Di Maio già molla l’ape dc? Conte: “Un’ammucchiata”

Giggino senza collegi, ora corsa al diritto di tribuna dentro le liste di Letta. Patuanelli applaudito alla festa dem: “Serve la sinistra”. Nel giorno in cui il campo largo diventa ufficialmente storia passata, l’avvocato reagisce con il sarcasmo del fu alleato tradito: “È finita la telenovela Letta-Calenda, in bocca al lupo […]

(DI LUCA DE CAROLIS – Il Fatto Quotidiano) – Nel giorno in cui il campo largo diventa ufficialmente storia passata, l’avvocato reagisce con il sarcasmo del fu alleato tradito: “È finita la telenovela Letta-Calenda, in bocca al lupo all’ammucchiata”. Marca la distanza per rivendicare un isolamento che non cercava, Giuseppe Conte. Però ai dimaiani, quelli che 24 ore prima assieme all’eterno Tabacci avevano presentato come proprio simbolo l’ape di Impegno Civico, è andata decisamente peggio. Perché il segretario dem li ha abbandonati alla prima curva, concedendo a Calenda una clausola che per loro è stigma e condanna: “Nei collegi uninominali non saranno candidati gli ex parlamentari del M5S”.

Un pugno di sillabe formali, che di primo pomeriggio quasi schianta gli ex 5Stelle dentro la Camera. Planano sui divanetti di Montecitorio, i dimaiani, chiedendosi “cosa succederà ora”, sotto lo sguardo di malcelata ferocia di certi grillini. Senza uninominali, cosa si potrà fare? Dovrebbe rispondere il leader, Luigi Di Maio, che prima nel pomeriggio incontra Letta alla Farnesina, e poi in serata appare in collegamento all’assemblea congiunta dei suoi. “Una coalizione si fa sui programmi, quindi adesso è necessario aprire una riflessione, ci aggiorniamo a domani” si limita a sillabare. Come a dire che i veti non gli sono affatto piaciuti. Stop, saluti.

Lo specchio del suo momento. Perché adesso a scegliere cosa fare dovrà essere innanzitutto lui, dopo questo comunicato del Pd: “Offriremo un diritto di tribuna nelle liste ai leader dei partiti e dei movimenti che entreranno a far parte dell’alleanza elettorale”. Una proposta come il più difficile dei bivi, per Di Maio. Costretto a decidere se abbandonare la propria creatura e candidarsi con il Pd – quello che qualche anno fa bollò come il partito di Bibbiano – magari come capolista. “Ma Luigi non può mica accettare, altrimenti la nostra lista come potrà prendere voti?” sussurrano un paio dei suoi. Perché la quota del 3 per cento appariva già proibitiva, per Impegno Civico: figurarsi con un capo nella lista dem. Nell’attesa, in cortile alcuni 5Stelle fumano e sorridono ai dimaiani: “Volete tornare con noi?”. E il confine tra scherzo e rivalsa è sottile. Per loro è il primo degli avversari, il Di Maio che ora potrebbe aggrapparsi ai dem anche per salvare qualche big. Potrebbe chiedere ospitalità in lista per Laura Castelli, di fatto la sua numero due, in ottimi rapporti con molti dirigenti dem. Come per Lucia Azzolina, forse nella sua Sicilia dove l’ex ministra ha largo consenso. Ma ci sarebbe da salvare anche il fidatissimo Vincenzo Spadafora. E potrebbe sperare in qualcosa anche Emilio Carelli. Ma dove, come? Il ministro degli Esteri ha incontrato Letta per capire quali sono ora i margini della partita. Un faccia a faccia non facile, come confermano le bocche cucite dei suoi.

Nel Movimento invece ragionano sulle regole per le candidature – oggi i coordinatori regionali ne parleranno con Roberta Lombardi, a capo del comitato Enti locali – e aspettano quelle per le Parlamentarie, con il Garante, Beppe Grillo, che pare aver concesso a Conte almeno di blindare i capilista, sottraendoli all’ordalia del web, e di candidare qualche big anche fuori del collegio di residenza, innanzitutto per salvare dalla falcidia i residenti al Nord. Invece sulle pluri-candidature “Beppe proprio non ci sente, per lui sono un’aberrazione” scuote la testa un contiano. Chissà come l’ha presa lui, l’avvocato, che annuncia già una campagna barricadera “contro tutto e contro tutti”. Lontano anche dal Pd e dal Calenda “che non è mai uscito dalla Ztl”. Quanto a un’eventuale candidatura di Alessandro Di Battista, apre come mai prima: “Alessandro è una persona seria e assolutamente leale, ci confronteremo e valuteremo”. Ma sono le traversie avversarie a stimolare i commenti. “Nel campo largo mancano solo i due liocorni” ironizza la vicepresidente Alessandra Todde. Mentre il neo-capogruppo alla Camera, Francesco Silvestri, fa notare: “Il Pd fa un patto con Calenda, che vuole abolire il reddito di cittadinanza, e offre un collegio a Di Maio, che l’ha creato. Non male come contraddizione”.

E poi c’è il ministro Stefano Patuanelli, che lo dice alla festa dell’Unità di Reggio Emilia: “Le destre si battono con la sinistra, non con le ammucchiate al centro”. E il pubblico batte le mani, forte. Mentre nel Movimento riflettono su una lista civica, da affiancare a quella del Movimento. Italia dei Valori, raccontano, è pronta a offrire il simbolo per aggirare il problema della raccolta delle firme. Ma alla porta Idv ha il Pd. E il tempo è poco.

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2 replies

  1. orsù, pazientate, state fermi un giro, molto corto, alle prossime elezione verranno ripristinati tutti i seggi potati da quei , si, nemici del popolo pentastellati. Tappiamoci il nasino, che alternativa c è? Quanto vorrei esprimermi come uno scaricatore di porto, che beve una birra calda nel peggior bar dell emiciclo

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  2. È solo questione di karma : tradisci e di tradimento perisci. Quando sarà il tempo giusto arrivato anche il Masaniello sarà proporzionamente servito . Chi vivrà vedrà .

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