Guardia Sanframondi, un paese in (s)vendita

(Raffaele Pengue) “Cinquemila euro destinati a chi aprirà un’attività o sposterà la propria residenza a Guardia”. Credo che esista in tutte le lingue del mondo la nota saggia espressione “meglio che niente”. La fortuna nel tempo di ogni territorio è quella di essere continuamente ripopolato e rigenerato, a condizione, però, che la parola “ripopolare” non venga svuotata di senso, che non la si riduca a indicare un trapianto senza criterio di giovani disoccupati disposti ad aprire un’attività economica e di forestieri in cerca di un altrove non-urbano, di un’ingenua tranquillità preconfezionata, di un dormitorio dove ricaricare le “batterie” nel weekend. Lo stesso ragionamento vale anche per il cosiddetto “turismo di ritorno”. Il turismo di ritorno, ovvero il turismo degli emigrati che finiscono, annualmente, per ritornare nei luoghi natii, questa nuova e singolare tipologia di turismo messa in campo dalla Regione Campania – a cui (pare) ha aderito anche Guardia -, è senz’altro una iniziativa interessante, anche se appare solo frutto di una propaganda politica che si è concentrata su contenuti non verificati, e che altrove non ha risolto molto. È un ritorno raccontato su basi teoriche, proiettando i limiti e l’incapacità di prefigurare un futuro. Rimanere o tornare dovrebbe essere una scelta. Una narrazione buona per comunicatori, antropologi, ma anche architetti, ex professori in pensione che parlano di realtà come Guardia come se dovessero svolgere dei compiti in classe. È evidente che questo è il nostro vero petrolio. Ma non vorremmo che Guardia diventi soltanto una specie di Airbnb in cui si affittano anche le case diroccate del centro storico. Una sorta di modello di albergo diffuso in cui si affitta tutto il possibile. Bisogna invece capire cosa fare di Guardia – e non solo del suo centro storico -, dove non alligna la poesia e la bellezza quanto piuttosto le grigie esigenze della vita quotidiana.