Carabinieri per chi non si vaccina

Non basta Franco Locatelli. In un’incredibile intervista, Donato Greco (membro del Cts) dà la linea all’esecutivo, annuncia le prossime mosse e minaccia inoculazioni «porta a porta», fino a evocare l’uso delle forze dell’ordine. Dei fallimenti però non parlano mai. Domani il Cdm della verità. Quasi certo il super green pass sul lavoro: per la Pa o per tutti?

(Maurizio Belpietro – laverita.info) – Siete preoccupati all’idea che il governo dia un giro di vite alle libertà individuali e vari l’obbligo vaccinale per tutti i lavoratori, come scrivono alcuni giornali dando a intendere che il provvedimento potrebbe essere in arrivo già domani? Beh, c’è di peggio. Nel pentolone degli apprendisti stregoni che consigliano il ministro della Salute, bolle addirittura un ricorso ai carabinieri per costringere le persone a immunizzarsi. Lo ha rivelato senza troppi giri di parole Donato Greco, epidemiologo che siede nel Comitato tecnico scientifico, alla destra di Roberto Speranza. In un’intervista alla Stampa, l’illustre professore non solo conferma l’introduzione del super green pass nei luoghi di lavoro (noi credevamo che la decisione spettasse all’esecutivo, ma a quanto pare nel governo di unità nazionale comandano i tecnici), misura che toglie di mezzo i tamponi imponendo alle persone di esibire il certificato di avvenuta iniezione o guarigione. Ma oltre a quello che di fatto è un obbligo vaccinale per chi lavora, il docente intravede l’idea di estendere la puntura per legge a tutti gli italiani dai 21 anni in su. «Prima il generale Figliuolo porterà avanti la vaccinazione porta a porta, cercando di arrivare ai cittadini rimasti isolati, e si mobiliteranno i medici di base che finora hanno deficitato». Ah, sì? Ma mobilitare i dottori della mutua per informare gli assistiti non era la prima cosa da fare, tanto che noi, nel nostro piccolo, la sollecitiamo da mesi al fine di scongiurare il green pass e altre corbellerie? E poi, nel caso che la medicina territoriale fallisse, che si fa? Semplice, se non ci riusciamo con le buone maniere si passa alle cattive, risponde l’epidemiologo che sussurra a Speranza: «Se non bastasse, si arriverà all’obbligo dai 21 anni in su per saltare l’età scolare». Ma come? Fino all’altro ieri ci è stato spiegato che il vero pericolo erano i bambini e adesso Greco se ne esce con la necessità di vaccinare tutti i maggiorenni per legge? Non rendendo l’iniezione obbligatoria, bensì cancellando la possibilità di lavorare nonostante un test attesti la negatività al Covid.

Il giornalista insinua che, in questo modo, lo Stato non voglia prendersi la responsabilità di eventuali effetti collaterali, ma Greco è pronto a negare, dicendo che una legge di trent’anni fa già prevede l’indennità per eventuali conseguenze. Dunque, che cosa manca per imporre l’obbligo? Sollecita il cronista. «Una legge ordinaria votata dalle Camere, che avrebbe tempi lunghi, ma trattandosi di un diritto primario non si può decidere per decreto». In pratica, se da un lato il professore nega che l’obbligo non sia ancora stato introdotto perché lo Stato ha paura delle cause derivanti da effetti collaterali del vaccino, dall’altro certifica che si sta aggirando il Parlamento per introdurre qualche cosa che equivale a un’imposizione in capo ai cittadini, ma senza dichiararlo. Tuttavia, mentre annuncia tutto ciò, il professore ammette che costringere le persone a offrire il braccio alla patria è una forzatura dagli esiti dubbi: «In Europa l’obbligo vaccinale non ha mai funzionato bene, perché la prevenzione non si somministra con i carabinieri». Ah, bene, forse anche al ministero qualcuno è rinsavito al punto da comprendere che la prevenzione si coniuga con la persuasione, cioè convincendo le persone e non con i virologi in tv, i divieti, la limitazione delle libertà individuali e dei diritti costituzionali. No, contrordine, perché basta la risposta successiva per comprendere che cosa si agiti nella testa dei consiglieri di Speranza, postcomunista pronto a sciogliersi, insieme con D’Alema e Bersani, nel Pd. Alla domanda se si arriverà oppure no alla coercizione vaccinale, Greco ribatte senza tentennamenti: «Se non si otterranno risultati duraturi sì, anche perché la vaccinazione non finirà qui, ma dovrà essere ripetuta». In pratica, il professore mette le mani avanti: dopo la doppia dose è arrivata la terza, ma probabilmente ne servirà una quarta e forse anche una quinta. Dunque, gli italiani è meglio che si abituino a farsi pungere il braccio e, se non si rassegnano, dietro l’angolo ci sono i carabinieri. Insomma, per stanare quei sei milioni di cittadini che non sono ancora stati immunizzati, prima proviamo con i medici di famiglia, poi passiamo direttamente all’Arma. E se questo non bastasse? Se cioè aver vaccinato tutti o quasi non fosse sufficiente? La risposta è implicita: dato che l’immunizzazione non finisce qui, si dovrà ricominciare da capo.

Nel frattempo, si procede nel caos, con la scuola che non si sa quando inizierà, con la didattica a distanza per i non vaccinati, con molti servizi di trasporto tagliati causa assenze e malattie, con migliaia di medici e infermieri infettati e con 150 nuovi decessi nonostante 46 milioni di vaccinati, dei quali 20 milioni con la terza dose. Ma, soprattutto, mentre un Paese laboratorio come Israele comincia a nutrire dubbi sulla strategia anti Covid fin qui adottata.

8 replies

  1. Siamo ancora sotto le feste, per cui Bellattentato, giustamente, decide di rimanere sul classico: titolone ad effetto (appena lo legge la solita compagnia di giro gli parte la carotide), solito mix di cose vere, insinuazioni e sapiente taglia e cuci di frasi altrui (in chiave anti-querela), il tutto condito con la sua naturale paraculaggine, che quando l’argomento è vaccini e/o Gp, ovvero quasi sempre, consiste nel non mettere mai all’indice il vero responsabile, segnatamente quel Draghi Mario che al massimo viene nominato solo di striscio (oggi nemmeno quello: dopo gli stravizi, ricetta di magro).

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    • Jonny,
      il suo colpevole assoluto della qualunque è sempre solo Speranza (…&co).
      Ora lo vuole anche in via di dissolvimento nel PD, al seguito di D’Alema e Bersani: gli basta un alito di vento, una “guarigione” supposta, per dedurne l’intero processo…
      Che noia.

      Ps Bellattentato è fantastica 😆

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      • Tanto lo sanno tutti che Speranza è stato messo lì a fare da capro espiatorio, a cominciare da lui stesso.

        P.S: non amo particolarmente i nomignoli, ma questo è farina del mio sacco e mi era piaciuto fin da subito, per cui lo uso relativamente spesso.

        P.P.S: hai visto come ha abboccato subito il nostro comune amico? Ti lascio il link diretto per tua comodità, più che un pesce gatto pare davvero un tonno (mo’ vedi come inizia a soffiare): https://infosannio.com/2022/01/02/nuda-proprieta/comment-page-1/#comment-108944

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      • Aiuto.
        I compagni di merende, specializzati in stalking&insulti, che si considerano persone che “non la pensano come noi” (rigorosamente plurale) e trovano bizzarro che qualcuno voti i commenti che condivide (pensa tu!) e poi, addirittura, ne renda edotto lo stimatissimo commentatore con un post dal tono ironico/autoironico…
        Ah, dimenticavo che l’ironia è merce rara, specie se è usata per sottolineare la realtà, che ambisce a porgere senza sdolcinature, e non per irriderla…
        Ma tant’è, a volte le cose sono così semplici ed evidenti…trattasi di frustrazione e invidia.
        Peccato. L’elemento potrebbe dare di più al blog, se non si ostinasse a presentarsi così bizzoso…

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      • Sì, BUFFON4 noi (pluralis semplice, né maiestatis né modestiae…) siamo tutti invidiosi di voi due ridicoli dal Quo Vadis sopra 150! Uomini e donne con la C e la F maiuscola. Non parliamo poi dell’ironia, la foglia di cactus che copre tutte le vostre miserie poracciose, incomprensibili ai mortali.

        Come vedete non rido…

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  2. in effetti gli israeliani sono dubbiosi, basterà la terza dose o procediamo con la quarta?

    dal sito ufficiale israeliano sulle vaccinazioni
    In considerazione della diffusione del ceppo omicron che ha portato all’attuale ondata di malattie,
    e che secondo studi provoca una diminuzione del livello di protezione contro il virus anche tra i vaccinati
    rispetto ai ceppi precedenti, il Direttore Generale della Sanità ha accolto gli esperti raccomandazione
    di somministrare un quarto vaccino a per il personale medico e i dipendenti delle istituzioni sanitarie e assistenziali.

    israelhayom.co.il/health/article/3261518
    Il virus continua a cambiare e siamo esposti a nuovi ceppi.
    Dobbiamo sviluppare versioni aggiornate che siano più adatte a nuove varietà, come la varietà Delta.
    Uno degli scenari plausibili è che in futuro avremo bisogno di ottenere una nuova dose di vaccino contro
    una nuova variante, come facciamo ogni inverno in inverno contro l’influenza.
    Anche qui il processo decisionale dovrebbe essere basato sulla scienza e sulla salute pubblica,
    non su interessi commerciali.
    La concessione di brevetti alla luce dell’epidemia globale dovrebbe essere considerata al fine di proteggere
    la salute pubblica.
    L’epidemia di corona rivela la necessità di una capacità indipendente per sviluppare la produzione
    di vaccini in Israele, ed è positivo che il governo stia seriamente considerando la creazione
    di un impianto di vaccini in Israele, nonché l’aumento degli investimenti

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  3. Magari visti i “numeri” dopo due anni di pandemia e miliardi spesi in vaccinazioni, comincerei a pensare anche a qualche altro provvedimento.

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  4. Ecco qualcosa di cui mongolfiere, ottusangoli e Divinità non parlano nei loro post.

    Temevo l’insorgenza di Donato, e non parlo del regista di Giordano.

    Dal FQ:

    AMBIENTE & VELENI
    Nel nuovo Cts anche Donato Greco: nel 2008 nella task force per l’emergenza in Campania, sosteneva l’assenza di nesso tra rifiuti e cancro
    Ex dirigente del ministero della Salute e dell’Iss, autore del piano pandemico del 2006, negli anni dell’immondizia per strada a Napoli e provincia sostenne con forza la tesi della “assenza di alcuna relazione tra l’emergenza rifiuti o il loro mancato smaltimento e la mortalità campana, erroneamente ritenuta in aumento, per tumori o malattie incurabili”. Una posizione che lo misero in contrasto con i comitati di lotta e antidiscarica, in particolare quelli di Pianura e Chiaiano

    di Vincenzo Iurillo | 18 MARZO 2021

    Non ci sono solo le uscite riduzioniste degli scorsi mesi – il ritenere l’epidemia conclusa a maggio, i dubbi sulla capacità degli asintomatici di trasmettere il Covid – a suscitare polemiche sull’ingresso di Donato Greco nel Comitato Tecnico Scientifico dell’era Draghi. Polemiche che nascono dai trascorsi di Greco al vertice della task force sanitaria del commissariato per l’emergenza rifiuti in Campania, sotto la guida di Gianni De Gennaro. In quegli anni – era il 2008, governatore della Campania Antonio Bassolino, emergenza spazzatura nella fase più acuta, tra la mancanza di impianti di trattamento e le strade inondate di sacchetti neri – Greco, epidemiologo, ex dirigente del ministero della Salute e dell’Iss, autore del piano pandemico del 2006, sostenne con forza la tesi della “assenza di alcuna relazione tra l’emergenza rifiuti o il loro mancato smaltimento e la mortalità campana, erroneamente ritenuta in aumento, per tumori o malattie incurabili”. Una posizione basata su dati istituzionali e dossier governativi. Che però lo misero in contrasto con i comitati di lotta e antidiscarica, in particolare quelli di Pianura e Chiaiano, preoccupati dai racconti di leucemie e cancro in aumento sul territorio e dalla quantità preoccupante di rifiuti tossici scoperti durante i lavori preliminari di scavo.

    Non mancarono occasioni di tensione, “fino al rischio dello scontro fisico”, come ricorda il medico Antonio Marfella, blogger de ilfattoquotidiano.it, all’epoca oncologo dell’ospedale Pascale ed in prima linea al fianco dei comitati che davano voce agli allarmi provenienti dalla Terra dei fuochi. Allarmi che Greco valutava infondati. Fino a pubblicare sul bollettino ufficiale dell‘Ordine dei Medici un articolo in cui sostanzialmente ritenne che l’incremento di neoplasie dipendeva dagli stili di vita a rischio dei residenti campani. “Una cosa è il linguaggio giornalistico, un’altra il rapporto scientifico. In provincia di Caserta — argomentava Greco — tra l’altro c’è la più alta percentuale di fumatori d’Italia”.

    Quell’articolo fece andare Marfella su tutte le furie: “Gli risposi con un solo esempio: in Campania eravamo già ad oltre il 300% di incidenza in più del cancro al fegato, con picchi eccezionali nell’Acerrano e nel Casertano; ma ciò che molti esperti omisero di dire è che circa il 30% di questo 300% non è sieropositivo né per epatite b né per epatite c. Quindi oltre il virus è certo che c’è ben altro in Campania nella patogenesi del cancro del fegato. Inoltre, i dati indicavano che mentre l’incidenza della sieropositività ai virus a, b, e c tende a diminuire, l’incidenza del cancro al fegato tende ad aumentare”. Erano gli anni in cui si moltiplicarono le proteste di popolo contro progetti di discariche e termovalorizzatori – quello di Acerra vide la luce solo dopo molti anni – e Greco scrissi diversi interventi per ribadire che non esistevano rischi per i residenti nelle vicinanze dei moderni impianti di trattamento dei rifiuti solidi urbani.

    Intervistato da Conchita Sannino su Repubblica, Greco parlò di “un clima di panico estraneo alla realtà dei fatti” e smontò l’ipotesi di ricerca avanzata nel 2008 dall’Iss che aveva osservato una maggiore mortalità nei territori a nord di Napoli, proprio in corrispondenza del cosiddetto “triangolo della morte” da rifiuti. “Era un cattivo studio – affermò l’epidemiologo – ovvero un’analisi avviata legittimamente, forse promozionata troppo in fretta e successivamente smentita da tutte le cifre in possesso della Asl 4, dell’Osservatorio epidemiologico della Campania”. Aggiungendo che il problema non era lo studio in sé “ma l’uso distorto e in parte strumentale che se n’è fatto in questi anni. Ora basta. Stiamo lavorando al Commissariato da settimane per fornire risposte sicure e responsabili. Se poi non piacciono o non servono allo scopo, questo è un altro conto”.

    Una dozzina di anni dopo, il 10 febbraio scorso, un altro studio dell’Iss, realizzato in concerto con la Procura di Napoli Nord e relativo ai dati di 38 comuni, ha dimostrato invece la possibilità di una correlazione tra l’incremento dei rifiuti non smaltiti e quello di alcune tipologie di tumori. Nella nota diffusa dalla Procura guidata da Francesco Greco si legge: “Questi risultati evidenziano nel complesso un possibile ruolo causale e/o concausale dei siti di rifiuti, in particolare quelli incontrollati e illegali di rifiuti pericolosi, comprese le combustioni, nell’insorgenza di queste malattie. Aver focalizzato le analisi a specifiche patologie che riconoscono tra i fattori di rischio l’esposizione ai rifiuti e/o a contaminanti da essi rilasciati, le cosiddette patologie a priori, rende più confidenti nel possibile ruolo causale o concausale delle esposizioni in studio”.

    —————————————————
    ECCO, questo sarebbe il soggetto che vorrebbe i carabinieri a casa dei riottosi novax.

    SE per ipotesi, gli ‘stili di vita sbagliati’ fossero davvero il problema (ripreso a pappagallo anche dalla Lorenzin), allora qualcuno dovrebbe riscrivere i manuali di tossicologia: il tabacco uccide, l’amianto è tutta salute, diossina idem, e così via.

    Con gente così, che pensa che fumare faccia male, ma i veleni di Acerra no, c’é proprio da FIDARSI, come ricordava giustamente Ricolfi a proposito delle ‘autorità’.

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