La richiesta di ottimismo è la malattia infantile del melonismo

Ci sono parole fuori posto, che piovono male, che non c’entrano niente, così estranee al contesto che sembrano appoggiate lì per caso. O per convenienza, per ridicolo calcolo, o peggio per speranza, o peggio ancora come piccola assicurazione sui fallimenti futuri: parole […]

(di Alessandro Robecchi – Il Fatto Quotidiano) – Ci sono parole fuori posto, che piovono male, che non c’entrano niente, così estranee al contesto che sembrano appoggiate lì per caso. O per convenienza, per ridicolo calcolo, o peggio per speranza, o peggio ancora come piccola assicurazione sui fallimenti futuri: parole che mettono le mani avanti. Una di queste parole, ricorrente al punto da essere noiosa, è “ottimismo”, non a caso sbandierata fieramente dal/la signor/a Giorgia Meloni nei suoi auguri (soprattutto a se stessa e ai suoi arditi) di fine anno. “Un 2023 di orgoglio e ottimismo”, augura il/la presidente del Consiglio, che vuol “sollevare questa nazione”, “rimetterla in piedi”, “farla camminare velocemente con entusiasmo”, e, ovvio, “dobbiamo farlo insieme”. Con il che si capisce bene il sottotesto: se voi non avete entusiasmo, ottimismo e non lo farete insieme, beh, un eventuale disastro sarà colpa vostra. Un classico.

Giorgia, donna, madre e cristiana, non è che inventa molto, diciamolo. Ancora ci ricordiamo quello là col sole in tasca, il Berlusca buonanima, che andava dicendo che i pessimisti si tirano addosso la sfiga da soli, e quindi non essere ottimisti non è un atteggiamento, ma un concorso attivo alla catastrofe. Vennero altri ottimismi, più organici all’ubriacatura liberale che piace tanto ai piani alti e altissimi del Paese. I primi giorni di Mario Monti fecero saltare l’ottimistometro nazionale, e pareva che fosse atterrata la Madonna in persona, il loden al posto del velo, per sistemare le cose con la sola imposizione delle mani della Fornero. Si è visto.

Altro sussulto di ottimismo sfrenato, la comparsa di Mario Draghi, quando pareva che l’Europa bussasse da ogni italiano con i contanti in mano dicendo “tenga buon uomo”, e i giornali titolavano sulla pioggia di miliardi in arrivo, praticamente già infilati nella nostra casella della posta. Si è visto anche lì, e basterebbe a mettere una moratoria di dieci anni sulla parola ottimismo, almeno in politica.

Quali motivi ci siamo oggi, essendo italiani, per essere ottimisti, è piuttosto misterioso. L’inflazione al dieci per cento, il lavoro che si precarizza sempre più, il welfare che svapora, le bollette, la guerra di altri che ci costa come se fossimo in guerra noi. Basta dare un’occhiata a ricerche e sondaggi per scoprire che il segno meno, in quanto a fiducia, domina incontrastato, e non sarà certo chiamare il Paese “Nazione” (o i camerati “patrioti”) che ci indurrà a cambiare idea. Di solito, l’ottimismo è un afflato piuttosto irrazionale (“Gli ottimisti sono la claque di Dio”, diceva mirabilmente Gesualdo Bufalino), mentre il pessimismo è mesto realismo. Una differenza che chiunque può capire se si sveglia con Giorgia ottimista, la benzina più cara, le autostrade più costose, il mutuo più stretto al collo, lo stipendio che vale meno e l’assistenza scomparsa per dare una mano ai presidenti delle squadre di calcio, i veri bisognosi del Paese.

Ma quando si invoca ottimismo – come il sor/sora Giorgia fa un po’ maldestramente, nel suo stile – si intende un’altra cosa. Si intende solitamente uno spirito collettivo, un vento che porta non solo consenso, ma convinzione, un’aria frizzante di partecipazione emotiva dei cittadini che oggi non si vede, non risulta, non c’è, e non ha motivo di essere.

Meloni faccia la sua strada in salita, non cerchi appigli, non invochi aiutini da casa come nei telequiz, non si appelli all’ottimismo della popolazione al quale ha finora contribuito soltanto bastonando i poveri e aumentando la benzina: non un grande contributo.

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5 replies

  1. “Con il che si capisce bene il sottotesto: se voi non avete entusiasmo, ottimismo e non lo farete insieme, beh, un eventuale disastro sarà colpa vostra. ”
    Come deresponsabilizzarsi per i disastri che è conscia di combinare, pur di ricompensare subito e mettere a tacere i suoi “spingitori di…#*¥‼️@⚧” (epiteto a scelta) “(semicit)
    🤬💩☠️💣🤐

    “…la guerra di altri che ci costa come se fossimo in guerra noi.”
    Grazie per averlo scritto. 🙏🏻

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  2. Settimo invio di armi all’Ucraina. Aumento delle spese militari, delle assunzioni inutili di aiutanti dei politici, di vitalizi e regalie politiche, leggi contro i poveri, aumento di bollette, benzina e pedaggi, tagli allo stato sociale e al recupero del territorio, sprechi e sciali della Casta, leggi penali inique liberatutti per corrotti e mafiosi, divieto di assembramenti, scioperi e cortei con la scusa dei rave, appecorinamento sotto la politica distruttiva e antieuropea di Biden, media plaudenti peggio dell’Istituto Luce, ritorno del peggio del fascismo, proposte di modifica anticostituzionale della Costituzione, diminuzione della democrazia..
    Dal discorso della Meloni di fine anno:
    “Un 2023 di orgoglio e ottimismo.Occorre ”risollevare questa nazione”, “rimetterla in piedi”, “farla camminare velocemente con entusiasmo”, e dobbiamo farlo insieme”.

    Ma che fa? Ci prende per il kulo?

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  3. Vivere e pensare con ottimismo: liturgia del mondo “new age”, nel mondo del lavoro “piramidale”, nel mondo delle sette religiose… E ottimismo alla Zelensky di chi tira su con il naso farina

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