Barbero: “Anche il sapere dà da mangiare. E basta pensare che fare l’insegnante è da poveretti”

Lo storico: le classi dirigenti dell’occidente non hanno come priorità quella di una scuola forte e di riconoscere il ruolo fondamentale di chi forma i cittadini di domani

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(Massimiliano Nerozzi – corriere.it) – Ha raccontato epiche battaglie — da Waterloo a Lepanto, in volumi ormai classici — ma per Alessandro Barbero il duello più difficile sembra essere quello contro i luoghi comuni: dalla cultura che non dà da mangiare — «lo può dare, eccome» — all’idea di un Medioevo come «epoca negativa, in tutto e per tutto, idea che ci piace da matti ma che non è vera». Vale anche per «Il sesso nel Medioevo», tema della lectio magistralis che lo storico terrà venerdì 9 settembre nel cortile di palazzo Traversa, a Bra, nell’ambito del festival Attraverso. Biglietti già esauriti, tanto per cambiare.

Professor Barbero, perché la cultura è assente dal dibattito elettorale?
(sorride) «Direi che questo riflette le priorità della nostra classe politica».

Resistono ancora le parole di Orazio, «Carmina non dant panem», la poesia non dà il pane?
«I carmina il pane lo possono dare, ma è proprio che le classi dirigenti dell’occidente, in generale, non hanno come priorità quella di una scuola forte, di riconoscere il ruolo fondamentale degli insegnanti nel formare i cittadini di domani».

Motivo?
«Scuola e università insegnano a pensare con la propria testa».

Qualcuno è in malafede?
«Me lo chiedo anche io. Penso sia una e l’altra, cioè che proprio non interessi, o semplicemente annusano lo spirito del tempo, che soffia in altra direzione».

Anche per questo sopravvivono luoghi comuni: lei ne racconta sul Medioevo.
«Nel Rinascimento, che altro non è che il culmine del Medioevo, si insedia un’idea dello stesso come epoca negativa, in cui una Chiesa opprimente spediva al rogo chiunque parlasse di sesso».

Ha detto che «siamo più repressi oggi che allora».
«Quella era una boutade, ma è vero, non si facevano tanti scrupoli. La repressione, a volte, è anche progresso».

Da dov’è venuta l’idea sul sesso nel Medioevo?
«Scherzando, dissi che il sesso era uno degli argomenti più interessanti, e quando ero studente ho lavorato sulla letteratura medievale, i fabliaux del Duecento, tipo le novelle del Boccaccio: racconti erotici, molto spinti e molto divertenti. Pubblicai un librino».

Da dove partì?
«Dalle novelle che non si leggono a scuola. Per dire che la società medievale era più libera nei comportamenti».

Giusto vietarle anche a ragazzi del liceo?
«Non voglio rompere le scatole alla scuola, che ha già abbastanza problemi: la vita sessuale è una cosa importantissima, ma nella realtà restano imbarazzi e tabù».

Se un insegnante leggesse quelle novelle in classe e lei fosse ministro della Pubblica istruzione che farebbe?
«Nulla, esiste ancora la liberta dell’insegnamento».

Di sesso, nel Medioevo ne parlavano storici, canonici, medici: chi la incuriosisce?
«I teologi, devono stabilire l’entità dei peccati: gente che esamina la realtà, sente le cose in confessionale, e fa tutta una casistica. Come devi stare, quale posizione è più grave: l’inventario della realtà».

Oggi il sesso viaggia sui social: che ne pensa?
«Non ho idea di quanto i social siano una finestra sulla realtà o ne creino una alternativa. Ho l’impressione che negli anni Settanta il sesso fosse vissuto con maggior libertà e allegria».

C’è anche il problema del lavoro, e torniamo alla «cultura che non dà il pane»: lei cosa consiglia?
«Non c’è percorso che possa garantire lavoro e benessere, e allora uno studia anche per inseguire la felicità personale e per capire il mondo».

Scusi la brutalità: resta il problema del pane.
«Agli studenti rispondo: se i suoi hanno una farmacia, faccia quella facoltà e la erediti, se ha lo zio notaio scelga giurisprudenza. Ma se non c’è tutto ciò, segua quel che la appassiona. Si può anche fare l’insegnante».

Cosa le ribattono?
«Che molti, attorno, dicono loro che se fai l’insegnante sei un poveretto e un morto di fame: a chi dice cose del genere, penso si debba sputare in faccia».

Sui diritti civili, il dibattito elettorale come le sembra?
«È uno dei pochi argomenti sui quali esiste ancora una contrapposizione, anche se siamo in un’epoca nella quale, tendenzialmente, le autorità cercano di vedere fin dove si possono comprimere le libertà: non penso però che siamo all’alba di un nuovo fascismo».

Peggio che nel Medioevo?
«Macché, il culmine del potere assoluto c’è stato nell’età moderna, pensi al Re Sole. Ora abbiamo tecnocrati che dicono: lasciate lavorare noi e non seccateci, che siamo i migliori».

Prima sembrava un riferimento a Meloni, ora a Draghi.
«Se dico che l’Inter ha dei problemi, non significa che la Cremonese vada benissimo».

3 replies

  1. Chi pensa che l’insegnante sia un poveretto, è un poveretto lui!! Personalmente dico: fare l’insegnante, è uno dei lavori più importanti ed utili, dovrebbe essere pagato molto di più, essere selezionato in modo attento, con una preparazione eccellente, purtroppo non è così ed i risultati si vedono pure, la scuola italiana potrebbe essere un vanto ma è scaduta purtroppo per le politiche nefaste di governi ignoranti ed incapaci!!

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    • Concordo in pieno. Aggiungo che per decenni se non secoli, l’insegnante era, con il medico e il prete, una delle tre figure di riferimento di una comunità. In un modo o nell’altro tutte e tre sono state/si sono sputt….e. I risultati si vedono. Come dice Barbero, visto che ormai nessun titolo di studio garantisce lavoro e benessere (a meno di non essere figlio di qualcuno), tanto vale fare quello che piace.

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  2. Barbero è bravo, ha un’ ottima memoria, è onnipresente e ha una parlantina molto facile, anche se è molto tranchant nelle sue osservazioni. Ma ci sta: agli ascoltatori piace, e poi a scuola la Storia si studia così poco e male che ci berremmo di tutto.
    Anche lui sa benissimo quali sono gli argomenti che “acchiappano”, ed il sesso ne è il principe: medioevale o meno.
    Siamo un popolo di guardoni…

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