I malati in Italia? O pagano o muoiono

(la Repubblica) – Duecento giorni per una risonanza magnetica a Napoli, sei mesi per una gastroscopia a Bari, una visita oculistica non prima di febbraio a Torino. Da Nord a Sud, chi ha dolore alla schiena, mal di stomaco o il bisogno di un controllo al cuore spesso si trova a un bivio: aspettare o pagare. Viaggio nell’Italia in lista d’attesa, nel Paese in cui, come raccontato ieri da Repubblica , le prestazioni di controllo sono calate del 20% rispetto al 2019, l’anno prima del Covid, mentre l’attività privata cresce.

Quanto tempo ci vuole per una visita o un esame con priorità “D” (“differibile”), da garantire entro trenta o sessanta giorni? In molti casi, secondo i dati raccolti da Repubblica in diverse città italiane, meglio bussare nel 2023: a Napoli per la gastroscopia c’è posto in aprile, fra 137 giorni. Tempi simili a Torino anche per la risonanza. A Roma bisogna aspettare gennaio per andare dal cardiologo o dall’oculista. Non sono tempi da trascurare, perché in genere si tratta del primo contatto fra un paziente e il suo medico, il possibile inizio di un percorso.

Per questo è importante anche monitorare le prestazioni di classe “B”, quelle da garantire entro dieci giorni perché si ritiene che la risposta debba essere “breve”: in alcuni casi, ce ne vogliono dieci volte tanti. Ne servono il doppio a Palermo per una risonanza, quasi il triplo a Genova per l’ecografia all’addome, tre in più del dovuto a Milano per una gastroscopia, anche se il capoluogo lombardo, assieme a Firenze, è tra le città più in regola. La Toscana, in generale, è la realtà locale che ha visto un aumento delle prime visite nei primi sei mesi del 2022 rispetto allo stesso periodo del 2019. Tutti gli altri hanno prodotto meno attività sanitaria.

Fuga nel privato

Le alternative si trovano. Pagando. «Ho la sclerosi multipla e l’esenzione – racconta Antonella, 39 anni, della provincia di Brindisi – ma sono costretta a spendere tanti soldi per le visite perché è impossibile prenotarle con il pubblico. La mia piccola pensione non basta. Ho dovuto pagare anche per un’ecografia alla tiroide». […]

C’è chi dice no. E aspetta Francesca, professionista bolognese, da sei mesi cerca di aiutare i suoi genitori – il papà di 70 anni e la mamma di 65 – a prenotare due esami. A suo padre, l’estate scorsa, il medico ha consigliato un esame, l’agoaspirato, dopo aver trovato dei noduli alla tiroide. Lui è ancora in fila. «Se ci fosse qualcosa di grave, avremmo perso sei mesi. Privatamente ci hanno chiesto 250 euro. Mio padre sarebbe esente. In più, per principio, non vuole pagare visto che esiste un’Ausl», racconta sua figlia.

I medici sono preoccupati: «Quando chiediamo una risonanza entro trenta giorni, non sempre viene garantita e rischia di essere fatta troppo tardi», dice Salvatore Bauleo, dottore di famiglia di Bologna. Pier Luigi Bartoletti, segretario della Federazione medici di medicina generale di Roma, avverte: «Chi ha determinate patologie non può attendere tempi lunghi».

Il decalogo lombardo

Anche la Lombardia corre ai ripari. Sono dieci le prestazioni per le quali si aspetta molto più del dovuto e la giunta ha approvato una delibera per migliorare i tempi di attesa. Il presidente Attilio Fontana e l’assessore al Welfare Guido Bertolaso promettono che 66 mila cittadini ai quali è stato dato un appuntamento fuori dai tempi massimi previsti (3mila di questi avevano l’urgenza a dieci giorni), tra gennaio e giugno 2023, saranno richiamati per anticipare la data. […]

4 replies

  1. Un tempo c’era il diritto alla salute, poi si sono accorti che corrompendo la politica con pochi spiccioli potevano accaparrarsi clienti per fantastiliardi, e hanno fatto due più due.

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  2. Quando c’è da darsi da fare per informare correttamente i cittadini e aiutarli a scegliere chi potrà fare i loro interessi e quindi votarli, Repubblica si schiera, come ha fatto ancora di recente, dalla parte sbagliata. Poi quando le cose vanno male perchè governano quelli a cui hanno dato manforte a prendere in giro gli italiani, allora fanno le inchieste sui mali che affliggono il Paese, ma che lasciano il tempo che trovano.

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  3. Con la riforma sanitaria dell’ex ministro Tina Anselmi si è avuta l’apertura all’esterno degli ambulatori ospedalieri insieme alla obbligatorietà del rapporto unico dei medici e molti di questi problemi erano stati superati, ma con l’avvento del governo Berlusconi è stato dato il via a una sanità volta a favorire il privato, taglio piante organiche, chiusura e ridimensionamento di ospedali, flussi di denaro pubblico indirizzati al privato al suo potenziamento a scapito del SSN

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    • Tanto il vecchio porco e gli altri come lui non devono mica aspettare 4 giorni su di una barella in un pronto soccorso, no?

      A loro va bene così.

      Ma chi li vota non ha scuse.

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