Marc Innaro (Rai): “Lo scontro ha 50 sfumature di grigio”

Migone: “I media puntano solo sulle loro tesi”. “Le guerre non si fanno soltanto con le armi, ma anche con le rispettive propagande”. Gian Giacomo Migone introduce così il dibattito “L’informazione in tempo di guerra” al Salone del Libro di Torino […]

(DI LORENZO GIARELLI – Il Fatto Quotidiano) – “Le guerre non si fanno soltanto con le armi, ma anche con le rispettive propagande”. Gian Giacomo Migone introduce così il dibattito “L’informazione in tempo di guerra” al Salone del Libro di Torino. Relatori, oltre allo stesso Migone (presidente della Commissione Esteri del Senato dal 1994 al 2001), il corrispondente Rai da Mosca, Marc Innaro (contestatissimo da mesi perché accusato di essere “filorusso”), il giornalista del manifesto ed ex parlamentare Vincenzo Vita e il segretario UsigRai, Daniele Macheda, moderati dalla giornalista Marinella Venegoni (vedova del corrispondente di guerra Mimmo Candito e promotrice dell’associazione e del premio in suo onore).

L’occasione serve per evidenziare paradossi e contraddizioni del racconto del conflitto ucraino: “Assistiamo a orrore e sofferenza – è la tesi di Migone –, ma perché ci identifichiamo solo con l’Ucraina? Come mai disastri simili in Siria, nello Yemen o in Afghanistan sono stati ignorati?”. L’equivoco alla base delle storture, secondo Migone, è che “ciascun media scarta le notizie che non corrispondono alle proprie tesi”. E così viene meno la complessità del racconto. Ne sa qualcosa Innaro: “Dobbiamo raccontare i fatti, ma anche contestualizzarli. Ci sono un aggressore e un aggredito, ma raccontare la guerra per quel che succede solo dal 24 febbraio in poi equivale a fare la telecronaca di una partita dall’ottantesimo minuto in avanti”. Con l’aggravante che per un periodo la Rai ha rinunciato alle dirette da Mosca: “È fondamentale che la Rai continui a mantenere gli uffici di corrispondenza a Mosca, come a Pechino, Gerusalemme, il Cairo. È da lì che riusciamo a capire meglio i fatti. Sono situazioni in cui non esistono bianco e nero, ma 50 sfumature in mezzo”.

Un esempio spiega il concetto: “Sentiamo sempre dire che la Russia è isolata. Stando qui, si ha una percezione diversa. C’è una parte di mondo, Paesi in cui vivono oltre 5 miliardi di persone, che non ha affatto interrotto i rapporti economici e politici con Mosca. Parlo di Cina, India, Turchia, Africa, Sud America”. Concetti per cui Innaro è stato più volte contestato. Attacchi senza senso, secondo Vita: “Chi non dice quello che impone il rosario pagano è considerato fuori linea, come se esistesse una linea sola e non un cumulo di inquietanti incertezze. Servono approfondimenti, non abiure”. E invece ecco “le liste dei cattivi” che prima o poi “includeranno anche il Papa”. Il tutto mentre l’Occidente – ed è il pensiero di Macheda, ripreso dagli altri relatori – finge di non vedere il clamoroso caso di Julian Assange, a proposito di informazione in tempo di guerra: “Aver diffuso documenti di interesse pubblico potrebbe costargli 175 anni di carcere. È un’ingiustizia per lui, ma anche per il diritto di tutti noi a essere informati”.

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4 replies

  1. Assange : un caso speciale di burocratica ed efferata crudeltà verso un simbolo di libertà da abbattere con ogni mezzo. Compresa la stampa Bocconi

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  2. Assange è il cattivo in mano ai buoni. Che come si sa trattano i prigionieri a ostriche e caviale. Mica li detengono per decenni come fanno i Russi.

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