Con una mossa storica la Bce alza i tassi di 75 punti base

La Banca centrale europea risponde ai nuovi massimi dell’inflazione con il maggior rialzo dei tassi dalla formazione della moneta unica. Previsti nuovi rialzi in vista di prezzi al consumo all’8,1% nel 2022. Euro sotto la parità col dollaro, Borse deboli

(Francesca Gerosa – milanofinanza.it) – La Banca centrale europea risponde ai nuovi massimi dell’inflazione con un ulteriore corposo rialzo dei tassi di interesse. Il Consiglio direttivo ha, infatti, deciso di aumentare i tassi di interesse di 75 punti base. In pratica, il tasso sulle principali operazioni di rifinanziamento sale dallo 0,50% all’1,25%, il tasso sulle operazioni marginali dallo 0,75% all’1,50%, mentre il tasso sui depositi che le banche commerciali parcheggiano presso la stessa istituzione passa da zero allo 0,75%. Il mercato assegnava una probabilità del 65% a un tale rialzo dei tassi, l’alternativa era un aumento da 50 punti base.

Già a luglio la Bce aveva alzato i tassi di 50 punti base. In quell’occasione la presidente, Christine Lagarde, aveva chiarito che la mossa consentiva di lasciare la porta aperta a un rialzo più mite a settembre. Ma poi i dati di agosto sull’inflazione nell’Eurozona, al 9,1% nel mese, hanno riacceso le spinte per una nuova mossa aggressiva. Tanto più che la disoccupazione ha continuato a calare, segnando un minimo record del 6,6%.

Previsti ulteriori rialzi dei tassi in vista di un’inflazione all’8,1% nel 2022, ma decisioni meeting by meeting

Di fronte a un’inflazione che è “troppo alta” e probabilmente rimarrà al di sopra dell’obiettivo del 2% per un periodo prolungato, la Bce ha previsto ulteriori rialzi dei tassi nelle prossime riunioni, ma le decisioni verranno prese, come ampiamente previsto dagli economisti, “meeting by meeting” in base ai dati macro economici. I tecnici di Francoforte hanno intanto rivisto significativamente al rialzo le stime sull’inflazione nell’Eurozona: all’8,1% nel 2022, al 5,5% nel 2023 e al 2,3% nel 2024.  Tre mesi fa pronosticavano un’inflazione al 6,8% quest’anno, al 3,5% nel 2023 e al 2,1% nel 2024.

Rilevante la revisione al ribasso delle stime del Pil dell’Eurozona: 0,9% nel 2023

Rilevante anche la revisione, in questo caso al ribasso, delle stime del Pil: 3,1% nel 2022, 0,9% nel 2023, 1,9% nel 2024. Dopo il recupero della prima metà dell’anno i dati recenti indicano per l’area dell’euro un considerevole rallentamento dell’economia, che dovrebbe ristagnare nel prosieguo dell’anno e nel primo trimestre del 2023. D’altra parte, le quotazioni molto elevate dell’energia riducono il potere di acquisto dei redditi delle famiglie e, sebbene si stiano attenuando, le strozzature dal lato dell’offerta continuano a frenare l’attività economica.

Inoltre, ha osservato la Bce, la situazione geopolitica avversa, soprattutto l’aggressione ingiustificata dell’Ucraina da parte della Russia, si ripercuote sulla fiducia delle imprese e dei consumatori. Pertanto il Consiglio direttivo continuerà a reinvestire in modo flessibile il capitale rimborsato sui titoli in scadenza del portafoglio del Programma di acquisto per l’emergenza pandemica, per contrastare i rischi a cui è soggetto il meccanismo di trasmissione in seguito alla pandemia.

La parola alla presidente, Christine Lagarde

Ora si guarda alle 14:45 alla consueta conferenza stampa esplicativa della presidente, Christine Lagarde. Il tutto alla vigilia di un autunno/inverno che si preannuncia non facile sul versante prezzi, innanzitutto per la crisi energetica in cui l’Europa è piombata a seguito delle sanzioni contro la Russia per la guerra con l’Ucraina. Mentre la Federal Reserve con ogni probabilità potrebbe decidere un nuovo rialzo dei tassi da 75 punti base sul dollaro alla prossima riunione del 20 e 21 settembre del Fomc.

Unimpresa: con il nuovo rialzo dei tassi liquidità a rischio per le imprese italiane

Un aumento di ulteriori 75 punti base del costo del denaro corre il rischio di creare nuovi problemi di liquidità alle imprese italiane. Le profonde difficoltà di accesso al credito, con le progressive restrizioni sulle erogazioni imposte dalle nuove regole prudenziali, accoppiate alla congiuntura sfavorevole e alle incertezze sul futuro, potrebbero limitare significativamente l’accesso delle imprese al credito bancario, ha avvertito il Centro studi di Unimpresa secondo cui il costo del denaro, portato allo 0,50% a luglio, ha già inevitabilmente innescato una salita dei tassi di interesse sugli impieghi delle banche, sia quelli destinati alle imprese sia quelli destinati alle famiglie. Con un altro aumento, peraltro assai ravvicinato rispetto al precedente, le condizioni di accesso al credito diventerebbero proibitive.

La Bce con la Fed nel club dei 75 punti base

La Bce è stata più aggressiva di quanto prezzato dai mercati. In realtà, State Street Global Advisors ritiene l’aumento dei tassi di 75 punti base inevitabile, “la Bce ha infatti cercato di riacquistare credibilità dopo la sorprendente inflazione di agosto, in cui sia l’inflazione headline che quella core hanno toccato nuovi massimi e quella headline è rimasta al di sopra di quella statunitense per il secondo mese consecutivo. Con un’inflazione core raddoppiata rispetto all’obiettivo della Bce e in aumento, era impossibile sostenere che questo picco di inflazione fosse transitorio e puramente legato all’energia: la Bce ha quindi dovuto rispondere con forza alle critiche che la accusavano di essere rimasta indietro rispetto alla curva, soprattutto con la preoccupazione che gli effetti secondari cominciassero a farsi sentire. Questo rialzo è servito anche a mettere un floor all’euro e a tenere sotto controllo l’ulteriore inflazione importata che la debolezza valutaria aveva determinato”, ha affermato Altaf Kassam, Emea Head of Investment Strategy & Research di State Street Global Advisors, il quale si aspetta che la Bce rallenti il ritmo dei rialzi dei tassi, aumentando di altri 50 punti percentuali a ottobre e di 25 punti percentuali a dicembre, per arrivare a un tasso di interesse sui depositi dell’1,5% entro la fine dell’anno. 

L’euro torna sotto la parità col dollaro, Borse Ue deboli

Le Borse europee, dopo un repentino miglioramento a seguito all’annuncio della Bce, ritornano deboli e viaggiano in territorio negativo. A Milano l’indice Ftse Mib cede lo 0,3%, a Parigi il Cac40 lo 0,1%, peggio il Dax a Francoforte (-0,7%). Sul fronte dei nostri titoli di Stato, è pressoché stabile a 228 punti lo spread, con il rendimento del Btp decennale al 3,86%. Ritorna sotto quota 1 il cross euro/dollaro, dopo aver toccato in mattinata un top a 1,0029. “La Bce ha sparato un bazooka, ma i ribassisti sull’euro erano già pronti per questo rialzo dei tassi”, ha commentato Naeem Aslam, analista di AvaTrade. “Il percorso di minor resistenza rimane al ribasso per l’euro, dato che la decisione sui tassi non mostra una posizione ultra falco. È probabile che le mosse del dollaro rimangano il principale driver del cambio euro/dollaro”.

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4 replies

  1. L’inflazione è provocata da speculazione che era già partita prima della guerra, molto prima. Dovete colpire la speculazione dei giganti del mercato tassando gli extraprofitti realizzati in questi ultimi anni (alimentare, farmaceutica e assicurazioni, per esempio) e dovete farlo come se non ci fosse un domani. Alzare i tassi non servirà a nulla perché questi i soldi li hanno non li prendono a prestito. Alzando i tassi colpirete in modo mortale le piccole e medie imprese e il ceto medio che si servono del debito per vivere. Ci porterete alla fossa, somari!

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