Di Maio prepara la scissione

Il ministro. “Presuntuosi e ambigui, basta attacchi al governo”. Basta con le tregue armate e i finti sorrisi. Ora è resa dei conti, pubblica, tra il capo che ha in mano la pistola del voto sui due mandati, la regola con cui può decapitare un’intera classe di big, e l’ex numero uno […]

(DI LUCA DE CAROLIS – Il Fatto Quotidiano) – Basta con le tregue armate e i finti sorrisi. Ora è resa dei conti, pubblica, tra il capo che ha in mano la pistola del voto sui due mandati, la regola con cui può decapitare un’intera classe di big, e l’ex numero uno che teme di essere messo fuori, di essere escluso dalle possibili deroghe, e che ora pensa davvero allo strappo. Giuseppe Conte e Luigi Di Maio non sono più due avversari, sono due nemici che in un giovedì se le danno tramite conferenza stampa.

Con i contiani che lo dicono apertamente: “Luigi vuole fare un partito centrista, prepara la scissione per lanciarla prima del voto di fine mese sui mandati”. Mentre i dimaiani ripetono il loro mantra: “Ci vogliono fare fuori, non c’è confronto, democrazia interna”. È la battaglia dopo la catastrofe elettorale, e la (ri)inizia Di Maio, che dopo un silenzio di mesi sulla politica interna e sul M5S convoca i giornalisti dopo mezzogiorno, davanti al Parlamento. Proprio nello stesso punto dove li aveva radunati una sera di gennaio per azzannare Conte sulla gestione della partita del Quirinale. L’avvocato gliel’ha rinfacciata quella polemica, nell’analisi del post urne. E Di Maio non ha gradito. Ma nel suo j’accuse il ministro parte da altro. “Non possiamo stare nel governo e poi, un giorno sì e un giorno no, attaccarlo per imitare Salvini” morde subito il draghiano Di Maio. Si riferisce soprattutto alla risoluzione del 21 giugno, quella sulle comunicazioni al Parlamento di Mario Draghi. “Non credo sia opportuno mettere nel testo delle frasi che ci disallineano dalle nostre alleanze storiche”, teorizza. Ed è l’accusa a Conte sulla politica estera, uno sfregio all’ex premier. Nonché una via per arrivare a rimproverargli la disfatta nelle urne di domenica: “Credo che il nostro elettorato sia molto disorientato, anche per un’ambiguità che non condivido rispetto alle alleanze internazionali”. Siamo “atlantisti” , “dobbiamo stare nella Nato”, scandisce l’ex capo. Dipinge l’avvocato come un autocrate: “Se vi ho convocati qui è perché manca un posto dove dire certe cose”. Giura che “questo non è un processo interno”, mentre picchia: “Servirebbe un grande sforzo di democrazia interna, più inclusività anche verso esterni”. E poi, insiste Di Maio, “non si può dare sempre la colpa agli altri, risalendo addirittura all’elezione del presidente della Repubblica, per giustificare il fatto che siamo andati così male nelle urne. Bisogna prendersi le proprie responsabilità”. Anche perché, fa notare, “alle Amministrative non siamo mai andati così male”. Saluti e niente spazio per domande. Di Maio se ne va, mentre i suoi assicurano: “D’ora in poi ci faremo sentire ogni giorno”. Nel frattempo i dimaiani parlano in batteria. “Ma sono solo una decina” sibilano dal fronte contiano.

Perché questa è una guerra di numeri, una conta. Mentre un big neutrale sussurra: “Sì, Luigi pensa alla scissione: tra la morte sicura e una strada incerta lei cosa sceglierebbe?”. Tradotto, Di Maio potrebbe strappare perché sa che Conte non lo includerà nelle deroghe per il terzo mandato. Raccontano che l’avvocato sarebbe orientato a proporre agli iscritti un quesito diviso in tre parti, con dentro la possibilità di deroghe. Ma senza fare i nomi dei “salvati”. Quelli sarebbe poi lui a proporli al Consiglio nazionale, dove verrebbero votati. Nell’attesa Conte replica al ministro in una conferenza stampa all’aperto, a pochi metri da casa sua. Prende qualche domanda e ostenta calma. “La missione di Draghi a Kiev era fortemente auspicata dal M5S, ma da ex premier so quanto sia delicata e non voglio parlarne” esordisce. Di sicuro, sostiene, “mettendo in dubbio la nostra linea atlantista Di Maio offende un’intera comunità, dire che siamo anti-Nato è una stupidaggine”. L’avvocato sale di tono: “Manca la democrazia interna? Il mio telefono non ha mai squillato, ma il ministro può sempre essere audito dal Consiglio nazionale”.

Lo tratta già come un estraneo, mentre un dimaiano nelle chat esplode: “Il telefono squilla, ma Conte non risponde mai”. Ma il ministro vuole la scissione? L’ex premier finge di svicolare: “Lo dirà lui se vuole fare un nuovo partito, non sono nella sua testa”. Di certo, “lui non può dare lezioni sulla democrazia interna”. Soprattutto, è la vera contro-accusa, “queste fibrillazioni sono per il secondo mandato”. Ergo, Di Maio pensa alla poltrona. In serata, sul palco di Repubblica delle Idee, Conte sosterrà: “Con queste beghe interne Di Maio rischia di indebolire il governo”. Specchio riflesso. Ma questo non è un gioco.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

Tagged as: , ,

8 replies

      • Perché, tu quale ‘movimento’ vedi?

        Meet Up azzerati.

        Rappresentanti nelle istituzioni spariti o venduti.

        Di Maio è uno, ma non l’unico: che mi dici di Cancellieri? E della Castelli? Della Taverna? Dove sono finiti i ‘cittadini’ di un tempo che andavano con la 24 ore in giro per l’Italia a supportare i meet up e i candidati comunali?

        Non c’é rimasto niente, e di questo moltissima parte è colpa di Di Mario.

        E non solo sua, certo, Ma lui è il più evidente dei faillimenti a 5 Stelle.

        "Mi piace"

    • Non consideri quelli in astensione che hanno lasciato il Movimento proprio a causa di Di Maio. Almeno il 5%. Va benissimo così.

      "Mi piace"

  1. Ma dov’è il problema?
    Il buon luigissimo ormai da un pò si è scoperto neodemocristiano ( ovviamente nel senso peggiore del termine, niente a che vedere con Einaudi e De Gasperi ) e questi maledetti 5s che volevano un’Italia migliore li considera soltanto dei pericolosi sovversivi.
    Domanda….
    Ma non fa prima a prendere i suoi fedelissimi e trasferirsi al pd?

    "Mi piace"