Onorevole sindacato

Non c’è un segretario generale della Cgil che non sia poi diventato parlamentare.

(Edoardo Sirignano – lidentita.it) – Tra una giovanile di un partito e un sindacato cambia poco o nulla. Non c’è colore che tenga. A battere ogni record è il Pd. Le sue porte sono aperte a chiunque porti una sigla sul cappello: dall’ex segretaria della Cgil Susanna Camusso, catapultata in Campania per grazia dello sceriffo De Luca fino all’ex numero uno della Cisl Annamaria Furlan, nata a Genova e scaraventata in Sicilia. Nessuno, infatti, vuole lasciare a casa quei volti noti, che lasciano piazze e megafoni per sedersi, in silenzio, nei banchi che contano. A qualcuno riesce addirittura l’impresa di arrivare al governo. Basti pensare al leghista Claudio Durigon, che dall’Ugl si è trovato sottosegretario.

Il trampolino dei “compagni”

Tutti i segretari generali della Cgil sono stati parlamentari. Il primo grande a sfatare il tabù è stato Giuseppe Di Vittorio, diventato nel 1924 deputato del Regno d’Italia tra le file del Psi. Sono stati eletti, poi, Agostino Novella, membro dell’Assemblea Costituente tra le file del Pci, il suo figlioccio Luciano Lama, vice presidente del Senato nel governo Spadolini e Antonio Pizzinato, sottosegretario al Lavoro nel primo esecutivo Prodi. Bruno Trentin, invece, è stato il primo a sedersi tra le bandiere dell’Ue. Sergio Cofferati, dopo essere stato quasi dieci anni a Montecitorio, è stato addirittura promotore di un movimento, ovvero l’ormai quasi inesistente Sinistra Italiana. L’ultimo segretario parlamentare Cgil è stato il compianto Guglielmo Epifani. Ecco perché la buona Susanna, la prima donna alla guida Cgil, non può non farsi eleggere. Si tratterebbe di un vero e proprio fallimento. A lasciarla a terra, però, è il suo successore. Maurizio Landini, senza pensarci troppo, le toglie l’auto di servizio.

La culla della Dc

La Cisl può considerarsi più di una semplice fucina di talenti per la Dc. Il suo fondatore Giulio Pastore è stato fedelissimo di Alcide De Gasperi, così come i suoi successori Bruno Storti e Luigi Maccario. A rompere l’asse con i cattolici è stato il solo socialista Pierre Carniti, sponsorizzato da Pannella per il Quirinale. Il primo segretario a diventare ministro, poi, è stato Franco Marini. L’ex segretario del Ppi ha guidato il dicastero per il Lavoro. Un incarico che lo ha portato a presiedere, nel giro di qualche anno, l’aula del Senato. Chi lo ha seguito, ovvero Sergio Antonio D’Antoni, invece, ha fondato il Ccd, da cui si è generata l’Udc, dove è invece stato protagonista indiscusso Savino Pezzotta. Chi invece ha rotto il binomio sindacato-politica, a queste latitudini, è stato Raffaele Bonanni, silurato prima da Berlusconi e oggi da Calenda. Ecco perché l’uscente segretaria Annamaria Furlan non può assolutamente lasciare terreno alla compagna Camusso.

L’esempio di Viglianesi

Italo Viglianesi, tra i fondatori della Uil, è stato il primo ministro dei Trasporti e dell’Aviazione Civile. Dopo di lui, però, bisogna aspettare diversi anni per vedere un altro esponente della categoria nei corridoi che contano. Il sindacato è tornato a essere protagonista solo nel 1993 quando Giorgio Benvenuto è stato nominato segretario del Partito Socialista Italiano, succedendo a Bettino Craxi, dimessosi dopo le rivelazioni sul conto protezione che lo coinvolgevano nell’accusa di bancarotta fraudolenta. L’ex presidente del Cnel Pietro Larizza, l’ultimo a fare politica nell’Unione Italiana Lavoratori, invece, si è distinto per essere tra i promotori dell’Unione di Romano Prodi.

Il sindacato della destra

L’Ugl può essere considerata la palestra della destra italiana. Non a caso il suo fondatore Giuseppe Landi è stato nel 1939 consigliere nazionale della Camera dei Fasci. Giovanni Roberti, nel 1948, invece, è stato storico capogruppo del Movimento Sociale Italiano. Un’eredità portata avanti da Mauro Nobilia, europarlamentare tra le file di Allenaza Nazionale. A spostare il baricentro dell’Ugl, invece, è stata la prima segretaria donna Renata Polverini, ancora in aula tra le file di Forza Italia. Un vero e proprio ritorno alle origini, infine, è stato quello di Claudio Durigon, candidato nella lista della Lega.

3 replies

  1. La sindacatocrazia come perfetto alter ego, in reciproca sinergia, della partitocrazia! E poi invece di regime partitocratico e della nomenklatura che lo rappresenta ci tocca sentir parlare di “democrazia liberale” facendo le pulci a russi e cinesi che la nomenklatura l’hanno inventata e perfezionata. Ma “liberale” di che e da cosa!? Forse perché “liberamente aperta” all’oligarchia economico-finanziaria che le fa più o meno da burattinaio?

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  2. I sindacati, forze storiche che hanno dimenticato la fatica e il dolore delle lotte per questo fantasma che si chiama giustizia sociale ma, ne è rimasta l’impalcatura, lo scheletro, che rappresenta bene le vestigia dei dinosauri che erano un tempo. Sono strutture psicopompe e dal loro interno si sviluppano le dinamiche che permiano il mondo del lavoro con le necessità attigue e impellenti dei lavoratori dipendenti.
    Il M5S, non ha ancora una struttura sindacale, in quanto giovanissimo partito che alimenta la sua politica su temi centrali, sui quali, bisogna dirlo, è caduto diverse volte; senza un’organizzazione di fondo che ne sia la base e la promozione, fatica a perorare le sue cause che si dilungano e si sovrappongono alle dinamiche di altre forze politiche creando quella nemesi confusa che oscilla tra una sinistra e una destra idealizzate.
    Lo psicopompo del sindacalista è una vetustà che male veste una fetta di gioventù ribelle con sviluppo di reciproche allergie e nostalgie dei tempi che furono. Ma tali tempi, come ho già detto sopra, sono costellati di dolore, morte e sofferenza, per cui si crea una fallacia emotiva e cognitiva relativa ad un sentimento di prostrazione verso qualcosa che si rifiuta e si tende ad allontanare.
    Inoltre sono pappa e ciccia con sistemi trasversali da cui traggono linfa tecnocratica senza opporre nessun tema etico, in quanto proiettati nelle ben note linee di potere da cui non si discostano.
    La famosa e triste fantasia al potere trova fango a sufficienza per sparire sotto le mosche.

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