Voto all’estero, riecco i trucchi. “Brogli centristi in Argentina”

Porta, senatore Pd, subì già una frode nel 2018: “Ecco la mail degli ex alleati di Toti per farsi dare le schede dagli elettori”. Il senatore dem Fabio Porta la considera “una truffa annunciata” ed è pronto a presentare un esposto in Procura. Cinquantotto anni, tre legislature col Pd, sempre eletto nella circoscrizione del Sud America, già alle Politiche del 2018 Porta fu vittima di uno spoglio controverso […]

(DI GUIDO GAZZOLI E LORENZO GIARELLI – Il Fatto Quotidiano) – Il senatore dem Fabio Porta la considera “una truffa annunciata” ed è pronto a presentare un esposto in Procura. Cinquantotto anni, tre legislature col Pd, sempre eletto nella circoscrizione del Sud America, già alle Politiche del 2018 Porta fu vittima di uno spoglio controverso che assegnò il seggio al suo rivale Adriano Cario, prima che tre anni di ricorsi e di denunce alla magistratura gli restituissero il posto in Senato. Adesso Porta, alle prese con la nuova campagna elettorale, accusa ancora i centristi dell’Usei (Unione Sudamericana Emigrati Italiani, in Parlamento in Gruppo con gli uomini di Maurizio Lupi e, prima, di Giovanni Toti) di falsare il voto degli italiani all’estero. Dando esempio di un modus operandi che preoccupa al di là del caso specifico. Colpa di un testo che in Argentina sta circolando per mail e Whatsapp e in cui una donna – che si definisce una sostenitrice dell’Usei – prova a convincere i destinatari a votare il partito e sostenere Eugenio Sangregorio, calabrese emigrato a Buenos Aires negli anni Cinquanta e già eletto quattro anni fa alla Camera.

Dopo aver fornito generiche informazioni sulle modalità di voto, l’autrice della lettera promette di poter “agevolare” le procedure: “Si les da fiaca llevar sobres al correo, los pasamos a buscar”. Traduzione: se siete troppo pigri per portare le buste all’ufficio postale, passiamo noi a prenderle. Qualche riga più avanti, il messaggio si ripete: “Contattami e ti aiutiamo a preparare il voto e a portarlo alle poste per te”. Un’evidente anomalia rispetto al corretto iter: come può essere assicurata la regolarità di una consultazione in cui è un partito a farsi carico di spedire il voto o, addirittura, di “prepararlo”?

E infatti il messaggio circolato in Argentina ha fatto sbiancare Porta: “La facilità con la quale abbiamo scoperto questa truffa è sorprendente, è bastato intercettare una mail che da qualche giorno circolava in Argentina a firma di una militante dell’Usei che garantiva agli elettori di potersi occupare del loro voto. Un reato elettorale”. La vicenda potrebbe finire in Tribunale: “Sto parlando con i miei legali mi sto confrontando con i vertici Pd in Sud America per capire come muoverci”.

Il Fatto ha chiesto all’Usei di replicare al merito delle accuse, ma il partito non ha mai risposto. L’onorevole Sangregorio si è limitato a una nota: “Il senatore Porta, evidentemente consapevole che per lui il ruolo di parlamentare finisce con questa legislatura, come avviene ormai in occasione di ogni elezione mette in moto la macchina del fango per delegittimare l’Usei. Con queste infondate e farneticanti affermazioni ha travalicato ogni limite, si procederà a denunciare il suddetto nelle competenti sedi”.

Porta però non cambia idea: “Già nel 2018 denunciai irregolarità. Oggi ci riprovano in maniera ancor più spudorata”. Il caso di quattro anni fa si è trascinato a lungo. Porta perse il seggio in favore di Cario, poi passato al Maie. Fin da subito però contestò lo spoglio in diverse sezioni in cui l’Usei aveva totalizzato risultati vicini al 100 per cento delle preferenze, chiedendo di essere ammesso in Senato. La giunta per le Elezioni di Palazzo Madama e la Procura di Roma si sono occupati della cosa, acquisendo anche alcune perizie sulle schede – perizie contestate dall’Usei – secondo cui centinaia di voti sarebbero stati scritti dalla stessa mano.

Soltanto a dicembre 2021 l’aula del Senato ha votato la decadenza di Cario, consentendo poi la convalida dell’elezione di Porta. “Dal primo giorno della mia denuncia e in tutti questi anni – racconta il senatore Pd – ho chiesto al governo e ai partiti di modificare il voto all’estero per impedire il ripetersi di gravissimi episodi”. Per sua natura, il voto all’estero è esposto a maggiori rischi di irregolarità, svolgendosi per corrispondenza e avendo creato negli anni un micro-cosmo di campioni delle preferenze che controllano pacchetti di voti in giro per il mondo, forti anche di partiti magari poco noti in Italia ma ben radicati negli altri continenti. I tanti progetti di revisione, però, sono caduti nel vuoto.

1 reply

  1. Il voto all’estero è facilmente manipolabile. Le schede sono fotocopiabili e senza timbri, e non c’è traccia di chi viti realmente. Andrebbe abilito (un italiano residente all’estero).

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