Agenda Biden-Draghi. Chi segue il premier vuole la guerra senza fine

Biden ha avuto un ruolo fondamentale nella crisi culminata con l’invasione russa dell’Ucraina. Il 20 gennaio 2021, Biden è entrato alla Casa Bianca e Trump è fuoriuscito. Questo cambio al vertice è stato decisivo. Biden ha infatti accelerato il processo di integrazione dell’Ucraina nella Nato […]

(di Alessandro Orsini – Il Fatto Quotidiano) – Biden ha avuto un ruolo fondamentale nella crisi culminata con l’invasione russa dell’Ucraina. Il 20 gennaio 2021, Biden è entrato alla Casa Bianca e Trump è fuoriuscito. Questo cambio al vertice è stato decisivo. Biden ha infatti accelerato il processo di integrazione dell’Ucraina nella Nato scatenando le paure della Russia. Ho presentato i documenti della Nato a sostegno di questa mia affermazione la settimana scorsa in questa rubrica. Oggi vorrei fare ulteriori progressi nella conoscenza del fenomeno richiamando l’attenzione sul rapporto tra Biden e l’Ucraina nel momento in cui quest’uomo diventava presidente degli Stati Uniti. In primo luogo, è fondamentale sapere che il nostro protagonista è giunto alla Casa Bianca con una grande esperienza in materia di Russia e Ucraina. Divenuto senatore per la prima volta nel 1973, Biden prese a occuparsi di questioni relative all’Europa dell’Est. Dopo il collasso dell’Unione Sovietica nel 1991, si interessò dell’Ucraina e fu uno dei primi promotori del suo ingresso nella Nato insieme con altri Paesi dell’Europa orientale. In attesa del fatidico ingresso, Biden proponeva di rifornire quei Paesi di armi americane.

Ai russi Biden appare come un “nemico naturale”, avendo sempre perseguito un tipo di politica in Europa dell’Est inaccettabile per Mosca. Obama ha dovuto moderare l’impeto anti-russo di Biden in più occasioni. Agli inizi del 2015, ad esempio, fu Obama a frenare il tentativo di escalation del suo vice. Biden gli aveva chiesto di inviare i missili Javelins al governo ucraino per schiacciare i separatisti russi in Donbass, ma Obama si oppose, ritenendo che una simile mossa avrebbe potuto spingere Putin alla guerra aperta: Obama era la colomba e Biden il falco. Si sappia, inoltre, che nella sua veste di vicepresidente, Biden ha goduto di una delega speciale all’Ucraina: Obama gli aveva conferito il “portafoglio” del governo americano per le questioni relative a quel Paese. Il Washington Post ha definito Biden il point man di Obama in Ucraina ovvero l’uomo che guidava il governo americano in quella crisi. Terminata la parentesi di Trump, Biden non ha dovuto fare altro che riprendere una strategia aggressiva contro la Russia interrotta per soli quattro anni.

Giunti fin qui, possiamo fermare tre punti. Il primo è che Biden lotta per l’ingresso dell’Ucraina nella Nato da molti anni; il secondo è che si è radicato in Ucraina durante il suo mandato come vicepresidente; il terzo è che ha sempre avuto un atteggiamento da falco: la durezza contro Putin è un suo tratto distintivo, di cui si fregia anche nei racconti autobiografici che ho riportato nel mio libro Ucraina. Critica della politica internazionale (Paper First). Qualcuno afferma che Biden è diventato un falco perché la Russia ha invaso l’Ucraina, ma i documenti smentiscono questa ricostruzione: Biden era un falco verso la Russia ben prima dell’invasione e anche oggi, nel linguaggio come nell’azione, preferisce l’estremismo alla moderazione. Anche Draghi, seguendo alla lettera ciò che Biden gli chiede di fare in Ucraina, si è trasformato in un falco. Dietro i modi moderati, Draghi nasconde posizioni per niente moderate e una forte propensione alla sirianizzazione della guerra. Una copiosa documentazione consente di affermare che, tra tutti i leader dell’Unione europea, Draghi è il più guerrafondaio in Ucraina e il più aggressivo verso la Russia. Mai, come nel caso di Draghi, vale la massima: “L’apparenza inganna”. Il fatto che qualcuno voglia sposare l’“agenda Draghi” preoccupa giacché si tratta, in larga parte, di una violenta agenda di guerra.

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2 replies

  1. Orsini è stato clemente a non parlare degli investimenti dei Biden in Ucraina, del ruolo di Hunter e dell’enorme giro d’affari garantito alle lobbies.

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  2. In Italia non è più un reato l’offesa all’onore di un Capo di Stato straniero ( l. 25-6-1999, n. 205 ). Ecco una cosa buona fatta da D’Alema.

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