Diseguaglianze, la mobilità sociale dipende dal lavoro

Oltre ai necessari sostegni al reddito, bisogna intervenire sull’insicurezza dell’impiego

(Chiara Saraceno – repubblica.it) – La percezione di un aumento delle diseguaglianze sociali non ha solo a che fare con l’ascensore sociale bloccato per la mancanza di sviluppo, come ha sostenuto Ricolfi su questo giornale. E non si tratta nemmeno di una percezione soggettiva senza fondamento empirico.

È vero che le misure redistributive attuate durante la pandemia hanno in parte compensato gli effetti disegualizzanti sul reddito disponibile delle famiglie e delle persone, pur non riuscendo ad impedire l’aumento della povertà assoluta. Non hanno invece contrastato l’aumento della diseguaglianza nella ricchezza durante gli anni della recessione e poi della pandemia.

Secondo i dati della Banca d’Italia, se l’indice di Gini relativamente al reddito è rimasto pressoché costante nei primi vent’anni di questo secolo, quello della ricchezza, ben più alto, ha continuato a salire, salvo che per una lieve diminuzione nel biennio 2014-2016.

Soprattutto, come segnalano Franzini e Raitano in un articolo sull’ultimo numero del Menabò di Etica ed Economia, non solo la povertà assoluta nello stesso periodo è raddoppiata, ma, secondo alcune stime, la quota di reddito lordo appropriata dal top 1% e 0,1% della distribuzione (i più ricchi) sarebbe ulteriormente cresciuta di circa 1 e 0,5 punti percentuali, rispettivamente.

Stime simili sono proposte dagli ultimi due rapporti Oxfam sull’Italia. Posto che le code della distribuzione – poveri assoluti e ricchissimi – tendono ad essere sottorappresentate nelle indagini campionarie su cui si basano le stime della diseguaglianza, osservano Franzini e Raitano, vi è un rischio concreto di sottovalutarla.

Aggiungo che la forte ripresa dell’inflazione incide molto di più su redditi, e bilanci familiari, modesti, toccando consumi difficilmente comprimibili, che non su quelli più ricchi, aumentando i divari anche a parità di indice Gini.

L’ultimo rapporto Oxfam, inoltre, conferma l’aumento negli squilibri nella distribuzione della ricchezza. Alla fine del 2021, non solo la posizione patrimoniale netta dell’1% più ricco (che deteneva a fine 2021 il 23,3% della ricchezza nazionale) valeva oltre 40 volte la ricchezza detenuta complessivamente dal 20% più povero della popolazione italiana, il 20% più ricco degli italiani deteneva oltre 2/3 della ricchezza nazionale (68,6%), lasciandone quindi al restante 80% solo il 30%.

Questi squilibri incidono sulla capacità di resistere agli shock di spesa imprevisti, come una malattia, la perdita dell’impiego, persino un divorzio. Incidono, in generale, sulla capacità di controllo sul proprio destino, di incidere sui processi decisionali che poi determinano anche le proprie condizioni di vita.

La diseguaglianza, anche solo quella economica, infatti non ha solo a che fare con il reddito e la ricchezza e tantomeno solo con l’ascensore sociale, il cui funzionamento nel passato per altro è sopravvalutato, almeno per quanto riguarda le chance di cambio di classe sociale. Ha a che fare con la possibilità di avere una vita buona, di accedere alle cure quando necessario, di avere un minimo di sicurezza di fronte agli imprevisti, di poter fare progetti a medio-lungo termine, di vedersi riconosciuto il proprio valore.

Da questo punto di vista, ha un effetto importante sull’aumento e insieme sulla parziale trasformazione delle diseguaglianze la progressiva perdita di prestigio, oltre che di reddito in termini comparativi, di alcune professioni, come ad esempio l’insegnamento, o di sicurezza, ad esempio i bancari, che un tempo erano profili professionali distintivi del ceto medio.

Lo sviluppo tecnologico, inoltre, sta creando nuove forme di polarizzazione nel mercato del lavoro, mentre sono in aumento sia i lavori poveri, per remunerazione e per qualità, sia le famiglie di lavoratori povere.

Quest’ultimo fenomeno è in parte dovuto alla crescente insicurezza nel mercato del lavoro. Insieme alla difficoltà a entrare nel mercato del lavoro e stabilizzarvisi sperimentata dalle coorti successive di giovani, produce nuove forme di diseguaglianza, non solo sul piano economico, ma della valorizzazione di sé e della possibilità di fare progetti di vita che vadano oltre l’orizzonte immediato.

Accanto ai necessari sostegni al reddito, per ridurre le diseguaglianze occorre lavorare sulla modifica di questi aspetti, senza aspettare che il Pil aumenti e l’ascensore sociale si sblocchi.