Daniela Santanché annuncia di aver venduto le sue quote del Twiga. Ma a chi?

(Valentina Iorio – corriere.it) – «Ho venduto le mie quote del Twiga, ho firmato dal notaio una decina di giorni fa», ha annunciato in un’intervista a La Stampa la ministra del Turismo Daniela Santanché, senza precisare a chi.

 «Questo non vi riguarda, ma l’ho fatto», ha replicato alla domanda del giornalista. Per la sua partecipazione come socia di minoranza nella proprietà del Twiga Beach Club, lo stabilimento di lusso di Flavio Briatore in Versilia, la deputata di Fratelli d’Italia è stata accusata di conflitto d’interesse. Tanto che lei stessa aveva detto di essere disposta a rinunciare alle deleghe sui balneari, poi conferite al ministro per le Politiche del mare e per il Sud, Nello Musumeci.

La ministra del Turismo, come ha ricostruito il Sole 24 ore, ha ceduto per oltre 2,8 milioni di euro la sua quota del 22,05% dividendola tra Flavio Briatore (11,025%), che diventa socio di maggioranza assoluta della società, e il compagno Dimitri Kunz d’Asburgo Lorena (11,025%). Una piccola quota indiretta è andata al gemello di Dimitri, Soldano, e alla sorella Anastasia.

Dopo la nomina a ministra del governo Meloni, Santanché aveva detto che non avrebbe rinunciato sua partecipazione nella società, ma poi ha cambiato idea. La vendita delle quote potrebbe non essere sufficiente per mettere a tacere le polemiche, dato che gli acquirenti sono legati alla ministra da rapporti familiari o affettivi e di affari.

Dopo la cessione della quota di Santanché, le quote del Twiga sono così distribuite: Majestas Sarl, la holding lussemburghese che controlla le società di Briatore, detiene il 56,925%, il manager Bruno Thierry Sebastien Michel ha un 10%, Modi Srl, controllata dai gemelli Dimitri e Soldano Kunz d’Asburgo Lorena, ha il 7,225%, e Thor Srl, controllata sempre dai due gemelli Kunz d’Asburgo Lorena e dalla sorella Anastasia e titolare della nuda proprietà di una quota pari al 22,05% del capitale, che ora ha una quota del 3,75% del capitale.

Acquistato oltre 20 anni fa da Flavio Briatore, lo stabilimento di Marina di Pietrasanta è diventato in poco tempo un marchio internazionale con sedi in tutto il mondo, tra cui Londra e Montecarlo. A fronte dei circa 17.600 euro l’anno pagati per la concessione, il locale frutta circa 4 milioni l’anno di incassi, stando ai dati del 2019. Vale a dire 227 volte più dell’investimento sostenuto, come aveva raccontato Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera.

Lo stesso Briatore disse al Corriere che «gli affitti delle concessioni balneari andrebbero rivisti tutti». «Parlo anche di me», aggiunse, ricordando che il canone pagato dal vecchio concessionario era di 4.322 euro l’anno ed è poi salito fino a 17.619. «Lo Stato dovrebbe rivederle tutte. E almeno triplicare le tariffe», spiegò l’imprenditore.

Visibilia, la pista dei soldi alla società di Santanchè

(DI NICOLA BORZI E THOMAS MACKINSON – Il Fatto Quotidiano) – Follow the money, seguite il denaro. È la pista sui cui lavorano gli inquirenti di Milano che indagano sulle società di cui è stata azionista e amministratrice Daniela Santanchè, senatore di Fratelli d’Italia e attuale ministro del Turismo. La domanda è da dove arrivino i soldi che sostengono le traballanti finanze del gruppo. L’ipotesi su cui si concentrano Procura e Guardia di Finanza è che dietro gli azionisti e gli obbligazionisti delle società vi siano persone collegate al trio Canio Mazzaro-Daniela Santanché-Flavio Briatore. Domanda che si basa anche sulle difficoltà finanziarie che da tempo coinvolgono il manager Canio Mazzaro e il gruppo Bioera, Ki Group e Visibilia. La questione ruota dunque intorno al misterioso fondo Negma, operativo a Dubai, ma registrato nelle Isole Vergini Britanniche, che da alcuni anni sta finanziando le imprese del gruppo Mazzaro-Santanchè, quotate in Borsa sull’Aim. La domanda è se Negma, riparato da due paradisi fiscali, sia stato usato come “paravento” per schermare la provenienza del denaro arrivato a Visibilia attraverso le obbligazioni convertibili sottoscritte in base al contratto firmato l’8 ottobre 2021 da Daniela Santanchè, all’epoca presidente e ad, e dal presidente di Negma, Elaf Gassam. Ambienti vicini alle indagini si chiedono se il denaro fluito attraverso il fondo di Dubai abbia fatto il roundtrip, un percorso di andata e ritorno.

La questione non è peregrina, almeno secondo i dati della Centrale rischi di Banca d’Italia, il database di tutti i debitori italiani esposti con il sistema creditizio nazionale. Se al 31 luglio scorso Bioera non aveva sofferenze e alcun debito (ma un prestito obbligazionario scaduto il 2 dicembre 2021 è stato messo in moratoria solo il 28 dicembre e ad agosto scorso ha emesso un nuovo bond convertibile da 9 milioni), Ki Group era affidata per quasi 3,4 milioni, con fondi usati per 2,5 milioni. Ma a impensierire era la posizione personale di Canio Mazzaro: su crediti accordati per 13,1 milioni, le sofferenze totali erano di oltre 7,5 milioni, il 57% del credito erogato.

Le difficoltà di Mazzaro con le banche sono di lunga data. Imprenditore con Pierrel e Bioera, oltre che ex compagno di Daniela Santanchè e padre di suo figlio Lorenzo, sin dal 2004 è stato fortemente finanziato dalla fallita Banca Marche, quando questa era gestita dal direttore generale Massimo Bianconi. Nel 2007 P Farmaceutici, società che allora controlla Pierrel, aumentava il fido con Banca Marche 6 a 10 milioni: un mese dopo dall’azienda uscivano 1,5 milioni, in due tranche, verso un trust di diritto olandese di cui era titolare Flavio Briatore, all’epoca socio di minoranza della P Farmaceutici. L’ufficio audit dell’istituto segnalava l’anomalia che nei consigli delle società Ki Group (di cui Santanchè è stata consigliera sino al 15 giugno 2020), Bionature Service, Organic Oils e Bioera, tutte del gruppo di Mazzaro accanto a Briatore e Santanchè (che è stata presidente di Bioera) sedeva Luca Bianconi, figlio di Massimo. A marzo 2013 l’esposizione di Mazzaro e delle sue aziende era di 19,4 milioni, dei quali 18,8 in sofferenza: il 76% con Banca Marche. Ancora nel 2019, Mazzaro controllava il gruppo attraverso la sua società personale Clm. Clm, finanziata da Mps per acquisire Bioera tra 2010 e 2011 dal concordato preventivo dov’era sprofondata per il crac della sua capogruppo Mariella Burani, è per il 51% in pegno a Montepaschi e per il restante 49% a Anna Rita Mattia, domiciliata a Dubai, moglie di Massimo Bianconi.

Dubai è dunque un luogo ricorrente. Tra le stranezze di questa storia c’è il fatto che la quota azionaria di minoranza di Visibilia detenuta da Giuseppe Zeno, il discusso finanziere e socio che ha denunciato Visibilia a Consob in alcuni esposti, è detenuta tramite Efg Bank. Efg è la banca svizzera che ha acquisito le attività della Banca della Svizzera Italiana (Bsi), istituto di credito dissolto nel 2016 da Finma, l’autorità di controllo elvetica, dopo numerose inchieste internazionali per riciclaggio che ebbero ricadute anche sulla sua controllata italiana. In quello stesso 2016 Roberto Culicchi, oggi alto dirigente di Negma responsabile delle sue attività in Italia, diventava general counsel della succursale italiana di Bsi Europe, banca lussemburghese posseduta al 100% da Bsi.

Un passaggio importante e delicato di questa vicenda sarà l’udienza del 30 novembre, quando alla seconda sezione civile del tribunale di Milano si terrà l’accertamento dei presupposti per la liquidazione giudiziale di Visibilia, promossa dalla Procura di Milano sulla base di debiti per quasi 985mila con l’Agenzia delle Entrate – Riscossione. L’11 novembre però Visibilia ha saldato il debito col Fisco grazie alla liquidità fornita da Visibilia Concessionaria, società che fa riferimento a Santanché. Oggi Visibilia Editore Holding e Visibilia Concessionaria, società riconducibili a Santanchè, hanno azzerato la loro quota in Visibilia: l’azionista di riferimento è Luca Ruffino, che detiene il 7,87% attraverso la società Sif e il 12,94% direttamente.

4 replies

  1. L’hanno presa alla larga, probabilmente per timore di querele, tornate di gran moda. Si può tranquillamente leggere solo le ultime righe. Come del resto nel caso dell’amico Briatore, l’unica parola che conta è riciclaggio. Io ne aggiungerei un’altra: prestanome. Il passo successivo è a livello di 2+2. Il Maestro comunque rimane sempre e solo uno: Silvio

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