Il Conte e i baroni

(Edoardo Sirignano – lidentita.it) – Le ultime vicende del centrosinistra ricordano e non poco le fiabe dei fratelli Grimm. Ci sono i buoni e ovviamente i cattivi. Il principe azzurro è, senza ombra di dubbio, il “Conte del Movimento”. Stiamo parlando, infatti, del professore che sveste i panni da nobile accademico e indossa quelli da condottiero del popolo, della povera gente che non riesce a pagare le bollette e arrivare a fine mese. Ci sono, poi, i “baroni”, ovvero quei signorotti, che arroccati nelle loro roccaforti democratiche, in un periodo in cui l’oro non abbonda per i progressisti, vogliono tenere tutto per sé.

Il monito del saggio

Come nelle migliori delle favole, c’è sempre un saggio a raccontare la realtà, a utilizzare il classico “c’era una volta”. Il giudizioso, questa volta, è Carlo De Benedetti, la famosa tessera numero uno del Pd di Veltroni, che non ha mai fatto mancare il suo sostegno ai dem, ma nemmeno le sue critiche. Critiche che oggi servono per tracciare un ritratto del partito di Letta, che forse per la prima volta vede l’Ingegnere scettico per davvero. “L’attuale segreteria del Nazareno – racconta ai taccuini del Corsera – è stata un disastro perché non ha saputo indicare una sola ragione per cui si dovesse votare il Pd”. Viene raccontato, quindi, quel mondo fantastico, dove appunto sopravvivono vassalli, valvassini e valvassori. Gli unici a vivere bene sono quei figli del feudalesimo, che ubbidiscono a un re fantoccio. Un quadro che fa pensare e non poco al mondo universitario, dove ci sono i professoroni, che consentono solo ai figli di succedergli e a nessuno di emergere.

Il congresso dei baroni

La rappresentazione di tutto ciò sono i protagonisti di quello che dovrebbe essere il congresso della svolta. La prima a scendere in campo Paola De Micheli è l’ultima trovata di un redivivo Pierluigi Bersani. Dario Nardella è il figlio non riconosciuto del vecchio re di Firenze. Stefano Bonaccini, definito da qualcuno la novità, rappresenta la continuità di quel mondo delle cooperative, che non riesce a ritagliarsi uno spazio. Elly Schlein è lo strumento utilizzato da Franceschini per mettere il cappello sulla bandiera dei diritti. Cambiano gli addendi, però, il risultato non cambia. A dominare incontrastati nel momento più triste del centrosinistra , sono i soliti, quelli che De Benedetti definisce “baroni”.

La scossa

Nelle migliori storie, però, c’è sempre un momento in cui accade qualcosa. A dare la scossa, stavolta, sono le dichiarazioni dell’ultimo erede di quell’imprenditoria che tanto piace ai progressisti. De Benedetti , dopo mesi di silenzio, chiede ai “potenti del regno democratico” di farsi da parte, scoprendo così il coperchio del vaso di Pandora o meglio ancora di quella “setta” che impedisce ai propri adepti di esprimersi. Un messaggio, troppo forte, che non può essere ignorato da chi oggi ha le redini della creatura pensata da Veltroni. Ecco perché basta una sola nota per far annunciare le dimissioni del segretario Enrico Letta. Tutti sanno che si tratta di un semplice sfogo. Non ci sarà alcun passo indietro dopo l’assemblea di sabato. Si tratta, comunque, di un chiaro messaggio a quei nobili padri, che intendono sacrificarlo per i propri interessi. L’irritazione contro chi non vuole accelerare la data delle operazioni congressuali è solo una scusa per nascondere la paura di un uomo, ormai sempre più solo e il cui destino è legato esclusivamente ai piani di un “gotha”, che lo costringe a prendere scelte impopolari, in vista delle prossime regionali, pur di sopravvivere nei cari manieri.

La furbizia del forestiero

Quando c’è un malcontento, in ogni storia, c’è sempre qualcuno che cerca di approfittare delle disgrazie altrui. In questo caso, il forestiero arriva da Italia Viva e si chiama Matteo Renzi. Il giglio, sfruttando la mancanza di classe dirigente, le faide interne, impone la linea o meglio ancora quei candidati che preferisce e che gli riconoscono un’indiscussa leadership. Nel Lazio, quindi, costringe Zingaretti ad accettare l’assessore uscente D’Amato, che i sondaggi già danno per sconfitto. In Lombardia, invece, mette i lettiani all’angolo, costringendoli ad imboccare un vicolo cieco chiamato primarie. Tutti sanno, compresi i compagni della prima ora come Zanda, che l’unica che può battere Fontana è la sola Moratti. Ecco perché i dem se vogliono vincere devono per forza sedersi al tavolo del terzo polo, l’unica strada per fermare la marcia di Salvini e di conseguenza il governo. Tutti sanno che una batosta della Lega al Nord, metterebbe in serie difficoltà quella Giorgia che è riuscita ad accattivarsi le simpatie dei grandi del pianeta.

La rivoluzione del compagno Conte

Arriviamo, dunque, alla fine della fiaba, quella in cui c’è bisogno dell’eroe che salva i poveri oppressi. In questo caso, il Robin Hood arriva dal foggiano o più precisamente Volturara Appula. Il nuovo compagno Giuseppe Conte, non solo riapre le vecchie stanze chiuse delle sezioni Pc, ma dimostra ai compagni, che c’è ancora spazio per la rivolta, per scendere in piazza. A capirlo sono gli stessi strateghi dei baroni, i cortigiani più illustri. Non è un caso che il primo a sposare la causa è un tale Goffredo Bettini, che toglie i panni da borghese e si rimette quelli da portavoce dei deboli. Solo così può mettersi al seguito del nuovo “paladino”, che pure con un Fassina qualunque, può far cadere il regno distrutto di Enrico. Udire Bella Ciao, d’altronde, affascina quei giovani democratici in cerca di riscatto. Lo sa bene il capo degli Scientologist a Bruxelles Brando Benifei, il quale non rinuncia a esternare il proprio odio verso i padroni e soprattutto a proferire la verità, ovvero che l’unica strada per salvarsi si chiama “sinistra”. Solo così la storia potrebbe avere un lieto fine e il centrosinistra uscire da quell’incubo chiamato Meloni. Il popolo è stanco delle battaglie femministe della Boldrini, delle esternazioni di Zan e di capi, che pensano solo ai propri fini e non a quelli della loro gente.

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17 replies

  1. Bisognerebbe prima bonificare il partito ovvero cacciare tutti i vecchi capi bastone a cominciare da franceschini eliminare tutti i residui renziani che ancora si annidano all’interno e alla fine rimarrebbero solo le sardine e allora meglio fondare un nuovo movimento e affiancarlo ai 5 stelle e lasciare che la vecchia bagnarola affondi con tutti i sui dinosauri con letta al ponte di comando.Amen

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  2. grazie dell articolo, posso dire fuori dai denti che del loro destino non me ne frega un…tubo, eppure fino a 30 anni fa li ho votati, pur tappandomi il naso. Già non mi sentivo rappresentato. Conte, attento a te, guardati alle spalle e più in basso, sai bene cosa comporta il campo largo.

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    • Scusa, Ido, che cosa votavi sino a 30 anni fa? Cioè SINO al 1992, tappandoti anche il naso?
      Il Pd è stato fondato a fine 2007. Sino al ’91, c’era addirittura ancora il PCI…

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      • ho generalizzato, intendevo dire che votavo a sx, o perlomeno quello che mi ha insegnato mio padre dalla maggiore età, 21 anni. Pertanto dal pci e sue seguenti varianti, fino a circa 30 anni fa. Ora concedimi anche una tolleranza, se non 30 saranno 28. Pur senza precisione, spero di aver espresso il concetto. Sono stato veggente, forse. Per completezza e senza lasciare sospesi, ho votato per i radicali, i verdi, it dei valori, infine 5* dalla prima ora. Spero di esser approdato stabilmente, cioè salvo senza ulteriore cocente delusione, dopo di che, vado al mare. Ma il mio certificato elettorale ha sempre avuto le caselle piene. Ciao Anail

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      • Perdonami, Ido, capirei l’iperbole se tu scrivessi che hai votato a sx PER 30 anni…è quel SINO a 30 anni fa che non capisco…perché allora di “varianti” di sx ce ne stavano ben poche, forse 1 e per poco tempo.
        Non è una critica, la mia, eh!
        Tu pensa che io non ho mai votato né PCI (con rammarico, ora), né le sue varianti. Praticamente ho quasi seguito il tuo iter, ma dall’inizio: radicali di Pannella, verdi, poi PRC, Sel, Leu e M5S, che mi sembra l’approdo naturale e definitivo, visto che ho sempre avuto valori progressisti (diritti sociali, civili, ambientalismo…)
        Una volta ho, e ancora ne sento la colpa, votato PD, per mandare un esponente sardo, che stimavo, in Europa. Sono uscita dal seggio in lacrime. Davvero.
        E, come te, ci ho sempre tenuto a votare.
        👋🏻😉

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  3. Bonaccini è un renziano; la signora Schlein è raccomandata da Franceschini.. poi chi c’è? Ah, Nardella: stesso carisma del gelato gusto “puffo”..

    Bah! Mettiamo un disco va’, occupiamoci di cose ben più serie.

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    • Per Anail, spesso in buona fede abbiamo la presunzione, ma sempre sottaciuta, di appartenere ad una cerchia ristretta. La mia soddisfazione sta nel constatare l esatto contrario, appena se ne presenta l occasione al confronto. Tu ora sei ulteriore testimonianza. Altro piacere sta nel condividere ed essere arrivati a condividere, in questo caso percorso politico. Ci si sente molto meno soli. Inoltre, come ho avuto modo di scrivere in diverse occasioni, ho la consolazione di sentirmi rappresentato, in quanto la mia e sola voce, sta nelle brevi e pure invettive su questo blog. Ma al primo posto c è la crocetta con matita copiativa, con la quale, agli occhi di tanti, resto un sognatore, illuso per non dire ingenuo. Sicuramente ora hai una visione poco più ampia di me stesso, anche se devo rivedere le date e riconsiderare i tempi di differimento. La precisione l ho sempre adottata in campo meccanico ed elettronico. Di nuovo, a rileggerci, bye Ido, (abbreviativo)

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  4. Del PD non si butta via nulla come il maiale….hahahaha… faranno un congresso addomesticato dove i giovani non potranno dire la loro…i vecchi marpioni saranno in prima fila(a me basta dalema e avanza) e poi pretendono di rinnovarsi… ma per favore …Giuseppe… lontano,lontano,lontano sino al loro rinnovamento se ce la faranno(Ho dei dubbi,forti dubbi)

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  5. E la carriera del giuda……
    ” Dodicimila euro netti al mese, con tassazione agevolata Ue e copertura di tutte le spese, compreso ovviamente lo staff. E poi, status di diplomatico con relativo passaporto e immunità. È questo il trattamento previsto per l’incarico che andrà a ricoprire Luigi Di Maio: l’ex ministro degli Esteri, infatti, sarà nominato inviato speciale dell’Unione europea nel Golfo Persico. Lo sostiene il Corriere della Sera, che spiega come per formalizzare l’incarico manchi solo la nomina ufficiale che arriverà col via libera di Josep Borrell, Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue.
    L’uomo del gas in Medio Oriente – Una nomina scontata secondo il quotidiano di via Solferino. E’ stato, infatti, proprio l’ottimo rapporto che si è venuto a creare tra Borrell e Di Maio, nel periodo in cui l’ex capo politico dei 5 stelle era ministro degli Esteri, a giocare un ruolo fondamentale per la scelta del candidato più adeguato al nuovo incarico. Ed è stato sempre Borrell, come racconta il Corriere, a voler creare il nuovo ruolo d’inviato speciale dell’Ue nel Golfo Persico, dopo il crollo delle forniture energetiche dalla Russia e la necessità per l’Europa di volgere lo sguardo verso il Medio Oriente. L’ex ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, già vicepremier e parlamentare per due legislature, dovrà in pratica trattare il prezzo di petrolio e gas nel Golfo persico.
    Il nome di Di Maio proposto da Roma – Ma come si è arrivati al nome di Di Maio, reduce dalla fallimentare esperienza elettorale di Impegno civico, la lista creata dopo la scissione dai 5 stelle? Secondo fonti europee citate dall’agenzia Ap, quando si decide di mandare un rappresentante speciale Ue per una regione “l’Alto Rappresentante Ue per la politica estera indirizza una lettera al Comitato politico e di sicurezza (in cui ci sono ambasciatori degli Stati membri) invitando gli Stati membri a presentare candidati idonei da presentare“. “In pratica – spiegano le stesse fonti – l’Alto rappresentante ha il diritto di iniziativa nel proporre al Consiglio la nomina di una persona come rappresentante speciale dell’Ue con un mandato” la cui durata è variabile ed è definita per l’incarico in questione. “La pratica consolidata – continuano – è quella di avere discussioni preliminari con gli Stati membri nel Comitato politico e di sicurezza nel contesto del nuovo ruolo di rappresentante speciale. Qui, tra l’altro, si tratta anche di una nuova posizione”. Quindi l’eventuale candidatura a inviato speciale Ue dell’ex ministro degli Esteri è stata proposta dal governo italiano. Resta da capire se questa proposta è stata fatta prima o dopo le elezioni, col governo di Mario Draghi ancora in carica (seppur dimissionario) o già pronto a essere sostituito da quello di Giorgia Meloni, dopo l’esito del voto.
    Gasparri: “Bloccare la nomina” – Una ricostruzione che ha fatto infuriare Maurizio Gasparri di Forza Italia, che ha chiesto all’esecutivo di bloccare la nomina. “Nella nota attribuita a fonti Ue sull’eventuale incarico di Di Maio come inviato speciale si rileva che le proposte provengono dai governi. Mi auguro che il governo Meloni chiarisca che non può essere certamente in questa fase, con un nuovo governo, Di Maio ad essere designato dall’Italia, non avendo i requisiti, le caratteristiche e soprattutto la preparazione per un incarico così delicato. Se la designazione è stata fatta dal governo precedente, cioè sarebbe stata una sorta di auto candidatura visto il ruolo che lo stesso Di Maio ricopriva, basta dire che non è più condivisa dal governo attuale e in ogni caso questa vicenda va conclusa. C’è un governo nuovo in carica che ha tutto il diritto di modificare eventuali designazioni del governo precedente”.
    L’ok dei tecnici Ue – Una protesta, quella di Gasparri, che arriva forse fuori tempo massimo, visto che per la nomina di Di Maio manca ormai solo il via libera di Borrell. Giovedì erano stati i tecnici Ue a scrivere che “sulla base delle prestazioni” fornite “dai candidati si raccomanda di nominare il sig. Luigi Di Maio”. La raccomandazione è arrivata dopo una serie stringente di interviste e colloqui volti a stabilire le qualità dei singoli candidati. Di Maio è stato preferito al cipriota Markos Kyprianou, all’ex inviato dell’Onu in Libia, lo slovacco Jan Kubis, e all’ex ministro degli Esteri greco e commissario europeo all’Immigrazione Dimitris Avramopoulos.” Dal FQ online
    Ed ora prendiamo un digestivo……comunque bisognerebbe fissare un tetto anche al costo delle prestazioni ed aggiornare le offerte…..ma la scissione sarà con o senza preservativo?

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  6. ” il nuovo compagno Giuseppe Conte, non solo riapre le vecchie stanze chiuse delle sezioni Pc, ma dimostra ai compagni, che c’è ancora spazio per la rivolta, per scendere in piazza. ” Roba da barzellette. Qualcuno è rimasto agli anni ’50 quando nelle sezioni del PCI si discuteva di politica e si leggeva L’Unità con la linea del Partito. Oggi la linea la dà l’ingegnere. Spero che Conte non sia mai di sinistra, bensì si limiti a fare cose per il progresso civile e uno sviluppo economico equo e libero, senza preconcetti ed etichette. ( che è già un bel programma).

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