Tetto agli stipendi della Pa: dopo la figuraccia e il Colle arriva lo stop di Draghi&C.

Retromarcia. Il governo, su spinta del Quirinale, toglie dal dl Aiuti la norma che “premiava” i capi di dicasteri, polizia e esercito. Sono bastate 24 ore per fare dietrofront e trasformare in una figuraccia storica il blitz che martedì in Senato ha portato all’eliminazione del tetto di 240 mila euro per gli stipendi […]

(DI CARLO DI FOGGIA – ilfattoquotidiano.it) – Sono bastate 24 ore per fare dietrofront e trasformare in una figuraccia storica il blitz che martedì in Senato ha portato all’eliminazione del tetto di 240 mila euro per gli stipendi delle figure di vertice dei ministeri, delle Forze dell’ordine e delle Forze armate, con una norma inserita all’ultimo dal Tesoro nel decreto Aiuti bis, approvato martedì. Tutti i partiti fingono di non saperne nulla, accusano il governo o si rinfacciano il voto tra loro. La questione si è risolta ieri in poche ore: Palazzo Chigi ha presentato un emendamento soppressivo alla Camera, dove è approdato il dl aiuti bis, approvato in tempi record in Commissione Bilancio all’unanimità. Il decreto ora dovrà tornare al Senato per una terza lettura martedì 20 settembre, costringendo i senatori a tornare a cinque giorni dalle elezioni.

La decisione è arrivata dopo che anche il Quirinale si è fatto sentire. Sergio Mattarella ha illustrato a Mario Draghi tutta la sua perplessità per “l’inopportunità” di una misura del genere, peraltro infilata in extremis in un testo che si occupa di ridurre i rincari energetici per famiglie e imprese. Il Quirinale ha evitato anche di trovarsi in una situazione imbarazzante. Una norma così selettiva, che fa saltare il tetto dei 240 mila euro (deciso nel 2014 dal governo Renzi) solo a qualche dozzina di grand commis e generali lasciando fuori tutto il resto della Pubblica amministrazione è a forte rischio di incostituzionalità. Il Colle, però, non può cassare una sola norma, ma deve rinviare tutto il testo alle Camere allungando i tempi (o approvarla con riserva). “Bisogna accertare la ragionevolezza della scelta selettiva dei soggetti a cui applicare la deroga al tetto – spiega al Fatto il costituzionalista Gaetano Azzariti –. Si possono fare norme selettive, ma ci dev’essere una giustificazione. Una misura del genere necessita di uno scrutinio approfondito”.

La figuraccia è stata partorita martedì, quando nelle Commissioni Finanze e Bilancio del Senato hanno approvato una riformulazione di un emendamento presentato dal senatore forzista, Marco Perosino. Inizialmente la deroga per il tetto riguardava solo figure di vertice di Polizia e forze armate. Il testo è stato poi riformulato dal Tesoro e in quel passaggio lì si sono aggiunte le figure di vertice di ministeri e anche di Palazzo Chigi. La deroga è infatti valida per il capo della polizia, il comandante generale dell’Arma dei carabinieri, il comandante generale della Guardia di finanza, il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, il capo di stato maggiore della difesa, i capi di stato maggiore di Forza armata, il comandante del comando operativo di vertice interforze, il comandante generale del Corpo delle Capitanerie di Porto, i capi dipartimento della Presidenza del Consiglio dei ministri, i capi dipartimento dei ministeri, il segretario generale della Presidenza del Consiglio dei ministri, i segretari generali dei ministeri.

Il testo è passato con l’assenso di tutti i partiti dopo che era stato trovato l’accordo sul Superbonus. Lega, M5S e Fdi si sono astenuti, mentre Pd, Forza Italia e Italia Viva hanno votato a favore. Draghi ha fatto subito filtrare il suo disappunto, parlando di “dinamiche parlamentari”, come se Palazzo Chigi non sapesse cosa fa il ministero dell’Economia, mentre i partiti si sono rimpallati le accuse precipitandosi ieri a presentare emendamenti soppressivo alla Camera (bruciati sul tempo però dal governo). Enrico Letta parla di “un guaio assoluto e totale”. Per Giuseppe Conte si tratta di una “norma vergognosa: abbiamo paghe da fame di 2-3 euro lordi l’ora e ieri FI, Pd e Iv hanno trovato il tempo per votare un emendamento che fa saltare il tetto ai mega stipendi degli alti dirigenti dello Stato”. Dai dem gli ha risposto il ministro del Lavoro, Andrea Orlando: “Giuseppe, ci avete messo più di due anni a cambiare i decreti Salvini su nostra pressione. Noi poche ore per chiedere una correzione a una norma sottovalutata e non voluta da noi. Capisco la campagna elettorale, però. Salvini fa sapere che quell’emendamento “la Lega non lo ha votato, è agli atti. L’ha votato il Pd”. Silenzio invece da Fratelli d’Italia.

Contro la norma si sono scagliati tutti i sindacati. Un “gesto indegno contro i lavoratori” per Maurizio Landini della Cgil. Stessa linea di Pierpaolo Bombardieri della Uil.

Insomma, la norma è saltata, ma la figuraccia resta.

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13 replies

  1. “La decisione è arrivata dopo che anche il Quirinale si è fatto sentire”
    quindi un Quirinale esiste, e si fa sentire anche.
    Chissà perchè le altre volte (vedi riforma Catarbia e altre porcherie) non l’hanno sentito, o era afono, o aveva sbagliato numero, o la linea era occupata, chissà…

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  2. draghi:
    La perfetta incarnazione del bambino viziato che porta al campetto il pallone di cuoio appena regalato dai genitori straricchi.
    Poi, siccome è una schiappa e nessuno gli passa la palla, si stizzisce da nevrastenico e se ne va portandosi via il pallone per non far giocare nemmeno gli altri.
    Credo che nella nostra infanzia tutti quanti abbiamo conosciuto un bambino così odioso…..
    E l’anno scorso l’abbiamo pure accolto a Palazzo Chigi 😨

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  3. L’unica cosa che ci sarà sempre quando si va di corsa è la famosa manina che infila emendamenti nei decreti. Tutti sanno chi si nasconde dietro quella manina.

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  4. (Resta la norma che permette i superstipendi ai manager delle aziende pubbliche quotate in Borsa, come i 260.000 euro della Maggioni, direttrice di Rai 1. Come resta la possibilità di accumulare più redditi, che non decade mai nemmeno per i politici. Per quelli il ripensamento non c’è?)

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  5. Meschinetti ora come faranno a sopravvivere con una remunerazione mensile di duecentoquarantila €uro ?
    Sarà il caso di istituire un 5 per mille per quei poveri cialtroni?

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