Gas, piano d’emergenza in 10 giorni

La notizia battuta dall’agenzia finanziaria statunitense Bloomberg all’ora di pranzo non è stata smentita fino a sera, quando al contrario è stata confermata da fonti del ministero della Transizione ecologica alle agenzie italiane: se continua così, l’Italia potrebbe a breve far partire il piano d’emergenza sul gas. […]

(DI MARCO PALOMBI – Il Fatto Quotidiano) – La notizia battuta dall’agenzia finanziaria statunitense Bloomberg all’ora di pranzo non è stata smentita fino a sera, quando al contrario è stata confermata da fonti del ministero della Transizione ecologica alle agenzie italiane: se continua così, l’Italia potrebbe a breve far partire il piano d’emergenza sul gas. In realtà, che la situazione del gas fosse così pericolosa da rendere quasi obbligatori interventi di razionamento fin dall’estate era un fatto prevedibile, al punto che Il Fatto ne ha scritto più volte, l’ultima sul quotidiano di ieri: a questo ritmo l’Italia non riuscirà ad arrivare al 90% degli stoccaggi entro ottobre, come previsto in vista dell’inizio della stagione fredda.

La novità è la data, che è vicinissima: una decina di giorni. Se Gazprom continua a non consegnare tutto il gas richiesto fino a metà della prossima settimana (siamo ormai a metà della richiesta di una fetta di import che nel 2022 copre il 24% del fabbisogno), “l’Italia – spiegano fonti qualificate – potrebbe far partire il suo piano di emergenza” entro l’ultimo weekend di giugno (a oggi siamo in fase di “pre-allerta”, cioè al primo grado di una scala di tre livelli di allarme).

Cosa comporterebbe questo piano di emergenza? Al momento provvedimenti impercettibili per la gran parte dei cittadini: intanto, sostiene l’agenzia, il ritorno alla piena operatività delle sei centrali a carbone (già pre-autorizzata da un decreto), nonostante la materia prima viaggi a prezzi assurdi, quattro volte la media degli anni precedenti. Poi saranno attivati dai gestori delle reti i cosiddetti “contratti di interrompibilità” per gas ed elettricità: in sostanza, il distacco per un certo tempo della fornitura (improvviso o con preavviso, dipende dal contratto) alle aziende – in specie “energivore” – che hanno aderito a questo tipo di accordo. Altri interventi poco “invasivi” potrebbero riguardare, ad esempio, la diminuzione dell’illuminazione pubblica.

Si tratta, per il momento, di risparmiare una (non enorme) quantità di metano – cioè parte di quella usata per produrre elettricità e per gli usi industriali, mentre nelle case col caldo l’uso diretto è al minimo – in modo che sia destinata alle scorte per l’inverno, quando i consumi sono tre volte quelli attuali e i razionamenti non potrebbero che coinvolgere i riscaldamenti delle case private.

Questa identica situazione riguarda mezza Europa, visto che Gazprom – incolpando ritardi nella manutenzione degli impianti dovuti alle sanzioni (“una bugia”, secondo Mario Draghi) – ha più che dimezzato i suoi flussi in direzione Ue. Ieri la Francia ha fatto sapere che da mercoledì neanche un metro cubo di gas le era arrivato via Germania, che a sua volta riceve circa il 40% del flusso normale, come Austria e Slovacchia. Tutti questi Paesi, e altri, stanno pensando a forme di razionamento (a seconda della minore o maggiore dipendenza dalla Russia) in risposta a quella che pare una mossa di controguerriglia economica del Cremlino: Germania, Italia e Austria sono i Paesi più in pericolo al momento.

Vienna è particolarmente in ritardo nella ricostituzione delle scorte (intorno al 40% due giorni fa secondo i dati Gie-Agsi), ma anche Roma e Berlino – rispettivamente al 54 e 56% degli stoccaggi – sono in netto ritardo rispetto agli anni scorsi e il nostro ritmo di riempimento è più basso della media: se rimanesse questo ancora per qualche settimana, saremmo assai “corti” nella prossima stagione invernale. Questa situazione, ovviamente, tiene in tensione i prezzi sul mercato spot: quello di riferimento per l’Europa (il Ttf di Amsterdam) ieri ha chiuso a 124 euro al megawattora dagli 80 euro di inizio settimana (prezzo già alto). Continuasse così la bolletta energetica italiana del solo gas supererebbe i 50 miliardi di euro quest’anno contro i neanche 15 del 2019 pre-Covid.

Va ricordato che nell’attuale mercato il costo del gas determina di fatto quello dell’energia elettrica: l’aumento dei prezzi – iniziato a metà 2021 e arrivato a livelli mai visti dall’autunno scorso – comporta un salasso terribile per famiglie e imprese.

Uno studio di Confcommercio e Nomisma calcola in 16 miliardi di euro l’aumento stimato delle bollette di elettricità e gas per negozi e attività turistiche tra 2021 e 2022 (da 11 a 27 miliardi): per un ristorante la sola bolletta elettrica salirà a 18mila euro (+58%), per un negozio di alimentari a 40mila euro (+70%), per un albergo a 137mila euro (+76%), per un bar fino a 10.670 euro (+54%), per un negozio non alimentare a 9.400 euro (+87%).

Non va meglio alle famiglie: la spesa media annuale di quella tipo – con consumo di 2.700 kWh – sarà di 1.116 euro (ossia più del doppio rispetto ai 540 euro del 2021). Non è remota la possibilità che, a questi prezzi, il razionamento lo facciano “volontariamente” i clienti finali distruggendo domanda.

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2 replies

  1. Non doveva essere Putin quello alla canna del gas?
    “Adesso smettiamo di comprare gas, vedrete la Russia morire di fame…”
    Io penso che le persone dovrebbero viaggiare di più e vedere con i propri occhi quello che succede, Mosca è una delle città più costose d’ Europa. Poi ovviamente ci sono i poveri, anche data l’ immensità del territorio, il disastro della dissoluzione degli US e la difficoltà di tenere insieme tante etnie. Insomma, come dice Sergio Romano, la Russia le colonie le ha in casa.
    Ma da noi? Tutti stretti in un paesotto prevalentemente montuoso, superaffollato e “democratico”? Non c’è differenza tra via della Spiga e Scampia? Anzi, basta spostarsi un pochino dal centro a Milano… E non solo…

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