Meloni si piega al Colle: decreto ad hoc per le armi da inviare a Kiev nel ’23

Marcia indietro. Ritirato l’emendamento infilato nel testo sulla sanità della Calabria. Figuraccia del ministro Crosetto (FdI). Il governo fa marcia indietro. L’emendamento che inseriva la proroga dell’invio di armi all’Ucraina per tutto il 2023 alla fine è stato ritirato dal testo del decreto […]

(DI TOMMASO RODANO – Il Fatto Quotidiano) – Il governo fa marcia indietro. L’emendamento che inseriva la proroga dell’invio di armi all’Ucraina per tutto il 2023 alla fine è stato ritirato dal testo del decreto Nato-Calabria, dove l’avevano infilato i relatori Roberto Menia (FdI) e Tilde Minasi (Lega). Giorgia Meloni e i suoi non hanno cambiato idea sulla sostanza degli aiuti militari a Kiev, ma hanno chinato la testa sulla forma: servirà un decreto apposito – che dovrebbe essere presentato domani in Consiglio dei ministri – perché inserire la questione delle armi in un testo che riguardava tutt’altro (misure sulla sanità calabrese) sarebbe stata una forzatura davvero eccessiva. Così il blitz annunciato lunedì, è fallito il giorno dopo.

Ha pesato, nella scelta, la protesta delle opposizioni e in particolare del Partito democratico, che nel dibattito di ieri al Senato ha chiesto il ritiro dell’emendamento: anche i dem sono notoriamente favorevoli a prolungare il sostegno militare all’Ucraina, ma ritenevano “un colpo di mano” inaccettabile (per palese “inopportunità tecnica”, parole del senatore Enrico Borghi) che la questione fosse infilata nel decreto sulla Calabria. Invece con una norma (e una discussione) ad hoc, la maggioranza potrà contare probabilmente anche sulla collaborazione dei democratici. Ma nella marcia indietro di Meloni ha pesato ancora di più la perplessità del Quirinale: fonti di governo riconoscono che qualche forma di moral suasion da parte del Colle c’è stata. Così l’emendamento è sparito, servirà un decreto apposito e se ne riparlerà nel Cdm di domani.

Sul piano della sostanza, come detto, cambia relativamente poco: l’obiettivo del governo è votare il testo sulle armi entro la fine dell’anno, i numeri in aula di sicuro non mancano. C’è però un fastidioso affollamento sul calendario: i decreti in scadenza da “smaltire” in Parlamento entro fine dicembre sono già altri quattro. E soprattutto c’è la brutta figura: non solo la sgrammaticatura normativa che avrebbe fatto alzare più di un sopracciglio al Quirinale, ma pure la gaffe personale del ministro della Difesa, Guido Crosetto, che sull’importanza di approvare immediatamente gli aiuti a Kiev ci aveva messo la faccia. Lunedì sera, infatti, Crosetto aveva espresso al riguardo un giudizio inappellabile: “La scelta di procedere con un emendamento al decreto Nato (quello sulla sanità calabrese, ndr), e non con uno specifico decreto legge – si legge nella nota diffusa dal ministro alle agenzie – si deve all’impossibilità di poter intervenire con un decreto ad hoc, visti i tempi necessari per l’approvazione, considerati i decreti in scadenza e la legge finanziaria in itinere”. E invece si procederà proprio nella maniera che Crosetto aveva definito “impossibile”: ci sarà un decreto ad hoc e un passaggio parlamentare senza ulteriori forzature.

La precipitosa marcia indietro è stata raccontata dal capogruppo di FdI al Senato, Lucio Malan, come un gesto “di grande rispetto per le prerogative del Parlamento” e, tra le righe, come un apertura di credito al Pd: “È positivo che l’opposizione, o quanto meno gran parte di essa, si sia associata all’impegno di approvare questo nuovo decreto entro l’anno”.

Ieri, intanto, alla Camera si è svolta la discussione generale sulle mozioni sul conflitto in Ucraina. Oggi si vota. Le opposizioni procedono separate, con quattro testi distinti (Pd, “terzo polo”, Cinque Stelle, Verdi-Si): dem e pentastellati si voteranno reciprocamente contro, a meno di sorprese dell’ultimo minuto: l’ipotesi che gli ex alleati si astenessero sulle rispettive mozioni non ha preso quota.

Ma anche a destra la compattezza è solo apparente: ne sono prova i cambiamenti apportati al testo della mozione del centrodestra. La prima versione del testo metteva l’accento sull’invio delle armi e sulla spesa del 2% del Pil per la Difesa: erano collocate rispettivamente al punto 1 e al punto 4 del documento. La versione definitiva della mozione invece è diversa, dà meno enfasi alle armi: il sostegno militare all’Ucraina è sceso al punto 5, l’obiettivo del 2% è al punto 7. Nel testo sono stati aggiunti incisi significativi sulla “ricerca di una pace giusta e sostenibile” – al punto 1 –, sulla protezione dei minori, sulla sicurezza alimentare e sulle risorse da destinare alla politica estera (a fianco di quelle per la Difesa). Una mediazione pretesa da Forza Italia e Lega, a cui si sono dovuti adeguare Meloni e i suoi.

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8 replies

  1. Non si smentiscono mai. Si passa dal prima gli italiani al prima alla guerra degli altri. Dal nazionalismo all’atlantismo più sfrenato. Dal non ci sono soldi per gli italiani indigenti (no RDC a chi non trova lavoro) ai miliardi da spendere in armi. Dalla riduzione del potere di acquisto delle pensioni allo spendiamo i soldi per far distruggere e ridurre in macerie l’Ucraina.

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    • I soldi gli spendiamo per aiutare l’eroico popolo ucraino a difendersi dalla barbara aggressione degli orchi putleriani e non certamente “per far distruggere e ridurre in macerie l’Ucraina”, come vaneggi…

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  2. Ha ragione chi ha detto che Noi Italiani non sappiamo votare. Infatti poi interviene (zio sam) e il governo salta e tornano i migliori(gov. tecnico). Questo governo durerà molto perche’ piu atlantista e pro ue, come la sig. meloni c’ è solo il pd. (minuscoli voluti)

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  3. Ancora mi riesce difficile capacitarmi non tanto del fatto che Stanlio & Odio si siano buffonescamente inventati la ridicola definizione di “terzo polo”, quanto del fatto che siano riusciti con successo a sbolognare questa vulgata/vaccata presso la stragrande maggioranza dei media.

    Se invece li avessero definiti “terza palla” avrei quasi sicuramente applaudito.

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  4. Atlantisti di destra e di sinistra Uniti. Il PD non potendo fare opposizione sulle armi, la fa sulla forma tecnica, giusto per fare qualcosa, ridicoli

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