I collegi uninominali sarebbero stati il posto ideale per candidare una personalità, anche senza partito o senza ancora un partito, che aderisce alla coalizione

(di Antonio Polito – corriere.it) – Luigi Di Maio è diventato la pietra dello scandalo delle candidature del Pd. Dai numerosi aspiranti parlamentari con in tasca la tessera democratica il nome del ministro degli Esteri viene spesso evocato come il simbolo della situazione paradossale che si sta creando: per eleggere lui, e poi quelli di Fratoianni, e poi quelli di Bonelli, e poi i socialisti e poi quelli di Demos, e poi tutti quelli cui Letta vuol riconoscere un «diritto di tribuna», resterà nelle liste pochissimo spazio per eleggere dei Democratici con i voti dei Democratici. Sembra un discorso sensato. La colpa però non è di Di Maio. Prima di tutto perché è del tutto naturale e legittimo che un protagonista della vicenda politica degli ultimi dieci anni, una volta vicepresidente del Consiglio e una volta ministro, e ora a capo di una consistente pattuglia di parlamentari scissionisti dei Cinquestelle, voglia candidarsi alle prossime elezioni, qualsiasi giudizio intendiamo dare della sua azione politica (e i lettori di questa rubrica sanno che il nostro è stato spesso molto critico).
Inoltre i collegi uninominali della quota maggioritaria sarebbero stati il posto ideale per candidare una personalità, anche senza partito o senza ancora un partito, che aderisce alla coalizione. È infatti proprio il collegio uninominale il luogo dove le appartenenze di lista scompaiono a vantaggio della convergenza su un candidato, che viene sottoposto agli elettori per nome e cognome, e deve conquistarsi l’elezione arrivando primo, non col sistema del listino bloccato. Sarebbe stato dunque il collegio uninominale la sede giusta per candidare Di Maio. E crediamo infatti che Di Maio si aspettasse proprio questo: la possibilità di correre in un collegio nella sua terra di origine. Un modo anche per verificarne l’apprezzamento presso gli elettori. Se davvero non ha un voto, come dice di lui Di Battista, avrebbe perso. Ma se avesse vinto, nessuno avrebbe potuto obiettare sulla sua rappresentatività.
Invece questa sfida democratica non gli è stata consentita a causa dell’accordo che Calenda ha imposto a Letta per salvare la alleanza tra Azione e Pd. Il risultato è che nei collegi non si potrà candidare nessuno, nemmeno i capi dei partiti, che non sia un Dem o un seguace di Calenda. Di conseguenza Letta si è sentito obbligato di dare spazio nelle liste del Pd a una serie di «estranei», compreso Di Maio. Ne è scaturito un pasticcio, anche dal punto di vista della grammatica elettorale. I collegi uninominali, già stravolti dal taglio dei parlamentari che li hanno trasformati in gigantesche circoscrizioni nelle quali l’elettore non potrà davvero scegliere il suo eletto, sono stati così ulteriormente depotenziati nel loro valore democratico.
Di Maio (ma anche Fratoianni e Bonelli), dovranno dunque essere eletti con i voti del Pd e nelle liste del Pd, invece che da una più ampia e trasversale platea di elettori. Di più: verranno «nascosti» nelle liste del Pd. Perché se l’elettore non volesse votarli avrebbe un solo modo: negare il consenso al simbolo del suo partito, danneggiandone dunque le sorti elettorali complessive. Ma di questa anomalia, che non è stato lui a cercare o a determinare, non è giusto che paghi le conseguenze Luigi Di Maio. Non candidarlo, a questo punto, sarebbe un modo implicito di dar ragione a Conte che ha ritirato la fiducia al governo Draghi, facendolo cadere; e dar torto invece al ministro che è rimasto fino alla fine sulla barca del governo insieme con il Pd.
Penso che l’astensione arrivera a percentuali bulgare con
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Articolo eccellente per il target di utenza CDS.
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“Non candidarlo, a questo punto, sarebbe un modo implicito di dar ragione a Conte che ha ritirato la fiducia al governo Draghi, facendolo cadere; e dar torto invece al ministro che è rimasto fino alla fine sulla barca del governo insieme con il Pd.”
Ma VKKNKL, Polito!
Rimetti dentro la lingua, ché gocciola!
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👍👌
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VFFNKL, ovviamente, la chiarezza prima di tutto… ma vedo che è stato colto il senso😂😆🤣
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Polito, smettila.
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Ma vattene affanQlo!
P.s.
Questo è quello che fa la cornice politica di Vespa a Vespa, Rai 1, canone, tv di stato!
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Non c’è due senza tre
VFC
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“è del tutto naturale e legittimo che (Di Maio)……… voglia candidarsi alle prossime elezioni”. Certo che è legittimo, solo però se si candida con il suo partitino, dopo aver raccolto le firme per essere ammesso, non sotto l’ombrello (quasi sicuro) di quel deficiente di Letta.
Polito vai a prendertelo dove non batte il sole, e quattro.
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👍👌
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Ma Polito viene pagato per scrivete fesserie simili? Scrive fesserie simili perché non sa di cosa parla o perché pensa di poter prendere per il culo i lettori del corriere?
Nei colleghi uninominali potresti candidare lo scemo del paese è quello verrebbe eletto anche se lui, personalmente, prendesse zero voti. Sarebbe sufficiente che a prendere un voto in più fosse l’ammicchiata che l’ha candidato.
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Sfida democratica non gli è stata consentita? Ma se la democrazia, se la rappresentanza, questo figuro se li ha appesi al pelo più lungo, ma di che blateri? Allora la sfida alla democrazia si fa presentandosi nel proporzionale con uno dei tanti simboli che ha creato e distrutto nel giro di un mese, non costringendo per le palle i minchioni piddini a votarlo. La sfida, se tale deve essere va affrontata sul terreno del consenso, non sul ricatto degli elettori degli altri partiti. Coglionazzo, tdc! Che suona pure bene!
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Chiarissimo buffone,
dire “sarebbe un modo implicito di dar ragione a Conte” dimostra la sua incapacità come giornalista.
Chieda ai veri e rari elettori del pd che ancora si illudono di votare qualcosa di sìnistra o qualche rappresentante che possa anteporre ai propri interessi quelli della gente. Chi tradisce gli ideali per cui è stato votato potrà sempre farlo nuovamente e, chissà, se domani sarà il pd ad essere tradito lei tornerà ad essere critico e a ricordare che di maio è fondamentalmente un incompetente arrivista
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POLITO ! MA IL RUFFIANO ?
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Ahahah Polito non si smentisce mai come giornalista servo del sistema.sta bene solo da Vespa
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Ultime notizie, udite udite: calendula rompe l accordo con il Pd. Huaaaaaaaaaaaaaaa
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Ma questi giornalisti alla Polito ce l’hanno una famiglia? dei figli? Come fanno a guardarsi allo specchio mentre si radono? Prima di parlare della classe politica italiana bisognerebbe riflettere sul giornalismo italiano: non per niente siamo al 58° posto nella classifica mondiale della libertà di stampa!
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