Prezzo del pane alle stelle (+13,5%), arriva a costare anche 10 euro al chilo

(Sabrina Camonchia – bologna.repubblica.it) – La signora Rosanna ne ha viste tante, ma una congiuntura simile mai. Dal 1964 è dietro il bancone di Piròn èl furnar in via Nosadella, ma mai avrebbe immaginato che una pagnotta di pane sarebbe potuta arrivare a costare anche 10 euro al chilo.

Da settembre ha aumentato tutti i prezzi dei suoi prodotti del 5%. Come non bastasse, per combattere il caro energia, ha deciso, assieme alla figlia Angela, di tenere spenta una delle quattro bocche del forno per cuocere la pasticceria. “Col pane non possiamo farlo, il forno lavora a regime tutta la notte”.

Adesso il prezzo base del loro pane è passato da 6,20 a 6,80 euro al kg, “in pratica stiamo lavorando per pagare gli aumenti delle materie prime”, raccontano. Da Atti al Quadrilatero, il panificio più antico di Bologna e il più frequentato dai turisti, Paolo Bonaga si è inventato il pane “Anticrisi”: una trovata di marketing che funziona alla grande, con tanto di etichetta esposta in vetrina. La pagnotta da 800 grammi di pane comune viene 3,43 euro. “Tutti i costi sono aumentati almeno del 10%, ma a onor del vero la farina era cresciuta ancora prima che cominciasse la guerra in Ucraina. Io ho cercato di ritoccare il meno possibile il prezzo del pane che è un bene di prima necessità, ma i dolci non ho potuto non aumentarli”.

Luce, gas, mangimi, fertilizzanti, farina, macinatura del grano, olio, burro: tutto si riverbera sul prezzo finale al consumatore. Secondo un monitoraggio di Eurostat, il pane è cresciuto mediamente in Unione Europa del 18% rispetto all’agosto 2021: l’Italia è sotto la media dell’Unione, con listini del pane nostrano in rialzo del 13,5%.

Le elaborazioni di Coldiretti sui dati di luglio dell’Osservatorio prezzi del Ministero dello Sviluppo economico dicono che Bologna è la città in Italia che ha il pane più caro: una pagnotta da un chilo costa 4.91 euro, a Milano 4,46, a Roma 2,92 fino ai 2,16 euro di Napoli. Per Michele Fiorini del forno di via San Carlo, il motivo è presto detto: ” La manodopera per il pane bolognese, che offre molti formati al contrario di quello toscano, richiede molto tempo, in più il nostroviene fatto tutto a mano ” . Anche qui, dal 5 settembre scorso, i prezzi sono saliti, ” ma era da almeno dieci anni che erano bloccati ” . Il pane comune costa 5,30 euro al kg, quello ai cereali 7. L’aumento maggiore è quelle delle pizzette tonde, passate da 10 a 11 euro al kg.

Anche Cna lancia un grido d’allarme per la categoria. Nell’area metropolitana di Bologna “ci sono quasi 200 imprese artigiane che producono e il rischio è che a fine anno molte di queste chiudano l’attività”, afferma Matteo Calzolari, presidente dei dolciari e panificatori Cna Bologna che chiede misure immediate di calmierazione del caro energia. “Oggi, con la sostanziale duplicazione dell’impatto energetico sui costi aziendali, si può stimare un 13% di imprese a rischio di non proseguire l’attività e un 21% costretta a ridurla”.

La temperatura della situazione la misura Samuel Mafaro, neo eletto presidente dell’Associazione Panificatori della Città Metropolitana di Bologna, titolare de Il Forno di Porta Lame. Anche lui ha deciso di aumentare del 4% i prezzi su tutta la linea prodotta per tentare di coprire le spese e non lavorare in perdita. “Ormai molti panifici in città – spiega – preferiscono stare chiusi al pomeriggio perché hanno capito che non conviene stare aperti pagando i commessi e bollette altissime”.

Lui stesso lavora per il pubblico dalle 7 alle 14, poi abbassa la saracinesca ” perché fra psicosi dei prezzi e smart working il giro si è davvero ridotto”. Al momento i clienti non sembrano aver cambiato le loro abitudini, ma le offerte proposte vengono acquistate al volo. ” Lo noto sui prodotti di pasticceria: una raviola costa 1,90 euro, mentre il pacchetto da quattro lo metto a 6,50, è una politica molto apprezzata”, afferma Paolo Bonaga.

3 replies

  1. Il giornalista dovrebbe mettersi d’accordo col cervello prima di scrivere e decidere se a Bologna il pane costa 10 euro o 4,91 euro al chilo.
    Per tutti quelli che non lo sanno il pane si può fare tranquillamente in casa, costa molto meno ed è molto più buono nochè molto più salutare facendolo senza additivi, ma solo con farina, lievito e acqua.

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    • Io concordo, in linea di massima. Ho anche la Macchina del Pane da tempo… sebbene la usi saltuariamente. È vero che io usi poco pane (uso più volentieri panificati, come cracker e gallette varie, per capirsi) , ma insomma lo faccio notare per il fatto che se l’EE inizia a costare molto di più, usare un elettrodomestico per fare il pane in casa può comunque presentare qualche problema. A meno di non avere un forno a legna e abitare in campagna quel che basta per disporre appunto si legna da ardere, l’operazione può risultare complicata in appartamento in città, e sicuramente non poi così efficace sul piano energetico (e quindi sul costo finale). Il pane è indubitabilmente più buono fatto in casa, ma a parte il tempo e la fatica da dedicargli, costerebbe comunque probabilmente di più… Insomma, alla sorgente il problema dell’energia impiegata è il medesimo, non credi? 🤷🏼‍♂️

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