Il riavvicinamento di Di Battista sarebbe davvero controproducente per il M5S

(Bartolomeo Prinzivalli) – Credo che Di Battista faccia male a dettare le condizioni per un eventuale rientro nel M5S (o come si chiama adesso), perché ciò lo rende inviso a chi là dentro c’è rimasto negli ultimi anni, così come a chi ancora quel partito lo sostiene, che può domandarsi stizzito chi si creda di essere l’ex portavoce per avanzare tali pretese.

La verità è che un riavvicinamento sarebbe davvero controproducente per entrambi. Il movimento sembra attualmente una fortezza decadente, con gente che esce quotidianamente sbattendo una porta già scardinata e portandosi via parte dell’arredamento come souvenir, mentre ad ogni scossone si forma una crepa in più, poi magari qualcuno rientra dopo poche ore scatenando enorme ilarità, ma in fondo è ciò che succede in molte famiglie dove alla debolezza del capostipite gli eredi vanno in confusione litigando per capitalizzare al massimo il bottino prima che glielo soffi qualcun altro. L’uscita dal governo aprirebbe scenari inediti, un ritorno all’opposizione per criticare quanto votato senza fiatare fino al giorno precedente presterebbe il fianco a tonnellate di gag che i giornalisti coglierebbero al volo, inoltre incrinerebbe i rapporti col Pd sanguisuga (partner naturale per espressa volontà di Conte) proprio mentre in Sicilia si preparano primarie congiunte. Un cambio di rotta davvero improbabile. Poi Alessandro non si limiterebbe certo al ruolo da testimonial con sorriso smagliante e scatoletta di tonno in mano solo per non infierire sugli ex colleghi che vorrebbero sfruttarne le potenzialità mediatiche; parlerebbe in tv e sarebbero dolori per chi dal Conte1/2 al Draghi grillino si è reso protagonista di momenti imbarazzanti senza possibilità di scusanti tipo io non c’ero, ero disattento o a mia insaputa. Per fare opposizione occorrono credibilità oppure un elettorato talmente imbecille da farsi irretire da quattro urla senza approfondire la natura di chi le emette; sotto questo punto di vista la Meloni è avvantaggiatissima possedendo schiere di appartenenti alla seconda categoria, l’elettore pentastellato che si era avvicinato perché scottato dalla vecchia politica per essere poi ustionato da quella nuova sarebbe molto più difficile da convincere nuovamente senza un vero azzeramento di capi e capetti ritenuti responsabili, il che significa chiappe di rilievo spoltronate.

La reiterata tecnica del compromesso (al ribasso) ad oltranza e l’intransigenza di uno spirito libero potrebbero trovare punti di contatto? Secondo me no, finendo per essere a disagio entrambi, l’uno per l’incapacità ritornare sui suoi passi dopo aver definito il percorso compiuto evoluzione, l’altro per non poter rinunciare alle caratteristiche che ne hanno determinato la notorietà, ossia a sé stesso.

Da una parte la concretezza del meno peggio che si accontenta di ottenere qualcosina, dall’altra l’utopia che esclama o tutto o niente.

Inconciliabili a parer mio…

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