Il mistero Calenda: tutti parlano di lui, ma vale solo il 3,6%

Per Noto il dibattito ha già tolto voti ai dem: “Nel nostro ultimo sondaggio il Pd è in sensibile calo”. In questa breve, ma già bizzarra campagna elettorale, Carlo Calenda è il centro del sistema politico: tutto sembra orbitare attorno a lui. È il più citato sui giornali della borghesia progressista […]

(DI TOMMASO RODANO – Il Fatto Quotidiano) – In questa breve, ma già bizzarra campagna elettorale, Carlo Calenda è il centro del sistema politico: tutto sembra orbitare attorno a lui. È il più citato sui giornali della borghesia progressista e nei palinsesti televisivi, spopola su twitter, spolpa Forza Italia e si lascia corteggiare dal Pd come una diva impossibile. La “narrazione” vuole che il destino della coalizione di centrosinistra dipenda quasi interamente dai suoi capricci: cosa fa, si allea o non si allea? Lui non ha ancora deciso: dovrebbe pronunciare domani la sentenza definitiva.

Fin qui la “narrazione”, poi c’è la realtà, o meglio il più plausibile metodo di misurazione della realtà elettorale: i sondaggi. L’ultimo, pubblicato ieri da Ipsos sul Corriere della Sera, come ogni mese, smonta brutalmente l’ipnosi collettiva che ha messo Calenda al centro del dibattito pubblico: secondo l’istituto di Nando Pagnoncelli, la lista Azione/+Europa vale appena il 3,6% e negli ultimi 30 giorni l’eroica scalata attribuita all’ex ministro dello Sviluppo economico gli avrebbe fatto perdere lo 0,2%.

Si dirà, appunto, che è solo un sondaggio, ma è proprio ai numeri che Calenda si sta affidando per sciogliere la riserva. Lui stesso ha parlato di un “super sondaggio” commissionato da Azione per decidere quale sia la strada più prolifica per la lista, la scelta giusta per massimizzare i seggi: in compagnia del Pd e di tutti i cespugli che Enrico Letta sta provando a collezionare, a sinistra e a destra, per tentare la sfida improbabile alle destre nei collegi uninominali, oppure da soli, o ancora alla guida di una piccola coalizione di centro. Come una diva che soppesa le proposte degli spasimanti, ieri mattina Calenda ha articolato un ragionamento sulle alleanze senza però arrivare a una risposta compiuta: “Non possiamo sbagliare la decisione sulla corsa in coalizione al centro o con il Pd – ha scritto sull’amato twitter –. Da questa decisione dipende la possibilità di contendere la vittoria, che non reputo affatto certa, alla destra e di dare al Paese un governo decoroso. Le variabili sono molte e complesse”.

Calenda sostiene di essere consapevole che andare da solo gli converrebbe, ma per spirito di sacrificio potrebbe rinunciare alla scelta più redditizia ed egoistica per accompagnare la corsa dei dem nei collegi: “La cosa più naturale per noi sarebbe il modello Roma. Anche perché la decisione del Pd di tenere dentro partiti che non hanno votato la fiducia a Draghi ed ex 5S non ci convince per nulla. Però la legge elettorale è quella che è, e la campagna dura un mese. Entro lunedì decideremo”. Non resta che aspettare.

In un dibattito più razionale, il sondaggio di Pagnoncelli ridurrebbe notevolmente l’attesa per la decisione di Calenda, senza dimenticare che nel 3,6% attribuito ad Azione sono compresi anche i voti radicali di Emma Bonino e di +Europa, che però, misteriosamente, sembrano scomparsi dallo scenario: Calenda vale solo una parte di quel 3,6.

Poi ci sono altre stime più lusinghiere sui destini del nuovo idolo centrista, ma che presentano comunque elementi di riflessione insidiosi. Secondo Antonio Noto, per esempio, l’alleanza tra Letta e Calenda toglierebbe voti sia al primo che al secondo. “Nel nostro ultimo sondaggio il Pd è in sensibile calo: – spiega il sondaggista – il recente dibattito sulle alleanze l’ha portato dal 22 al 20 per cento, un numero che comprende anche Articolo Uno. I consensi in uscita dal Pd sono recuperati dal M5S, che sale dal 10 al 12 per cento. Calenda quindi fa perdere ai dem voti di sinistra”.

Ma il Pd sarebbe altrettanto dannoso per lui: “Secondo i nostri numeri”, dice Noto, “Azione insieme ai dem vale circa il 4,5 per cento, se invece Calenda andasse da solo potrebbe avere due punti in più”. Quelle di cui parla Noto non sono le cifre del “super sondaggio” atteso da Calenda, ammesso che esista davvero: “No, il ‘sondaggione’ su Azione non è il nostro – sorride – ma credo sia solo un suo espediente retorico. Qualsiasi grande istituto può realizzare un sondaggio nell’arco di pochi giorni, penso che Calenda stia solo prendendo tempo”. Di tempo però ce n’è sempre meno.

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10 replies

  1. Questo si è già montato la testa ancor prima delle elezioni. Almeno Renzi ha aspettato l’esito di quelle europee (41%) per farlo. Per poi naturalmente declinare nel giro di pochissimi anni, una volta che ha fatto conoscere alla platea degli elettori di che pasta fosse fatto.
    Attenzione che lo stesso fenomeno potrebbe verificarsi anche per Donna Giorgia, che per scongiurare questo rischio si è recata preventivamente a Washington a baciare la pantofola a Biden. A Bruxelles c’era già stata a giurare fedeltà all’euro, e di passaggio, ma di nascosto e nottetempo, a rendere un veloce omaggio all’amico Orban.
    Tutta la Storia è fatta di gente che si credeva onnipotente e indistruttibile. Per poi collassare definitivamente, prima o poi. Sic transit gloria mundi!

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  2. “Secondo Antonio Noto, per esempio, l’alleanza tra Letta e Calenda toglierebbe voti sia al primo che al secondo. “Nel nostro ultimo sondaggio il Pd è in sensibile calo: – spiega il sondaggista – il recente dibattito sulle alleanze l’ha portato dal 22 al 20 per cento, un numero che comprende anche Articolo Uno. I consensi in uscita dal Pd sono recuperati dal M5S, che sale dal 10 al 12 per cento. Calenda quindi fa perdere ai dem voti di sinistra”.”

    Ma la soddisfazioooone… 🤗
    E perché, Articolo 1 e Si/verdi forse non li perdono, stando dentro il “cessosinistra posto in fondo a destra”?
    (ispirato ad un commento di Veronica)

    Tutti insieme appassionatamente a perdere voti contemporaneamente…
    😆🤣😂🤞🏻🤞🏻🤞🏻✌🏻✌🏻✌🏻

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  3. Vale il 3,6 % secondo i sondaggi amici di lasette a patto che gli astenzionisti siano almeno il 50% dei facenti diritto al voto .Se vi fosse invece una partecipazione ,neanche tanto esagerata, ma in linea con le ultime elezioni, finirebbe come la Bonino e Tabacci> senza neanche un parlamentare.

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  4. “il Pd è in sensibile calo: – spiega il sondaggista – il recente dibattito sulle alleanze l’ha portato dal 22 al 20 per cento, un numero che comprende anche Articolo Uno.”

    Quindi il Pd è sempre inchiodato al catastrofico 18% del 2018.

    Però.

    Chi l’avrebbe detto!

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  5. Dai corri da solo fai un’ alleanza solo con Renzi ci sono milioni di voti che vi aspettano al centro…🤔… speriamo che si convince🤔

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