Le macerie dell’Ue in Grecia dopo 10 anni

Dopo 12 anni la Grecia non è più l’osservata speciale dell’Europa. Atene continua tuttavia a fare i conti con una situazione insostenibile

(Federico Giuliani – true-news.it) – Dopo 12 anni la Grecia non è più l’osservata speciale dell’Unione europea. Lo scorso 20 agosto, Atene è uscita dal regime di sorveglianza rafforzata nel quale era piombata in seguito alla crisi del debito del 2008. Tre salvataggi economici esterni dal 2010 al 2018, in cambio di durissime riforme economiche, non sono tuttavia bastati a far uscire il Paese dal tunnel oscuro. La medicina che la Troika (leggi: Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale e Commissione europea) ha imposto al governo greco ha sì avuto l’effetto di riordinare, almeno in parte, i traballanti conti ellenici e coprirne parzialmente le impressionanti voragini.

Ma, allo stesso tempo, ha provocato cicatrici ed effetti avversi che potrebbero contribuire nuovamente far ripiombare la nazione – una delle più fragili dell’Eurozona – in un incubo senza fine.

Slogan contro dati reali: come sta la Grecia?

La situazione è paradossale. Da una parte Bruxelles che festeggia il traguardo raggiunto dalla Grecia. Dall’altra un Paese che fa troppa fatica a calarsi nella nuova normalità raccontata dall’Ue. Come sta veramente Atene? Per rispondere a questa domanda in maniera corretta bisogna fare una “media” tra i dati macroeconomici e quelli microeconimici.

Intanto, in seguito ad un decennio di austerità, l’economia greca si è ridotta di un quarto, mentre il reddito disponibile dei cittadini è diminuito di un terzo. Ciò nonostante la Commissione europea prevede che la crescita economica di Atene possa raggiungere il +3,5% nel corso del 2022 e il 3,1% nel 2023. Il tasso di disoccupazione è passato dal 28% del 2013 all’attuale 12,5%.

Accanto all’inevitabile “rimbalzo” raccontato, la popolazione sta però ancora lottando con debolezze che, ormai da anni, pesano sulla quotidianità.

Un simile contesto rende l’economia della Grecia particolarmente vulnerabile ai nuovi contraccolpi della guerra in Ucraina, alla crisi energetica e al rischio stagflazione che incombe sull’Eurozona. L’inflazione, ad esempio, è al livello più alto degli ultimi 29 anni (11,5%), mentre i salari restano ancora molto bassi. Secondo una rilevazione Statista, i salari medi greci sono passati dai 21.606 euro del 2009 ai 16.235 del 2021.

Il costo della vita è quindi diventata insopportabile per un gran numero di cittadini. Non bastassero i tagli attuati dal governo sul sistema pensionistico e sul servizio civile in cambio di aiuti finanziari, adesso Atene deve fare i conti con aumenti esponenziali. I prezzi del gas naturale sono aumentati del 122,6% dall’aprile del 2021, l’elettricità dell’88,8%, i costi degli alloggi del 35,2%, cibo e bevande del 10,9%.

Il dramma sociale di Atene

Nel periodo di osservazione, la Troika ha concesso alla Grecia prestiti per un valore di circa 290 miliardi di euro. Per tutta risposta, i creditori hanno imposto severe misure di austerità, per lo più sotto forma di tagli ai servizi pubblici e tasse schiaccianti. Il valore di tali misure è arrivato a toccare quota 72 miliardi di euroIl pil greco, intanto, è sceso da 355,9 miliardi del 2008 i 188,7 del 2020, con una leggera risalita a 216,4 nel 2021.

La cura di Bruxelles ha sostanzialmente ridotto il pil greco di un terzo. Per il resto, il debito pubblico si attesta intorno al 190%, mentre la disoccupazione è tra le più alte d’Europa.

Uno scenario economico del genere non può che influire anche sul contesto sociale. Nel 2015, nel bel mezzo della crisi, la metà dei greci non aveva un lavoro e più di un terzo della popolazione viveva al di sotto della soglia di povertà.

Secondo l’European Anti-Poverty Network (EAPN), nel 2021 il 28,9% della popolazione era a rischio di povertà o esclusione sociale in relazione ai redditi dichiarati nel 2020. Nell’occhio del ciclone principalmente i giovani di età compresa tra 18 e 64 anni (31,9% del totale). Nel 2021, inoltre, UNICEF ha sottolineato come la quota di bambini a rischio povertà o esclusione sociale fosse rimasta pressoché invariata nel 2020 rispetto all’anno precedente (31%). La disoccupazione giovanile (15-24 anni) al 38% e i giovani (15-29) non occupati, né in istruzione e formazione (NEET) al 18,5% costituiscono, infine, rispettivamente il secondo e il terzo tasso più alto nell’Ue. Numeri che dovrebbero far riflettere l’Europa, anziché farla esultare per l’uscita di Atene dal regime di sorveglianza economica.

DATI, NUMERI E STATISTICHE: IL REPORT SULLA POVERTÀ IN GRECIA

Categorie:Cronaca, economia, Mondo

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6 replies

  1. Ma l’articolo parla dell’Italia o sbaglio🤔 nella vita ce devi vede’ lungo fratè..altro che Grecia..aspettiano qualche mese e poi se vennemo pure er colosseo👍

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    • @Salvo
      Hai perfettamente ragione.
      Il problema è che mi sto letteralmente cagando addosso per il futuro che ci aspetta e mi auguro , pure masturbazioni mentali, che l’esempio della Grecia possa darci una scossa finché siamo in tempo (sempre ammesso di esserlo ancora).

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  2. “giovani di età compresa tra 18 e 64 anni”
    ____________________
    L’ottimismo non manca. 😇

    Se dopo quasi 3 lustri il debito pubblico è ancora al 190% vuol dire che la cura ha fatto totalmente cilecca oppure che vengono applicati tassi usurai.

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  3. Prova provata che non c’hai capito un emerito kaiser.
    1) La Grecia per aderire all’Euro presentò conti pubblici TRUCCATI per diversi anni. A furia di nascondere la polvere sotto al tappeto si creò un malloppone che contribuì al collasso.
    2) Per organizzare i giochi Olimpici ad Atene nel 2004 la locale classe politica creò una voragine di oltre 30 miliardi di Euro. In proporzione alla popolazione italiana 180 miliardi; e in materia siamo esperti, perché le ruberie di Italia 90 si conclusero con Mani Pulite a partire dal 1992.
    3) Con l’arrivo nelle loro tasche dell’Euro i greci cominciarono a spandere e spendere credendosi tedeschi, ma senza avere alla base un poderoso sistema industriale. Infatti si alimentava il debito pubblico .
    4) Prima del default l’economia greca vedeva un sovraccarico di dipendenti pubblici sul totale dei lavoratori pari al 30%, insostenibile per chiunque.
    Inoltre era usanza, grazie a centinaia di eccezioni alla regola, andare in pensione mediamente con MENO DI 60 ANNI, con punte addirittura di 50/51.
    Anche in Italia accadeva lo stesso fino alla crisi del 1992, con baby pensionati di soli 45 anni, tra gli infermieri per esempio.
    5) Quando il bubbone finanziario scoppiò era il 2009. Governatore della BCE il francese Trichet, per onestà STORICA ed intellettuale.
    Il cordone sanitario finanziario venne approntato dietro la spinta delle industrie di armamenti tedesche e francesi. Si da il caso che la Grecia sia la nazione più militarizzata d’Europa, a causa dei rapporti turbolenti col gigantesco vicino turco. Vanta, per esempio, un numero di carri armati superiore a quello cumulato di Italia e Germania, con soli 10 milioni di abitanti.
    6) Mario Draghi dal 2011 al 2019 ha ricoperto la carica di Presidente della Banca centrale europea, trovandosi a guidare la BCE durante la crisi del debito sovrano europeo: in tale ambito è diventata nota la sua frase del 2012 Whatever it takes (inglese per «Costi quel che costi»), per indicare che sotto il suo mandato la BCE avrebbe fatto «tutto il necessario» per preservare l’euro. Tale politica si è concretizzata nell’adozione di tassi d’interesse bassi o negativi e, superata la crisi dell’euro, anche nell’utilizzo del Quantitative easing per agevolare la ripresa dell’Eurozona.
    E difese SOPRATTUTTO i paesi con conti traballanti, i PIGS, Portogallo, Italia dell’ultimo Berlusconi, GRECIA, Spagna e Irlanda.
    Perché il notiziologo non fa un minimo accenno alla gigantesca evasione fiscale esistente in Grecia, soprattutto da parte dei ricchissimi armatori del settore navale?
    7) Non mi stupisce che la maggioranza di voi abbia come idolo un nullafacente come il Dibba colui che ha elevato l’indignazione superficiale a sistema per lucrare consenso e profitto personale. Un noto sproloquiatore che MAI ha voluto assumersi pubbliche responsabilità, preferendo il comodo ruolo di censore, un italico Pasdaran armato di frusta con la quale ama sfogarsi sugli altri, sentendosi come Gesù nel Tempio consapevole di essere INCAPACE di fornire un purchessia personale esempio ( Semicit.).

    Crisi della Grecia:
    https://it.m.wikipedia.org/wiki/Crisi_economica_della_Grecia#:~:text=La%20crisi%20inizia%20ufficialmente%20nell,della%20Grecia%20nella%20Zona%20Euro.

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