L’America ci chiede la guerra totale

(Domenico Quirico – la Stampa) – La guerra è un continente misterioso. Aperto alle svolte e alle sorprese, i fatti gli passano sopra, di minuto in minuto entusiasmi, equivoci, feroci e la ispirano e la commuovono, e lasciano stratificazioni e sedimenti pari a quelli che segnano i grandi fiumi nel corso del tempo e ne deviano progressivamente il corso. Ogni suo giorno è complesso, pieno di molteplici sensi, ogni parola del suo linguaggio è intriso di bugie o di fulminanti dichiarazioni di sincerità.

Al di sotto della sua superficie si muovono realtà più nascoste oscure e misteriose che sembrano fuori dalla storia, invisibili nella loro gigantesca passività, all’occhio minuzioso che cerca, armato di un metodo e della lezione dei casi precedenti, di darle una logica. Ebbene: da ieri tutto è più chiaro, la guerra si è resa visibile, si è fatta palese nella meta finale.

Gli americani infatti hanno chiarito qual è il loro scopo, a cosa muovono le attuali e prossime mosse. Washington ritiene che la presenza di Putin e della sua Russia, dopo l’invasione all’Ucraina, sia incompatibile con un minimo di giusto ordine internazionale: da autocrate che gioca a fare lo zar e con cui si poteva convivere nonostante il cattivo odore di galere, repressione e imperialismo spicciolo, è ora il pericolo pubblico numero uno per il mondo, fino al punto di compiere il gesto “genocida” nei confronti delle sue ultime vittime, gli ucraini.

Lo scopo della guerra dunque ora è annientare le sue possibilità, presenti e future, di nuocere al mondo, di schiacciare i suoi vicini geografici, di usare la forza per imporre la sua versione brutale della storia e innalzare la zoologia di Darwin a religione. Biden ieri l’ha finanziata con altri 33 miliardi di aiuti di cui ben venti in armi a Kiev.

Con un diavolo così implacabile, bugiardo e manipolatore, applicando una logica dell’esorcista che è difficile contrastare se non con argomenti illogici, fideistici, l’unica via possibile è tagliare la testa con il veleno, non concedergli mai più un’altra occasione. Non ci devono essere altre Ucraine dicono gli americani, perché se si tratta con lui una via di uscita ci riproverà. È la guerra totale e esplicita che hanno sempre chiesto all’occidente, quasi ossessivamente, gli ucraini i baltici i polacchi.

Ora che è stata messa sul tavolo dagli americani, senza cui non esiste nessun aiuto vero alla Ucraina, sappiamo a cosa dobbiamo dire sì. A meno che non l’abbiamo già detto, il sì. Non al gas più o meno, alla sanzione più o meno, all’isolamento più o meno e alle chiacchiere più o meno. La guerra riparte dalla convocazione degli alleati a Ramstein, capitale militare americana d’Europa.

Come al tempo della analoga grande coalizione che venne riunita per la prima guerra del Golfo da Bush padre, con chiarezza si chiede di scegliere: con noi, Stati Uniti, fino in fondo o seduti vicino al telefono aspettando che il Tiranno risponda. I leader e gli intellettuali europei (e italiani soprattutto) descrivono ogni giorno, con cura e metodo, l’efferatezza e la mostruosità di Putin, la proclamano e poi si fermano, non tirano le conseguenze. Anzi, si salvano l’anima pacifista eccetera eccetera e cominciano a evocare negoziati, le vie della trattativa “da non dimenticare mai”, citano Francesco e Agostino, Kant e John Lennon, stigmatizzano la lentezza di “indispensabili” tregue e cessate il fuoco. Ma firmate con chi? Si evita sempre il nome dell’interlocutore a cui tender la mano.

Non osano pronunciare il nome di Putin perché con le premesse questa conclusione è incompatibile. Si viaggia su vaghezze metafisiche come se Vladimir a un certo punto, a furia di esorcismi a base di gas non pagato e armi difensive, potesse smaterializzarsi come un incubo; e dall’altra parte del telefono o del tavolo comparisse, miracolo! un russo buono, un russo pacifista, meglio se pentito e pronto a raccogliere i cocci, pagare i danni e non farlo più.

In fondo fino a ieri la guerra ucraina appariva indecifrabile: gli scopi di Putin che vagavano da un minimo indicato in un pezzo di Donbass al dominio del mondo che molti gli attribuiscono; la resistenza ucraina così sorprendente da apparire, dopo l’emozionante stupefazione iniziale, assai più organizzata e accuratamente potenziata nel corso degli anni e non ottocentesco impeto di popolo sferzato da una invasione così infame da sembrare un fratricidio; l’attendismo tortuoso dei cinesi anche loro, forse, alla ricerca di una occasione o un pretesto per imitare Putin nel Mar Cinese.

E la unità degli europei descritta volenterosamente come il raggiunto azimut della solidarietà politica del continente ma, ahi noi!, così simile alla vecchia furbizia volpina del guadagnar tempo, sperando che una occasione che salvi la faccia del no all’autocrate goloso e i buoni affari da cui dipende come sempre tutto il nostro Tutto. Non risulta che nessuno dei quaranta di Ramstein si sia opposto alla indicazione americana degli scopi di guerra.

Salvo poi, una volta tornato a casa, soprattutto ad uso interno, riprendere la tiritera del “non è cambiato nulla”, fingendo ingenua sorpresa a chi chiede di spiegare cosa vuol dire dal punto di vista militare: eliminare la possibilità di nuocere dell’esercito russo. Come se bastasse all’opera complessa e definitiva mescolare la vecchia ricetta dei toni duri e delle sanzioni per far tornare la ragione al diavolo dell’est. Ecco alcune domande a cui gli americani, immagino, hanno certamente risposto.

Poiché la distruzione della capacità militare russa è al di fuori delle possibilità operative dell’esercito ucraino anche armato di nuove meraviglie per la differenza incolmabile di peso specifico tra le due armate, senza tener conto delle armi atomiche, alla opera di distruzione devono provvedere gli americani e la loro Coalizione. Sul modello di quanto è accaduto nel primo Iraq.

Con la superiorità netta nell’aviazione, il controllo del cielo, bombardamenti a tappeto sull’esercito russo e sulle sue basi fino a ridurlo ai minimi termini operativi. Ma la Russia non è l’Iraq di Saddam. È stata prevista la possibilità che Putin ricorra, come ha già annunciato, per difendersi all’arma nucleare? O forse gli americani hanno tranquillizzato tutti svelando che hanno modo di azzerare il suo micidiale arsenale prima ancora che venga utilizzato?

Ancora: è stata indicato agli alleati che, oltre alle forniture militari, potrebbero essere richiesti anche contingenti di truppe necessari per dare la caccia al criminale oltre cortina prima che allestisca un fortilizio asiatico insieme al suo complice mellifluo di Pechino? Inutili farsi illusioni. Con la prossima onda si può esser trascinati in mare.. Forse non c’è altra via. Ma bisogna dirlo. E questo non è balordo putinismo, vocazione capitolarda e neppure paura: solo consapevole accettazione della responsabilità della giustizia. Che non è compatibile con ipocrisia e sotterfugio.

18 replies

  1. Giuste osservazioni. Noi europei ci siamo infilati in un tunnel di cui non vediamo l’uscita, il ricatto o ti fidi degli Usa o sei putiniano
    non può funzionare. Nessuno dice cosa vogliano veramente gli Usa, loro sono i primi a sapere che senza la supremazia aerea non puoi prevalere militarmente, e con queste premesse l’Ucraina non potrà mai imporsi sulla Russia.

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  2. Se Putin percepisce che le sorti della guerra possono essergli avverse per un qualsiasi motivo (più armi all’avversario, prolungamento logorante delle operazioni, troppe perdite ecc)
    chiuderà il gas ad uno solo dei suoi clienti: la Germania.

    Lo so perché ho consultato la sfera di cristallo. Che è cinese.

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  3. Proprio il COVID non ha insegnato NULLA. Senza collaborazione, unione degli intenti il MONDO intero NON avra’ scampo. Brutta fine da c…..i. Solo piazze piene potranno porre rimedio a questa sciagura.

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  4. Segnalo:

    Potenze in collisione: Cina e Stati Uniti come Atene e Sparta

    LA TRAPPOLA DI TUCIDIDE – Perché si fa la guerra
    DI FABIO MINI
    29 APRILE 2022

    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2022/04/29/potenze-in-collisione-cina-e-stati-uniti-come-atene-e-sparta/6574344/

    Di Tucidide (460 a.C.) ed Erodoto (484 a.C.?) hanno scritto in molti e in Italia di particolare valore sono i saggi dello storico Luciano Canfora, per Laterza e Mursia. La trappola di Tucidide è un’espressione “a effetto” del politologo statunitense Graham Allison, creata per annunciare il potenziale conflitto globale tra Stati Uniti e Cina. La trappola si verificherebbe quando una nuova potenza emergente tenta di sostituire una potenza già consolidata come egemone. In realtà, nell’analisi che Tucidide svolge sulla Guerra del Peloponneso tra Sparta e Atene non c’è nulla di subdolo. Anzi è un effetto “naturale”, deterministico e quindi prevedibile. Secondo lui, la principale caratteristica della natura umana è il desiderio inesauribile di accrescimento, che non può essere né limitato né contrastato se non da una forza uguale e contraria. Due entità come Sparta e Atene (Usa e Cina, Usa e Russia), tenderanno ad accrescere la propria forza, a espandersi, a sottomettere le poleis più deboli, finché le reciproche sfere di influenza entreranno inevitabilmente in conflitto. E di questo l’unico esito possibile è la guerra di annientamento, condotta dagli uomini, ma determinata dalle risorse materiali e non dagli Dei. Ovvero da un solo dio: il denaro. Allison si pone l’interrogativo “possono Usa e Cina sfuggire alla trappola di Tucidide?”, ma questo sembra uno scaramantico esercizio d’ipocrisia poiché viene comunque prevista l’ineluttabilità della guerra a prescindere da chi la possa vincere. Di fatto, lo scopo delle grandi potenze è la guerra, la vittoria e la sconfitta non sono mai complete e si alternano. L’unica cosa che dura è la guerra in sé e la sua preparazione è costante e richiede tanto denaro. L’effetto di questa “natura” di Tucidide è evidente nella guerra in Europa come anticipazione di quella che si sta preparando in Asia e nel mondo. Tuttavia, anche considerando l’ineluttabilità della guerra come fenomeno “naturale”, la decisione sui modi di condurre il confronto e il conflitto dipende dalla volontà degli uomini e in particolare di chi comanda. L’ineluttabilità non può mascherare le responsabilità dei decisori. Oggi le decisioni di guerra sono prese da capi politici, democratici e autocratici, senza alcun dialogo né con l’avversario e nemmeno all’interno. Il processo decisionale dei Paesi cosiddetti “civili” è guidato da imperativi che non hanno né riscontro né critica. La stessa base popolare delle democrazie viene neutralizzata con la negazione dell’informazione per mezzo della narrazione, ovvero del “lo dico io”.

    Vent’anni prima di Tucidide, il “padre della storia” Erodoto modifica il senso e la prassi della storiografia nel pensiero occidentale adottando un metodo empirico. “Un metodo che consiste nel conferire un valore alla conservazione della memoria relativa agli eventi passati, alla raccolta delle narrazioni trasmesse dalle diverse tradizioni culturali: un valore attivo per il tempo presente e per le decisioni da adottare” (Federico Nobili, “Enigma del metodo Erodoto”, I&L 2020). Erodoto, osservando altri popoli anche considerati non democratici o barbari, sottolinea il particolare metodo dei Persiani di prendere decisioni. “Sono molto amanti del vino. Non è consentito loro né vomitare né orinare in presenza di altri. Osservano queste regole. Hanno pure l’abitudine di discutere sulle questioni più serie in stato di ubriachezza. La decisione presa nel corso della discussione viene riproposta loro l’indomani, quando sono sobri, dal padrone della casa nella quale si trovano per discutere: se la approvano anche da sobri, la mettono in atto, altrimenti la lasciano decadere; e se la prima volta hanno discusso da sobri, poi riesaminano la cosa da ubriachi”. Si chiede Nobili: “Quali sono le questioni più serie? E perché i Persiani avrebbero davvero adottato questa modalità operativa come forma di saggezza pragmatica, che combina razionalità calcolante e vaglio del delirio ebbro? Avevano ragione? E se avevano ragione, perché non hanno vinto per sempre? Si son dimenticati troppo spesso di ubriacarsi? E vincere vuol dire avere ragione? E la ragione è più o meno violenta del vincere? E la sconfitta è un’obiezione alla ragione? La violenza è un’obiezione? È ancora valido il magistero del metodo di Erodoto rispetto alle nostre esigenze attuali – nostre in quanto specie in via di autodistruzione? Gli specialismi settoriali imperanti, in ambito scientifico, per non parlare della maggior parte delle forme di auto narrazione più o meno oneste, ci lasciano sempre ai margini dei problemi, alla periferia della gravità”. Di fronte alla questione ucraina e alla sua gravità più che il metodo Erodoto di narrare la storia, sarebbe da consigliare ai leader delle parti in conflitto, a partire da Biden e Putin, il metodo persiano di decidere: prendersi ogni tanto una bella sbronza collettiva e discutere “delle questioni più serie”. Il vino buono lo potremmo fornire noi. Ne verrebbero fuori decisioni senz’altro migliori di quelle che attualmente prendono in stato di apparente sobrietà. Ma di consigli non hanno bisogno: sanno sbagliare da soli.

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    • mi spiace, ma tutto l’arzigogolare storico, che pare più un racconto da osteria
      che una versione storica, su fatti ed accadimenti, accertata è di una pochezza
      mi che lascia perplesso

      gli americani è una ventina d’anni che tramano in Ucraina, Biden è solo l’ultimo che
      ha, prima approfittato del banchetto delegando al figlio drogato e mignottaro il compito
      di prelevare al POS di Burisma e poi, pressato dai suoi pupari occulti, ha proseguito
      l’operazione che doveva portare allo scontro contro le repubbliche, oops regioni, ostili (ovvero contro la Russia)

      che una bevuta chiarisse le idee in merito solo ad un avvinazzato poteva venire

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      • Sbagliato. A parte che il Biden figlio, dopo tutta ‘sta buriana del portatile non ha subito nulla fuorche’ investigazioni partite dal Notorio, l’intrallazzo che il giovane puo’ aver creato non costituirebbe che una goccia d’acqua nel mare magnum della influenza USA in Ucraina. Influenza spinta al massimo, da tempo. Un po’ perche i russi si fanna amare cosi’ tanto, un poco perche’ sono, come molti di voi, marci e fermi al “… allora bastardo e mezzo” della affabulazione NATO (anche se siete “anti” ne fate parte) che risulta del monito di Eisenhower sul complesso produttivo industrale, militare eccetera. Ripeto, se l’aggressione di Putin e’ giustificata allora lo e’ stata anche la strage di Odessa. Quanto ai valori, beh,,, Quirico parla del caso Watergate, ma *non* di cosa lo provoco’, ma pacchianamento non lo dice.

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      • Aspetta che te lo rispiego, se vai in giro con simili banalita’ vuol dire che ieri sera la peperonata te la sei calata tu.

        Tra tutte le occasioni di sciacallaggio e ipocrisia mostrate da “loro” in Ucraina, tu sei andato a pescare il magnanimo lombo, ignorando tutto quanto scritto da giornalisti/e degni/e di questo nome, ovunque nell’orbe terracqueo. Mi viene da chiederti se sei abbonato a Fox News… o al Simplicissimus?

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  5. Luigi il Covid ha insegnato molto, ha insegnato una dinamica di gestione delle masse, dove la paura è l’ arma più potente ,quella che determina divisioni ed individua un nemico……se il nemico è un virus la risposta avrebbe dovuto essere quella dell’ unione degli intenti e della collaborazione, è banale. …eppure non è andata così…allora c’è da chiedersi se collateralmente alla pandemia e alla sua gestione, non sia emersa un’ idea di utilizzo della stessa dinamica, paura, divisione e conflitto, per altri scopi……insomma la pandemia che avrebbe dovuto renderci universalmente migliori, più solidali, nella consapevolezza di una fragilità condivisa, ha inasprito e radicalizzato divergenze mentali, culturali, sociali ed economiche tali da plasmare i popoli , già devastati da due anni di pandemia, in un gregge inerme pronto al sacrificio collettivo, di una guerra nucleare che per qualcuno è l’ unica risposta/soluzione alle problematiche suddette! L’ incapacità politica di risposta ai problemi emersi con la pandemia, già esistenti da decenni, che descrivono una società mondiale palesemente ingiusta, individualista, egoistica ed egoica , non avrebbe potuto che esplicarsi con una guerra mondiale, perché il capitalismo neoliberista conosce solo questo tipo di soluzione funzionale al suo dominio…….il re è nudo, con le sue aberrazioni, evidenti con la pandemia, ed ora prima di ammettere/constatare la sua fine, preferisce la fine dei popoli, da sempre sacrificabili attraverso guerre convenzionali e non, come quelle economiche che mietono milioni di vittime per carestie, povertà, non accesso a cure banali! I popoli pensano di essere in guerra, ma stanno combattendo la guerra del capitalismo neoliberista nelle sue diverse declinazioni politiche, autoritarie o pseudodemocratiche, e ci siamo presentati a questo appuntamento remissivi e divisi. ….il terreno è stato ben arato con la pandemia, poi qualcuno ha seminato ed ora passa al raccolto, ed il suo granaio sarà pieno di ricchezza. …perché conta il profitto, non la salute o la vita della persone. ..ti salvo da un virus ma ti uccido di atomica….davvero lo scopo era salvare l’ umanità, prima e ora?

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  6. Da anni ormai siamo immersi in un ubiquo orrore.
    Dovunque morti, assassini, stupratori, malati, nuovi virus letali, disperati. Ovunque il messaggio è il medesimo: è colpa tua.
    Perché “tu” non sganci l’obolo, perché tu sei vecchio e non fai spazio ai giovani, perché tu vivi al di sopra delle tue responsabilità, perché tu non sei allineato e non”credi”, sei razzista, fascista, comunista, terrapiattista…
    La paura e il peccato, siamo sempre lì.

    In TV e sui media è un continuo raccontarsi di illustri sconosciute/i che si commuovono, per commuoverci, al ricordo di vere o presunte disgrazie, di maltrattamenti, malattie e molestie, tossicodipendenze, morti dei figli. E chi non le ha se le inventa, per tornare un attimo alla ribalta.
    Non a caso ormai appaiono, sul piccolo schermo, solo donne ” conduttrici”, più o meno stravolte dalla chirurgia estetica ( non ti allinei anche in questo e sei fuori) disposte a tutto e con la lacrima immancabilmente sottolineata dal primissimo piano: sono più maligne, fintamente empatiche e costano meno.

    Accanto a loro gay o trans ( immancabilmente fenomeni di bravura e intelligenza) o quanto meno personaggi “liquidi”: non c’è nulla di meglio per tornare alla ribalta, di un reinterato coming out.
    Anche a queste “minoranze” la normalità non è mai concessa, nel bene o nel male ” fenomeni”: il sesso fa sempre audience.
    Per non parlare di tutto ciò che è pubblico, dell’interesse supremo del nostro vivere: in un Paese di costanti criticoni, il supremo tabù.
    Si sfrucuglia nel privato, nel sesso, nel sangue, nell’immagine vergognosamente sfruttata di “poveri bambini”. Più semplice, costa meno e in tante/i, disposte/i a tutto, ci marciano. Nessuno che liberamente dica “Sono fatti miei”.

    La bellezza e la fatica che questa sempre sottende, sono dimenticate: si vince Sanremo sputtanando papà.
    Sul grande schermo solo omicidi, stupri, torture, avvolte in un grigiore che rende facile ogni trucco e insinua una perenne angoscia. Oppure immigrati, malati, derelitti che si ” riscattano” o muoiono, anche qui.

    Dopo due anni di morti per Covid, ora morti per guerra. Il popolo improvvisamente magnificato come “eroe” diviene un brand pubblicitario: capiamo solo quel linguaggio lì ormai.
    Morte, brutture, facili facili da entrare nel cervello e nel “cuore”. Per prepararci, convincerci, che “morti è meglio” per la libertà ovviamente.
    La storia non cambia mai , la propaganda neppure, diventa solo più ubiqua e martellante: non se ne può più uscire.

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  7. Grazie ad Alessandra. E grazie a Caterina.
    Ormai riporto quasi sempre i vostri commenti su Facebook come fossero articoli di grandi giornalisti per aumentarvi l’audience. E certamente siete migliori di troppi di loro.

    Viviana Vivarelli (icona di Fb: una viola)

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  8. NO WAR. NOT IN MY NAME- Viviana Vivarelli.
    Il 67% degli Italiani è contrario all’invio di armi in Ucraina e all’escalation militare. Secondo altri sondaggi i contrari sono 43% con un alto numero di astenuti. Resta il fatto che una gran quantità di italiani non è stata contagiata dalla propaganda a tappeto filoamericana che intende inculcare con un vero martellamento (si pensi alle 4 ore di maratona giornaliera di Mentana) un messaggio a senso unico, fuorviante e filoamericano per cui si aizza un delirio maniacale guerrafondaio, tanto più surreale quanto più le ultime guerre americane hanno svelato tutte le loro menzogne e la loro aggressività imperialista. A questo furibondo tentativo di accecare le coscienze, gli Italiani rispondono smettendo di comprare i giornali (Repubblica è scesa a un quarto, altri giornali sono falliti) e facendo calare l’audience televisiva. Rispondono anche purtroppo abbandonando i partiti a facendo crescere l’astensione elettorale.
    È inutile dire che la guerra fa parte della storia. O l’umanità si libererà da questa follia mondiale o perirà. Non ci sono alternative.
    Oggi questa aggressività si ripresenta nella demenza senile di Biden e nella furia avida dei mercati che con le guerre sono sempre andati a nozze e dei diritti dei popoli se ne sono sempre fregati.
    E oggi come ieri i gonzi cadono nelle trappole propagandistiche come se non ne avessimo avute abbastanza, come se le preoccupazioni del domani fossero scomparse in una brama masochista di autodistruzione e di sangue.
    Si salvano quelli che ancora non cedono al martellamento mediatico e all’ossessione della guerra in nome di un domani da salvare per noi e per i nostri figli e che non dovrebbe contemplare una guerra mondiale né un ritorno al Medioevo.
    Giustamente Michele Santoro ha sottolineato il fatto che coloro che sono contrari all’invio delle armi in Ucraina non trovano sponda in nessun partito politico (i principali partiti dell’arco costituzionale hanno votato per l’invio di armi in Ucraina), né in nessun notiziario televisivo. Le scarse parole di Salvini o di Conte contro le armi restano parole al vento che non trovano riscontro nel voto parlamentare di M5S o Lega. E, mentre i partiti distruggono ogni loro attendibilità, Draghi prosegue imperterrito la sua nullificazione del Parlamento, decidendo motu proprio e senza il permesso di nessuno quanti e quali armi inviare per il proseguimento della guerra secretando pure ognui invio.
    La pace è morta. Ma in Italia, nel suicidio dei partiti, è morta pure la democrazia.
    Ed è una dittatura anche questa.

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    • @Viviana, tutto giusto ma non si affidi alla maggioranza, o alla metà del Paese contraria. Creare un duopolio è il mestiere del Potere in un Paese democratico, è utile a rassicurare il popolo: da una parte Orsini, dall’altra Gramellini (per esempio).
      Quando il Potere deciderà di schiacciarla, come ha fatto con i decreti di vaccinazione ricattatoria e persecutoria, la “maggioranza” si piegherà, inevitabilmente, al bastone del Padrone; non per convinzione, per necessità.
      La dittatura della “maggioranza”, come l’ha definita qualcuno” non è autonoma ma guidata, incanalata in una finto bipolarismo che è utile a incasellarci in una visione distorta dei problemi di fondo, che ci impedisce di mettere in discussione il VERO problema. Il popolo, dopo essere stato incasellato, sarà poi forzato all’adesione alla linea del Potere.
      Scriveva un Anonimo Ateniese che “La democrazia è un atto di violenza” del popolo dei lavoratori che per tutelare l’interesse delle masse, rispetto a quello dei pochi ricchi soverchiatori, si prende il Governo della città, e ancora “Ma io al popola la democratica gliela perdono! È comprensibile che ciascuno voglia giocare a se stesso. Chi invece, pur non essendo di origine popolare, ha scelto di operare in una città governata dal popolo piuttosto che in una oligarchia, costui è pronto ad ogni malazione, e sa bene che gli sarà più facile occultare la sua ribalderia in una città democratica anziché in una città oligarchica.” (411 a.c.)

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  9. “sia incompatibile con un minimo di giusto ordine internazionale”

    questo più che embedded è uno rimasto vittima della sindrome di Stoccolma

    ” nonostante il cattivo odore di galere”

    intende forse quello emanato dalle varie Guantanámo americane sparse in tanti stati canaglia?

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