Alleanza con il mal di panza

(Matteo Pucciarelli – la Repubblica) – Qual è un effetto diretto dell’allontanarsi – magari momentaneo, ma magari no – tra 5 Stelle e Pd? Che nei due partiti aumentano le quotazioni, o perlomeno i desideri diffusi, di un ritorno al proporzionale. Nel caso dei primi, in realtà, non sarebbe una novità, nel senso che storicamente il M5S, ai tempi contrario alle alleanze con la “vecchia politica” e quindi alle coalizioni, è sempre stato proporzionalista.

Nell’ultima legislatura è stato elaborato il cosiddetto Brescellum: abolizione dei collegi uninominali e soglia di sbarramento al 5 per cento. Con la necessità di Giuseppe Conte di recuperare consenso riscoprendo l’anima protestaria del Movimento, una campagna elettorale senza curarsi dei rapporti di coalizione sarebbe l’ideale.

Allo stesso tempo nel Pd, nato con la stella polare del maggioritario, parlare di proporzionale oggi non è più un tabù. Dice Emanuele Fiano, capogruppo del Pd in commissione Affari costituzionali alla Camera e relatore proprio del Brescellum, che «intanto bisogna partire da un presupposto: l’attuale legge elettorale ha mostrato tutti i suoi limiti, in questa legislatura abbiamo visto avvicendarsi tre governi con tre maggioranze diverse».

Anche il segretario Enrico Letta, figlio della stagione ulivista e maggioritaria, ha un approccio laico al tema. La sua convinzione è che il quadro politico sia caratterizzato da una netta divisione tra destra e sinistra, specie di fronte a una destra identitaria così forte, il che comporta delle naturali aggregazioni. Ma non ci sono preclusioni verso il proporzionale e comunque il giudizio sul Rosatellum è molto negativo.

«Serve una legge che coniughi rappresentanza e governabilità – ragiona Andrea Romano, portavoce dell’area pd di Base riformista – Restituendo potere all’elettore e permettendo che le alleanze si formino in Parlamento. Senza costringere nessuno a cartelli elettorali destinati a sfasciarsi il giorno dopo il voto». Le diverse correnti del Pd, dalla sinistra di Andrea Orlando agli ex renziani, sarebbero insomma concordi con la svolta. E i molti dubbi che da settimane si pongono attorno alla tenuta del cosiddetto fronte progressista hanno (anche) un sottotesto proporzionalista.

Per superare il Rosatellum, un ibrido tra maggioritario e proporzionale, serve però trovare consenso a destra. Secondo i sondaggi Fratelli d’Italia è il primo partito italiano e Giorgia Meloni non ha alcun interesse a rompere lo schema di una coalizione sulla carta vincente e dove sarebbe lei a primeggiare.

A sedersi attorno a un tavolo con Pd e 5 Stelle per cambiare le regole del gioco avrebbe qualche interesse in più Matteo Salvini, ma il terrore leghista è che percorrere questa strada provocando le proteste di Fdi finisca per portare ulteriore acqua al mulino della fiamma tricolore, la quale a quel punto griderebbe a una sorta di “pre-inciucione” elettorale, volando al 25-30 per cento.

Poi c’è Forza Italia, indecisa se fare il listone col Carroccio nel 2023 (e quindi tentando assieme di scippare la leadership a Fdi) o se oppure mantenersi autonoma rispetto all’area sovranista. Nel secondo caso il proporzionale avrebbe più appeal , ma comunque sia – è la convinzione diffusa in ambito parlamentare – difficilmente l’argomento legge elettorale verrà preso di petto prima delle elezioni amministrative di giugno.

Sia per la guerra in corso che occupa la scena, sia per motivi di tenuta delle due coalizioni a ridosso della prova elettorale. C’è un altro particolare da tener di conto, infine: di fronte allo spettacolo di Pd e 5 Stelle ai ferri corti, interessati quindi all’idea proporzionalistica del liberi tutti, nel centrodestra diminuiscono quelli disposti a togliere le castagne dal fuoco agli avversari. La strada insomma è stretta e la sensazione è che alla fine tutto resti com’ è. Inclusa la facoltà dei segretari di partito di compilare le liste, un lusso per pochi ma difficile da abbandonare.

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7 replies

  1. ” La sua convinzione è che il quadro politico sia caratterizzato da una netta divisione tra destra e sinistra, specie di fronte a una destra identitaria così forte, ” insomma Letta ,alla fine, ha capito di avere, di fronte alla sinistra, una forte identità..

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  2. Se i cosiddetti giornalisti non fossero degli agit prop pidini e avessero la capacità di ragionare saprebbero che, a parte gi pidini infiltrati fra i 5S per destabilizzarli, il movimento e’ nato, al grido di non di destra e non di sinistra, come terza forza in difesa dei cittadini onesti contro tutte le caste. Purtroppo, una cosa era l’idea del movimento, altra cosa erano le aspirazioni della maggior parte di coloro che saltarono su quel treno in corsa verso la vittoria. Il successo elettorale che imponeva al movimento di assumersi la responsabilità di governare e la cultura furbastra dei pidini, infiltrati e non, hanno chiarito e separato i sognatori, gli affaristi e gli ignavi. Questi ultimi si son fatti convincere dagli affaristi, in ciò aiutati da un ingenuo avvocato, che il loro posto era nel campo largo della sinistra si anche se di fatto venivano utilizzati come portatori di voti per i potentati pidini. Che venivano trattati come una appendice del PD lo dimostrarono le elezioni comunali di ottobre 2021, quando il PD non volle sostenere nessun sindaco uscente pentastellato e, pur non avendo preso più voti rispetto alle comunali del 2016, si riprese le città governate dai grillini. Si riprese le città non gli elettori che preferiono astenersi piuttosto che seguire il nuovo corso del movimento cinquantino. Conte sta rinsavendo o si comporta da vero pidino?

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  3. Il pd è una delle più grandi sciagure politiche dell’Italia repubblicana.
    Questo comitato d’affari gestito da maggiorenti ha tradito tutti i valori da cui discende, compresi quelli cattolici: le parole del Papa sulle armi sono passate lisce e inascoltate, complici i giornali di riferimento, anch’essi traghettati a destra da editori + le servitù a vari livelli. Il pd è un partito con tutte le caratteristiche di destra, fatte salve le esche dei diritti civili alle quali abboccano i tordi che compongono l’attuale 20% di presunto consenso: un elettorato prevalentemente vecchio, reazionario e intollerante verso le novità politiche.

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