Il secondo tragico Riotta, servitore di troppi padroni

Riotta siede nel comitato del ministro e in quello che dovrebbe “controllarlo”. Giornalista dal ’18 nel think tank che scova fake news, ora parteciperà alla comunicazione della difesa. Lo “sviluppo e la valorizzazione della cultura della Difesa”[…]

(DI ANTONIO MASSARI – Il Fatto Quotidiano) – Uno, nessuno e Gianni Riotta. L’editorialista di Repubblica, già fortemente impegnato nella lotta alle fake news in tutta Europa, adesso ha una nuova missione: lo “sviluppo e la valorizzazione della cultura della Difesa”. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, lo ha inserito nell’omonimo “Comitato” varato il 21 febbraio scorso.

La mission: “Oggi – si legge sul sito della Difesa – la sfida si gioca anche sul piano della comunicazione, come emerge dal ricorso sempre più frequente a fake news e narrative distorte, a danno delle democrazie”. E Riotta è un guardiano attento: sono anni che smaschera l’informazione scorretta. Il punto è che le fake news non partono soltanto dai giornalisti, ma anche dai governi, come Riotta sa bene. Anzi: i governi sono i primi che bisogna tenere sotto controllo. Ora il Riotta che combatte le fake news, e che scrive per Repubblica, parteciperà anche alla “comunicazione” del ministero della Difesa: non sarà forse il caso – per una questione di opportunità – di fare una scelta di campo e mollare qualche incarico? Certo, Riotta lavora a titolo gratuito, ma il punto non sta nella busta paga, quanto nel- l’opportunità di rivestire tutti questi (e altri ruoli). Anche perché, come vedremo, il sospetto che non tutti i Riotta si parlino tra loro – s’immagina a causa dell’overdose di impegni e di lavoro – talvolta affiora. Dal 2018 Riotta è nell’elenco Ue dei massimi esperti impegnati a occuparsi di disinformazione. Poi – all’Università Luiss di Roma, dove dirige il master in Giornalismo e comunicazione multimediale – nasce il progetto Data Lab, sempre sulla disinformazione. Chi lo dirige? Riotta. Che siede anche nell’Advisory board di Edmo. Si dà poi il caso che Data Lab (Riotta) vinca il progetto Idmo (Osservatorio italiano sui media digitali), destinato a supportare Edmo (sempre Riotta). Tutto lecito. Ma diciamolo: non è semplice districarsi in questa miriade di incarichi. E ora s’aggiunge il comitato di Crosetto. E comunque, Riotta è lì. Se da Crosetto qualche frottola dovesse mai scappare, immaginiamo che Riotta attiverà Edmo, Idmo, Data Lab e via dicendo e tutti verremo a saperlo. Se riuscirà ad accorgersene. Perché ogni tanto qualcosa gli sfugge. Facciamo un esempio.

Il 6 settembre 2022 Riotta scrive su Repubblica: “I sostenitori di Putin fra noi, in politica, cultura, nei media, argomentano che le sanzioni non funzionano, nulla cambia per la Russia, soffrono solo famiglie e industrie. Non è vero”. Ora, però, si dà il caso che Riotta sia anche il vicepresidente esecutivo del “Consiglio per le relazioni tra Italia e Usa”. Vediamo un po’.

Il “Consiglio” in questione è “un’organizzazione privata, senza scopo di lucro, fondata a Venezia nel 1983 da Gianni Agnelli e David Rockefeller”. Il suo scopo: “Promuove e crea relazioni economiche tra Italia e Usa”. Tra i suoi partner c’è il Project Syndicate, nato per “assistere i nuovi media indipendenti nell’Europa centrale e orientale post-comunista”.

Il Project Syndicate, il 3 marzo scorso, pubblica la seguente analisi, firmata da Kenneth Rogoff, professore di Economia e Politica pubblica all’Università di Harvard. Titolo: “Perché le sanzioni alla Russia mancano il bersaglio”. “È chiaro – si legge – che l’attuale regime di sanzioni non è riuscito a devastare l’economia russa, come i leader occidentali avevano sperato”. E ancora: “Le sanzioni economiche da sole non sarebbero mai bastate a rovesciare il regime di Putin”. L’orripilante fake news dev’essere sfuggita al controllo del Riotta di Data Lab, di Idmo – Edmo (non troviamo il PS nella lista dei siti dediti di disinformazione) e anche al controllo del Riotta editorialista di Repubblica. Quello che addita, come sostenitore di Putin, chiunque “argomenta” che le sanzioni non funzionano. Altrimenti l’uno avrebbe avvertito l’altro: “Ciao Gianni, sono Gianni, occhio: volevo avvertirti che il vostro partner è un putinista. Anzi, come dico io: un Putinversteher”. Ecco, a volte, quando uno ha troppo da fare, qualcosa può sfuggire. E Riotta rischia di perdersi – ove mai avvenisse, anche per mero errore – una fake news in arrivo dal ministero della Difesa. A volte, nel ruolo di controllore e controllato, si corre il rischio di confondersi. Può accadere a chiunque. Figurarsi se sei uno, nessuno e Gianni Riotta.

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2 replies

  1. riotta è un impiegato fedele e la propaganda gli affida giustamente diversi ruoli.
    Alcuni serviranno solo a dargli un po’ di soldi (crocchette), in altri è necessaria mancanza di dignità, ricattabilità e servilismo, e lo strisciante riotta è perfetto.

    Quando istituiranno il Ministero della Verità sarà finalmente a casa.

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  2. Ma scusate
    “Dal 2018 Riotta è nell’elenco Ue dei massimi esperti impegnati a occuparsi di disinformazione”
    Io capisco che fa disinformazione, quindi di che si meraviglia Massari?
    ……………………………………………..ITALIANI!

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