Odessa nostra

Marinai, musicisti e architetti: la lunga storia degli italiani di Odessa e Crimea. Già nel XIII secolo si hanno tracce di una comunità italiana nella città ucraina. Che sarebbe stata fondata da un militare napoletano nel 1794 e oggi è piena di monumenti e opere firmati da artisti del Belpaese. Origine e storia di un’emigrazione ultracentenaria.

(Guido Mariani – tag43.it) – Si narra che nel 1898 Eduardo Di Capua, un musicista napoletano in tournée in Russia per interpretare in diversi teatri i classici della canzone partenopea, si fosse fermato per qualche mese a Odessa. Qui il suo spettacolo era divenuto un’attrazione talmente apprezzata da consentirgli di mettere in scena diverse repliche. Il Mar Nero gli avrebbe poi scatenato nostalgie del Golfo di Napoli, così Di Capua avrebbe trovato lo spunto e il tempo per musicare dei versi scritti dal giornalista e, all’occasione perso poeta, Giovanni Capurro. Nacque in questo modo una delle più famose canzoni italiane di sempre: O sole mio. L’episodio, forse un po’ romanzato, attesta comunque l’esistenza di un legame profondo tra la città ucraina che oggi si difende eroicamente dagli invasori russi e il nostro Paese.

I marinai genovesi che già nel XIII secolo sbarcarono a Odessa e la chiamarono Ginestra

La storia del legame, però, è ben più antica e risale alla fondazione stessa della città. Alcuni documenti del XIII secolo riferiscono che i marinai genovesi avessero battezzato un approdo in quell’area sulle coste settentrionali del Mar Nero Ginestra, probabilmente dopo aver osservato come il fiore fosse diffuso sui litorali. In quegli anni le stesse rive erano battute anche dagli onnipresenti mercanti veneziani. Da quelle zone, le navi italiane nel 1346 portarono in Europa la Peste Nera che avrebbe dimezzato la popolazione del continente.

Dai marinai che vi approdarono nel 1200 all'architetto Boffo che diede a Odessa l'aspetto moderno: storia degli italiani nella città e in Crimea
La famosa scalinata Potemkin in una foto d’Epoca (Getty)

La fondazione di Odessa per mano del militare napoletano Giuseppe De Ribas

Il vero nucleo urbano che oggi chiamiamo Odessa nacque, tuttavia, qualche secolo più tardi, nel 1794, per iniziativa di un militare avventuriero, cittadino del Regno di Napoli, ma di origine spagnola, Giuseppe De Ribas. Nato nella Napoli borbonica era entrato nell’esercito a 16 anni per poi essere reclutato a Livorno da un Conte russo, vicino alla Zarina Caterina. Prestò successivamente servizio per l’ammiraglio Grigorij Potëmkin. Fu così che partecipò sul finire del XVIII secolo alla guerra Russo-Turca, con cui venne strappata la Crimea agli Ottomani. Nel 1789 conquistò senza spargimento di sangue il piccolo villaggio di Khadjibev, dove cinque anni dopo sarebbe sorta la città di Odessa, destinata a diventare il principale porto russo sul Mar Nero. Fu allora che la Crimea e le aree circostanti, liberate dai turchi, iniziarono a esercitare un’attrattiva particolare per le opportunità che offrivano.

Chi erano gli italiani che alla fine del 1700 sbarcarono a Odessa e in Crimea

Già nel 1793, 25mila italiani emigrarono in Crimea e nel 1797 la neonata Odessa ospitava circa 800 italiani, un decimo della popolazione totale. Erano soprattutto napoletani ispirati dalle gesta del loro concittadino, ma anche genovesi e livornesi, in gran parte marinai e poi artisti, artigiani, farmacisti e insegnanti. La cultura italiana ebbe un ruolo di primissimo rilievo nel dare alla città un gusto spiccatamente europeo e occidentale, in contrasto con l’entroterra russo allora molto arretrato. Attivissimi furono gli architetti italiani primi fra tutti i fratelli napoletani Francesco e Giovanni Frapolli. Nessun italiano ebbe tuttavia un impatto più duraturo di Francesco Boffo.

Dai marinai che vi approdarono nel 1200 all'architetto Boffo che diede a Odessa l'aspetto moderno: storia degli italiani nella città e in Crimea
Il palazzo del Governo di Odessa, progettato da Boffo (Getty)

La storia di Francesco Boffo, l’italiano che costruì l’Odessa moderna

Di origini dubbie, alcuni storici lo citano come sardo, altri originario dell’attuale Canton Ticino, si sa solo che Boffo dagli Anni 20 del XIX secolo per più di un ventennio fu membro del comitato edilizio cittadino. Contribuì alla progettazione di una città elegante e moderna, curando i progetti dei monumenti che divennero il simbolo di nuova Russia, che aspirava a essere sempre più europea. Una delle sue prime realizzazioni fu il Teatro comunale. Lavorò poi a chiese, edifici e monumenti. Suo il piano anche della grande scala in pietra, simbolo della città, edificata tra il 1837 e il 1841. In totale 200 gradini in marmo grigio-verde arrivato da Trieste. Sono i gradini su cui Sergei Eisenstein girerà nel 1925 la storica scena del film muto La Corazzata Potëmkin.

Nel 1955, in onore proprio dell’episodio rievocato in quella pellicola, il regime sovietico chiamerà ufficialmente la scalinata “Potëmkin”. Odessa divenne il principale porto per l’esportazione di grano dell’Impero Russo. La comunità italiana andò però via via assottigliandosi. Un processo che si intensificò dopo il 1860, quando l’unificazione del nostro Paese convinse molti emigrati a ritornare. Un’Unità che peraltro, come ben sappiamo, nacque proprio in quelle aree, quando il Regno di Sardegna dal 1853 al 1856 partecipò alla Guerra di Crimea accanto alla Francia, gettando le premesse dell’alleanza che sarà determinante per la vittoria nella Seconda Guerra d’Indipendenza.

Ascesa e declino degli italiani di Odessa

Alla fine dell’Ottocento Odessa visse il suo periodo di maggior splendore diventando il centro più cosmopolita e poliglotta dell’Impero Russo. Nella circostanza, la presenza degli italiani, anche se ridottasi a poche centinaia di abitanti, aveva dato grande stimolo all’arte, alla musica e alla cultura. Attori molto noti all’epoca come Tommaso Salvini, Ernesto Rossi e soprattutto Eleonora Duse riempivano i teatri. Ma erano periodi di cambiamento. Come ha fatto notare la storica americana Patricia Herlihy nel saggio Odessa: a history, con l’arrivo del nuovo secolo la città perse il suo dinamismo e mutò profondamente la sua identità. La popolazione aumentò in seguito alla fine della servitù e l’inizio di una forte immigrazione dalle campagne. Iniziarono a svilupparsi tensioni sociali ed etniche. Scioperi, moti rivoluzionari e pogrom ne segnarono il declino. La comunità italiana diventò da antico perno della capitale del Mar Nero a capro espiatorio.

Dopo la Rivoluzione di Ottobre molti italiani decisero di lasciare il paese, alcuni vennero visti come una presenza estranea e pericolosa. Nel dicembre del 1927 Silvio Cozzio, vice-console italiano, venne assassinato a Odessa. Ufficialmente si parlò di un furto finito male, ma probabilmente il movente fu di natura politica. Cozzio lascerà anche una serie di documenti inediti in cui aveva raccolto diverse testimonianze della storia degli italiani sulle coste settentrionali del Mar Nero sin dai tempi delle caravelle genovesi. Scriveva Cozzio: «Avendo ne’ miei frequenti viaggi in Crimea visitato quasi tutte le sue città ed i suoi più importanti posti (…) quella penisola per le sue bellezze naturali e pel suo clima presenta tanta analogia col l’Italia. A questo poi si aggiunge che la sua più bella parte fu abitata da italiani, e che il suo suolo fu anche bagnato dal sangue italiano, nel Medioevo nelle guerre dei Genovesi coi Tartari, e nel secolo passato dai prodi Sardi per lo scopo finale dell’indipendenza nazionale, in quella memorabile campagna che fece travedere agli Italiani i primi albori delle patrie libertà».

Dai marinai che vi approdarono nel 1200 all'architetto Boffo che diede a Odessa l'aspetto moderno: storia degli italiani nella città e in Crimea
Una foto antica del teatro dell’Opera di Odessa (Getty)

Tra purghe staliniane e nazisti: la fuga degli italiani da Odessa

Le purghe staliniane degli Anni 30 segnarono un’ulteriore cesura con il passato. Pochi italiani scelsero di rimanere a Odessa rinunciando a qualsiasi segno culturale e linguistico legato alla loro terra di origine; alcuni rimasero in Unione Sovietica e trovarono rifugio a Kerch, in Crimea, dove esisteva una piccola comunità di anti-fasciscti. Ma nel 1942 la Germania conquistò l’Ucraina e anche queste famiglie vennero deportate. Solo negli Anni 50, ancora a Kerch, si ricostituì una ridotta comunità di eredi di espatriati italiani.

Il mistero del quadro di Caravaggio custodito a Odessa

Il ricordo dell’Italia oggi a Odessa rimane nei monumenti, nella statua dedicata, nei pressi del porto, a Giuseppe De Ribas. Ma la città ospita un’altra testimonianza della nostra storia: un quadro di Caravaggio, seppur di attribuzione non sicurissima, La Cattura di Cristo, datato 1602. Acquistato nel 1870 da un collezionista parigino, fu donato al fratello dello Zar, per poi finire sul Mar Nero. La tela scomparve misteriosamente durante il secondo conflitto mondiale per poi riapparire quando i nazisti se ne andarono. Venne poi rubata nel 2008 e recuperata nel 2010. È oggi uno dei capolavori del Museo d’arte di Odessa messi in pericolo dalle bombe che insistentemente si abbattono sulla città.

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1 reply

  1. Se andiamo un po’ più indietro nel tempo, magari ai tempi dell’antica Roma, ce la facciamo a rivendicare pure Londra.
    Articolo con velature interventiste ridicolo.

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