Sicilia, la terra dei Craxi

(Claudio Reale – repubblica.it) – È una sfida nella terra delle origini, quella del nonno messinese e della crisi di Sigonella. Ma sarà anche un ritorno, visto che la famiglia di Bettino Craxi ha una tradizione elettorale a Marsala.

Sta di fatto che questa volta Bobo Craxi e la sorella Stefania si troveranno l’uno contro l’altro, seppure indirettamente: Bobo, che prova a tornare nelle istituzioni dopo essere stato sottosegretario agli Esteri nel governo Prodi II, sarà candidato dal centrosinistra nell’uninominale a Palermo-Resuttana-San Lorenzo, mentre Stefania, presidente uscente della commissione Esteri del Senato, correrà probabilmente a Gela.

“Avrei voluto candidarla a Marsala – dice il coordinatore regionale forzista, Gianfranco Miccichè – ma ci teneva a correre a Palazzo Madama e l’unico uninominale assegnato in Sicilia a Forza Italia è quello in provincia di Caltanissetta”.

Non è la prima volta, del resto, che le carriere dei due figli di Craxi si intrecciano. La prima risale proprio all’esperienza di governo di Bobo: dal 2006 al 2008 il più giovane dei fratelli fu sottosegretario agli Esteri nel Consiglio dei ministri guidato da Romano Prodi, e quando quella legislatura si concluse Bobo passò il testimone alla sorella, che ricoprì lo stesso incarico nel quarto e ultimo governo di Silvio Berlusconi.

Più fitto, del resto, è l’intreccio fra la famiglia dell’ex presidente del Consiglio travolto da Tangentopoli e la Sicilia. A cominciare da quel cognome così singolare: la famiglia, infatti, affonda le radici in un paesino in provincia di Messina, San Fratello, che conserva da 15 secoli il gallo-italico, un dialetto di origini longobarde parlato da poche migliaia di persone. All’isola, poi, è legata forse la decisione più celebre che Craxi assunse in politica estera durante i suoi governi: la scelta di tenere testa agli Stati Uniti dopo il sequestro della nave da crociera Achille Lauro, con i carabinieri inviati ad accerchiare la Delta force statunitense per reclamare la sovranità sull’inchiesta.

Bettino Craxi, però, non tornò più in Sicilia. Dopo la morte del leader socialista al termine della latitanza ad Hammamet, in compenso, vi tornò il figlio Bobo. Era il 2001, l’anno del 61-0: il centrodestra fece l’en plein nei collegi dell’isola e Bobo Craxi, che aveva fatto confluire il suo Nuovo Psi in Forza Italia, fu candidato proprio a Marsala. “È il punto più vicino alla Tunisia”, disse allora. Finì con un plebiscito: il 56,8 per cento in uno dei collegi più a vocazione forzista di quella tornata. Per una sfida che adesso si ripete con un raddoppio. E con una sfida indiretta fra fratelli.

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