L’80% degli stoccaggi copre il 25% dei consumi: folle il price cap

(Franco Bechis – veritaeaffari.it) – La nuda e cruda verità è che l’80% degli stoccaggi copre il 25% dei consumi: sembra folle allora inserire in questa condizione il price cap che potrebbe fare scappare a gambe levate i fornitori italiani di gas alternativi alla Russia.

Camomilla da Draghi

Da settimane sentiamo spargere dal governo di Mario Draghi camomilla sulle conseguenze che l’Italia avrebbe per la crisi del gas e il fermo ormai certo delle forniture russe. Due sono stati gli slogan: “price cap” per mettere un tetto al prezzo del gas acquistato e non fare lievitare le bollette, e “stoccaggi”, per tranquillizzare tutti: abbiamo messo via più dell’80% del gas che ci servirà questo inverno, e di questo passo già a inizio autunno avremo superato quota 90%.

Meglio di qualunque altro paese europeo. Questa è la sola cosa vera: la quota di stoccaggi è superiore- di poco- a quella dei tedeschi ed è più larga che in altri paesi. Purtroppo è la sola cosa vera detta. Perché sulle bollette che scenderanno grazie al price cap e sulla tranquillità che l’Italia avrà nei prossimi mesi grazie alla rapida opera del ministro Roberto Cingolani sugli stoccaggi, siamo di fronte a due drammatiche bugie o bufale che dire si voglia.

Arma spuntata come un boomerang

Il tetto al prezzo del gas è banalmente un’arma spuntata se non addirittura dannosa come un boomerang: se la Russia chiude come ha già fatto i bocchettoni verso l’Europa sarà semplicemente inutile stabilire o meno un prezzo “politico” per un bene che non c’è. In compenso la mossa potrebbe essere assai poco gradita dagli altri paesi fornitori che stanno cercando di mettere una pezza ai guai che arrivano all’Italia dalla Russia: Algeria e altri paesi africani.

Se vuoi fare scendere il prezzo del gas che paghi loro, quelli girano all’unisono i tacchi e vanno a venderlo su altri mercati, magari iniziando da quello cinese. Sarebbe grave, perché quel gas ci serve come il pane: non compenserà quello russo di certo, ma aiuterà ad avere qualche ora di tepore nelle case italiane e a non interrompere gran parte dei cicli produttivi nazionali. Ed è qui che bisogna fare un po’ di chiarezza sugli stoccaggi, uscendo dalla ambiguità delle comunicazioni governative.

La risposta drammatica

Ho fatto una domanda a tutti gli esperti del settore: “Questo 80% di gas stoccato che forse salirà ancora un po’ fino al 90% quanto rappresenta rispetto ai consumi di gas in Italia nel periodo settembre 2021- marzo 2022? La risposta è stata semplice, univoca e raggelante: “Il 25% circa dei consumi della stagione scorsa”. Questo significa che l’Italia ha da parte il gas che l’anno scorso era stato necessario per riscaldare una casa su quattro e fare andare avanti una impresa su quattro.

Con quell’80% quindi non è garantito il riscaldamento nei tre quarti delle case italiane e non è garantito il ciclo produttivo in 3 imprese su quattro. Se si arriva al 90% e più come si ipotizza forse si limitano un pizzico i danni, arrivando a coprire quasi il 30% del fabbisogno storico del periodo. Una distanza siderale rispetto a quanto è stato comunicato con grande ambiguità fino ad oggi: la percentuale di stoccaggio è relativa alla capienza dei depositi in cui si immagazzina, non al fabbisogno degli italiani.

Un cero da accendere

Evidente dunque che per non mettere ko il Paese sia necessario avere continue altre forniture che vadano a coprire almeno parzialmente quello che serve, accendendo pure un cero (ma con parsimonia) per invocare lassù un inverno mite, come per altro era già stato quello dello scorso anno.

Il gas russo oramai non l’avremo più, e forse era proprio questa la vera guerra iniziata da Vladimir Putin. Semplicemente attendeva i primi rigori del freddo per staccare i gasdotti e gettare tutti nel panico, ma ha dovuto anticipare un po’ i tempi rispetto ai programmi. Terremotare il mercato dei fornitori alternativi oggi giocando con quel price cap ha poco senso: servirebbero tappeti rossi per chiunque altro sia disposto a portare in Italia (e in parte del resto di Europa) il gas, non ostacoli su quel percorso.

Siamo in una situazione di emergenza, e non è il caso di fermarci sugli errori del passato. Ma che fosse questo il cuore della guerra russa all’Europa- e non un grado o più di condizionatore come era stato detto- era chiaro a tutti gli esperti fin dal primo giorno. Ci sarà tempo per riflettere sulle leadership dei vari paesi Ue che con quattro slogan hanno trascinato i loro popoli in guerra (finanziaria), avendo a disposizione qualche fionda al massimo contro i cannoni puntati addosso.

21 replies

  1. Eppur si muove, alleluia alleluia
    Finalmente qualcuno ha il coraggio di dire la verità su come stanno realmente le cose,
    Diffidare di chi continua a sostenere le sanzioni e anzi si vanta pure di averle suggerite lui.

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  2. Dire che Putin aveva in mente questo dall’inizio, è ancora un modo per non dare ai governanti d’Europa le responsabilità di distruzione verso la propria popolazione.

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  3. Poiché l’italiano medio soffre da sempre della sindrome di Stoccolma, al momento Draghi gode ancora di un discreto apprezzamento e può ancora fregiarsi del titolo di Migliore.
    Questo inverno però sarà meglio che si trasferisca nei suoi adorati States perché ho l’impressione che restare nella sua magione di Città della Pieve portebbe essere pericoloso

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  4. Tranquillo Bechis, tra na quindicina di giorni arrivano meloni & salvini vedrai che sistemeranno tutto loro: na telefonata in Russia et voilà gas luce e petrolio gratis a volontà!

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  5. Magari fosse così ( per la telefonata, intendo).
    Il problema è che chiunque vinca di telefonate per il gas non ce ne saranno. O meglio, andranno ad occidente anziché ad oriente.

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  6. Che grande putt@n@ta Il gas russo oramai non l’avremo più, e FORSE era PROPRIO QUESTA la VERA GUERRA INIZIATA da Vladimir Putin. Semplicemente attendeva i primi rigori del freddo per staccare i gasdotti e gettare tutti nel panico, ma ha dovuto anticipare un po’ i tempi rispetto ai programmi.
    Bechis si è perso per strada gli 8 anni di provocazione e morte da parte degli ucronazi Vs i russi del Donbass ?

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  7. Che giullare sto notiziologo:

    1) Il Price cap sta arrivando in ritardo. Le quotazioni del gas vengono stabilite alla borsa di Amsterdam attraverso speculazioni ignobili. E’ l’Europa che sta autorizzando, all’interno dei suoi confini, questi prezzi assurdi. spero che si arrivi laddove mira Conte, cioè ad acquisti in comune fra tutti gli stati UE. A quel punto sarebbe il compratore a stabilire il prezzo, facendo valere la propria massa critica.
    2) L’80% dei consumi fra settembre e marzo….Settembre è già passato e i riscaldamenti, clima permettendo, dovrebbero venire accesi dal 15 ottobre. Ma non sta scritto da nessuna parte che arrivi la neve in pianura. A questo computo su un periodo calcolato ad minkiam dovrebbero venir sottratti almeno due mesi.
    3) I paesi produttori che girano i tacchi e vanno a venderlo altrove. Chi, la Norvegia, l’Algeria e l’Olanda che hanno a disposizione dei gasdotti dovrebbero cominciare a comprimere gas per imbarcarlo e spedirlo via mare? Ma seriamente? Ho letto che il ministro dell’energia Nigeriano ha annunciato che hanno notevoli scorte di gas nel sottosuolo e vogliono destinarlo tutto all’Europa. Questioni geopolitiche, visto che in quello stato operano compagnie petrolifere essenzialmente europee, con l’ENI in prima fila.
    4) Giusto per ridurre il pennivendolo a soprammobile, ieri il prezzo del Megawattora è tornato sotto i 200 € di quotazione, a cui vanno aggiunte le probabili recessioni economiche in Occidente e in Cina. Ed è un katso di problema per i fornitori, soprattutto quelli impegnati a bruciare miliardi in spese belliche costosissime.
    5) La groupie su cui Pootteen contava in Italia sta precipitando avvitandosi su se stesso. Se così fosse, il tentativo di condizionare la politica italiana in tema di eliminazione delle sanzioni sarebbe fallito.

    E torno a richiederlo con cadenza quotidiana:
    Se la Russia, secondo propaganda interna veicolata all’esterno dagli utili lDl0Tl, avesse già sostituito tutti i fornitori e produttori industriali occidentali con quelli dei paesi straccioni, perchè continua ad insistere sulla revoca delle sanzioni?
    Lo chiedo ai noti velini puttiniani del blog, perchè vedo una mancanza di coerenza tra gli annunci di grandezza autarchica e la mano mendicante da tossicodipendente in cerca di spiccioli per una dose.

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    • (Fonte Carlgen-Italia oggi)

      Partiamo dalla Cina: il governo della Repubblica Popolare non ha aderito alle sanzioni contro la Russia e continua a comprare petrolio più di prima, ma chiede e ottiene uno sconto del 35 per cento. Vengono in mente strani paragoni con le vicende della vita quotidiana: se un amico nel momento del bisogno pretendesse di sostenerti acquistando però la tua merce con uno sconto di oltre il 30 per cento, somiglierebbe molto all’usuraio che ti offre un bel prestito, ma con un forte tasso di interesse.

      Per capire quanto la Russia ci perda occorre guardare le quotazioni attuali del greggio (nel momento in cui scriviamo: 92 dollari), sottrarre la fetta di mercato occidentale che la Russia perde, togliere ancora il 35 per cento: a quel punto si arriva facilmente a quella soglia di 50 dollari sotto la quale per i russi praticamente non conviene esportare petrolio. Peraltro la domanda asiatica di petrolio bilancia solo parzialmente la perdita del mercato occidentale.

      Per quanto riguarda il gas, invece, la situazione appare compromessa in partenza: la Russia non ha oggi le infrastrutture per stornare sull’Asia la sua erogazione di gas, per questo ora lo sta bruciando nei suoi impianti… Mancano completamente i gasdotti e ci vorrebbe un quinquennio a partire da oggi per costruirli. Peraltro, al di là dell’ottimo affare con il petrolio russo ribassato, Pechino si comporta esattamente come gli occidentali dando ordine a tutte le sue compagnie di ritirarsi dalla Russia e chiudere gli stabilimenti. Da ciò consegue una pesante crisi occupazionale in Russia: l’industria automobilistica è andata in crisi e (cosa ancora più rilevante) sono andate in crisi le fabbriche militari, tipo quelle che producevano droni. La Grande Russia dipendeva completamente dall’estero per la sua costruzione di droni, venendo meno la Cina è costretta a rifornirsi dall’Iran che le passa droni un po’ «vintage», con qualche problemino tecnico di funzionamento a quanto pare.

      Le mire cinesi sulla Siberia. Ma se il Dragone ritira le sue compagnie non ritira i suoi uomini dalla Siberia. Qui si apre un capitolo inquietante per la Russia (ma, attenzione, anche per noi occidentali): in Siberia risiedono sempre più lavoratori cinesi, una presenza che forse fa da premessa ad un antagonismo nei prossimi anni, considerando che verso la Siberia il regime di Pechino adotta la stessa logica revanscista di lungo corso che in questi giorni esprime apertamente riguardo Taiwan.

      L’abbraccio dell’India – Veniamo all’India. Il governo di Modi non ha risposto all’appello lanciato da Putin per la de-dollarizzazione del mercato del petrolio: l’India continua ad acquistare il petrolio in dollari, esattamente come il Brasile. Lo acquista tranquillamente dai russi senza unirsi alle sanzioni, ma chiedendo lo stesso forte sconto (quasi da saldo di fine esercizio commerciale) del 35 per cento.

      L’India ha peraltro una particolarità: fino a ieri era anche un grosso acquirente di armi dalla Russia. La guerra in Ucraina ha rappresentato una svolta storica: la Russia è stata esclusa da tutti i bandi di concorso interni per approvvigionamenti di attrezzature militari (d’altra parte l’obsolescenza della tecnologia militare russa per effetto delle sanzioni renderebbe comunque poco competitiva l’industria degli armamenti di Mosca). Non solo, ma l’India è diventata un grande fornitore dell’Ucraina per le munizioni di artiglieria e le armi portatili.

      Un abbraccio mortale. L’abbraccio asiatico alla Russia in guerra si rivela essere, a ben vedere, un abbraccio mortale. Se Cina o India fossero come il sor Gavino Capogreco, l’usuraio di «Amici miei» magistralmente interpretato da Paolo Stoppa, diremmo che la Russia si trova nella condizione necessitata di “donare” un rene all’una e un rene all’altra…

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    • Facile fare il bullo in trepida attesa di far morire i tuoi nemici per fame o col fuoco dei tuoi ordigni supertecnologici avendo il criminale guerrafondaio americano con una gladio annessa a reggersti il braccio, vero?

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    • Invece di ripetere, provi a pensare:
      Putin è felicissimo di non mandarci più il gas?
      Muore dalla voglia di non mandarcelo più?

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      • Chissenefrega di Putin, saranno problemi dei Russi: maggiorenni e vaccinati. E non è certo la prima volta che fanno la rivoluzione, se conviene.

        Ai problemi nostri, immensi per molti, ci potrebbe pensare qualcuno, per favore? O dobbiamo sempre e solo pensare al resto del mondo per non farci accorgere che siamo in mutande?

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      • È troppo difficile pensare che se Putin si trovasse in difficoltà nel vendere il gas e quindi nel finanziare la guerra, possa essere più portato a sedersi a un tavolo per una tregua? E a quel punto per l’Italia e per lei italiana, la situazione possa un pochino migliorare rispetto ad adesso?
        Madre mia….

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      • È troppo difficile far dire agli americani di rinunciare a mettere i loro ordigni nucleari sotto il naso dei russi?
        Tu vai a prendere un giro largo un kilometro quando hai la meta a due passi…

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    • Magari prima di ” dire agli Americani di togliere i missili da sotto il naso dei Russi” sarebbe opportuno dire loro di toglierli da sotto il sedere dei Veneti…

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