definite come un “tritacarne”.
Funzionari russi hanno rivelato il 22 luglio che gli attacchi effettuati il 6 luglio contro l’accademia delle forze armate ucraine a Lvov avevano preso di mira un’ampia concentrazione di appaltatori militari stranieri, la maggior parte dei quali di origine polacca e tedesca. “Secondo informazioni verificate, l’attacco di gruppo del 6 luglio con armi di precisione navali a lungo raggio presso l’accademia delle forze di terra delle forze armate ucraine a Lvov ha provocato l’eliminazione di un gran numero di mercenari polacchi e tedeschi, che sono stati ospitati lì”, ha riferito il generale Igor Konashenkov. Il 23 luglio il presidente russo Vladimir Putin ha spiegato in merito al destino degli appaltatori stranieri in Ucraina: “Per quanto riguarda i mercenari stranieri, anche loro subiscono perdite significative
Veicoli del corpo dei volontari polacchi durante l’assalto a Grayvoron
Gli appaltatori stranieri, in particolare dalla Polonia, hanno svolto un ruolo sempre più centrale nello sforzo bellico a guida ucraina, con l’ex consigliere senior del Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, il colonnello dell’esercito americano (in pensione) Douglas McGregor, che ha riferito a febbraio della presenza di circa 20.000 appaltatori dalla sola Polonia che hanno svolto ruoli chiave nello sforzo bellico, anche in posizioni di prima linea come Bakhmut . Il capo della forza paramilitare russa del gruppo Wagner Yevgeny Prigozhin, che ha supervisionato molte delle operazioni nell’area, ha riferito a fine aprile in merito agli schieramenti di un gran numero di forze polacche a Bakhmut: “Unità nemiche ben addestrate vengono ora lanciate a Bakhmut. Si parla tutto il giorno in polacco. Mentre dicevo che c’erano pochi mercenari, ora ce n’è un gran numero”. Anche le unità di volontari stranieri motivate ideologicamente hanno svolto un ruolo importante nel conflitto, un esempio notevole è stato il Corpo dei volontari polacchi che è stato coinvolto in un assalto al distretto russo di Grayvoron il 22 maggio. Entrambi i tipi di unità hanno spesso avuto la priorità per il targeting, tuttavia, un esempio degno di nota sono gli attacchi dei missili balistici Iskander contro la legione georgiana in aprile.”
"Mi piace""Mi piace"
Tomo tomo, cacchio cacchio, ha ammesso a spezzoni e parlando tra i denti, che fino ad oggi ci hanno raccontato una montagna di fesserie.
"Mi piace""Mi piace"