La corsa al litio del Sudamerica divide Cina e Russia?

(Andrea Muratore – it.insideover.com) – L’America Latina intenta a riscoprire un riflesso anti-americano e anti-occidentale porterà Russia e Cina a scontrarsi? Non si tratta di una rivalità politica a tutto campo, ma della possibilità che anche Mosca e Pechino subiscano il contropiede con cui i governi socialisti, radicali e patriottici del Sudamerica stanno cambiando l’ordine politico-economico nella regione. La partita del litio ne è un classico esempio.

Luis Arce in Bolivia, Gabriel Boric in Cile e Pedro Castillo in Perù, nelle differenze tra i rispettivi Paesi e sistemi, sono accomunati dalla volontà di sfruttare la rendita della strategica risorsa chiamata a giocare un ruolo decisivo nel settore della transizione energetica e dell’auto elettrica per potenziare l’economia nazionale e finanziare i propri programmi sociali e di welfare. Seguendo in quest’ottica, in forma radicale, quanto già fatto dal governo progressista di Alberto Fernandez in Argentina i presidenti dell’America Latina usano il controllo statale sulle risorse come asset. E questo può complicare i piani anche di Cina e Russia, che dell’infiltrazione nella regione fanno un pivot della loro strategia di costruzione di modelli geopolitici alternativi a quello dominato dagli Usa.

Pechino e Mosca hanno da tempo individuato nel controllo delle catene del valore strategiche nel campo dell’alta tecnologia, dell’innovazione e della transizione un fattore di pressione sull’Occidente. La Russia sta resistendo alle sanzioni occidentali in diversi settori proprio perché decisiva per la fornitura di risorse come neon, nickel, cobalto, platino e palladio, oltre ovviamente al gas naturale; la Cina, invece, è ben piazzata in quanto dominante nel settore strategico dell’auto elettrica, di cui controlla la filiera chiave delle batterie e buona parte dei semilavorati.

Il litio, in quest’ottica, aiuterebbe entrambe le nazioni a chiudere il cerchio. Mosca punta il litio sudamericano per rafforzare i collegamenti col mondo latino, per approvvigionarsi nei propri settori critici e negare all’Occidente i mercati dell’area, entrando nel cortile di casa degli Usa. Pechino, invece, ne ha bisogno per potenziare la sua posizione dominante sull’automobile e i settori della transizione. Nel suo recente rapporto “Mineral Commodity Summaries 2022”, l’U.S. Geological Survey (Usgs) ha messo in evidenza il peso decisivo dell’America Latina nel mercato del litio. L’Usgs fa notare come in tutto il mondo siano state mappate riserve provate di litio per circa 89 milioni di tonnellate. Di questa mole il 56% si trova in tre Paesi sudamericani: la Bolivia è prima con 21 milioni di tonnellate; segue l‘Argentina con 19 milioni e, al terzo posto, si piazza il Cile con 9,8 milioni. Il Perù aggiunge 880mila tonnellate a questa quota. Contando il Messico, che ha recentemente scoperto il più grande giacimento nazionale e annunciato la nazionalizzazione, si arriva al 60% per tutto il territorio che va dal Rio Grande alla Terra del Fuoco.

La postura basata sul nazionalismo economico e il protezionismo dei Paesi in questione si ritorce contro la volontà di Cina e Russia di penetrare nei mercati locali a scapito degli Usa, mettendole in competizione. A inizio anno, ad esempio, il governo cileno ha annunciato il lancio di una gara tra le più importanti aziende private operanti nel Paese per ottenere un partner valido per l’estrazione di 400mila tonnellate di litio e all’affare si è interessata la Chile-China Industrial and Economic Development Company.

In Bolivia, invece, nota Il Foglio, la corsa alla ricerca di partner di mercato del presidente Luis Arce ha visto lo scoppio di uno scandalo legato a presunti favori fatti dalla russa Uranium One a dirigenti della statale Yacimientos de Litio Boliviano (Ylb) per essere selezionata quale alleata in una gara che vede coinvolte altre sette compagnie, quattro delle quali sono cinesi: Contemporary Amperex Technology, Fusion Enertech, Citic Guoan Group e Tbea Group. Inoltre, “nel nord-ovest dell’Argentina c’è la Ganfeng di Xinyu, primo produttore di litio cinese, che con la sua filiale locale Litio Minera Argentina ha appena iniziato la costruzione del progetto Mariana da 600 milioni di dollari”. Uranium One, che è sussidiaria della società nucleare statale russa Rosatom, ha voluto premunirsi contro l’opzione che Buenos Aires fermasse la concessione di nuovi progetti dopo aver bloccato le esportazioni firmando un protocollo d’intesa col governo dell’Argentina per lo sviluppo di un deposito di litio nel Tolillar, nella provincia argentina di Salta: un giacimento da oltre 4 milioni di tonnellate su cui anche la Cina aveva messo gli occhi.

I governi sudamericani mirano a sfruttare il nuovo superciclo delle materie prime, la Cina a posizionarsi in forma dominante su scala globale, la Russia a tenere botta evitando che sul fronte del litio l’Occidente possa tagliare le forniture e guarda anche a un fattore apparentemente periferico ma non indifferente: evitare che Pechino sia il mediatore per parte delle forniture che arrivano dall’America Latina alla Russia. Già a gennaio l’intervento russo in Kazakistan fu dovuto, tra le altre cose, a evitare che un debito di riconoscenza di Nur Sultan verso Pechino alimentasse la conquista di materie prime strategiche da parte della Cina. E il litio è centrale in quest’ottica. La partita delle alleanze a geometria variabile porta anche nazioni come le potenze dell’Eurasia a non essere, sempre, allineate sul profilo geopolitico. E se si alzerà sempre di più il muro tra Occidente e Oriente, anche gli spazi di competizione nelle aree terze si faranno sempre più affollati. A partire dall’America Latina.

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