Auto elettrica: le case si preparino «a scavare»

È partita la corsa al litio, che si gioca sottoterra tra big dell’economia mondiale, Musk compreso

(Giovanni Brussato – panorama.it) – Ci aveva pensato per primo il solito Musk quando nel 2020 al Battery Day aveva annunciato che Tesla aveva acquisito i diritti su una concessione di circa 4.000 ettari in Nevada dove estrarre il litio. All’epoca, Musk sosteneva che Tesla avrebbe estratto il litio dai depositi di argilla utilizzando un processo “made in Tesla” su cui al tempo molti esperti del settore ironizzarono. Ma un altro annuncio, in quella sede, fu un segnale per le case automobilistiche che era finito il tempo di stare alla finestra, che se volevano entrare nel futuro delle auto elettriche avrebbero dovuto “sporcarsi le mani”: il progetto di un impianto per la produzione di idrossido di litio in Texas per approvvigionare la futura terafactory ed il conseguente ingresso di Tesla nella produzione chimica del litio.

Il nuovo impianto di conversione e raffinazione trasformerà il concentrato di spodumene, un minerale da cui si estrae il litio, in idrossido di litio specifico per l’utilizzo nelle batterie, un processo che oggi si verifica tradizionalmente in Cina. Da allora il progetto ha avuto una serie di ritardi ma ormai sembra definitivamente avviato e consentirà a Tesla di controllare i costi in questa fase della catena di approvvigionamento diventati critici visto il recente aumento di circa 2.000 dollari dei suoi listini per compensare la crescita esponenziale dei costi della materia prima.

Oggi il quadro sta evolvendo sempre più rapidamente, con la crescita della consapevolezza che nei prossimi anni non ci sarà sufficiente materia prima sufficiente per tutti i produttori di auto elettriche. La mancanza di approvvigionamento non è dovuta a vincoli geologici, almeno per il momento, quanto alla scarsità di capitali negli investimenti necessari a costruire le miniere di domani. Per quanto ogni analista interpreti i dati a modo suo la tendenza più consolidata dipinge un mercato in crisi di offerta di idrossido e carbonato di litio per circa 300.000 tonnellate all’anno entro il 2030, mentre l’offerta di solfato di nichel potrebbe restare al di sotto della domanda prevista di oltre 400.000 tonnellate. Analoga sorte per il cobalto, si stima in oltre 75.000 tonnellate il deficit, e la grafite, necessaria alla produzione anodica, per quasi 2 milioni di tonnellate entro la fine del decennio.

In questo quadro vanno lette le indiscrezioni circa l’interesse di Tesla all’acquisto di una partecipazione nel gigante delle materie prime Glencore, con cui ha già in essere accordi per la fornitura di cobalto che il Gruppo minerario svizzero estrae dalle sue miniere nella Repubblica Democratica del Congo.

Il momento per Glencore non è dei più semplici e, malgrado i colossali utili realizzati nel primo semestre dell’anno grazie al carbone, deve affrontare una serie di costose cause legali dovute alle tangenti che i dipendenti di Glencore hanno pagato alle compagnie petrolifere statali nei paesi dell’Africa occidentale, tra cui Nigeria, Sud Sudan e Costa d’Avorio. Peraltro Glencore ha già dichiarato di aver fatto un accantonamento di 1,5 miliardi di dollari per coprire le sanzioni statunitensi, brasiliane e britanniche.

A prescindere se l’accordo diventerà o meno realtà è ormai evidente che le case automobilistiche dovranno entrare nell’industria mineraria per finanziarla al fine di garantirsi gli approvvigionamenti necessari per rimanere nel mercato. Agli OEM è ormai evidente che gli incentivi ai consumi non sortiscono effetti sperati nella reattività delle compagnie minerarie che dovrebbero fornire loro le materie prime.

All’inizio di quest’anno il gruppo Stellantis ha firmato un accordo di fornitura di litio con Vulcan Energy Resources e ha dichiarato che avrebbe investito 50 milioni di euro per acquistare una quota dell’8% della società.

Anche gli accordi di offtake di Stellantis con GME Resources per la fornitura di nichel e solfato di cobalto, secondo entrambe le parti, rappresentano il primo passo verso una potenziale partnership a lungo termine.

Più recente l’annuncio di General Motors che investirà circa 69 milioni di dollari per acquisire una partecipazione azionaria in Queensland Pacific Metals al fine di garantirsi forniture di nichel e cobalto per le batterie da utilizzare nei loro veicoli. L’accordo è finalizzato anche a rispettare l’Inflation Reduction Act (IRA) statunitense che prevede l’erogazione dei sussidi solo per le auto costruite con le materie prime estratte o trasformate negli Stati Uniti o nei partner di libero scambio, come l’Australia, per l’appunto.

I timori di carenze di approvvigionamento, che potrebbero rivelarsi fatali, ha spinto GM a stipulare un accordo con Livent Corp per una fornitura garantita di litio per i prossimi sei anni pagando in anticipo l’intero costo della fornitura pari a 198 milioni di dollari. E’ inusuale nell’industria mineraria il pagamento anticipato per una fornitura di metalli ma serve a spiegarci come le case automobilistiche stiano percependo il rischio rappresentato dalle attuali supply chain del settore e come i prezzi saranno destinati a crescere in futuro.

Diversa la strada seguita dalla Ford Motor che chiede all’amministrazione Biden di accelerare il processo di autorizzazione per l’apertura di nuove miniere di “metalli della transizione” negli USA. Questo è un provvedimento che potrebbe mettere in grave imbarazzo l’Amministrazione Biden perché l’inefficiente processo autorizzativo rende praticamente impossibile investire nell’attività estrattiva negli USA. Inoltre, come in Europa, i tempi medi per il completamento dell’iter sono di circa 10 anni mentre in Canada e Australia i medesimi processi richiedono solo due o tre anni. Il Presidente Biden, in campagna elettorale, per compiacere l’elettorato ambientalista, si è speso contro l’apertura della miniera di Pebble in Alaska e quella di Twin Metals nel Minnesota entrambe importanti depositi proprio di quei “metalli della transizione” che oggi gli USA devono importare. Recentemente Twin Metals, una controllata della compagnia mineraria Antofagasta, ha citato in giudizio il Governo degli Stati Uniti perché non le è stato consentito dall’Amministrazione Biden di dimostrare che il suo progetto può soddisfare gli standard ambientali.

Quello dei requisiti ambientali è un’altra delle tegole piovute in capo alle case automobilistiche che non possono permettersi di essere troppo espliciti con i loro clienti, convinti che l’acquisto di un’auto elettrica aiuti il Pianeta, su tecnologie come la “lisciviazione acida ad alta pressione”, HPAL, o “lo smaltimento degli sterili in mare”, DSTD, pratiche comunemente usate nell’industria mineraria ma il cui impatto ambientale è devastante per gli ecosistemi che lo devono subire. Ed ecco quindi anche le case automobilistiche tedesche, Volkswagen e BMW, affannarsi a spiegare che loro no, non accetteranno mai per le loro batterie, i metalli estratti dai fondali oceanici, l’ultima frontiera dell’industria mineraria per cercare di sfamare il vorace appetito per i metalli della nuova mobilità sostenibile.

14 replies

  1. Per produrre una batteria neccessaria al funzionamento di un auto elettricha serve la lavorazione di oltre 250 tonnellata di materiale, alla faccia della transizione ecologica.
    Ma i grulli abboccano

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    • Ma infatti quelli che parlano di auto elettriche come ecologiche o non sanno o sono in malafede.
      Meno Co2 ma tra batterie per macchine e materiali per pannelli solari devasteremo il pianeta

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      • Esattamente come ora?
        Forse sfugge che una batteria lavora per almeno 10 anni ed riciclabile ed un pannello fornisce energia per almeno 25.
        Diversamente da gas e petrolio che… puff… ad ogni istante deve essere riprodotto e regala, ad ogni istante (rafforzato) tanto utilissimo calore e tanto godibilissimo inquinamento.
        Wow!

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  2. BYD, acronimo di
    Build
    Tour
    Dreams
    Nato come produttore di batterie ricaricabili nel 1995 sì è poi lanciato nella mobilità elettrica, diventando il PRIMO produttore cinese con una quota di mercato interno del 30%.
    BYD è il produttore di veicoli elettrici con il maggior grado di integrazione verticale al mondo, vale a dire che controlla quasi tutta la filiera produttiva.
    Con una produzione di circa 1 milione di vetture elettriche nei primi 8 mesi del 2022, la BYD si è assicurata la palma del maggior produttore mondiale di veicoli a emissioni zero.
    Adotta una tecnologia innovativa basata sulle Blade Battery, le batterie Lamellari al Litio Ferro Fosfato, molto più sicure per aver quasi azzerato il rischio incendio (I conosciuti rigonfiamenti e scoppi che possono verificarsi negli smartphone con batterie Litio-Polimeri) e aumentato la densità energetica di elettricità accumulata per kilo di peso.
    BYD già oggi sta superando Tesla per numero di veicoli prodotti.
    È già arrivata in Nord Europa e in Germania con 3 modelli proposti di ottima qualità costruttiva e design accattivante.
    Ha come capo designer Wolfgang Egger, con un passato da capo designer Alfa Romeo e poi Audi, voluto con sé dall’architetto milanese Walter De Silva, l’autore dell’Alfa 156 e in parte 147 divenuto capo dello stile di tutto il gruppo VAG ( WV, Audi, Seat, Skoda, Bugatti, Lamborghini).
    Il predominio cinese è già oggi nelle cose mentre in Europa ci si balocca sul come difendere la produzione a propulsione termica per non intaccare i giganteschi profitti delle compagnie petrolifere, parlando di materie prime e guerre per accaparrarsele.
    Quello che aveva sempre contraddistinto, finora, il mondo occidentale era il predominio tecnologico nella ricerca avanzata che si riversava sulla produzione industriale di massa.
    I tagli che si sono visti sull’istruzione pubblica ad opera per esempio della Gelmini, su input del creativo Tremonti perché con la cultura NON SI MANGIA, si sono ripetuti nell’industria privata per aumentarne i profitti privati finali.
    Lo spazio per tecnologie innovative e anticonvenzionali è enorme, ma ha costi proibitivi per chi si limitasse a guardare gli andamenti dei profitti trimestrali in borsa, dovendo comprendere innumerevoli e inevitabili fallimenti.
    È questa la ragione del declino, non solo quella del calo demografico o della carenza di materie prime.
    Puoi avere pure le maggiori riserve di petrolio ma se il mercato non avesse più bisogno saresti tagliato fuori economicamente.
    ENEL Green Power sta partendo con il più grande stabilimento per la produzione di pannelli fotovoltaici ubicato a Catania, nell’Etna Valley sede di un gigantesco impianto di semiconduttori della multinazionale italo-francese STM.
    È venuto alla luce che il SILICIO di cui sono principalmente composti, secondo materiale presente nella crosta terrestre dopo l’ossigeno, lo abbiamo finora importato…. dalla Cina!!
    Siamo alle comiche. Infatti lo si vuole FINALMENTE produrre in Italia.
    Ma questo è solo un esempio delle storture del libero mercato, abituato a rifornirsi di ciò che abbisogna da chi offrisse condizioni economiche più vantaggiose, creando implicitamente dei monopoli come quello russo sul metano.
    Più istruzione, più ricerca e meno puttanate televisive o sui social, questa è la strada maestra per una sopravvivenza decente nel futuro.
    I cinesi quatti quatti si stanno avviando a rendere tutto il pianeta una massa di schiavi, con la ricerca sperimentata sul gigantesco mercato interno.

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  3. Ragazzi, dobbiamo deciderci: a costo zero non c’è nulla.
    Musk è il primo a rendersi conto che il problema sono le batterie ( e non ci vuole la scala) , ma consiglierei di ascoltare le sue interviste in Rete piuttosto dell’ interpretazione che ne danno i giornalisti, per lo più digiuni di tecnologia e desiderosi di creare l’ effetto “signora mia, sapesse…!”.
    Del resto continuiamo a crescere di numero ed a dismisura ( su questo occorrerebbe intervenire, ma il numero fa potenza e carne da connone…) ed ogni abitante della Terra è continuamente spinto a produrre e consumare oltre le proprie possibilità. Che fare quindi?
    Musk propone una sinergia di solare- eoliico – elettrico, ed i suoi continui tentativi ed errori ( chi non prova non sbaglia) vanno in quella direzione. Nessuna risoluzione, semplicemente riduzione del danno.
    La vera alternativa sarebbe dimezzare la popolazione mondiale e riportarla agli anni ’70. Ma si pretende che i Paesi in piena crescita economiuca ( Cina, India…) riducano le emissioni quando per secoli l’ Occidente è cresciuto appestando il pianeta e gli US sono ancora tra i maggiori inquinatori: secondo voi accetteranno?

    Altre alternative? Mi pare che le alternative che stiamo mettendo in piedi non siano molto ecologiche: ritorno al carbonre, al gas liquefatto estratto mediante fraking e trasportato su navi inquinantissime a migliaia di km di distanza, potenziamento del nucleare obsoleto, devastazioni di boschi (già pochi) per tornare… alla legna e ai camini…

    In attesa delle nuove centreali a fusione, ancora molto di là da venire, si torna indietro a passi di gambero: oltre alla critica a prescindere del cattivissimo Musk, qualcuno ha qualche idea? Una nuova pandemia che però uccida i bambini e non gli anziani (che non figlieranno più)?
    Chissà…

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  4. BYD, acronimo di
    Building
    Yours
    Dreams
    Nato come produttore di batterie ricaricabili nel 1995 sì è poi lanciato nella mobilità elettrica, diventando il PRIMO produttore cinese con una quota di mercato interno del 30%.
    BYD è il produttore di veicoli elettrici con il maggior grado di integrazione verticale al mondo, vale a dire che controlla quasi tutta la filiera produttiva.
    Con una produzione di circa 1 milione di vetture elettriche nei primi 8 mesi del 2022, la BYD si è assicurata la palma del maggior produttore mondiale di veicoli a emissioni zero.
    Adotta una tecnologia innovativa basata sulle Blade Battery, le batterie Lamellari al Litio Ferro Fosfato, molto più sicure per aver quasi azzerato il rischio incendio (I conosciuti rigonfiamenti e scoppi che possono verificarsi negli smartphone con batterie Litio-Polimeri) e aumentato la densità energetica di elettricità accumulata per kilo di peso.
    BYD già oggi sta superando Tesla per numero di veicoli prodotti.
    È già arrivata in Nord Europa e in Germania con 3 modelli proposti di ottima qualità costruttiva e design accattivante.
    Ha come capo designer Wolfgang Egger, con un passato al vertice di Alfa Romeo e poi Audi, voluto con sé dall’architetto milanese Walter De Silva, l’autore dell’Alfa 156 e in parte 147 divenuto capo dello stile di tutto il gruppo VAG ( WV, Audi, Seat, Skoda, Bugatti, Lamborghini).
    Il predominio cinese è già oggi nelle cose mentre in Europa ci si balocca sul come difendere la produzione a propulsione termica per non intaccare i giganteschi profitti delle compagnie petrolifere, parlando di materie prime e guerre per accaparrarsele.
    Quello che aveva sempre contraddistinto, finora, il mondo occidentale era il predominio tecnologico nella ricerca avanzata che si riversava sulla produzione industriale di massa.
    I tagli che si sono visti sull’istruzione pubblica ad opera per esempio della Gelmini, su input del creativo Tremonti perché con la cultura NON SI MANGIA, si sono ripetuti nell’industria privata per aumentarne i profitti privati finali.
    Lo spazio per tecnologie innovative e anticonvenzionali è enorme, ma ha costi proibitivi per chi si limitasse a guardare gli andamenti dei profitti trimestrali in borsa, dovendo comprendere innumerevoli e inevitabili fallimenti.
    È questa la ragione del declino, non solo quella del calo demografico o della carenza di materie prime, dell’Occidente.
    Puoi avere pure le maggiori riserve di petrolio ma se il mercato non ne avesse più bisogno saresti tagliato fuori economicamente.
    ENEL Green Power sta partendo con il più grande stabilimento per la produzione di pannelli fotovoltaici ubicato a Catania, nell’Etna Valley sede di un gigantesco impianto di semiconduttori della multinazionale italo-francese STM.
    È venuto alla luce che il SILICIO di cui sono principalmente composti, secondo materiale presente nella crosta terrestre dopo l’ossigeno, lo abbiamo finora importato…. dalla Cina!!
    Siamo alle comiche.
    Infatti lo si vuole FINALMENTE produrre in Italia.
    Ma questo è solo un esempio delle storture del libero mercato, abituato a rifornirsi di ciò che abbisogna da chi offrisse condizioni economiche più vantaggiose, creando implicitamente dei monopoli come quello russo sul metano.
    Più istruzione, più ricerca e meno vacuità/illusioni televisive o sui social, questa è la strada maestra per una sopravvivenza decente nel futuro.
    I cinesi quatti quatti si stanno avviando a rendere tutto il pianeta una massa di schiavi, con la ricerca sperimentata sul gigantesco mercato interno.

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  5. Per chi fosse interessato a conoscere ed approfondire l’argomento energia propongo alcuni appuntamenti di eventi dedicati:

    Key Energy 2022
    Key Energy si terrà in Rimini Fiera Rimini dal prossimo 8 al 11 novembre 2022 presentando le novità di aziende in Italia e internazionali riguardanti i settori di Energia Solare, Energia Rinnovabile, Energia Eolica, Energie rinnovabili

    ECOMONDO
    The Green Technology Expo
    25° edizione 8 – 11 novembre 2022
    Quartiere Fieristico di Rimini

    Dal recupero di materia ed energia allo sviluppo sostenibile
    Un’unica piattaforma per i settori dell’economia circolare

    RIFIUTI E RISORSE
    Tecnologie e macchinari per il trattamento dei rifiuti
    Sistemi e contenitori per tutti i tipi di rifiuti
    Attrezzature e mezzi per raccolta e trasporto rifiuti; focus sanificazione
    Macchinari e attrezzature per la movimentazione e il sollevamento
    Recupero, valorizzazione e servizi di gestione integrata dei vari materiali

    ACQUA
    Riuso e riciclo delle acque reflue per uso irriguo, civile ed industriale
    Soluzioni integrate per il monitoraggio (acqua, aria, suolo)
    Gestione delle infrastrutture Idriche
    Digitalizzazione: Water 4.0, IoT, IA, BigData, Cybersecurity
    Uso efficiente della risorsa idrica

    BIOECONOMIA CIRCOLARE
    Bioenergie: biomasse, bioliquidi, biogas, processi e prodotti
    Bioeconomia circolare, biomateriali, economia blu
    Acquacoltura e pesca
    Ecodesign dei prodotti e dei processi
    Servizi di riparazione

    BONIFICA E RISCHIO IDROGEOLOGICO
    Decontaminazione e riqualificazione siti inquinati
    Dissesto idrogeologico e riforestazione
    Gestione sostenibile dei porti, dei sedimenti e delle coste
    Marin litter, cantieristica e trasporto navale
    Dissesto idrogeologico e riforestazione.

    Mio cugino, diventato sindaco a Giugno, si è trasferito ieri a Rimini per parteciparvi e studiare le possibilità proposte in fiera trasferibili sul nostro territorio. Naturalmente nei convegni collegati si parlerà anche delle opportunità finanziarie offerte agli enti locali sia dallo Stato che dalla UE, all’Italia stanno arrivando i miliardi del PNRR.
    Lui, con la ristretta giunta comunale di un piccolo paesino, ha trascorso tutta l’estate a redigere diversi progetti entro le scadenze previste per ottenere i fondi del PNRR.
    I cavernicoli che hanno raggiunto il potere in Italia si sono impegnati da subito in una Melina “Sovranara” di pura e stucchevole propaganda, finalizzata a PERDERE questi miliardi portati da Conte nonostante IL LORO VOTO CONTRARIO.
    E ritorno al solito discorso, istruzione, studio, approfondimento vs ignoranza spiccia, sbrigativa e faciloneria.

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  6. Mio marito ha avuto a che fare direttamente con mr BYD all’ inizio della sua carriera, quando ancora a Shenzhen il Nostro produceva solo batterie. Già allora la sua azienda, benché con standards cinesi, era un piccolo modello: lavoratrici ( in maggioranza donne) ben trattate, fabbriche luminose e pulite, vivevano in fabbrica H
    h24 dormendo in stanze comode e ben arredate : molte infatti venivano da lontano e non avrebbero potuto certamente tornare al paese spesso. Già allora la serietà e l’intraprendenza del titolare erano evidenti, come evidentissimi gli aiuti statali alla crescita ed alla diversificazione dei prodotti. Altrettanto evidente il controllo dello stato sui finanziamenti elargiti.
    Insomma, in Cina i soldi te li danno, se vali, qui… stendiamo un velo pietoso.
    La qualità delle batterie non era certo eccellente, ma i costi convenientissimi; col passare del tempo anche loro hanno creato un range di prodotti, alcuni meno cari ed altri più affidabili. Insomma, ora le ciofeche cinesi le hai se vuoi spendere poco, anche loro sanno e fanno ottimi prodotti a costi a livello europeo.
    Inutile dire che ben presto la sinergia con l’Italia si è ridotta, e mr BYD , cresciuto in maniera esponenziale, ha fatto da sé ma i soldi statali hanno continuato e continuano ad arrivare, mai così ben spesi. Soldi e controllo: a noi mancano entrambi.

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