A ogni costo

In Transatlantico si intravedono i ministri, da Renato Brunetta a Andrea Orlando, da Lorenzo Guerini a Giancarlo Giorgetti. Appaiono stralunati anche loro, collegamento tra due mondi che al momento non trovano punti di contatto: quello di Mario Draghi e quello dei parlamentari.

(DI WANDA MARRA – Il Fatto Quotidiano) – La distanza è solo di qualche decina di metri, ma Montecitorio, dove si vota per eleggere il presidente della Repubblica, sembra lontanissima da Palazzo Chigi. In Transatlantico si intravedono i ministri, da Renato Brunetta a Andrea Orlando, da Lorenzo Guerini a Giancarlo Giorgetti. Appaiono stralunati anche loro, collegamento tra due mondi che al momento non trovano punti di contatto: quello di Mario Draghi e quello dei parlamentari.

Sono giorni che il premier lavora per andare al Quirinale. Raccontano che nelle scorse settimane abbia offerto ministeri un po’ a tutti. A Matteo Salvini, che ci teneva (e ci tiene) tantissimo ad entrare al governo. Persino a Giovanni Toti, con il rischio di far deflagrare i centristi. Ieri però è entrato in campo pesantemente. Di nuovo. Ha chiamato Matteo Salvini, che è andato a Palazzo Chigi, poco prima che iniziasse la prima chiama. Ha chiamato anche Giuseppe Conte e Enrico Letta. Voci non confermate dicono che abbia telefonato anche a Silvio Berlusconi. Con i primi due potrebbe incontrarsi tra oggi e domani.

Ma il colloquio chiave di ieri è stato quello con il leader del Carroccio. Che non è andato bene, come ha raccontato Salvini anche a Conte e a Letta. Tra il premier e il leader della Lega, i toni sono stati cordiali. Per il resto, non si è arrivati a nessuna soluzione, nessuna quadra. Il premier ha chiesto a Salvini il voto. Ma quando l’altro ha voluto garanzie sul governo che verrà, Draghi non ha offerto alcuna una soluzione finita. Il leader del Carroccio c’è anche rimasto male personalmente, ma soprattutto non ha avuto alcuna garanzia sull’esecutivo che sarà. Draghi gli ha detto di trattare con i partiti. Dunque, il colloquio si è chiuso con un nulla di fatto. Tra le richieste messe sul piatto dal leader leghista, la sostituzione di Luciana Lamorgese e anche quella di Roberto Speranza. Ci sarebbe una disponibilità di massima a mettere al Viminale l’ex capo di gabinetto di Salvini, Matteo Piantedosi. Ma non è bastato. C’è persino chi racconta che Salvini avrebbe chiesto a Draghi di telefonare lui a Berlusconi.

Quel che è certo, a fine giornata, è che la trattativa sul governo va avanti convulsa, ma che la quadra non si trova. E che ieri il premier ha deciso di provare a cercarla lui questa quadra. Anche se non è ancora entrato del tutto nel merito. Non è detto che non lo faccia tra oggi e domani, per convincere le forze politiche. In cima, il rebus su un eventuale successore. Ieri ha fatto uscire solo un comunicato in cui con Marta Cartabia incontrava via Zoom i genitori di Giulio Regeni. Per molti, il segnale che sarebbe lei la sua scelta numero uno. Ancora ufficialmente coperta.

Anche da premier il tentativo di tenere i contatti con i leader politici resta fondamentale. Tra la pandemia, il caro bollette e pure la crisi in Ucraina, l’impressione è che a Palazzo Chigi si stia perdendo il controllo.

In una giornata che fa registrare sia l’apertura delle trattative che il pessimismo sulla loro buona riuscita, c’è anche chi registra il segnale del dialogo. “L’incontro tra Salvini e Draghi? Non lo so com’è andato, ma se non lo vota che c’è andato a fare?”, lasciava cadere lì ieri Giorgetti, uno che Draghi al Colle lo vuole. Anche se tra i rumors di questi giorni è entrata pure l’ipotesi che Salvini punti a sostituirlo. A sera intanto arriva a siglare le difficoltà della corsa del premier pure l’Economist, che pure in passato aveva avuto un’altra posizione: “Il tentativo di Mario Draghi di diventare presidente è negativo per l’Italia e l’Europa”. In mattinata era stato il Financial Times a parlare del “dilemma Draghi” e del “rischio turbolenze per le elezioni presidenziali”. Questo mentre a Bruxelles continuano a tifare per una soluzione che veda Draghi a Palazzo Chigi e la permanenza di Sergio Mattarella al Quirinale. Per ora, il bis sembra ancora lontano.

Eppure, da più parti si è certi che davanti al fallimento della propria candidatura sarà lo stesso Draghi a chiedere al capo dello Stato di cedere al bis.

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