(Massimo Gramellini – corriere.it) – Poiché molti sostengono che in autunno scoppierà il finimondo, da giorni scruto febbrilmente l’orizzonte alla ricerca dei primi focolai di rivolta. Per il pane o per il gas, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Così, quando ho letto che il vescovo di Ferrara era stato contestato dai parrocchiani di Comacchio al punto da dover scappare scortato dai carabinieri, ho pensato: ci siamo, è cominciata la rivoluzione e i primi a finire nei guai sono i preti come nel 1789.

Poi ho scoperto che a scatenare l’ira popolare non era stata l’ultima bolletta della luce, ma la decisione del vescovo di accorpare due parrocchie. La classica fusione a freddo dettata dalla necessità di razionalizzare le spese in questi tempi grami. Avviene per gli ospedali, per le aziende e un po’ per tutti, ormai, tranne che per i partiti, i quali invece tendono a moltiplicarsi, specie sotto elezioni.

I parrocchiani «accorpati» non l’hanno presa bene e, garantitisi il sostegno del sindaco come in una trama del Guareschi, hanno accolto il monsignore con lo striscione: «La Madonna deve continuare a benedire i nostri bambini». Il vescovo avrà provato a obiettare che la Madonna era perfettamente in grado di allargare il suo raggio d’azione, adeguandolo alle ampliate dimensioni della parrocchia, ma non deve essere risultato troppo convincente. Siamo il Paese dei campanili, e non in senso metaforico. Da almeno quindici secoli è il nostro limite e anche la nostra forza. (Nessun Paese al mondo ha tanti campanili così belli).