Giorgia Meloni da urlatrice a moderata: la (finta?) svolta nella comunicazione

Prima sbraitava ai comizi di Vox in Andalusia e diceva all’Ue che era «finita la pacchia». Ora fa l’atlantista e giura che non verranno toccati i diritti civili acquisiti. La metamorfosi della neo premier spiazza persino l’opposizione. Ma non si può stare sia con Orban sia con Bruxelles: a quale versione bisogna credere?

Giorgia Meloni da urlatrice a moderata: la (finta?) svolta nella comunicazione

(Paolo Landi – tag43.it) – Una cosa è chiara: Giorgia Meloni ha usato un linguaggio per vincere, ora ne usa un altro per (tentare di) governare. Il machiavellismo orecchiato della presidente del Consiglio le fornisce l’alibi per convincersi che le azioni di chi comanda sono sempre giustificate, anche se in contrasto con le leggi della morale. Era il 13 giugno 2022, non secoli fa, quando la Meloni, dal palco del comizio per sostenere Vox in Andalusia diceva testualmente: «Non ci sono mediazioni, o si dice sì o si dice no: sì alla famiglia naturale, no alle lobby Lgbt! Sì all’identità sessuale, no all’ideologia di genere! Sì alla cultura della vita, no a quella della morte! Sì all’universalità della croce cristiana, no alla violenza islamica! Sì alle frontiere sicure, no alle migrazioni massive! Sì al lavoro, no alla grande finanza internazionale! Sì alla sovranità del popolo, no alla burocrazia di Bruxelles!». Lo diceva con una tale convinzione, con un tale impeto drammatico, sussurrando teatralmente all’inizio, con quella sua voce roca da fumatrice, fino ad arrivare a urlare, in un crescendo di pathos e di retorica, che alla fine gli estremisti di Vox sono scattati in piedi tributandole una standing ovation entusiastica. Era la Meloni divisiva, polemica, quella con la verità in tasca e contro tutti quelli che non la pensano come lei che abbiamo imparato a conoscere in questi anni in cui è passata da comode posizioni di governo sotto l’ombrello berlusconiano a quelle, forse addirittura più comode e remunerative, nei banchi dell’opposizione.

Giorgia Meloni da urlatrice a moderata: la (finta?) svolta nella comunicazione

Aveva detto all’Europa: «Ora arrivo io, è finita la pacchia»

O si dice sì o si dice no, si sgolava la Giorgia tutta d’un pezzo: difficile da riconoscere in quella signora affettata che il 25 ottobre, nel passaggio istituzionale del suo discorso alle Camere, si rimangiava, forse con l’aiuto del bravo ghost writer che le ha scritto l’autobiografia, tutto quanto detto in campagna elettorale, e non solo in Andalusia. In America hanno l’ossessione del «mentire». Non si dicono le bugie. Non si può mentire ai genitori, ai professori, alle mogli e ai mariti, e ancora di più agli elettori. In Italia si può dire all’Europa: «Ora arrivo io, è finita la pacchia» il lunedì e il martedì affermare con tono mondano: «Non mi sfuggono la curiosità e l’interesse per la postura che il governo terrà verso le istituzioni europee. O ancora meglio, vorrei dire dentro le istituzioni europee. Perché è quello il luogo in cui l’Italia farà sentire forte la sua voce, come si conviene a una grande nazione fondatrice. Non per frenare o sabotare l’integrazione europea, come ho sentito dire in queste settimane, ma per contribuire a indirizzarla verso una maggiore efficacia nella risposta alle crisi e alle minacce esterne e verso un approccio più vicino ai cittadini e alle imprese».

Giorgia Meloni da urlatrice a moderata: la (finta?) svolta nella comunicazione

L’appoggio incondizionato ai sabotatori dell’Ue: gli Orban, i Duda

L’appoggio incondizionato ai sabotatori dell’Unione europea, gli Orban, i Duda, quelli che continuamente si oppongono ai provvedimenti europei, sia che riguardino il ricollocamento dei rifugiati, sia che segnalino l’indebolimento dello stato di diritto che Paesi come l’Ungheria e la Polonia perseguono con protervia, per la Meloni, evidentemente, è acqua passata: sì, ma da poco, diciamo un mese o poco più. Si legge infatti su qualunque motore di ricerca, nel settembre scorso: «La Lega e Fratelli d’Italia hanno votato contro il documento del parlamento europeo che condannava il premier ungherese Viktor Orban per i suoi sforzi deliberati e sistematici contro i valori della Ue». Le leggi della morale meloniana consentono questo e altro: si può mentire, si può dire un giorno una cosa e il giorno dopo un’altra, si può urlare oppure parlare con voce flautata rivolgendosi «all’onorevole Serracchiani», si può sillabare «che merda» quando parla Giuseppe Conte, ridere sguaiatamente quando parla Matteo Renzi, ma anche dire «non toccheremo i diritti acquisiti, non toccheremo la 194», mentre la ministra Eugenia Roccella già lavora per svuotarla di senso, con gli obiettori di coscienza che ci mettono del loro e con gli aiuti economici che arriveranno copiosi alle donne che hanno deciso, qualunque sia il motivo, di abortire. È bastato inserire le paroline “sovranità alimentare” nel ministero dell’Agricoltura per far finta di copiare Carlin Petrini e l’ideologia del km zero, scoprendo poi che a essere sovranisti alimentari, i nostri prodotti agricoli, coltivati in terreni per lo più poveri da micro aziende familiari, avrebbero costi insostenibili, un chilo di pane che non viene dalla Romania costerebbe il doppio. L’Ucraina dava il grano ad Atene fin dal quinto secolo, ora ci ritroviamo a discutere dei nostri campicelli sugli Appennini, resuscitando l’autarchia che credevamo sconfitta per sempre.

Perché secondo la stampa estera Giorgia Meloni è inadatta a governare

Cercare coerenza nella linea politica delle destre è tempo perso

La maestra del triplo salto carpiato, la professionista della politica, la venditrice degli scioglipancia sa fare questo e altro per sedurre le platee che l’applaudono. Il discorso della Meloni ha convinto tutti, del resto cercare coerenza nella linea politica delle destre è tempo perso: un giorno si possono sostenere i decreti sicurezza e il giorno dopo sconfessarli, come abbiamo visto. La linea politica sembra che la dia l’algoritmo di TikTok, i più furbi hanno capito che l’unica competenza richiesta è studiare i dati aggregati, solo chi osserva il sistema e lavora di sondaggi può dedurre il comportamento dell’elettorato medio e blandirlo con le promesse che vuole sentirsi fare. Al centro del sistema politico non c’è più l’elettore moderato, come nella politica di una volta, ma l’estremista di destra o di sinistra, che possono anche confondersi. Così un governo raffazzonato, composto da figure mediocri, rappresentanti di una destra più che altro antica, antimoderna, alcuni con vistosi conflitti d’interessi, viene strombettato come il gruppo dirigente che «restituirà orgoglio, forza e visione alla nazione».

Tutti a sperticarsi su quanto è stata brava nel suo discorso, ma…

Pare che la sinistra si sia trovata spiazzata dalle parole – ma sarebbe meglio dire chiacchiere – della Meloni nel giorno del suo insediamento: oddio, è diventata progressista, atlantista, europeista, abortista! Ora come faremo a farle opposizione? E tutti a sperticarsi su quanto è stata brava. Alla maggioranza che l’ha votata pare non importi se un giorno dice una cosa e il giorno dopo ne fa un’altra, se sia ancora fascista o se sia post fascista rimanendolo comunque nel profondo (il rospo che le toccherà ingoiare, a lei a Ignazio La Russa, il prossimo 25 aprile potrebbe strozzarla). Ma c’è una parte molto ampia di cittadini che non ha mai apprezzato il “sono stato frainteso” di Silvio Berlusconi e non apprezza questa “coerenza” o testardaggine che dir si voglia, che non fa progredire di un passo l’emancipazione femminile, avendo sempre la Meloni ballato da sola, in mezzo a (poche) donne che vogliono, anche loro, sentirsi chiamare “signor direttore”, “direttore d’orchestra”, “signor presidente del Consiglio“. Se poi rinsavirà, capendo che quella destra che lei rappresenta, con quel programma, con quel discorso alle Camere, fa regredire l’Italia invece di farla progredire, staremo a vedere. Ma chi le crederà, ancora una volta?

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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14 replies

  1. e…siiiii è finita la pacchia!
    Lo sa che il bel paese ha vissuto bene,tranne i soliti disgraziati che pagano le tasse e quelli che si arrabattano per un piatto di minestra non avendo nessun sostegno sociale.
    Facile buttare il pallone in tribuna..come dire i so chi vive nella pacchia ma non lo dico perchè sono quelli che mi hanno votato!
    Vuoi vedere che chi prende il RdC è nella pacchia?Chi prende la pensione di invalidità?Chi lavora come Rider,quelli che hanno contratti a tempo determinato,quelli che lavorano a due euro all’ora?
    Vuoi vedere che per chi lavora in nero per chi evade le tasse e porta il denaro nei paradisi fiscali la pacchia continua!
    Tutto rientra nella meritocrazia! BRAVA!

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  2. Alla fine saranno le parole di Scarpinato (sulle quali il PD di una pseudosinistra fallita non ha applaudito) a fare da chiosa alla parentesi Meloni.
    Le storie cupe e losche del suo partito di provenienza non si cancellano.
    Stanno lì come uno scheletro sempre pronto a presentarsi dietro ai chili di cerume che cercano malamente di rendere presentabili le facce di bronzo di questo governo.

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    • Il giornalista ha scritto cose giustissine citando i fatti.
      Anche tu hai ragione. I “sinistri” rosicano e molto senza neppure tentare di nasconderlo. Come si dice? Chi è causa del suo mal pianga se stesso. Peccato che insieme a loro, del cui pianto mi frega meno che nulla, con questo governo e questo Parlamento piangeranno come sempre anche gli italiani onesti.

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      • Idem per i “sinistri” così chiamati dai loro colplici “destrosi”

        “è impagabile (senza nessuna ironia)! I sinistrati hanno “non vinto””

        Quali sinistrati, BIDELLO FALLITO!

        Sono sempre stato di DESTRA, per questo dopo averla votata una volta, a distanza di 25 anni, mi VERGOGNO più un Bidello autodidatta in una aula universitaria che tenta di spiegare il pensiero di Locke al quarto anno, nemmeno al primo.

        Ma ai bidelli, alle caroline e alle adele la laurea NON serve, anzi, dicono che è INUTILE PER TUTTI gli altri che ce l’hanno e si sono fatti il kulo per averla. E questa DESTRA MERD*SA è piena ZEPPA di BIDELLI senza la licenza media inferiore… però in compenso hanno la fedina penale SPORCA, che vale evidentemente, per certa GENTAGLIA (sic sic sic), più di 3 lauree.

        Trova le differenze, tra un bidello fallito e un fallito che si crede filosofo. E’ peggio il secondo. E questo DESTRORSI sono falliti che si credono filosofi. Proprio come te.

        Per questo vi piacciono, perchè vi vedete riflessi allo specchio. Cialtroni loro, cialtroni voi. Cialtrone vuole cialtrone, per definizione.

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      • Andrea del tuo sproloquio non comprendo una mazza, se non sai nemmeno postare un commento evita di intervenire. A me sembra il delirio di un demente. A proposito di demenza:
        «I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli».
        (Umberto Eco).

        Dal vocabolario Treccani:
        imbecille agg. e s. m. e f. [dal lat. imbecillis (variante del più com. imbecillus) «debole» fisicamente o mentalmente].

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    • Adele, ben definiti “sinistri” i farabutti del Partito Disonesti incavolati neri perché non sono loro ad avere le mani su mafie, appalti, poltrone di sottogoverno, aiuti, sovvenzioni e finanziamenti. L’ideologia, chi la conosce

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  3. Essere opportunisti, ipocriti, falsi, incoerenti si può riassumerlo in machiavellici.
    Va bene, mo me lo segno proprio, non vi preoccupate.

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