La parabola di Miccichè zero tituli, dallo champagne a “manco le caramelle”

L’ex enfant prodige azzurro ha perso su tutta la linea: da La Russa presidente del Senato alla mancata conferma alla guida dell’Assemblea regionale. E ora, dopo aver rinunciato alla guida della commissione Ambiente di Palazzo Madama, a Palermo non gli hanno dato nemmeno un assessorato.

(DI ILARIA PROIETTI – ilfattoquotidiano.it) – Si è pesato ma è uscito sconfitto su tutta la linea: l’ex enfant prodige azzurro Gianfranco Miccichè, per anni viceré berlusconiano in Sicilia pare ormai caduto in disgrazia. Anche se quando c’è di mezzo lui non è mai detto ché è tipo spumeggiante più dello champagne e i suoi sparigli spericolati sono ormai storia. Ma pare aver trovato pane per i suoi denti: il neo presidente della Regione, l’altro azzurro Renato Schifani, insieme a Ignazio La Russa di Fratelli d’Italia l’hanno letteralmente giubilato sull’asse Roma-Palermo dove è inseguito ormai anche dalla cattiva fama di guastatore inconcludente. A Palazzo Madama, per dire, si è segnalato per essersi messo a capo dei falchi guidati da Licia Ronzulli facendo mancare i voti di Forza Italia a La Russa. Che è stato eletto lo stesso e se l’è legata al dito. Ancora prima Miccichè aveva dovuto subire l’onta della candidatura a governatore di Schifani su cui è risultato decisivo più La Russa che lui, per anni abituato a dare le carte in Sicilia. Dove vuole continuare a contare: per questo poco dopo la sua elezione a senatore (semplice) a Roma, Miccichè ha minacciato di voler lasciare per restare in Regione a fronte di un incarico di prim’ordine, la conferma alla guida dell’Assemblea regionale o comunque deleghe che gli restituissero il ruolo di mazziere dei bei tempi.

E questo nonostante Berlusconi lo abbia pregato di lasciar perdere e di rassegnarsi al nuovo corso e allo strapuntino romano offerto come contropartita: la guida della commissione Ambiente di Palazzo Madama in cambio dell’impegno a togliersi dai piedi di Schifani che ormai non lo può vedere. Per tutta risposta Miccichè ha disertato lo scrutinio romano, per volare a Palermo nel tentativo di condizionare il voto dell’Assemblea siciliana chiamata a eleggere il nuovo presidente dopo i lunghi anni della sua guida: anche qui è andata malissimo. A fine giornata il bilancio è zero incassi, anzi solo perdite nonostante i fuochi d’artificio e le bombe sussurrate ai giornalisti.

“Ah, sarei io quello che crea tensioni? Ma se non mi hanno dato neppure un assessorato, manco le caramelle per i bambini mi hanno dato” ha detto l’ex viceré a margine delle votazioni per il suo successore alla guida dell’Assemblea siciliano che alla fine hanno incoronato Gaetano Galvagno, uomo di fiducia di La Russa. E poco è servito a Miccichè prima che si aprisse lo scrutinio di rivendicare mani libere dopo un ultimo abboccamento con Schifani. Che gli ha negato tutto quanto aveva richiesto e dunque vendetta tremenda vendetta: “Ho subito cinque anni di governo Musumeci, ho fatto di tutto perché avesse fine. Oggi prendo atto che quello che sta nascendo è per certi versi anche peggio” si è sfogato affondando il colpo contro il suo Schifani. Che grazie all’asse con Fratelli d’Italia e pure di qualcun altro ha potuto fare spallucce. “Le critiche di Miccichè? Mi occupo di governare la Sicilia. Sono stato eletto da una maggioranza compatta e coesa: il mio obiettivo è governare bene per la realizzazione del programma” ha detto il neo presidente che s’è preso tutto e non ha bisogno di padrini, figurarsi di Miccichè. Che non ha lasciato nulla di intentato, lumeggiando accordi con Totò Cuffaro sull’assessorato della discordia, ma Vasa Vasa ha negato tutto. Poi mettendo in mezzo Berlusconi in persona: “Abbiamo un presidente della Regione che non rispetta quello che dice il suo partito. Non quello che dice Micciché, quello che dice Silvio Berlusconi che ha indicato due assessori da inserire in giunta, più la donna per la Sanità che non è stata neanche presa in considerazione”. Per poi chiosare: “Mi hanno tenuto fuori dalla maggioranza. È ovvio che personalmente mi ritengo libero di votare, oggi e in futuro, secondo la mia coscienza e non secondo le appartenenze”. Ma a dispetto delle sue mani libere, alla fine Galvagno è stato eletto lo stesso seppure grazie al soccorso esterno: il principale sospettato per l’aiutino alla maggioranza già traballante è il leader di Sicilia Vera, Cateno De Luca. Che è un uomo di estro politico al punto da aver dato la guazza a Miccichè che pure in quest’arte è maestro. “Se Gianfranco avesse dimostrato coraggio con un atto formale lo avremmo sostenuto, glielo abbiamo detto”. De Luca giura che i suoi alla fine hanno votato scheda bianca ma non è andata così, almeno a sentire Anthony Barbagallo del Pd che invita tutti ad attendere per conferma prossima settimana quando “nel corso delle votazioni dell’ufficio di presidenza i siciliani vedranno pure il prezzo della compravendita: la vice presidenza dell’Ars con cui la maggioranza ricambierà il favore”.

E Miccichè? Per ora incassa la sconfitta. “Io non sono mai stato un guastatore nella mia vita. In rarissime occasioni nella mia carriera politica ho attaccato, al massimo mi difendo. Il problema è che mi so difendere. Mi ritengo libero”. Pizzini, in attesa che torni l’ora dello champagne.

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2 replies


  1. Ma se non mi hanno dato neppure un assessorato, manco le caramelle per i bambini mi hanno dato…
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