Laura ciao

(Massimo Gramellini – corriere.it) – Se alla tv spagnola Laura Pausini avesse cantato «Bella Ciao», oltretutto a meno di due settimane dal voto, i politici e i commentatori di destra le avrebbero dato della comunista e oggi tirerebbero fuori le foto di lei che serve i tortellini a qualche festa dell’Unità o i ritagli di giornale del maggio scorso in cui i profughi cubani la definivano filocastrista. Poiché invece si è rifiutata di farlo per evitare strumentalizzazioni di parte, è stata strumentalizzata da entrambe le parti, con la destra che adesso la considera Giovanna D’Arco e la sinistra Claretta Petacci.

Con maggiore prontezza di spirito, ma non è facile averla in certi momenti, forse avrebbe potuto intonare quella meravigliosa canzone dedicandola al popolo ucraino invaso da Putin. Avrebbe sparigliato le carte e spostato un po’ il tiro, mentre la decisione di non cantarla le ha tirato addosso accuse di vigliaccheria e di fascismo che francamente appaiono esagerate.

«Bella ciao» inneggia all’amore e alla libertà, e chi ne ha fatto la colonna sonora della propria esistenza dovrebbe riconoscere a tutti la libertà di cantarla o di non cantarla, senza sottoporre l’una o l’altra scelta al verdetto di un autoconvocato tribunale della Storia intento a misurare il tasso di ideologia degli interlocutori. È davvero un peccato che la canzone italiana più conosciuta al mondo dopo «Volare» venga percepita solo in Italia per ciò che non è: un canto di parte. Vado a sentirmi «Bella ciao». In cuffia, così non disturbo nessuno.

14 replies

  1. Avrebbe dovuto cantarla facendo l’occhiolino alla famosa serie “La casa de Papel” che ha reso famosa la canzone in Spagna. Questo era il modo per “bagnar le polveri” a chi era pronto a spararle adosso, da una parte e dall’altra.
    Troppo domandare alla Pausini.

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  2. Gramelluccio sappi che mi faccio schifo da solo ogni volta che perdo tempo a commentarti.
    Però sappi anche che mi è capitato di vedere i millenials arcobaleno che contestano i comizi della meloni.
    Beh….alla fine parte l’inno nazionale e i millenials ( seppure stonatissimi) lo cantano a squarciagola insieme ai fans della meloni, l’unica differenza è che loro hanno il braccio sinistro alzato con il pugno chiuso.
    Morale della favola:
    Quando la smetterai di occuparti di canzonette e comincerai ad occuparti di contenuti seri probabilmente nevicherà a metà luglio.

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  3. Una delle grandi vittorie della destra italiana e in particolare dei fascisti italiani (che sono un evergreen nostro: non ci sono ex, post, attual, futur…. sempre fascisti sono, in tutte le epoche), è di avere convinto il resto degli italioti che Bella ciao è un inno della sinistra. NON E’ COSI’, cari fascistoni. Bella ciao è assolutamente una canzone divisiva, E DEVE ESSERLO! Perchè divide l’umanità in chi la libertà vuole conquistarla e chi vuole toglierla! Partigiani non sono stati solo i comunisti: partigiani sono stati democristiani, socialisti, azionisti, liberali… Siete riusciti a convincere gli italioti che Bella ciao è un inno comunista, e vabbè…
    Quanto alla Pausini, ok, Laura non ti fare sporcare dalla politica…. recintati nel tuo cuore e amore e non uscirne: si rischia assai fuori!

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  4. Il fatto stesso che una libera decisione di non cantare quella canzone sia diventato un caso dimostra che la Pausini aveva ragione. È una canzone politica di cui i sinistri, falsi democratici, si si sono appropriati.

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  5. Sono d’accordo con la frase «“Bella ciao” inneggia all’amore e alla libertà, e chi ne ha fatto la colonna sonora della propria esistenza dovrebbe riconoscere a tutti la libertà di cantarla o di non cantarla», ma non con la frase «È davvero un peccato che la canzone italiana più conosciuta al mondo dopo “Volare” venga percepita solo in Italia per ciò che non è: un canto di parte»: non si può dire che “Bella ciao” nella sua versione partigiana non sia una canzone appunto ‘partigiana’, di parte. Del resto Laura Pausini non l’ha voluta cantare perché, parole sue, «molto politica». Magari, per trarsi d’impaccio, avrebbe potuto cantare “Bella ciao” nella versione delle mondine, se la conosceva.

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  6. Dunque: se non la canta fa propaganda per i fascisti, se la canta è comunista.
    Bella Ciao è diventata un trappolone.
    Siamo a questo punto …

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  7. Con quella decisione Laura Pausini ha confermato ancora una volta, non tanto da che parte politica sta (non lo sa nemmeno lei, la beota) ma l’abisso di ignoranza e subcultura in cui vive…
    Cococode’

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  8. La Pausini è una cantante, e canta. Per tutti. E’ il suo lavoro.
    Come ho detto sopra, ormai Bella Ciao è diventata un trappolone. E dal punto di vista musicale è proprio brutta. Anche quando la canta il Coro dell’ Armata Rossa.
    La Pausini ha fatto benissimo: cosa non si fa da parte dei propagandisti per una polemica ed una etichetta in più.

    Ragazzi, è inutile andare di “Bella Ciao”, una canzone vergognosamente sfruttata dal PD (in mente le Sardine di Bennetton/Prodi in piazza a Bologna?) il cui uso (pure Bonaccini e Renzi la cantano…) farebbe rivoltare nella tomba qualsivoglia partigiano che si rispetti.
    L’ unico argine, per quanto tardivo, alla Destra sarebbe riflettere sugli errori commessi e promettere, come in Confessione, di non ripeterli.
    Più comoda Bella Ciao, e etichettare chi non si allinea: l’ ennesimo autogol.

    A questo punto vedo un futuro “renziano”: lasciare alla Meloni il paio di anni di grandi difficoltà ( eufemismo) che ci aspettano e poi, passata la tempesta, fare nuovamente cadere il Governo. A suon di Bella Ciao.
    E chi non la canta con Renzi, peste lo colga…

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