L’effetto Draghi è solo un ricordo. Il premier, uomo tra uomini, ha un’agenda politica ed economica che sta mostrando limiti strutturali

(Andrea Muratore – true-news.it) – Il 13 febbraio 2021 Mario Draghi si insediava a Palazzo Chigi a capo del governo di unità nazionale dopo il collasso dell’esecutivo giallorosso e la convocazione ad opera di Sergio Mattarella per formare un governo con obiettivi precisi: completare la campagna vaccinale, dare via libera al Piano nazionale di ripresa e resilienza, rimettere ordine tra partiti, apparati, blocchi di potere.
Governo Draghi, un anno dopo
Il governo Draghi compie dunque un anno a pochi giorni dallo stallo del premier nella corsa al Quirinale, che lui stesso ha sbloccato per conto dei partiti presentando a Mattarella i desiderata delle forze politiche di chiedergli un secondo mandato. Tra un’opinione mediatica estremamente favorevole, la narrazione di un “effetto Draghi” che avrebbe restituito orgoglio, fiducia e speranza al Paese, arrivando addirittura a propiziare successi sportivi e di costume, la convergenza di interessi diversi sul sostegno a un cavallo di razza come Draghi il premier ha potuto godere di un sostanziale campo libero nell’agire e ha usato l’ampia coalizione del suo governo per creare maggioranze interne a geometria variabile sulle singole proposte. Questo, tuttavia, non deve far perdere di vista il “nocciolo duro” della questione, ovvero il sovrapporsi tra questioni contingenti e visioni di lungo periodo nel giudizio dell’agenda Draghi, tanto sistemica quando inesorabilmente legata al suo principale regista.
Un anno di Draghi, tra vaccini e Colle. Ma è finito l’effetto “il migliore”
Draghi è asceso al governo in nome della pacificazione sociale e politica. Il suo governo è stato tanto investito da un consenso in campo politico, mediatico e economico senza precedenti per alcun esecutivo quanto caricato di aspettative che trascendono la breve durata di un mandato. Messa al sicuro la campagna vaccinale e posta in essere la costruzione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, restano le sfide sistemiche e strategiche a cui nessun uomo, per quanto politicamente cosciente, può in autonomia porre rimedio in poco tempo. Il “governo dei Migliori” si è comportato esattamente come tutti gli altri quando il punto di caduta è stato il confronto con lobby, interessi consolidati, cricche di potere. Qualche esempio sparso? Notai e concessionari balneari hanno visto promossi ancora una volta i loro privilegi; la logica dell’esternalizzazione e del vincolo esterno ha avuto la meglio quando si è trattato di assegnare a un’agenzia terza (l’Esa) i fondi spaziali del Pnrr. Il governo del banchiere che ha salvato l’euro, inoltre, non ha trovato spazio per invertire la rotta del controverso Superbonus 110% – salvo le parole degli ultimi giorni insieme al ministro Daniele Franco – per consolidare la retorica di una svolta keynesiana poco propensa a creare vero valore aggiunto e sviluppo al Paese.
Mario Draghi, la “famiglia” politica: Giavazzi, Rivera, Franco
Di fatto, in un anno complesso Draghi ha potuto sdoganare il peso sistemico della sua agenda, e avere dalla sua lo sbandamento di partiti ben volenterosi di farsi commissariare dalla sua ascesa, solo nei primi tre mesi. Tra impostazione del Pnrr, scelta delle nomine più strategiche per le partecipate, normalizzazione degli apparati di intelligence (grazie a Franco Gabrielli ed Elisabetta Belloni) ha avuto un ruolo centrale la sinergia tra Draghi e il suo “partito” nei salotti del potereplasmato tra Banca d’Italia e Tesoro, che comprende figure come il direttore generale del Mef Alessandro Rivera, il suo ministro titolare Daniele Franco, il super-consigliere Francesco Giavazzi.
Governo, è finita la pacchia: nel 2022 ci sono le sfide “salotto buono” e magistratura
Non a caso la fase aperta dal nuovo governo ha prodotto cambiamenti a tutto campo. Nel mondo dell’economia e della finanza, con le partecipate chiamate a un nuovo protagonismo sulla scia del vento keynesiano e con le banche che di fronte alle incertezze dell’era pandemica cercano, con la sponda dell’esecutivo, di consolidarsi attraverso cordate e fusioni, mentre Mediobanca ambisce a diventare nuovamente “salotto buono” della finanza milanese ora legato alle aggregazioni europee di Euronext; nel mondo giudiziario e della magistratura, con le componenti meno legate al giustizialismo e al giacobinismo che hanno ripreso vigore grazie alla riforma Cartabia.
Il rapporto con i partiti di Mario Draghi
I partiti hanno però poi preso le misure con l’agenda Draghi, specie dopo che la tornata delle nomine si era risolta in una vera e propria umiliazione per quelle formazioni (come Partito Democratico e Lega) che si sono viste di fatto escluse dalla scelta dei vertici strategici di enti come Cdp e Ferrovie dello Stato, mentre Draghi inesorabilmente rafforzava il suo partito personale a scapito di altri blocchi di potere come quello contiano-dalemiano in via di destrutturazione.
Anche in politica estera Draghi ha puntato più sulla sua accountability personale che su una visione a tutto campo per il Paese. Ma le relazioni internazionali di un singolo non fanno una politica estera compiuta: prosaicamente, Draghi si è limitato a ribadire con forza e urgenza la necessità di giocare entro il terreno di gioco euroatlantico, cercando sponde con Emmanuel Macron per plasmare una svolta a tutto campo nella governance europea. Ma su altre questioni nemmeno Draghi poteva, al di là di ogni fanfare mediatica, modificare il vincolo strutturale e il nostro deficit di politica estera.
Negli anni a venire l’Italia dovrà affrontare il riassestamento dell’ordine euroatlantico, dovrà evolvere nuove relazioni strategiche in campo energetico e politico con la Russia, sarà attenzionata con ogni probabilità come pilastro americano nel Mediterraneo, si troverà di fronte alla situazione sempre più inquieta del Grande Mare, dovrà recuperare un estero vicino in cui Mosca, la Turchia e altri attori corsari ambigui nei confronti del Paese (Emirati Arabi, Arabia Saudita, Algeria, Egitto) hanno agende ben più concrete tra zone economiche esclusive contese, Libie e Sahel in fiamme, Albania e Balcani. Dovrà affrontare la partita della riforma dell’Europa e fare sponda con Spagna, Portogallo, Grecia e Francia per fugare gli spettri del rigore. Dovrà consolidare il ruolo di superpotenza della transizione energetica che le potenzialità attuali le offrono, giocare da protagonista nelle catene del valore dell’industria di frontiera e della tecnologia. Dovrà capire il suo ruolo nel mondo e, come ha sottolineato la relazione dell’intelligence dello scorso anno, comprendere di star navigando in un mare in tempesta.
Energia, inflazione, geopolitica: ecco la tempesta perfetta
Draghi mirava poi a ottenere il Colle sulla scia della gestione emergenziale del 2021 per non dover essere costretto a pagare la “cambiale” di un primo anno di governo in cui a una vera e propria unicità dei toni mediatici e politici nei suoi confronti ha poi fatto da contraltare il trappolone con cui i partiti gli hanno sbarrato la strada al Colle: se Draghi li ha commissariati per la gestione della sua agenda, ora essi commissariano Draghi “blindandolo” a Palazzo Chigi mentre si profila la grande tempesta dell’inflazione, della crisi energetica, della tempesta geopolitica globale. Destinata a dover portare l’inquilino di Palazzo Chigi ad ammettere, come Marco Aurelio nelle Memorie di Adriano, di essere umano e mortale. A confrontarsi con un’opinione pubblica che ha firmato una cambiale in bianco con Draghi in cambio del ritorno alla normalità, ma ora cambia orizzonti. Il grande calmiere sociale, in questi mesi, sono stati essenzialmente vaccini e consumi.
Semplificando, si può dire che la fase di calma apparente nella lotta al Covid aperta dall’accelerazione della campagna vaccinale e il ritorno dei cittadini a una vita di socialità, viaggi, incontri abbiano aperto una finestra e portato una brezza d’aria fresca nel Paese, senza però fugare definitivamente la paura della pandemia, che sfocia in una generale paura del futuro. Di questo trend positivo si è nutrita la retorica dell’effetto Draghi, evaporata nel giro di poche settimane sul far dell’autunno. Le ombre del futuro si addensano sulla Repubblica e non se ne andranno presto. È una sfida che durerà anni e logorerà, primo fra tutti, il premier rimasto in sella al governo suo malgrado. Il primo anno è chiuso. Ora si apre una partita completamente diversa: dallo spread a 150-160 punti al caro bollette, Draghi dovrà guardarsi da partite molto più pragmatiche e, forse, scivolose per chi più che a mediare è abituato a comandare.
Corruzione, il governo non ha recepito direttiva Ue sul whistleblowing: rischio procedura d’infrazione.
“Figuraccia a livello internazionale”
Nelle scorse settimane sono scaduti i termini per recepire la direttiva europea sui segnalatori di illeciti: un passaggio fondamentale per integrare la legge del 2017. The good lobby: “Legge essenziale per garantire maggiori tutele contro le ritorsioni. Ma il governo è totalmente disinteressato all’argomento”. Dopo gli allarmi anche di Anac e Transparency international, arrivano anche i dati del Centro studi enti locali: tra 2018 e 2021 calo del 45% delle segnalazioni
La Commissione europea è pronta ad aprire una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia per il mancato recepimento della direttiva Ue sul whistleblowing. Un passaggio fondamentale per integrare la legge del 2017 e rafforzare uno strumento chiave nella lotta alla corruzione, che l’esecutivo di Mario Draghi ha ignorato, nonostante i termini siano scaduti già a dicembre.
“Il mancato recepimento è una bella figuraccia a livello internazionale”, è il titolo del comunicato di The Good Lobby, l’organizzazione che si occupa di trasparenza, l’unica che denuncia come in settimana l’Italia sia finita nel mirino della Commissione. “Nulla è stato fatto. Non male per un governo che si trova ad affrontare la più importante fetta del Pnrr e che la trasparenza è più capace a predicarla che applicarla”, sottolinea l’organizzazione non governativa. “E spiace notare – commenta Federico Anghelé di The Good Lobby – che il governo italiano, oggi preso a modello da altri paesi e dalla stampa internazionale, risulti totalmente disinteressato all’argomento a differenza di Francia, Spagna e Portogallo”. A evidenziare il ritardo dell’Italia è anche l’ultimo dossier realizzato da Csel (Centro studi enti locali) pubblicato dall’agenzia Adnkronos. L’urgenza di rafforzare lo strumento del whisteblowing e rassicurare chi intenda avvalersene è testimoniata infatti anche dai dati: tra il 2018 e il 2021 c’è stato un preoccupante calo del 45% del numero di segnalazioni di illeciti inviate all’Autorità nazionale anticorruzione.
D’altronde proprio il presidente dell’Anac Giuseppe Busia già a inizio anno aveva denunciato l’inadempienza dell’Italia: “I whistleblower svolgono un ruolo essenziale nel portare alla luce fatti corruttivi o fondati sospetti di illeciti che possono minacciare l’interesse pubblico. In tutti i paesi che riconoscono questo istituto, le segnalazioni hanno permesso la protezione di interessi comuni fondamentali, nonché il recupero di ingenti risorse pubbliche”. La direttiva Ue prevede include nella definizione di whistleblower anche soggetti al di fuori della tradizionale relazione lavorativa, come consulenti, membri dei consigli direttivi, ex dipendenti e candidati a posizioni lavorative. Fornisce protezione anche a coloro che assistono i whistleblower. Inoltre considera irrilevanti le motivazioni che hanno spinto a segnalare e permette ai whistleblower di denunciare illeciti direttamente nel luogo di lavoro oppure alle autorità competenti. Introduce il divieto di ogni tipo di ritorsione e prevede sanzioni per coloro che ostacolano il diritto a segnalare, attuano ritorsioni o non rispettano l’obbligo di mantenere la confidenzialità. Ancora, richiede agli Stati membri di garantire l’accesso a un servizio gratuito, comprensivo e indipendente di assistenza all’interno del settore pubblico, compresa l’assistenza legale e finanziaria. Infine, introduce l’obbligo di prendere in carico le segnalazioni e di mantenere il whistleblower informato entro un tempo ragionevole.
Per questo, già un mese prima della scadenza, The Good Lobby e Transparency International avevano lanciato l’allarme invitando il governo Draghi a porre rimedio. Questa norma “è un tassello fondamentale per evitare che le risorse europee del Recovery Fund finiscano in mano al malaffare”, sottolinea sempre Anghelé. Per il direttore dell’ufficio italiano di The Good Lobby il recepimento della direttiva Ue “è essenziale per garantire maggiori tutele contro le ritorsioni perché permetterà di scegliere fra diversi canali di segnalazione, anche al di fuori della propria azienda o amministrazione. Un aspetto fondamentale che, in futuro, potrebbe prevenire il ripetersi di tragedie come quelle della funivia del Mottarone. Sappiamo infatti che un ex dipendente aveva segnalato internamente il guasto dell’impianto e aveva subito minacce di licenziamento. Se solo la Direttiva europea fosse stata in vigore, avrebbe potuto segnalare anonimamente la mancanza di sicurezza della funivia tramite un canale esterno e si sarebbe potuta evitare una tragedia in cui hanno perso la vita 14 persone”, ricorda Anghelé.
Le denunce di The Good Lobby e Transparency International però sono cadute nel vuoto, hanno trovato come risposta “il solito assordante silenzio cui ci ha abituato questo governo che si guarda bene dal dare una risposta alla società civile“. Eppure, ora anche il Centro studi enti locali sottolinea le stesse criticità. Da una parte infatti, l’indice annuale 2021 del Cpi (Indice di percezione della corruzione), reso noto da Trasparency International Italia, ha evidenziato un balzo in avanti di 3 punti registrato dal nostro Paese, che ha guadagnato dieci posizioni in classifica. Come sottolineato nel report, però, restano delle criticità sui temi del whistleblowing e anche della regolamentazione del lobbying, dal momento che l’Italia non è ancora in linea con le direttive europee. Ritardi che vengono definiti preoccupanti anche dal Csel: “È un adempimento fondamentale per integrare e modificare quanto già previsto con la legge del 30 novembre 2017“.
Le nuove misure previste nella direttiva, si legge nel dossier, “sicuramente contribuirebbero a rendere molto più efficace questo fondamentale strumento”. Ma non solo. Così come nel caso del recepimento della direttiva Ue 2019/37 sul whistleblowing, anche in tema di antiriciclaggio si attendono snodi legislativi ancora al palo. Nello specifico, manca all’appello la pubblicazione del registro dei titolari effettivi, introdotto con la normativa di recepimento della direttiva Ue, alla quale non si è potuto ancora dare seguito in quanto non sono stati ancora emanati i decreti attuativi previsti dalla legge. Infine, la legge sul lobbying, il cui testo è stato approvato, in prima seduta, dalla Camera dei deputati e che è in attesa dell’approvazione da parte del Senato.”
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Il tocco magico ve lo siete inventato voi giornalisti servi! Sta semplicemente uscendo il vuoto cosmico che riempie una figura costruita a tavolino!!!
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Povero Draghi se non ci fossero i partiti che lo frenano l’Italia sarebbe la numero uno, avrebbe superato il pil-u della Cina. Gli italiani lo hanno usato, non capiscono tutto quello che ha fatto per loro, ingrati. Muratore prendi la cazzuola che ti è più congeniale, ma va a……
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Eppure da grande FARO’ il PRESIDENTE:
Come è triste vivere da Draghi quando esiste l’aria pura, i prati in fiore e il canto degli uccelli!
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Grisù e è veramente meraviglioso!
Grazie , se non altro ha il sapore di un regalino per tutti e quindi anche per me che pascolo su questi lidi da cui vorrei cavarmi!
Grisù fantastico …
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«per formare un governo con obiettivi precisi»
Certo:
1. disinnescare la riforma Bonafede che metteva in pericoli corrotti, collusi e corruttori, tangetari e “tangentati”
2. mettere al riparo gli interessi dei soliti noti e degli amici di quartiere (inutile fare nomi)
3. fare in modo che la maggior parte del denaro in arrivo arrivi ai suddetti S.N. e A.d.Q.
ed essere ricompesato con la Presidenza della Repubblica.
Certo che dev’essere stato frustrante per lui scambiare la sicura Presidenza senza far nulla con la promessa della Presidenza come ringraziamento del servizio… visto che la ricompensa non è arrivata. Non ancora, almeno. Ogni tanto l’ingordigia, l’avidità e la presunzione vengono “ricompensate” come meritano!
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