
(estr. di Elena Basile – ilfattoquotidiano.it) – […] Nell’analisi della politica internazionale si distinguono elementi di carattere strutturale e fattori contingenti. Nelle guerre dell’Occidente contro Russia e Iran giocano un ruolo decisivo dinamiche geopolitiche ed economiche di lungo periodo: l’esigenza del capitale finanziario, intrappolato nel debito, di confrontarsi con le potenze in surplus economico, appropriandosi delle materie prime e delle terre rare essenziali allo sviluppo tecnologico. In questo quadro, colpire i principali alleati di Pechino e ricorrere a una guerra permanente risponde a un obiettivo strategico statunitense: indebolire il rivale sistemico, la Cina.
[…] Gli elementi contingenti che permettono a questa strategia di lungo periodo di essere portata avanti sono rappresentati dalla corruzione delle classi dirigenti europee e dalla coppia criminale Trump-Netanyahu. A prescindere dalla teatralità volgare delle marionette politiche che ogni giorno grazie all’eco mediatica dobbiamo sopportare, è bene comprendere che il progetto di salvare l’impero finanziario americano e di militarizzare il dollaro è condiviso dai poteri radicati negli Usa come in Europa. Rifiutare la mediazione con Mosca sin dal Vertice di Bucarest del 2008, trasformare l’economia europea in economia a debito di guerra con pesanti interventi statali, sono finalità dei grandi fondi, delle burocrazie, dell’intelligence e degli apparati mediatici che con le lobby della finanza convivono.
[…] I fattori contingenti hanno tuttavia una loro rilevanza innegabile. Le poche opportunità di negoziato con l’Iran sono rese vane dal carattere instabile di Trump, dalla sua incompetenza in materia internazionale. Il progetto di grande Israele, da anni presente nell’ideologia del partito Likud, è facilitato da una leadership senza scrupoli che sarebbe in grado di mettere in conto un armageddon pur di raggiungere i traguardi messianici. Personaggi come la Von der Leyen e la Kallas, dato il loro incolto fanatismo, possono meglio gestire la destabilizzazione della frontiera orientale dell’Europa e la guerra permanente con la Russia. Essenziale è il ruolo dei media che fabbricano nemici e ideologie in grado di trasformare il comune sentire delle persone, anche della classe illuminata, progressista, dei giovani bocconiani. A volte sacche di resistenza alla propaganda si trovano nei ceti sociali meno abbienti. Un ragazzo dalla buona istruzione e grande moralità civica, ripeterà che un milione di ucraini muoiono per la libertà contro l’aggressore, mentre un tassista mostrerà un maggiore scetticismo. Il negoziato tra Iran e Usa, sul quale stanno esercitando una buona influenza la Russia e la Cina, è appeso a un filo. L’Iran sa che i costi, in caso di ripresa della guerra, saranno enormi. La classe Epstein non ha scrupoli nel bombardare a tappeto e sulle infrastrutture civili essenziali. Esilarante è notare al riguardo che la Commissione europea continua a legittimare le sanzioni a Teheran, invocando i supposti crimini contro il popolo iraniano. Siamo di fronte a due Stati terroristi, Israele e gli Usa, che minacciano la fine di un popolo di 90 milioni di abitanti e la lady tedesca ripete il catechismo liberale senza batter ciglio.
[…]
L’ipocrisia come l’idiozia umana non hanno limiti. La saggia diplomazia iraniana per evitare lutti e distruzione deve dare una via di uscita all’impero, ma non può tradire le sue istanze esistenziali: evitare che tra breve si riprenda la guerra, approfittando di una maggiore debolezza iraniana dovuta alle sanzioni. Il problema è dato dalla volontà israelo-americana di annientare l’Iran, di non accontentarsi di un nuovo accordo sul nucleare. Come cercavo di spiegare ai giovani iraniani, incontrati lo scorso gennaio e alla borghesia laica e desiderosa di standard occidentali, che speravano nella liberazione da parte di Netanyahu e volevano essere come l’Arabia saudita, servi dell’America ma ricchi, l’Iran potrebbe sopravvivere solo grazie al governo fantoccio dello Scià, arricchendo una classe borghese corrotta e massacrando il popolo. Chissà la Von der Leyen cosa vuol fare delle centinaia di persone scese in piazza, malgrado i bombardamenti, a sostenere il governo e a proteggere col loro corpo i ponti e altre infrastrutture?
[…] Israele vuole la guerra malgrado tutto, la vuole Netanyahu braccato dalla galera, ma la cerca anche l’opinione pubblica messianica. Non riesco a comprendere come ci possa essere una sinistra per Israele che ha la pretesa di difendere i valori della Liberazione. Cos’ha uno Stato basato sulla supremazia etnica e sull’apartheid, che viola sistematicamente il diritto internazionale, in comune con i valori costituzionali del 25 Aprile? La mediazione converrebbe ai popoli israeliano e americano per evitare il prezzo dell’escalation, ma il sionismo cristiano ha scelto diversamente. Del resto se le fonti energetiche del Mo venissero meno, l’Impero rimarrebbe uno dei pochi produttori di energia.
“Personaggi come la Von der Leyen..”
Alla guida di un impero del male
"Mi piace""Mi piace"