Belpietro: “Quanto dà fastidio un giornale libero”

«Non mi ritrovo nella metamorfosi della Verità»

Pubblichiamo la lettera di un lettore:

Direttore Belpietro, la strana metamorfosi della Verità riguardo alla feroce aggressione (quella sì, nazista) all’Ucraina da parte del dittatore Putin lascia interdetti. Non si riesce a capire la posizione (o chissà, forse si capisce anche troppo bene) del suo giornale, tutto a favore di un regime che ammazza dissidenti a colpi di veleno di rospi e spiana intere città ma, a leggere certi articoli, sembra quasi che esegua gli ordini del malandato Biden. Insomma, l’altrettanto malandato Putin farebbe gli interessi degli americani: ipotesi grottesca. Del resto perfino negli orrendi talk show della televisione vediamo un Belpietro che da attento e analitico commentatore si è trasformato in un rissaiolo in stile Vauro. Per non parlare di Borgonovo, un tempo mite fino alla
noia e ora anche lui scuote la testa e strabuzza gli occhi come il sudaticcio Santoro. Ma cosa vi ha preso ? È una questione di marketing, che vi spinge a cercare audience nelle suburre delle peggiore destra e della peggiore sinistra, tutte e due filoputiniane? O vi ha preso una strampalata simpatia per ceffi come l’agente del Kgb Vladimir, ancora in servizio permanente?

Mah! Saluti
Dante D’Alessandro

(Maurizio Belpietro – laverità.info) – Un lettore parla di «metamorfosi» del nostro giornale, ma non siamo ammattiti: condanniamo i crimini del Cremlino e allo stesso tempo diffidiamo di chi vuol trascinarci in un conflitto che ci sarebbe fatale.

Caro Dante, la vorrei tranquillizzare: in redazione non abbiamo subìto nessuna «strana metamorfosi». Siamo sempre noi: Borgonovo, Giordano, Veneziani, Del Debbio, Capezzone, De’ Manzoni, Cervo, Amadori, Antonelli, Gandola, Caverzan, De Mari, Conti, Dragoni, Graziosi e Liturri, per citare i colleghi che più frequentemente firmano in prima pagina. Siamo sempre i soliti spiriti liberi, a volte non d’accordo fra noi, ma ugualmente con la voglia di raccontare il nostro punto di vista senza bavagli. È l’idea con cui è nata La Verità ed è la stessa dopo quasi sei anni. Nessuno di noi, pur avendo sensibilità e a volte opinioni diverse, nega la «feroce aggressione all’Ucraina da parte del dittatore Putin», per usare le sue parole. Che la Russia abbia invaso il Paese vicino è un dato di fatto, così come è un dato di fatto che Putin sia un criminale, cosa che io stesso ho detto e scritto più volte. Non quando i carrarmati sono arrivati a Kiev, ma quando lo zar del Cremlino era applaudito e riverito. Tutti si sono dimenticati di Aleksandr Litvinenko, ma quando fu ricoverato nell’ospedale in cui morì, io, non qualcuno degli indignati speciali che oggi si accorgono di che pasta sia fatto Putin, pubblicai pagine e pagine, consentendo a Paolo Guzzanti di scrivere ogni giorno dell’omicidio di un uomo che aveva apertamente criticato Putin. Altri, politici e giornalisti, erano occupati a blandire Mosca, pensando a fare affari e trarne guadagni. I giornali che ho diretto non hanno mai beneficiato delle pagine di pubblicità di Aeroflot e nemmeno hanno pubblicato per anni, come invece ha fatto Repubblica, un inserto in cui si magnificava la nuova Russia.

Quanto alla posizione della Verità a proposito dell’invasione in Ucraina, non è vero che non si capisca: si comprende benissimo, perché fin dal primo giorno ci siamo dichiarati contro la guerra, ma anche contro le ipocrisie guerrafondaie di chi ha molto da farsi perdonare. Noi, non essendo mai stati a Sochi quando Mosca era già sanzionata, e non avendo mai preso soldi da Putin, non avendogli baciato la pantofola, ma avendo denunciato l’assassinio di Litvinenko, non dobbiamo farci perdonare niente, né abbiamo nulla da nascondere. Il che non vuol dire essere «a favore di un regime che ammazza i dissidenti a colpi di veleno e spiana intere città». Significa semplicemente non essere ciechi e sordi, ma analizzare i fatti per quel che sono e descrivere ciò che sta accadendo, come ci si è arrivati e, soprattutto, come evitare che tutto ciò prosegua e degeneri in qualche cosa di ancora più mostruoso.

Lei sostiene che stiamo cercando audience «nelle suburre della peggiore destra e della peggiore sinistra, tutte e due filo putiniane» e mi domanda se mi sia preso una simpatia per ceffi come l’agente del Kgb Vladimir. Anche qui mi sento di tranquillizzarla. Noi non stiamo con le peggiori suburre, ma con la maggioranza degli italiani. Nonostante si faccia di tutto per nascondere la realtà e leggendo i giornali o seguendo i talk show sembri che l’intera opinione pubblica non veda l’ora di fare la guerra a Mosca, gli italiani la pensano diversamente. Basta dare un’occhiata ai sondaggi resi noti da qualsiasi agenzia. Malgrado le domande capziose e i tentativi di ottenere una risposta che compiaccia l’establishment, non c’è sondaggio che non manifesti la contrarietà all’invio di armi in Ucraina. Ne cito alcuni. Nella puntata di Piazza pulita del 5 maggio, solo il 38,5% degli intervistati si dichiarava favorevole a mandare lanciarazzi e cannoni, mentre il 44,8% si diceva contrario. Per Ipsos, il 40% diceva sì alla cessione di armamenti e il 48% no. Secondo le rilevazioni di Emg del 2 maggio, la percentuale di chi approvava la decisione governativa di sostenere la resistenza anche con i missili era del 28%, mentre il 50 disapprovava. Potrei proseguire con i sondaggi di Swg, di Index Research, ma pur con qualche variazione percentuale, tutti dicono la stessa cosa: la maggioranza degli italiani ritiene sbagliato mandare armi agli ucraini, convinta che questo non produca altri effetti se non prolungare la guerra e allontanare la pace.

Le cito anche un altro sondaggio, quello di Termometro politico, che agli intervistati ha posto il seguente quesito: secondo lei chi in questa fase non vuole veramente la pace in Ucraina? Le risposte sono sorprendenti: per il 34,2% è Putin a non volere la fine del conflitto, per il 37,2% sono gli Usa, la Nato e la Ue, i quali sperano che una guerra lunga indebolisca la Russia, mentre il 22,8% ritiene che tutti gli attori in gioco abbiano interesse a che i combattimenti continuino.

Lei pensa che quel 40-50% di italiani che dice no alle armi in Ucraina o pensa che anche l’Occidente coltivi i propri affari sulla pelle degli ucraini, appartengano tutti alle suburre di destra e sinistra? Io no: io credo che siano semplicemente italiani di buon senso, che non sono filo putiniani, ma anzi credono che lo zar russo sia un cinico farabutto, ma non per questo sono disponibili a fare una guerra per procura, perché non vogliono avere vittime sulla coscienza.

Infine, le faccio una confessione. Spesso parlo con uomini politici di destra e sinistra, alcuni addirittura leader di partiti che appoggiano la linea di governo. Beh, non ce n’è uno che in privato non mi dica le stesse cose che scriviamo noi. Lo stesso posso dire di grandi imprenditori, i quali a mezza bocca sottoscrivono le opinioni che rappresentiamo. Tutti pensano che questa guerra sia una follia, che sia sbagliato inviare armi, che sarebbe una catastrofe chiudere i rubinetti del gas, che non si debbano assecondare i falchi che vogliono fare la guerra a Mosca e che i nostri interessi divergano da quelli degli Stati Uniti. Tutti ribadisco, e mi creda sulla parola. La sola differenza fra noi e loro è che politici e imprenditori non hanno il coraggio di dirlo perché temono di essere etichettati come putiniani. Ma vede, caro Dante, quando La Verità è nata, in redazione ci siamo giurati che non saremmo stati ipocriti e che per interessi di bottega non avremmo mai nascosto nulla. Dunque, eccoci qui, a parlar chiaro come sempre.

Ps. Un’ultima annotazione: a proposito delle mie apparizioni nei talk show, lei scrive che da attento e analitico commentatore mi sarei trasformato in un rissaiolo in stile Vauro. Anche su questo stia tranquillo, non amo le risse e non ho come modello Vauro. Semplicemente, non mi piacciono le censure e siccome quando parlo c’è sempre qualcuno che prova a tapparmi la bocca, tiro diritto senza farmi interrompere e quando qualcuno mi spegne il microfono, mi alzo e mi avvicino al conduttore, non per venire alle mani con lui, ma perché il suo microfono non è stato spento e così ho la possibilità di concludere il mio discorso. Negli ultimi trent’anni mi è capitato di frequentare tantissime e diverse trasmissioni tv, dunque so come si fa a silenziare qualcuno. Ma siccome non ho intenzione di tacere, non permetto a nessuno di togliermi il diritto di parola, a costo di beccarmi un insulto da querela come quello di somigliare a Vauro.

5 replies

  1. Se Belpietro si è posto come principio quello di dire sempre la verità, dia del dittatore cinico senza scrupolo anche a tutti inostri governanti che hanno attacato ,bombardato, occupato e dilaniato tanti paesi indipendenti procurando milioni di morti. Putin non è un dittatore essendo stato eletto con libere elezioni, ha tentato di evitare la guerra con l’Ucraina per anni nonostante tutte le provocazioni di noi “agnellini” occidentali.

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    • Secondo me bisogna porsi una domanda cinica: l’Ucraina può vincere la guerra? Se la risposta è “si”, allora mandare armi può avere un senso. Se la risposta è “no”, allora mandare armi è un atto criminale per le devastanti conseguenze che ne derivano, e chi invia armi ha le stesse responsabilità di Putin.

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  2. Secondo me bisogna porsi una domanda cinica: l’Ucraina può vincere la guerra? Se la risposta è “si”, allora mandare armi può avere un senso. Se la risposta è “no”, allora mandare armi è un atto criminale per le devastanti conseguenze che ne derivano, e chi invia armi ha le stesse responsabilità di Putin.

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  3. L’Ucraina non deve e non può vincere la guerra, deve solo salvare una grossa parte del suo territorio e solo l’invio delle armi ha potuto farsi che questo è quello che accadrà.caro bel Pietro anch’io sono controllo l’invio delle armi, cioè sono in quella grossa percentuale di italiani che lo è solo perché ha paura di perdere le sue comodità, non perché non sia giusto mandare armi all’Ucraina

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