Mazzette, appalti & C. La “torta” dell’Ucraina

L’ESECUTIVO DI ZELENSKY A PEZZI – Dimissioni a raffica. Via il n° 2 Tymoshenko, 4 vice ministri e 15 tra dirigenti e governatori

(DI MICHELA A.G. IACCARINO – ilfattoquotidiano.it) – Più che contro i nemici russi, l’ultima offensiva il presidente ucraino Zelensky l’ha lanciata contro i vertici del suo governo, avviando la grande purga nel 334° giorno di guerra. Che un’operazione di repulisti fosse imminente Zelensky lo aveva annunciato in video lunedì sera, nessuno però immaginava la portata del ciclone di dimissioni, licenziamenti, arresti e allontanamenti che ha scosso l’élite politica e militare di Kiev da sabato mattina a ieri pomeriggio. Scompaiono dalla scena 15 alti dirigenti ucraini, governatori, viceministri, membri della magistratura: almeno sei sono accusati di frode e corruzione. Mentre i soldati di Kiev morivano al fronte combattendo, tra gli scranni della Rada (Parlamento ucraino), c’era chi scappava a farsi una vacanza all’estero a Natale, chi ha intascato mazzette da centinaia di migliaia di dollari dalle forniture destinate a civili e soldati, chi ha affidato contratti da milioni di euro per la ricostruzione delle zone bombardate alla fidanzata.

A spasso con la Chevrolet donata da general motors
L’illustre vicecapo dell’Ufficio presidenziale, Kyrylo Tymoshenko, ha abbandonato il suo incarico a causa di una Chevrolet Tahoe. L’accusa mossa all’uomo che rimaneva accanto a Zelensky dalla sua ascesa al potere nel 2019 è l’utilizzo di un fuoristrada donato all’esercito ucraino per scopi umanitari dalla General Motors. Il veicolo con cui Tymoshenko ha percorso 40 mila chilometri – ha informato l’ex dirigente nella sua lettera di dimissioni diffusa sui social – si trova adesso al fronte. È stato usato, ha però assicurato, solo per svolgere i compiti assegnatigli dalle autorità: supervisionare le aree danneggiate dai bombardamenti di Mosca. Come lui si dichiarano innocenti, ma hanno comunque rassegnato le dimissioni, i viceministri per lo Sviluppo comunitario e Territoriale, Viacheslav Nehoda e Ivan Lukerya, e Vitalii Muzychenko, viceministro per le Politiche sociali.

Bilanci falsificati, sottratti 400 mila dollari
Il viceministro delle Infrastrutture, Vasyl Lozinsky, è stato invece arrestato due giorni fa per aver sottratto dai fondi pubblici circa 400 mila dollari falsificando i bilanci: Lozinsky aveva fatto lievitare sui documenti ufficiali le cifre reali spese per l’acquisto di mezzi ed equipaggiamenti invernali, generatori compresi. Quando le forze dell’ordine lo hanno arrestato, nel suo ufficio hanno trovato 38 mila dollari in contanti. Se Olekiy Kurakov, a capo del dicastero delle Infrastrutture, ha richiesto l’allontanamento immediato di Lozinsky, il ministro della Difesa, Oleksiy Reznikov, invece, ha difeso fino alla fine il suo sottoposto, finito tra le file dei colpevoli per aver fatto la stessa cosa.

Contratti per il rancio gonfiati: 324 milioni di euro
Al vertice della piramide delle accuse c’è quella di falsificazione e frode mossa contro il potente viceministro della Difesa, Vyacheslav Shapovalov, responsabile della logistica delle truppe di Zelensky. Shapovalov, ora dimissionario, ha gonfiato – moltiplicandoli, o triplicandoli in alcuni i casi – il costo del rancio destinato ai soldati ucraini nel 2023, in un contratto dal valore di 13 miliardi di grivne, oltre 324 milioni di euro. Gli investigatori lo hanno fermato poche ore dopo che il giornale Zn.ua ha diffuso il contratto, ma Reznikov si è rifiutato di licenziarlo perché innocente vittima “di una campagna di fango orchestrata”. Per il numero uno della Difesa dei gialloblu non si tratta di una frode, ma solo di “un errore tecnico”. Il documento, ha detto ancora il ministro, è autentico, ma è stato pubblicato “in seguito a un attacco informatico”.

Il magistrato in Spagna
Per troncare la carriera del sostituto procuratore Oleksiy Simonenko, è bastata una foto: mentre il Paese rimaneva sotto attacco russo nel dicembre scorso, il togato si è fatto immortalare in vacanza in Spagna, al volante di una Mercedes di proprietà di un imprenditore di Lviv. “Ora può riposare lontano dal servizio civile”, ha detto Zelensky, ribadendo che rimane in vigore il divieto assoluto per tutti i dipendenti pubblici di lasciare lo Stato. Anche Pavlo Galimon, vice del partito di Zelensky “Servitore del popolo”, è rimasto intrappolato nella retata. L’alleato del presidente, hanno scoperto alcuni giornalisti, ha acquistato una proprietà nei pressi di Kiev che, in base alla sua dichiarazione dei redditi, non poteva permettersi. Lasciano le loro poltrone anche i vice capi del Trasporto marittimo, Anatoly Ivankevich e Viktor Vychniov.

La ricostruzione affidata alla fidanzata
Se ne vanno pure cinque governatori regionali finiti sotto inchiesta: Oleksiy Kuleba governatore di Kiev, Dmitry Zhyvitsky capo a Sumy, Aleksandr Starukh che guidava la regione di Zaporizhzhia e Yaroslav Yanushevich governatore di Kherson. Più degli altri ha fatto arrabbiare gli ucraini Valentin Reznichenko, governatore Dnipropetrovsk. La sua firma era su un contratto da decine di milioni di euro destinati alla ricostruzione delle strade, un compito difficilissimo che l’ex capo dell’oblast aveva però affidato all’azienda della sua fidanzata, un’insegnante di fitness. Nel 2021, per il cronico ricorso alla mazzetta, Transparency International poneva l’Ucraina al 122° posto su 180 nella lista dei Paesi più corrotti al mondo. Per il più accanito attivista anticorruzione ucraino, Vitaly Shabunin, per questa operazione c’è da festeggiare, ma non del tutto: “I cittadini ormai non si fidano più di Reznikov”. Il ministro della Difesa andrebbe sostituito per “assicurare ai partner occidentali” che le cose a Kiev e dintorni stanno cambiando davvero, ha detto Shabunin: è proprio la corruzione endogena del Paese che può minare la solidarietà che Bruxelles e Washington hanno finora tributato agli ucraini.

Nel luglio scorso, Zelensky aveva già licenziato il capo dei Servizi di sicurezza, Ivan Bakanov, e la procuratrice generale, Irina Venediktova, insieme a centinaia di membri delle forze dell’ordine accusati di essere collaborazionisti. La notizia della nuova zachistka, la grande ripulita tra i vertici, è arrivata a Mosca: la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, l’ha chiamata “la spartizione della torta” tra “vampiri insaziabili”.

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7 replies

  1. Realtà o apparenza ? È davvero la corruzione la causa di tutte queste purghe o è un modo per coprire altri tipi di “crimini” visti tali dal punto di vista del dittatorello di Kiev ?

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  2. Ma quale corruzione! Gli ucraini hanno abbattuto l’elicottero del LORO ministro degli interni, poi ci sono state le cosiddette “dimissioni” di molti fedelissimi di Zelenski. Il direttore della CIA vola a Kiev a dire al pagliaccio cosa fare e chi “licenziare”. Questa Ucraina sarebbe indipendente e sovrana? Ma fatemi il piacere!

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  3. Ora anche la guerra doganale: ma tra Europa e Stati Uniti
    Piero Orteca 25 Gennaio 2023

    La lite è sempre per la coperta e, tira di qua e tira di là, spesso si finisce strappando tutto. Al di là dei sorrisi di circostanza, alle continue professioni di amicizia e ai richiami rivolti ai sempiterni valori dell’Alleanza atlantica, le cose, tra Stati Uniti ed Europa, non vanno poi così lisce. Anzi.
    …………….Gli Stati Uniti a caccia di imprese ‘verdi’ europee. E Bruxelles reagisce indignata, minacciando la guerra doganale.
    Milioni di posti di lavoro in ballo
    Il nuovo scontro diplomatico tra Washington e Bruxelles è di quelli pesanti, perché coinvolge milioni di posti di lavoro, settori ad alta tecnologia e il futuro di due continenti. In pratica, sfruttando i generosi stanziamenti messi a disposizione dall’«Inflation Reduction Act», gli Stati Uniti stanno giocando sporco, offrendo sussidi e facilitazioni anche alle aziende europee che andranno a produrre ‘verde’ oltreoceano. Insomma, come spiegheremo ora nei dettagli, fanno da aspirapolvere. Anzi, da idrovora, succhiando tutto il meglio della tecnologia che esiste dalle nostre parti, in cambio di migliori condizioni fiscali………………………

    https://www.remocontro.it/2023/01/25/ora-anche-la-guerra-doganale-ma-tra-europa-e-stati-uniti/

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