TERRITORIO&DISASTRO – I cambiamenti climatici e il consumo di suolo sono le maggiori cause

(DI NICOLA BORZI – ilfattoquotidiano.it) – Mentre in Italia sono sempre più evidenti le prove del cambiamento del clima, con un incremento inquietante dei fenomeni meteorologici estremi, c’è chi si affanna a negare che la recente alluvione in Romagna sia collegata al climate change, collegando la tragedia a una serie di fattori minori, di sicuro presenti ma come mere concause. Ma a rimettere le cose a posto ci hanno pensato Legambiente e Wwf Italia, che ieri con due rapporti hanno assestato un secco uno-due alla vulgata dei negazionisti climatici.
Da inizio anno gli eventi climatici estremi registrati in Italia sono più che raddoppiati rispetto allo stesso periodo del 2022, con un aumento del 135%, spiega Legambiente. In appena cinque mesi sono stati 122 contro i 52 degli stessi mesi dell’anno scorso. Gli allagamenti da piogge intense sono la tipologia che si è verificata con più frequenza, con 30 eventi contro i 16 dei primi 5 mesi del 2022, segnando così un incremento dell’87,5%. Le regioni più colpite sono state Emilia-Romagna, Sicilia, Piemonte, Lazio, Lombardia e Toscana. La rilevazione è stata diffusa in occasione della giornata mondiale dell’ambiente e l’associazione ambientalista sottolinea l’emergenza climatica parlando di “un messaggio chiaro al governo Meloni”. A chiarire che sull’alluvione in Romagna si è scatenata una bufera di fake news ci ha pensato Wwf Italia, che ha fatto il debunking di 10 spiegazioni false, o solo in parte vere, circolate nei giorni scorsi sull’inondazione.
L’associazione ambientalista dimostra che è falso che per prevenire disastri serve dragare i fiumi e scavare in alveo, rettificarne i corsi, pulirne gli alvei tagliando la vegetazione o alzare gli argini. È parimenti falso che non si faccia sufficiente manutenzione dei fiumi (se ne fa anche troppa, ma male e con meccanismi che non garantiscono un’azione mirata, attraverso privati), così come che la colpa del dissesto idrogeologico sia di nutrie e altri animali che scavano cunicoli. È invece vero, ma solo come extrema ratio, che servano casse di espansione per frenare le piene, mentre grandi dighe sono inutili.
Marco Galaverni, direttore del programma “E oasi” del Wwf Italia, elenca poi i tre fattori fondamentali che sono stati minimizzati: “È stata impermeabilizzata una quota significativa del Paese, quasi il 10% del suolo. Quando piove l’acqua non si infiltra naturalmente nel terreno ma scorre in superficie e dal reticolo idrografico superficiale finisce direttamente nei fiumi in tempi estremamente rapidi, causando picchi di piena più elevati. In Emilia-Romagna i dati sul consumo di suolo sono significativi anche in aree ad alto rischio idrogeologico. I dati Ispra sul 2020-21 segnalano nella regione un consumo di quasi 80 ettari di suolo in aree a pericolosità idraulica elevata, 500 in aree pericolo medio e oltre 500 in aree a pericolo basso: è il record nazionale assoluto”. “Quanto all’effettiva utilità di grandi opere pubbliche”, prosegue Galaverni, “dipende dal loro tipo. Il vero tema è ridare spazio ai fiumi in ogni area naturale circostante in cui questo sia possibile, come si sta cercando di fare con bellissimo progetto Pnrr per rinaturalizzare parte del Po. Singole infrastrutture, come le casse di espansione, possono aiutare a laminare i picchi di piena e rilasciare gli accumuli successivamente. Ma è opportuno che gli insediamenti più recenti in zone pericolose siano rimossi per ridare spazio ai fiumi”. Quanto al rapporto causale tra cambiamento climatico e disastri, secondo Galaverni “la negazione è inquietante perché i due fattori di rischio vanno di pari passo. La mancata o errata manutenzione del territorio presta il fianco a eventi sempre più frequenti e intensi. Se non si interviene ora, si gioca alla roulette russa e chi nega il problema aumenta i proiettili nel caricatore. I fenomeni estremi aumenteranno comunque, ma se non si interviene gli effetti saranno devastanti soprattutto nell’area del Mediterraneo, che come i poli è particolarmente esposta. Serve una seria transizione ecologica per mettersi al sicuro invece di subire gli effetti estremi del clima: a ciascun decisore politico tocca la risposta”, conclude Galaverni.
Sarà, comunque vedere i fiumi diventare discariche pieni di tronchi anche enormi che in caso di piena si ammassano sotto i ponti impedendo nei fatti il deflusso, non mi pare giovino in caso di piogge anomale. E neppure di piogge ” normali”.
Ed anche gli argini dei torrenti, sempre franosi, con alberi piegati sulla corrente che a stento si reggono con l’ultima radice al palmo di terreno che non ha ancora ceduto…
In quanto alle nutrie stendiamo un velo pietoso: un sindaco aveva già dato la colpa anche agli istrici. Infatti quando passeggiamo lungo il fiume veniamo inseguiti da allegre famigliole di enormi istrici che ci sorridono.
Tra poco sarà colpa dei castori: già ci sono avvistamenti…😄 Ma i castori manutengono costantemente le loro dighe: poverini, non hanno letto l’ultimo “studio” che dichiara tutta quella fatica inutile: c’è il cambiamento climatico, meglio costruire tane sugli alberi. Ma loro no, gli ignari: e aggiustano, manutengono…
È sempre la somma che fa il totale, ma ho già visto che è iniziato lo scarico: inutile spendere soldi per la manutenzione, che non si vede, costa e deve essere ben fatta: meglio foraggiare i millanta ” eventi” che portano voti. Le sagre della Mortadella, la maratona pro – ennesima Onlus che salva i ” bambini”, la mostra del cioccolato, la manifestazione X, lo sbevazzamento Y…
Tanto c’è il cambiamento climatico e non ci possiamo fare alcunché se non diventare “green”.
Nell’anno del “poi” e con le responsabilità del “mai”.
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Ora che hai scritto la tua fiera di stxonzate ti senti finalmente realizzata?
Analfabetismo di andata e soprattutto di ritorno?
Lo hai letto TUTTO l’articolo? Ovviamente NO.
Innanzitutto i vari mammiferi sono stati scagionati e non incolpati.
Il cambiamento climatico È in atto, dichiarazione corroborata da dettagliate tavole statistiche che la supportano.
Gli interventi di manutenzione pubblica del territorio sono pure stati fatti, ma il problema non è quello.
Il maggior imputato dei disastri da alluvione è il territorio cementificato e impermeabilizzato da nuovi insediamenti civili e industriali.
L’acqua che vi scorre durante i forti temporali e bombe d’acqua NON viene assorbita dal suolo, al contrario acquista maggiore velocità in cerca di sfogo, arrivando nei fiumi a mo di tsunami.
Se sulle colline non vi fossero più insediamenti l’acqua tracimerebbe dai torrenti invadendo terreni che, seppur lentamente l’assorbirebbero, espandendosi naturalmente su ampie superfici che diluirebbe la forza distruttrice ora concentrata su percorsi artificialmente prestabiliti.
La presenza di vegetazione nel letto dei fiumi ha sempre rappresentato, storicamente, un freno alla velocità di scorrimento dell’acqua, consentendo di tracimate gli argini naturali ricoperti di vegetazione, altro freno, per allagare i campi costanti che sono il naturale polmone del bacino idrografico.
Ecco, nel catalogare la superficie occupata da un fiume bisognerebbe allargarla fino a conteggiare tutta la sua superficie di espansione in caso di piena.
Al contrario l’uomo ha preferito costruire sugli argini e ora paga le conseguenze di tale azzardo.
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Ecco un altro scemo
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Forse è lei che non ha letto il mio commento, per insultare a prescindere.
Sono i sindaci che danno la colpa anche agli istrici e non ho parlato di argini con ordinate vegetazioni ma di torrenti lasciati allo sbaraglio mangiarsi gli inesistenti argini ( che i torrenti non hanno) fino a quando alberi anche imponenti non ci cadono dentro .
Non ho parlato di fiumi né di i città. Dove vivo io di cementificazione non ce ne è una virgola, sono semplicemente esondati i torrenti e venute giù colline in cui l’uomo non ha messo mano.
È ovvio che la cementificazione ostacoli il flusso delle acque, ma è anche vero che non è stato fatto nulla per rimediare: né allargare l’alveo né ( dove abito io) terminare casse di espansione in costruzione da anni.
L’articolo mi.puzza un bel po’ di assoluzione: dato che la svolta green sarà lunga e forse incompiuta, intanto si parano le terga a eventuali responsabili perché tanto non conta niente e occorre rivoluzionare il tutto. Cosa che non si farà mai. E intanto eventuali negligenti la sfangano.
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