Nel pomeriggio voci poi smentite di perquisizioni della Dia. Presidente Cairo – replichiamo su Whatsapp dopo aver provato vanamente a telefonare al patron di La7 –, ma ci può dire solo la motivazione della sospensione di Non è l’arena […]

(DI GIAMPIERO CALAPÀ – Il Fatto Quotidiano) – “Non posso rispondere, comunque abbiamo fatto un comunicato e non ho niente da aggiungere. Saluti Uc”. Presidente Cairo – replichiamo su Whatsapp dopo aver provato vanamente a telefonare al patron di La7 –, ma ci può dire solo la motivazione della sospensione di Non è l’arena: share e costi? Linea editoriale? O la trattativa con la Rai di cui si parla?
“Faccia lei”.
Urbano Cairo, insomma, nella serata di ieri non chiarisce nulla sulla decisione di cancellare le puntate finali della trasmissione di Massimo Giletti dai palinsesti. Decisione comunicata ieri pomeriggio e che anche lo stesso Giletti avrebbe appreso dalle agenzie di stampa. È delle 14:01 il lancio dell’Adnkronos: “La7 ha deciso di sospendere la produzione del programma Non è l’arena che da domenica prossima non sarà in onda. Lo rende noto l’emittente in una nota in cui ‘ringrazia Massimo Giletti per il lavoro svolto in questi sei anni con passione e dedizione’. ‘Massimo Giletti – conclude La7 – rimane a disposizione dell’Azienda’”. A quel punto tra social e Dagospia hanno cominciato a rincorrersi le voci più disparate.
Ipotesi 1: share basso e costi elevati
Tra le varie ipotesi circolate c’è quella dell’insoddisfazione degli inserzionisti per i numeri del programma, elemento per Cairo decisivo se combinato con i costi della trasmissione, di molto superiori a quelli medi sostenuti dalla rete per gli altri talk. Numeri di ascolto, però, tra il 4,8 e il 5%, che Giletti non giudica negativi.
Ipotesi 2: trattativa con la Rai
L’ipotesi 1 sarebbe strettamente intrecciata con l’ipotesi 2: Cairo avrebbe infine preso la decisione di negare il finale di stagione a Giletti per le voci che si rincorrono da tempo di una trattativa in stato avanzato per un ritorno in Rai dopo sei anni, proprio nella fascia serale della domenica. Anche perché altre voci danno Fabio Fazio in uscita verso Discovery, quindi Che tempo che fa si trasferirebbe sul Nove, lasciando libera la prima serata della domenica per un programma di peso.
Ipotesi 3: dissensi sulla linea editoriale
Un’altra voce che si è rincorsa ieri raffigurava uno scenario in cui i vertici editoriali di La7 abbiano spinto Cairo a prendere questa decisione per le posizioni di Giletti sulla guerra in Ucraina, considerate troppo filorusse, e sulla mafia, considerate troppo “complottiste”. Proprio D’Alì e Dell’Utri, i rapporti della politica con Cosa Nostra, erano tra i temi previsti per le prossime puntate. E proprio ieri mattina, prima del putiferio scatenato dal comunicato di La7, sul social Tik Tok è comparso quel Salvatore Baiardo, personaggio ambiguo considerato vicino ai fratelli Graviano, che preannunciò mesi prima l’arresto di un Matteo Messina Denaro malato proprio davanti alle telecamere di Giletti. Ieri Baiardo ha annunciato: “Ci sono nuove iniziative, probabilmente mi vedrete in Mediaset, lì uno può dire quello che pensa e non ti condizionano nel parlare. Ne scoprirete delle belle”. E ancora: “Anche Giletti, sotto scorta, ma alla fine della fiera non so che gioco faccia anche lui. Se uno va in trasmissione va per dire qualcosa, poi alla fine non ti fanno mai dire niente”. Poi rispondendo a un commento che gli dava del “veggente” dopo la pubblicazione della notizia della sospensione di Non è l’arena, Baiardo scrive: “Tutto previsto, anche la Rai non gli farà il contratto”. Intanto Dagospia lanciava un’altra ipotesi: la decisione di Cairo sarebbe arrivata in seguito a indagini e perquisizioni della Dia proprio relative alle ospitate di Baiardo nel salotto televisivo di Giletti. Tutto smentito da fonti della stessa Dia e della Procura di Firenze.
Cairo al Fatto: “Faccia lei, non posso dire nulla”
Anche Giletti rimanda i chiarimenti e si limita a dichiarare all’Ansa: “Ognuno ha la sua versione, tutto si chiarirà al momento giusto”, esprimendo poi rammarico per “i 35 che lavorano con me e si ritrovano ora sbattuti fuori dopo sei anni”. Di certo c’è che nel governo, Matteo Salvini sarebbe ben contento di rivedere Giletti in Rai, come rivelato dallo stesso capo della Lega sui social: “Il mio abbraccio a Massimo e alla sua squadra. L’ho sempre stimato e spero di rivederlo in video al più presto”. D’altra parte Giletti aveva recentemente sostenuto nella trasmissione Belve che la rottura con la Rai sei anni fa gli procurò un “dolore profondo”, affermando di conoscere “il mandante politico” di quella decisione: “So chi è, ma non voglio dirlo”.
Intanto, prima di chiudere il giornale, proviamo a insistere per avere una spiegazione da Cairo, che però declina: “Stasera proprio non posso”. Per trattarsi di informazione e giornalismo non proprio modelli di chiarezza e trasparenza, dichiarazioni a mezza bocca che ricordano tanto le trattative del calciomercato a fine stagione sportiva. Mercato, appunto.
“Gillette ” potrebbe persino fare a meno di fare il giornalista, per quel che vale , lo manderei in Ucraina a combattere sul campo e non fare collegamenti fake dall albergo ..
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“Tiatro”
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Uc –e la testa di cavallo nel giaciglio???
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Ma che differenza fa dalla 7 alla tv della meloni? Nessuna!
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Oddio una certa differenza c’è ….è al soldo degli italiani e non più di Cairo!
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