Quella sporca dozzina

(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Nelle democrazie liberali, i servizi segreti non indagano su chi dissente dal governo e dal pensiero dominante; se lo fanno, interviene subito il Parlamento a bloccarli; e, se non lo fa, la stampa denuncia i servizi deviati, i loro mandanti al governo e i loro complici in Parlamento. In Italia i servizi segreti stanno indagando […]

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  1. Quella sporca dozzina

    (di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Nelle democrazie liberali, i servizi segreti non indagano su chi dissente dal governo e dal pensiero dominante; se lo fanno, interviene subito il Parlamento a bloccarli; e, se non lo fa, la stampa denuncia i servizi deviati, i loro mandanti al governo e i loro complici in Parlamento. In Italia i servizi segreti stanno indagando sui giornalisti, gli intellettuali e i politici che dissentono dal governo e dal pensiero dominante; il Parlamento, anziché controllarli e bloccarli tramite l’apposito Copasir, li sollecita a raccogliere e a inviargli dossier sui dissenzienti perché si arroga il potere di decidere chi può parlare in tv e chi no; la stampa non denuncia nessuno di questi abusi, anzi nel migliore dei casi tace e nel peggiore (Corriere della Sera) sbatte i mostri in prima pagina con foto segnaletiche e marchio d’infamia (“I putiniani d’Italia”). Poi, siccome siamo sempre in bilico fra la tragedia e la farsa, il presidente del Copasir Adolfo Urso afferma di aver appreso dal Corriere la lista del Copasir. Delle quattro l’una: o Urso mente; o non sa cosa fa il Comitato che presiede; o il Corriere ha ricevuto la lista (ovviamente segretata) dai suoi fornitori dei Servizi; o se l’è inventata. E non si sa quale delle quattro sia peggio.

    In attesa di risposte, addentriamoci nello scoop di Monica Guerzoni e Fiorenza Sarzanini, opportunamente uscito su carta verde-vomito in omaggio all’ambiente. “La rete ha come obiettivo principale il condizionamento dell’opinione pubblica”: come il Corriere e ogni altro giornale. “Allarma gli apparati di sicurezza perché tenta di orientare, o peggio boicottare, le scelte del governo”: cose che purtroppo càpitano in democrazia, vedi alle voci “opposizione” e “libertà di espressione”. “Il materiale raccolto dall’intelligence individua i canali usati per la propaganda, ricostruisce i contatti tra gruppi e personaggi e soprattutto la scelta dei momenti”: a che titolo gli 007 spiano i cittadini per le loro idee (giuste o sbagliate)? L’ha ordinato il governo abusando del suo potere? Il Copasir, anziché impedirlo, tace? E che direbbero al Corriere se un governo scatenasse i Servizi contro di loro? “L’argomento privilegiato è l’invio delle armi all’Ucraina”: embè? Quale legge vieta di contestare una scelta, fra l’altro di dubbia costituzionalità? “Il vero bersaglio delle imboscate via social è Draghi, la cui maggioranza ha 3 leader, Salvini, B. e Conte, che non si sono schierati senza se e senza ma”: a parte il fatto che si chiamano “critiche” e non “imboscate”, dov’è scritto che i leader debbano schierarsi senza se e senza ma con Draghi? Era il Duce che aveva sempre ragione. “Profili di estrema destra… e no-vax contestano a Draghi di spedire armi ‘senza il consenso del popolo’”.

    Ma questo lo dicono tutti i sondaggi: putiniani pure quelli? “Il bombardamento di messaggi antigovernativi e filoputiniani aumenta in corrispondenza dei passaggi politici decisivi”: ma va? “E così sarà il 21 giugno, quando si voterà la risoluzione M5S sulla guerra”: quindi i Servizi hanno ingaggiato Nostradamus. Ma ecco i nomi. “Giorgio Bianchi, definito dai report periodici che gli apparati di sicurezza inviano al governo ‘noto freelance italiano presente in territorio ucraino con finalità di attivismo filorusso’… ha preso di mira più volte Urso” : salvo reati di diffamazione, che competono ai magistrati e non al Copasir, pare aver esercitato il diritto di critica. Ma al Corriere non la si fa: “Bianchi non smentisce la sua presenza in Ucraina”. Quindi confessa: fucilatelo. “Alberto Fazolo, economista e pubblicista, ha sostenuto che ‘i giornalisti uccisi in Ucraina negli ultimi 8 anni sono 80’… In realtà sono circa la metà”: ah beh, solo 40, ’sticazzi. Poi c’è “Manlio Dinucci (che diventa “Ducci”, ndr), 84 anni, geografo, scrittore, promotore del comitato ‘No Guerra No Nato’: le sue tesi sono state riprese da Alessandro Orsini e Maurizio Vezzosi”. Orsini finisce nella lista di proscrizione perché avrebbe ripreso tesi del temibile influencer ottuagenario e per essere stato “licenziato dalla Luiss” (balla supersonica: la Luiss non l’ha mai licenziato, ma le fake news atlantiste non finiscono al Copasir). Vezzosi invece è putiniano perché “invita i lettori a informarsi non rimanendo in superficie” e voi capite da soli la gravità dell’invito. Nulla sfugge ai nostri segugi: infatti scoprono che è filorusso pure l’ex M5S Petrocelli (chi l’avrebbe mai detto), ma non spiegano come osino sindacare le opinioni di un senatore, ancor più insindacabili delle nostre. Completano la colonna infame il dentista leghista saluzzese Claudio Giordanengo, la “blogger residente a Hong Kong” Laura Ruggeri e “il freelance Cesare Sacchetti”, propalatori di due bizzarre tesi dettate dalla “portavoce russa Zakharova”: “Le sanzioni colpiscono le imprese europee” (come dicono le imprese, gli economisti e i governi europei) e “l’Ue paga il gas in rubli” (ma lo dice anche quel putiniano di Draghi).

    Ecco perché gli italiani non vogliono la terza guerra mondiale per il Donbass: tutta colpa di questa sporca dozzina di “putiniani” per insufficienza di prove. Che però – avverte il Corriere– “è destinata a ingrossarsi”: mancano il Papa, Kissinger e Sergio Romano (che purtroppo scrive sul Corriere). Poi magari qualcuno ci spiegherà dove sono le fake news, i reati e i rubli dei putribondi figuri. E quale altra democrazia liberale usa i Servizi e il giornale più venduto per mettere alla gogna chi dissente. A parte la Russia, si capisce.

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  2. •Corriere della sera 1° quotidiano del paese.

    •Italia scesa di 17 posizioni nella classifica della libertà di stampa, ora si piazza al 58° posto.

    Due cose ☝️ che possono stare nella stessa frase.

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    • Se tengo la schiena dritta chi caxxo vuoi che mi prenda a lavorare?

      È probabile che qualche giornalista italiano sia arrivato a questa mesta conclusione. Magari mentre sta scrivendo un pezzo feroce sugli oligarchi russi.

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  3. «… “Alberto Fazolo, economista e pubblicista, ha sostenuto che ‘i giornalisti uccisi in Ucraina negli ultimi 8 anni sono 80’… In realtà sono circa la metà”: ah beh, solo 40, ’sticazzi.»:

    BUAHAHAHAH!

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    • Guerzoni e Sarzanino, semplicemente, erano disoccupate per mancanza di aggiornamenti sulle restrizioni da pandemia.
      Non vi sarà sfuggito che scrivevano solo di quello.
      È una lista di proscrizione chiaramente dettata dalla disperazione di dover mantenere un ruolo, se non un posto di lavoro, nel mitico panorama del corserVa.

      I 40 dissidenti mancanti (agli 80 dichiarati) dovrebbero essere quelli SOLO scomparsi.
      Spariti. Svaporati. Desaparecidos.
      Argentina docet.
      Eh, ma in Ucraina non fanno notizia.
      Non vorremo mica rovinare la reputazione alla democrazia più nazista del 21esimo secolo…!
      Boghendi fama mala a kini no nd’ha mai tentu bona…

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  4. Ps qualche giorno fa ci fu la notizia di Salvini dossierato con i suoi incontri con l’ambasciatore russo.

    Qualcuno in questo blog, mi accusò di fare polemica ‘sul niente’. E’ un tipo spiccio, che per comodità chiamerà l’Imperatore molleggiato.

    Io sarò pure nientista, ma vorrei dire all’Imperatore, che se i servizi segreti attenzionano un cittadino per le idee antiputiniane, è proprio da FANTASY immaginare che attenzionino anche Salvini seguendone gli spostamenti, magari con la scusa di ‘proteggerlo’?

    Ma no, è ovviamente polemica sul niente.

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  5. Una stampa allineata in un paese di “pazzi che non vuole la guerra!” Mandiamo per primi tutti i giornalisti del Corriere della serva insieme al direttore ed editori a Kiev e a vedere l effetto che fa ? speriamo facciano meglio del coglione in piazza , un altra vergognosa pagina del giornalismo italiano ! Buffoni ! Grazie Travaglio! sempre piu lucido!

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  6. “Nelle democrqazie liberali i servizi segreti non indagano su chi dissente dal governo o dal pensiero dominante; se lo fanno interviene subito il Parlamento a bloccarli…”
    Ha, Ha, Ha, Ha , Ha, Ha, Ha…
    (Oppure Ah, Ah, Ah, Ah, Ah Ah… per Ennio…)

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  7. Un esempio di come ci manipolano i media.
    “Affare” Johnson. Il Fatto Quatidiano: :

    “Ha ‘vinto’ (tra virgolette, e questo già…) 211 a 148, ma la sua maggioranza si riduce poco oltre il minimo indispensabile… ”
    E avanti così per tutto l’ articolo.
    63 voti non mi paiono proprio il “minimo indispensabile”, che sarebbe 2 oppure 3.

    Immaginiamo un giornale non critico di default riguardo Johnson:

    “Boris Johnson stravince la partita con ben 63 voti a suo vantaggio”.

    La notizia è la medesima, ma vuoi mettere l’ impressione che ne riceve il lettore?

    (Era solo un esempio: così va tutto, di questi tempi…)

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  8. Travaglio fa molto bene a denunciare le porcherie e storture commesse contro la libertà di pensiero e di stampa. E anche se qui in Italia siamo per fortuna ancora lontani dal grande fratello orwelliano, non bisogna mai abbassare la guardia.

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  9. A salvarci dal Corriere è l’ignoranza degli italiani, per i quali Sarzanini potrebbe essere un terzino del Sassuolo e il Copasir un torneo di bocce. Di qui i sondaggi che se ne fregano di entrambi.

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  10. Vorrei far notare che Guerzoni e Sarzanini non sposavano ne’ la linea editoriale del Corriere ne’ l necessita’ del dosseiraggio, ne riferivano. Inoltre, sono piu’ di quindici anni che la Russia sparge fregnacce a proprio uso e consumo, gli Stefano Mencarelli e Cagliostro dell’occasione si trovano sempre, come i RadioRadio e BioBlu, sono notissimi, i cosiddetti Servizi sanno gia’ tutto e non perderebbero piu’ di un paio d’ore per soddisfare questa vera e propria marchetta. Poi, ovviamente, lo schifo del giorno e’ D’Urso come Alfano.

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  11. Forse non abbiamo saputo la verità sulle stragi del secolo scorso perché anche i giornalisti non propriamente governativi hanno sempre definito deviati iservizi segreti che tramavano. A mano a mano che si scoprivano le trame i governi sostituivano gli uomini pescati con le mani nella merda e la struttura continuava a tramare (mettevano le bombe con l’etichetta “fascista”?)

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  12. Fabrizio Castellana, bada bene: se vai al 16′ e 7” Bianchi dice, per rispondere alle accuse di manipolazioni con esempi di manipolazioni opposte, di aver dimostrato che Marianna Vyshemirsky non era stata rapita dalle forze russe.

    In Rete le uniche menzioni di questa bazza le trovi su Reddit, inventate da un la qualunque, poi percolando su siti Web alla cazzo (dal porno alle pillole alle assicurazioni). Ma sempre:

    POCHISSIMI (altrimenti trovane una trentina e poi se ne riparla, altrimenti Bianchi non fa lo scoop, ma una scorreggina).

    La Guerzoni queste cose non le sa perche’ non se ne occupa. Lei e Sarzanini hanno rportato fatti vecchi e stranoti. Tu forse queste cose non le sai ma io le incontro da anni (tu dopotutto hai una vita, probabilmente famiglia e lavoro, che c’azzecchi?) e, come ho gia detto, i cosiddetti Servizi queste cose le hanno pronte per la stampa (anche con la S) da anni. ‘Sta storia del Corriere non sta in piedi, intrendo dire la cospirazione del COPASIR poiche’, senti bene eh… NON VE NE E’ IL BISOGNO.

    Morale: l’Ambasciata Russa twitta che la Vyshemirsky in realta’ e’ una blogger che fa finta col trucco in faccia, e Giorgio Bianchi dice di aver dimostrato che non era stata rapita dai russi. Fai tu…

    Questa e’ la mia “perla”, ora per favore tu – che il video lo conosci beeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeenissimo! – dammene una in cui Bianchi dimostra (a te) di valere qualcosa.

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  13. Le quattro Russie e l’Ucraina
    Osservazioni sulla popolazione stratificata della Russia e sul loro atteggiamento nei confronti della guerra.
    Di Mikhail Pirogovsky The Moskow Times

    Mentre guardo la guerra in Ucraina, mi sono rimaste in mente due immagini. Uno sono i saccheggiatori russi sorpresi dalla vista della Nutella nelle case ucraine, che a quanto pare hanno percepito come un segno di vita scandalosamente alta. L’altro è l’ultimo giorno di IKEA a Mosca, preso d’assalto da disperati clienti russi. Entrambi possono dire molto, se ricordiamo l’esistenza di quattro Russie.

    “Four Russias” è stata creata dalla geografa Natalya Zubarevich nel 2011. Ha ipotizzato l’ esistenza di quattro distinti blocchi socio-economici: i conglomerati urbani occidentalizzati; le città e i paesi di medie dimensioni, dove la maggior parte della popolazione lavora per lo stato o per una grande corporazione industriale; i villaggi, così lontani da tutto ciò che Vladimir Putin è reale per loro come lo erano quei ragazzi sull’Olimpo per i pastori ellenici; e le “repubbliche etniche”, che, ai fini di questo esercizio, possono essere arrotolate nelle due ultime categorie.

    Se sei un titolare di passaporto russo che legge questo, sei uno degli abitanti delle città occidentalizzate; se non hai un passaporto russo e stai leggendo questo, probabilmente sono il 90% dei russi che conosci.

    Conoscevano il disastro per quello che era giusto il 24 febbraio, e da quando hanno protestato, emigrato o, messi a tacere dai dipendenti e dalla censura di guerra, sono rimasti a casa con gli occhi vitrei, a guardare il loro mondo crollare.

    Il 20% più povero può essere descritto attraverso dati economici asciutti: vita alla giornata, nessun risparmio; usando ancora la dipendenza e facendo affidamento sulla legna da ardere per riscaldarsi – entrambi il 20-25% della popolazione russa – davvero. Sono spesso impiegati, i “lavoratori poveri”, che vivono al di sotto della soglia di povertà nonostante abbiano un lavoro. $ 150 è considerato uno stipendio mensile decente nei posti bassi. L’aspettativa di vita e l’età pensionabile sono più o meno le stesse per i maschi russi, quindi è una corsa serrata tra la morte e un paio d’anni di pensionamento.

    Questa è la Russia al di là delle grandi città, in località come Biysk o Porkhov. Sono tutte quelle cittadine con una combinazione di colori grigio su grigio e strade come se fossero appena state bombardate. Nato lì? È molto probabile che tuo padre alcolizzato abbia picchiato tua nonna per la sua pensione di $ 150, e i drogati stavano facendo il sale in fondo alla tua classe in terza media. La raccolta di rottami metallici era un’alternativa onorevole ai piccoli furti, anche se il metallo doveva comunque essere rubato. La tua cerchia sociale era tutta con tute sportive Adidas, un terzo era stato condannato. È probabile che tu abbia conosciuto qualcuno che ha ucciso qualcuno. Sicuramente conoscevi qualcuno che si è bevuto fino alla morte (forse era tuo padre). E al posto della vecchia generazione a cui ispirarsi, hai donne con la permanente, gonfie per la loro dieta a base di maccheroni a buon mercato, curve e con gli occhi spenti prima che compiano 40 anni. Da qualche parte, le persone guidavano Ferrari, ma tu avevi tante possibilità di diventarlo quanto fare l’autostop sulla SpaceX Dragon. Non che tu sappia cosa sia.

    Sono i giovani di questi luoghi bassi che costituiscono una percentuale sproporzionata della forza d’invasione russa in Ucraina. Insieme al semplice fatto che la guerra genera atrocità, specialmente una guerra retrò come questa, c’è da meravigliarsi che così tanti soldati russi, specialmente di base – ma anche alcuni comandanti dello stesso mondo – si siano trasformati in crimini indicibili? Indicibile per te e per me, forse; per loro era solo un altro giovedì, anche in tempo di pace. I pochi che in qualche modo hanno colto l’importanza della morale nonostante tutto si sono salvati e non hanno mai guardato indietro. O sono morti. La morale non è favorevole alla sopravvivenza a Biysk e Porkhov.

    Questa è, ovviamente, una spiegazione, non una scusa. Niente scusa Bucha. Ma il perché è importante, soprattutto se non crediamo che l’etnia o il passaporto ti renda peccatore per impostazione predefinita.

    And then there’s the IKEA crowd — the core of the nation, about 60% by my crude reckoning. This is an important group. The people in the red brick towers are terrified of popular uprising, and everything they do always factors in broad public support, albeit through lies and coercion.

    What do they believe? It’s like that joke that the regime in Russia is really “mortgage realism”: Everyone understands everything, but they’ve all got loans to pay.

    Russia is a stranger to prosperity. Always has been. Even without going back to the times of Tsar Alexis, it’s been an undeniably rough ride since 1914. The living generation still has collective trauma from the early 1990s.

    And then, in the last two decades, a mortgage and a cheap car became a possibility.

    We simply don’t appreciate how much this means to middle Russia. The squalor of the bottom 20% remains the default quality of life that the majority of the nation expects. But instead, there came an accumulation of all the small things that, together, spell — or at least promise — a qualitative shift. A smartphone; Lego and a party at a McDonald’s for your kid’s birthday; a car to drive to your own place. This was, in fact, that feeling of stability that Putin keeps talking about.

    Now Middle Russia just wants to be left alone. It clawed out a small corner of peace and comfort for itself, which took Herculean effort. Now it can’t muster the mental strength to do or care for anything else.

    That’s why the Russians rushed to IKEA to grab one last bit of prosperity before the economic storm hit. That’s why the mantra “it’ll all blow over in a couple months and be back to how it was on Feb. 23” is — to me — what the core of the Russian population really thinks.

    They’re not anti-war, because they don’t have the energy for a political position, much less action — even before they were the object of the Kremlin’s hard work to stamp out any grassroots disagreement.

    They’re not aggressive either. Besides, you side with what you fear — the authorities — so it doesn’t go after you. And you deny the horrors of war because accepting them would disrupt the small cozy world that took so much work to build.

    This is why the popular theory that Russia is on the brink of neo-fascism is not convincing. Atomized people are easier to whip up into a totalitarian mob, but the call to arms would have to resonate with some underlying, possibly unarticulated aspirations within the population. Russians just want their IKEA back, and tickets to the latest in the Avengers movie.

    Putin’s miscalculated, bloody blunder is still in an early stage. Nationwide food supplies will run out by May-June — not coincidentally when the Kremlin hopes to score a victory.

    And then what? Even if there is a ceasefire — declare victory and go home — that would only be the beginning of troubles in Russia. As Lego vanishes, IKEA shows no sign of returning, and school exams are canceled for want of A4 paper…no, it won’t foment revolution. Yet. But once the war hysteria subsides, Putin’s approval ratings heading to Lukashenko-level lows.

    That’s still ways off from a new president, much less a democracy, to say nothing of at least the beginning the atonement for what was — is still being — done in Ukraine. But the path back to IKEA leads through political action and a clear conscience, and the lure of Skubb and Kleppstad is strong.

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    • Perchè non metti il link dell’articolo?
      La traduzione in italiano è scadente…..ma l’articolo interessante, poi c’è la seconda parte in inglese.
      🤪

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