Il delitto (quasi) perfetto dei boiardi di stato

Arriva una picconata al tetto che ferma a 240.000 euro lo stipendio dei supermanager pubblici. La maxi-deroga ai paletti introdotti nel 2011 dal governo di Mario Monti e richiamati dal governo Renzi nel 2014 passa con un emendamento approvato in Senato al Decreto Aiuti-bis. Un correttivo arrivato in extremis, infilato magicamente nell’ultimo provvedimento utile prima dell’appuntamento con le elezioni con il sì di tutti i partiti e l’astensione di FdI, Lega e M5S.

Blitz del Tesoro: via il tetto agli stipendi di Chigi & C.

(DI CARLO DI FOGGIA – ilfattoquotidiano.it) – Palazzo Chigi finge di cadere dal pero e parla di “forte disappunto” per un gesto frutto di “dinamiche squisitamente parlamentari”; i partiti prendono le distanze (il Pd promette un ravvedimento). La realtà però è che ieri, con l’avallo di tutti, è arrivato un bel regalo di fine legislatura per i vertici delle forze armate, della polizia e dei ministeri. A confezionarlo è stato il ministero dell’Economia che con un blitz ha di fatto consentito l’eliminazione del tetto dei 240 mila euro per i vertici delle forze armate, della polizia e dei ministeri, compreso Palazzo Chigi.

La misura è stata inserita con un emendamento “riformulato” al dl Aiuti bis in Senato e approvato ieri. In sostanza prevede la possibilità di superare il tetto con un “trattamento economico accessorio” per una serie di figure apicali della Pubblica amministrazione. La deroga è valida per il Capo della polizia, il Comandante generale dell’Arma dei carabinieri, il Comandante generale della Guardia di finanza, il Capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, il Capo di stato maggiore della difesa, i Capi di stato maggiore di Forza armata, il Comandante del comando operativo di vertice interforze, il Comandante Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto, i Capi Dipartimento della Presidenza del Consiglio dei ministri, i Capi Dipartimento dei ministeri, il Segretario generale della presidenza del Consiglio dei ministri, i Segretari generali dei ministeri.

Come si intuisce dall’elenco, il mandante del blitz è chiaro: i papaveri ministeriali – con il Tesoro a fare da palo – hanno visto nel braccio di ferro tra governo e partiti sul dl Aiuti l’occasione giusta. La possibilità è stata fornita da un emendamento depositato dal senatore Marco Perosino di Forza Italia. Il testo originario prevedeva la deroga al tetto sugli stipendi solo per le forze di polizia, carabinieri e amministrazione penitenziaria. Poi però è successo qualcosa. Il ministero dell’Economia lo ha inserito tra gli emendamenti da “riformulare” e nella riformulazione sono state inserite tutte le altre figure ministeriali.

La mossa mette Mario Draghi in imbarazzo. Ieri ha fatto filtrare una nota per prendere le distanze e accusare i partiti. La realtà però è che la decisione è stata avallata dal Tesoro e a beneficiarne sono anche alti dirigenti della Presidenza del Consiglio. Delle due l’una: o lo staff di Draghi è stato colto di sorpresa, o l’unico a non saperne nulla era il premier in persona, a cui non è rimasto che far filtrare l’irritazione con il ministero guidato da Daniele Franco per non averlo informato. In serata gli uffici del ministro fanno sapere di aver dato solo un contributo tecnico sulle coperture a un emendamento parlamentare, emendamento che però non si trova. Resta l’immagine non proprio edificante di un blitz arrivato in un decreto che affronta i rincari delle bollette.

La decisione è stata avallata da tutti i partiti. I 5Stelle si sono astenuti (come Fdi e Lega), ma in via riservata ammettono che era il prezzo da pagare per il via libera alle norme sul Superbonus. Stesso discorso vale per le altre forze politiche che hanno ottenuto qualcosa. “Non è chiaro cosa sia successo al mio emendamento – spiega Perosino al Fatto – ha fatto il giro dei ministeri e poi è arrivata la riformulazione nelle commissioni riunite…”. A votare a favore sono stati Pd, FI e Italia Viva. “Non avevamo alternativa a votarlo per evitare che saltasse tutto”, spiega Renzi. I dem almeno promettono di far saltare la norma nel nuovo decreto Aiuti.

Se non accadrà, il tetto dei 240 mila euro tramonterà definitivamente. È stato introdotto nel 2011 dal governo Monti con il “decreto Salva Italia” per mostrare che anche la classe dirigente dava il buon esempio. A fissarlo a 240 mila euro è stato però il governo Renzi nel 2014. Si applica a tutta la PA e alle società statali non quotate o che non emettono strumenti quotati, con l’eccezione degli organi costituzionali. Già con la scorsa legge di Bilancio era arrivata la prima picconata che ha permesso di aggiornare il limite allineandolo agli aumenti previsti nei rinnovi dei contratti nazionali del pubblico impiego. Stavolta invece la deroga è molto più rilevante e di fatto permette di non fissare un tetto ex ante per la crème dei dirigenti dei ministeri.

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7 replies

    • Ti riporto la risposta di Viviana a Matteo: “Matteo, non c’è nessuna vergogna. Se i 5 stelle avessero votato contro, il decreto Aiuti sarebbe caduto, con grave danno per gli Italiani. L’unica possibilità era astenersi. La vergogna è semmai quella di FI che l’emendamento l’ha presentato, del Ministro Franco che l’ha accettato e del Pd che l’ha votato, salvo cambiare idea adesso.”
      Vedi quello che ha scritto Matteo sono le solite chiacchiere da bar sport, i soliti commenti stupidi senza alcuna analisi dei fatti e delle ragioni.
      Invece di seguire le solite chiacchiere da bar senza costrutto e fare figure “barbine” sarebbe il caso di informarsi meglio.
      E’ su questa ignoranza che fanno affidamento i soliti noti Salvini, Meloni, Berlusconi e compagnia cantante che tanti danni hanno fatto al nostro paese e che ancora vengono sostenuti da un popolo beota.
      La vostra ignoranza è la loro fortuna e la nostra rovina.

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  1. Draghi ha dato la colpa al suo Ministro dell’Economia, Franco, dicendo di non essere stato avvertito. Visto che questo Daniele Franco è stato a vicedirettore generale della Banca d’Italia affiancando Fabio Panetta, per poi succedergli pochi mesi dopo, con la nomina di Panetta a membro del Comitato esecutivo della Banca Centrale Europea, possiamo capire che un aumento dei superstipendi dei manager gli interessasse personalmente di più che dare aiuti utili al popolo italiano.
    Non abbiamo commenti per un Capo del Governo che asserisce di essere stato scavalcato da un suo Ministro senza essere avvertito perché la cosa appare abbastanza ipocrita di suo.
    Il tetto ai superstipendi è un’offesa al buon senso e al rispetto dei cittadini, essendo gli stipendi dei politici e dei manager italiani già i più alti d’Europa, per cui questo ulteriore sfondamento, per di più in un periodo di massimo rischio povertà per milioni di persone, è una vera bestemmia verso il popolo italiano e Draghi avrebbe potuto benissimo stopparlo, se avessse voluto e se non si dimostrasse ogni volta l’alfiere delle multinazionali e dei plutocrati. Ma che l’emendamento sia passato nel plauso di quasi tutti i partiti è un altro motivo di vergogna che prova una volta di più quanto il neoliberismo peggiore li abbia inquinati e ridotti allo stato di mostri indecenti e inaccettabili.

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  2. Fosse per me, rimetterei anche il tetto di 240.000 euro i superstipendi dei manager pubblici di aziende quotate in Borsa, come la Rai. Si pensi che il direttore della Rai Antonio Campo Dall’Orto viene pagato 650 mila euro, mentre la presidente Monica Maggioni guadagna 270 mila euro.

    Matteo, non c’è nessuna vergogna. Se i 5 stelle avessero votato contro, il decreto Aiuti sarebbe caduto, con grave danno per gli Italiani. L’unica possibilità era astenersi. La vergogna è semmai quella di FI che l’emendamento l’ha presentato, del Ministro Franco che l’ha accettato e del Pd che l’ha votato, salvo cambiare idea adesso.

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  3. Draghi ha dato la colpa al suo Ministro dell’Economia, Franco, dicendo di non essere stato avvertito. Visto che questo Daniele Franco è stato a vicedirettore generale della Banca d’Italia affiancando Fabio Panetta, per poi succedergli pochi mesi dopo, con la nomina di Panetta a membro del Comitato esecutivo della Banca Centrale Europea, possiamo capire che un aumento dei superstipendi dei manager gli interessasse personalmente di più che dare aiuti utili al popolo italiano.
    Non abbiamo commenti per un Capo del Governo che asserisce di essere stato scavalcato da un suo Ministro senza essere avvertito perché la cosa appare abbastanza ipocrita di suo.
    E’ tipicamente italiano questo vizio di creare dei carrozzoni legislativi, dentro cui c’è di tutto e di più, che devono essere votati in blocco e oltre a ciò c’è sempre una manina che aggiunge all’ultimo minuto qualche emendamento che favorise precise persone o categorie. Per esempio la Fini-Giovanardi che punisce pesantemente i piccoli spacciatori fu approvata senza che ci fossero requisiti d’urgenza in quanto fu infilata proditoriamente nel decreto sui Giochi invernali di Torino, in cui furono inseriti di soppiatto 2 articoli sui reati di droga.

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