Putin e il decreto che stabilisce quanto vale in denaro un soldato russo morto in Ucraina

(DOMENICO QUIRICO – lastampa.it) – Qual è il prezzo di un uomo? Quanto vale ? Intendo non un uomo astratto, che non è in questo o in quel luogo, né di questa epoca né di un’altra, che non ha sesso né patria, una idea insomma, ovvero un non uomo. Il mio, il nostro è l’altro: quello in carne ed ossa, io, voi, quell’altro più lontano, noi tutti che calchiamo la terra. Anche se poi muore. Quanto vale un uomo ucciso nella Storia, per esempio di oggi , per esempio in una parte del globo che formicola di tribù che si scannano, in avanzate e ritirate altrettanto inutili, con uomini che crepano come cani sui bordi della strada invocando madri che non rivedranno…Già: quanto vale la vita di un soldato russo ucciso in Ucraina, uno dei tanti di questo scorcio infame di millennio che si fa avanti come una macchia di ira e di sangue? Almeno cinquanta, sessantamila, dicono, che hanno attraversato quel fuggire, tremare, espiare che sono il senso unico e vero di ogni guerra, la sua collettiva redenzione.

Putin ha risposto con un decreto: l’equivalente di sessantacinquemila euro. Non voglio fare calcoli economici, convertire quella cifra nel tenore di vita di qualche remoto villaggio da cui il soldato ucciso era partito con i parenti che lo guardavano in silenzio dopo avergli messo nello zaino i barattolini con i funghi e i cetrioli raccolti lo scorso autunno nei boschi… sai laggiù nel Donbass…tra i nazisti …chissà cosa potrai mangiare…Immagino svelte cerimonie…un ufficiale o un piccolo funzionario che stringe mani di padri e mogli, consegna una busta con l’assegno …le stesse frasi…un eroe…la santa Russia non dimentica…

Quello che mi interessa è lui, Putin. Che si considera architetto perfetto di potenza e di vendetta, che ci ha annegati in questi mesi nei suoi silenzi. I politici e i generali gli mandano latrati dei loro dubbi, le madri singhiozzano sui figli perduti. Lui… duro d’orecchio, implacabile, sordo.

Laggiù, nelle pianure gelate, un nutrito fuoco di cannoni manda in briciole barricate e trincee con tutti i parassiti umani che vi si annidano con il loro povero affamato coraggio…e lui non esce neppure dal silenzio, firma solo un pezzo di carta. Sessantacinquemila euro per ognuno di quei corpi che come carbone ormai consumato si sono frantumati in cenere grigia, informe.

La Storia, già davanti alle possenti mura di Ilio, ha inventato mille scuse per giustificare il morire in guerra. I dispotismi e le tirannidi sono state più fertili di bugie che le democrazie. Putin ha semplicemente preso coscienza che l’egoismo è la condizione umana di chi vuole dominare; gli è necessaria una feroce esenzione dalla pietà. I sedicenti demiurghi, anche quelli mediocri, non hanno interesse per la resistenza dei materiali, anche quando si tratta di materiale umano. Gli uomini che ha spedito a morire in Ucraina gli appaiono fin dall’inizio chiusi nella loro sorte già compiuta e inalterabile. Per questo una mazzetta di banconote basta per compensare il diritto al suo privilegio, il sentirsi in regola con i conti del dare e dell’avere.

8 replies

  1. Egregio Quirico
    Non pensa che la Nato responsabile principale di quanto sta accadendo in Ucraina dovrebbe essere chiamata a rispondere di tutti i morti di questa guerra?

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  2. Qual è il prezzo dell’onestà intellettuale di un giornalista?
    Non è stabilito per decreto ma per contratto.
    Ed è visibile sulla busta paga.
    E se fosse superiore ai 2000 euri al mese… sarebbero soldi buttati

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  3. In ogni guerra e sotto tutte le latitudini vige il risarcimento economico per i combattenti morti, Lei non ha più nemmeno la dignità di articolare i suoi ipocriti scritti sull’argomento sulla base obbiettiva che questi risarcimenti sono previsti da tutti i governi .
    La NATO è l’unica responsabile di tutto ciò , e se avesse un minimo di onestà intellettuale lo scriverebbe , ma preferisce discettare su Putin ….

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  4. Scriva pure qualcosa sulla popolazione palestinese. Ci informi di quanto vale la morte, ed anche la vita di un palestinese. In apparenza non c’è neanche una guerra, vige solamente un grande campo di concentramento.

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  5. Vabbè, l’inail paga i suoi iscritti alla previdenza, non eventuali terzi che si infortunano in fabbrica. Penso che ci sarà un processo che quantificherà il risarcimento che non sarà mai sufficiente comunque.

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  6. Credo che paragonato al rispettivo pil pro-capite non sia inferiore al risarcimento dato per un operaio ucciso sul lavoro in Italia.
    Demagogia.

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